padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogCiao a tutti! Come fatto per il post di lunedì (rileggi) anche oggi voglio comunicare che dopo oltre 3 anni e mezzo di blog e 570 posts, il blog di Padova su virgilio.it così come gli altri local blog del progetto “VirgilioCittà” si sta avviando alla sua conclusione. Da inizio marzo (salvo imprevisti) non troverete più i nostri post all’indirizzo virgiliopadova.myblog.it/ bensì sul nostro nuovo sito “Il blog di Padova” all’indirizzo www.blogdipadova.it.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogIn questi anni di blog, una delle rubriche che mi ha dato maggiori soddisfazioni, nel curare e nel diffonderne i contenuti è stata senz’altro quella de “Le strade di Padova”, ispirate dall’omonimo libro di Giuseppe Toffanin (Jr), principale fonte dei miei stessi approfondimenti come scrissi nel primo post di questa rubricanoto giornalista e scrittore (Padova, 1932- Grisignano di Zocco 1994), ha scritto moltissime pagine sulla città di Padova, la sua storia, suo costume, la sua cultura. E’ stata una soddisfazione ricevere una mail di approvazione dal figlio di Giuseppe Toffanin, il signor Paolo, così come quelle di altri padovani che in questa rubrica hanno rispolverato curiosità e aneddoti raccontati loro da nonni e genitori. Ho avuto pure la soddisfazione di essere contattato da due scrittori in cerca di approfondimenti per “costruire” il contesto della Padova storica su cui far muovere i personaggi dei loro prossimi romanzi.

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Strade di Padova” eVecchia Padova, due rubriche che ho a cuore e ho intenzione di riportare nel nuovo sito (blogdipadova.it) perchè, come ho ripetuto più volte in questo blog, a mio avviso la cultura popolare, la vita della gente comune, i mestieri e gli stili di vita (che cambiano con il cambiare degli anni, con il cambiamento dell’economia, e il cambiamento anche fisico della città stessa), sono questi elementi ad esprimere e a narrare l’autenticità di una città e a disvelarne l’identità.”

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Parlando di turismo, ritengo che i residenti, i cittadini siano i primi turisti della propria città e lo possono essere se sono persone curiose e se sentono un certo senso di appartenenza, di orgoglio civico. In questo caso i residenti possono essere anche i primi promotori turistici come ho sostenuto nel corso della presentazione al centro culturale Altinate-S. Gaetano (altra bella soddisfazione!) del libro “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita”, di Paola Tellaroli. Ritengo infatti che per quanto le punte di diamante, le grandi attrazioni culturali di Padova siano quelle note, anche una maggior diffusione e valorizzazione della storia locale e della cultura popolare della città possa avere una duplice valenza: turistica ma prima di tutto un’operazione per favorire un maggior attaccamento alla propria città ed orgoglio civico da parte dei padovani.

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Un esempio di come anche un episodio di storia locale possa avere valenza turistica, secondo me è  l’8 febbraio 1848. Ritengo sia un delitto venga festeggiato solo da qualche decina di goliardi, con turisti attorno ignari di cosa stia succedendo e di quali fossero le ragioni di tali celebrazioni. Una giornata in cui studenti e popolani della città si sono sollevati, tra i primi in Europa, per reagire all’oppressione straniera e costruire un’Italia unita, penso meriti maggior visibilità: non a caso la via più centrale, più importante della città, tra Municipio, Palazzo del Bo (sede dell’Università) e Caffè Pedrocchi è proprio via 8 febbraio 1848, la prima via a cui ho dedicato un post nella mia rubrica. 

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Luigi Nardo al termine del suo libro “Ma quando penso a Padova…” lanciò già anni addietro una suggestione o forse solo un suo sogno e cioè quello di un museo della civiltà cittadina di Padova, così come ci sono quelli della civiltà contadina. Al di là di saltuarie esposizioni manca un Museo di Padova, uno spazio in cui venga mostrata la storia della città…Se i bellissimi Musei Civici coprono la parte relativa all’antichità manca un spazio in cui venga presentata la vita cittadina fino ai giorni nostri, includendo il ’900, i cambiamenti urbanistici, lo sviluppo della città fuori le mura, i mezzi di trasporto pubblico, il passaggio dalle osterie e vecchie trattorie popolari, ai bar da fighetti di oggi, piuttosto che i segni della nuova città multiculturale.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogUn esempio che ho visto ed apprezzato con i miei occhi è il “People’s Palace” di Glasgow in cui vengono esibite con grande rispetto anche immagini ed episodi storici, ritagli di giornali, fotografie in merito alla storia delle squadre di calcio della città e dei principali club sportivi della città quando invece da noi, il tema calcio e parlando di Calcio Padova vengano considerati con un atteggiamento snob come una “questione” per trogloditi…la rubrica “Vecchia Padova (cultura popolare)” contiene di fatto anche i post delle “Strade di Padova” così come alcuni post relativi alla rubrica “Calcio Padova 1910″ poichè anche la squadra di calcio fa parte della storia e della vita vissuta dai padovani, di generazione in generazione. Un luogo in cui un anziano possa mostrare al nipotino com’era la Padova della sua infanzia, in cui si possa ricordare il passato e progettare il futuro… 

Nello scrivere i post della rubrica le “Strade di Padova” non ho preteso di essere esaustivo…Qualche altra via importante del centro storico l’avrei potuta presentare ma per ora accontentavi di queste. ;) Dalla pagina facebook del blog di Padova potete vedere qualche immagine della Padova che fu. Buona visione e buona lettura!  http://virgiliopadova.myblog.it/le-strade-di-padova/

Alberto Botton

Mail to: vpadovablog@virgilio.it 

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All’interno della rubrica “Le strade di Padova”, il post di oggi è dedicato a via XX Settembre, una via tra le più lunghe di quelle del centro storico e che collega via Umberto I, all’altezza del Ponte delle Torricelle a Piazza Castello. Una via che rispetto ad altre, piene di negozi, bar e luoghi di interesse turistico può essere considerata secondaria ma non per questo si tratta di una via priva di interesse e di importanza, specie per chi vuole scoprire gli angoli meno conosciuti della città spesso pieni di un fascino particolare in grado di regalare suggestioni a chi sa coglierle.

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Utilizzando come primaria fonte di informazione ”Le strade di Padova” di G. Toffanin di cui ho scritto nel primo post di questa rubrica, inizio proprio dalla data cui è dedicata la via. Si tratta del XX settembre 1870, data della presa di Roma. Nel 1912, alla fine della via, prima di giungere in Piazza Castello, venne eretto il monumento di Augusto Sanavio con il bersagliere in bronzo che si stacca da un masso di granito. L’entrata a Roma e la conclusione del potere temporale suscitarono anche a Padova lunghe polemiche e discussioni. In precedenza la via ebbe altri nomi come via S. Luca per la chiesetta dedicata all’evangelista, dove aveva sede la fraglia (corporazione) dei tagliapietra.

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Passando davanti alla Chiesetta di S. Luca (vedi foto a destra) si può leggere la targa a Bartolomeo Cristofori, un altro illustre padovano diventato ormai semisconosciuto. Eppure questo artigiano italiano, costruttore di clavicembali e altri strumenti a tastiera è considerato uno degli l’inventore del pianoforte. Scusate se è poco ma è tipico dei padovani non sfoggiare certi “riconoscimenti”…Nell’iscrizione si legge “Bartolomeo Cristofori, cembalaro padovano inventore del pianoforte fu battezzato in questa chiesa il 6 maggio 1655…Iscrizione posta dal Comune di Padova nel 1955 al 3° centenario dalla nascita e se cercate un po’ in internet potete verificare di persona come costui sia veramente considerato l’inventore del pianoforte!

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Successivamente la via ebbe il nome di Riviera delle Lavandaie (vedi foto a sinistra dall’album sulla pagina facebook del blog intitolato “Vecchia Padova”) poichè, non essendovi tra il ponte delle Torricelle ed il ponte S. Gregorio gli edifici che oggi si innalzano, giornalmente le donne della zona si recavano al canale per lavar e sciacquare i panni. Doveva essere un momento quotidiano di incontro tra le donne del rione, una vita vissuta molto più all’aperto, condividendo molto più della propria quotidinità con i vicini rispetto ad oggi. Quando il Municipio autorizzo le nuove costruzioni, i frontisti del lato destro della via, insorsero poichè si ritenevano lesi nel loro diritto di accesso al canale e citarono in giudizio il Comune.

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In Riviera delle Lavandaie abitò Carlo Francesco Ferraris (Montecalvo 1850- Roma 1924), professore di statistica, economia e diritto amministrativo all’Università di Padova dal 1885 nonchè rettore dell’Università dal 1891 al 1896. Divenne poi Ministro dei Lavori Pubblici. Fu durante il suo rettorato che, imponendosi, fece finalmente collocare sul Palazzo del Bo, angolo via Cesare Battisti la lapide a ricordo dell’8 febbraio 1848 il cui testo era stato già scritto da tempo da A. Tolomei ma che tardava ad essere collocata per via di un riavvicinamento con l’Austria tant’è che il testo fu leggermente modificato e anzichè “alle irruenti soldatesche austriache” si usò l’espressione più generica “alle irruenti orde straniere” successivamente ad un intevento sulla questione dell’Ambasciata di Vienna a Roma. Rileggi il post dedicato a via 8 febbraio 1848 per approfondire. Al n. 10, dove sorgeva lo stallo alla Campana, fu eretta nel 1900 il primo esempio di casa in stile “floreale”.

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Pensando a questa via mi viene in mente che doveva essere ben frequentata anche da forze dell’ordine, agenti di polizia penitenziaria vista la vicinanza tra questura ed il carcere di Padova che fino all’apertura del supercarcere Due Palazzi nei primi anni Novanta trovava spazio in quello che era il castello di Padova, il castello carrarese dimenticato dai padovani per via che da secoli le sue tracce erano state distrutte, nascoste e coperte per far spazio prima alla caserma austriaca e poi al carcere di Padova. Il Castello di Padova è stato in assoluto il primo argomento del primissimo post di questo blog, oltre 3 anni fa. Il carcere è un luogo chiuso per eccellenza e separato dal resto della città ed è per questo che nei secoli i padovani hanno perso la memoria e il ricordo di questo monumento.  Rileggetelo quì! 

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Da diversi anni, il comune di Padova, in particolare l’assessorato alla cultura si sta impegnando per riconsegnare alla città questo monumento, molto si è fatto in termini di restauro e di messa in sicurezza di un edificio che cadeva a pezzi, affrreschi sono stati disvelati anche se molto resta ancora da fare. ne approfitto per segnalare la campagna dei Luoghi del Cuore del FAI alla quale il castello di Padova concorre per reperire fondi da utilizzare per il restauro di una sala. Il Comune di Padova infatti aderisce al Progetto I luoghi del cuore a cura del FAI-Fondo Ambiente Italiano. Firma per il CASTELLO CARRARESE “Un luogo del cuore e dell’anima dove l’identità storica e memoria della città si fondono” (Andrea Colasio Assessore alla Cultura del Comune di Padova) Firma su www.iluoghidelcuore.it

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Tornando a Piazza Castello, piazza alberata di tigli, nel 1806 Napoleone vi istituì una “casa di forza” e per un certo periodo la piazza prese il nome di contrada Casa di Forza; quindi venne adattato a reclusorio e tale è rimasto fino alla dismissione del carcere. A levante, dice Toffanin nel suo “Le strade di Padova”, tra via Andreini e via XX settembre non c’era il blocco di edifici costruito nel 1923-24 e nel Settecento si tenevano esecuzioni terminali, o anche, di sera, spettacoli pirotecnici. Sul lato occidentale della piazza si innalzava la chiesa dei padri minori Riformati, dedicata a S. Carlo Borromeo, con il convento (1633-1638), ma tutto fu soppresso nel 1810 e successivamente abbattuto. Qui sorgevano anche le officine dei Calore detti Fai (ditta fondata nel 1830 da Pietro Calore morto nel 1907, poi portata avanti dal figlio Domenico, morto nel 1918) che costruivano carrozze e carrozzerie per le prime automobili e nel campo dei trasporti (con cavalli) detenevano quasi un’esclusiva: dal tram agli stallaggi, dalle rimesse al servizio privato, dalle spedizioni merci alle pompe funebri. Il 2 ottobre 1912, di fronte al reclusorio, venne impiccato con i suoi complici un certo Giovanni Stella, un brigante della bassa padovana che si rifugiava anche nella zona collinare, che aveva compiuto scorrerie ed atti criminali di ogni genere a tal punto che c’era un detto “Farghene peso de Stela” che a questo punto possiamo rispolverare! ;)

Per chiudere questo post segnalo come sempre il sito dell’ente turistico Turismo Padova Terme Euganee e la Padovacard, opportunità per visitare la città godendo di molte gratuità ed agevolazioni.

 

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All’interno della rubrica “Le strade di Padova”, il post di oggi è dedicato a via del Santo, una delle strade più percorse dai visitatori di Padova poichè collega la zona pedonale del centro storico, in particolare via S. Francesco, alla Basilica di S. Antonio ma anche una via molto significativa per tutti quegli studenti di scienze politiche, geografia, statistica che la frequentano o l’hanno frequentata negli anni passati.

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A partire da via S. Francesco, all’altezza di Palazzo Zabarella, sede della Fondazione Bano che ogni anno propone le mostre ed esposizioni tra le più interessanti in città, si imbocca via del Santo, intitolata ovviamente al “Santo senza nome” di Padova, vale a dire S. Antonio. Ai non padovani segnalo il detto di Padova, come la città dei 3 senza: città del prato senza erba (Prato della Valle aveva il fondo terroso), città del caffè senza porte (il Caffè Pedrocchi era aperto 24h su 24h) e del Santo senza nome poichè S. Antonio era ed è per i padovani comunemente “Il Santo” per antonomasia…

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All’inizio della via sulla destra troviamo i Palazzi Wollemberg, il primo una lunga costruzione settecentesca caratterizzata da eleganti finestre con archi sostenuti da colonne binate, dove a metà dell’Ottocento nacque l’economista Leone Wollemborg, fondatore della prima Cassa Rurale Italiana e nel 1901 Ministro delle finanze. Successivamente al civico 26 incontriamo un altro Palazzo Wollemborg, attuale sede dell’Istituto di Geografia, fu rifatto dall’architetto Noale. Rilevanti, inoltre, sono i resti di strutture portuali visibili dal cortile interno. Quasi di fronte al civico 51, Palazzo Romiati, altro palazzo degno d’interesse progettato da G. Jappelli, segno della fioritura neogotica in città anche se questo palazzo è stato rovinato esteticamente sul finire dell’Ottocento una volta innalzato di un piano. Proseguendo lungo la via, sul lato destro, troviamo Palazzo Dottori (vedi foto a destra). Costruito nel 1775 fu sede della Banca d’Italia; attualmente ospita Scienze Politiche. Edificato dall’architetto conte Andrea Zorzi è uno degli edifici più gradevoli della in stile palladiano presente in Padova. 

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A testimonianza della fervida fioritura artistica di quel periodo è anche Palazzo San Bonifacio costruito sull’area delle case del noto collezionista ottocentesco padovano Antonio Piazza. Una sala del piano nobile ospita alcuni bassorilievi del Canova raffiguranti scene mitologiche e della vita di Socrate. Di fronte, al civico 57, vi è l’Istituto Magistrale “Duca d’Aosta”, che include la Biblioteca Carmeli, voluta dal padre francescano Michelangelo Carmeli, professore di lingue orientali all’Università, nel 1753. Questo edificio rientrava nel complesso di S. Francesco Grande che racchiudeva cinque poli: l’Ospedale, il Convento, la Chiesa, la Scuola della Carità e il tempietto di S. Margherita, ubicati nell’area tra le vie S. Francesco, Santo e Galilei. Lo scorso anno è stata restituita alla città la Sala Carmeli (leggi quì), danneggiata nel 1995 da un incendio, causato da un corto circuito, che ne rovinò in modo irreparabile il ballatoio della libreria, distruggendo parte del tetto e rovinandone gli affreschi.

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Più avanti, il punto in cui via del Santo incrocia con via Rudena e via Galilei, veniva detto “Crosara del Santo” (vedi l’immagine di apertura) in quanto rappresentava un punto di riferimento per quella che era una vera e propria contrada, la contrada del Santo, poichè molto più racchiusa rispetto ad oggi. La piazza del Santo infatti comprendeca via Cesarotti mentre via Belludi fu aperta solo nel 1927. Il sagrato della Basilica era occupato dal cimitero e la statua di Donatello del Gattamelata ha la struttura, senza esserlo, di una tomba. Raccontare la biografia di uno dei santi più famosi e venerati dal mondo cattolico è superfluo in questa sede. Il legame tra Padova e S. Antonio sono radicatissimi, il fatto stesso di definirlo semplicemente “Il Santo” ne è testimonianza, tuttavia può essere altrettanto vero che per certi aspetti, la Basilica del Santo rappresenti un’”insula” con una vita a sè stante, testimonianza di questo è il turismo religioso per cui molti pellegrini in visita al Santo sono espressamente interessati al Santo e magari non hanno il tempo per visitare la città nel suo insieme. Tra le altre cose, la Basilica con gli edifici e le opere annesse, per via del Concordato del 1929, appartiene alla Santa Sede, a cui spetta la libera amministrazione (a destra un’incisione di piazza del Santo in un incisione di Rouargue da disegno di S. Prout pubblicata sul libro “Le strade di Padova” di G. Toffanin).

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Tornando alla Crosara del Santo, l’incrocio tra via del Santo, via Rudena e via Galilei (in fondo alla via la casa dove visse il famoso scienziato), da segnalare che qui sorgeva “il palazzo in cui Jacopo Donati ospitò, nell’ottobre 1433, Cosimo de’ Medici, il padre della patria, esiliato dai fiorentini prima a Padova e poi a Venezia.  Procedendo verso la Basilica del Santo, sulla sinistra la casa dove visse Giovanni Prati (fonte “Le strade di Padova” di G. Toffanin di cui ho scritto nel primo post di questa rubrica). Successivamente su quella che era la casa dei signori Monici, al civivo 47, si può notare la targa commemorativa dell’arresto, avvenuto il 19 novembre 1943 di Silvio Trentin, partigiano e giurista italiano, docente universitario di diritto amministrativo. Procedendo si trovano le belle case gotiche Casale (ora Presbyterium) presso la quale ebbe sede l’editrice “Tre Venezie”, cenacolo di artisti e letterati e casa Tolomei sul lato destro più verso la fine della via.

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Man mano che ci si avvicina alla Basilica aumentano i negozietti di souvenir, bar, ristoranti ed hotel, nati per soddisfare la domanda dei turisti religiosi.

Come detto all’inizio si tratta di un percorso quasi obbligato per quei turisti che dalla zona centrale delle piazze si dirigono verso la Basilica del Santo e viceversa sicchè segnalo come sempre il sito dell’ente turistico Turismo Padova Terme Euganee e la Padovacard, opportunità per visitare la città godendo di molte gratuità ed agevolazioni.

E voi, anneddoti, curiosità, conoscenze, approfondimenti riguardo a questa via?

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Padova è nota in Italia e non solo come Città del “Santo”. I padovani da tempo indefinito definiscono la propria città, la “città dei tre senza” vale a dire la città del Prato senza Erba poichè la grande piazza del Prato della Valle un tempo non era come oggi ma semmai piena di terra, la città del “Caffè senza porte” poichè il Caffè Pedrocchi era aperto 24h su 24h e non aveva prorpio le porte e la città del Santo senza nome. 

La festa di S. Antonio è la festa della città di Padova, una devozione popolare che si trasmette da secoli e che è entrata nell’identità della città stessa e non solo dei credenti. I padovani chiamano bonariamente “Il Santo”, S. Antonio perchè nei secoli si è costruito un legame solido con questa figura, quasi fosse uno di noi, una figura rappresentativa per tutti se si pensa che la sua immagine viene anche portata allo stadio dai tifosi del Padova, amato anche dalle classi popolari per via del suo impegno contro l’usura, ad esempio…Non è un caso se a Padova c’è stato un gran numero di Antonio e di Antonietta (così come si chiamava mia nonna).

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Se la festa vera e propria con la processione è in programma il 13 giugno, le celebrazioni e gli appuntamenti per ricordarlo durano tutto il mese. Il Giugno Antoniano, nello specifico, è la manifestazione sotto la quale si raccolgono tutte le iniziative e le celebrazioni dedicate a Sant’Antonio, compresi concerti e visite guidate. Infatti la festa di S. Antonio per Padova ha anche un’importante valenza turistica visto che attrae centinaia di migliaia di turisti pellegrini ogni anno, non a caso, storicamente il turismo religioso ha sempre avuto una notevole importanza, per lo meno per il numero di arrivi in città.

Questa sera, martedì 12 giugno, alle ore 20,30 all’Arcella, in piazza Azzurri d’Italia ci sarà la Rievocazione storica del transito di Sant’Antonio all’Arcella. Sacra rappresentazione della morte di Sant’Antonio. Concerto di campane in città ore 21:30. La cittadinanza espone i drappi antoniani lungo il percorso della processione.

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Il 13 giugno, alla Basilica del Santo, Sante messe ore: 6:00; 7:00; 8:00; 9:00; 10:00; 12:15; 19:00; 21:00; Santa messa solenne, presieduta dall’Arcivescovo di Padova e concelebrata dai parroci e dai sacerdoti della città di Padova ore 11:00; Santa messa solenne, presieduta dal Ministro provinciale dei frati Minori Conventuali ore 17:00; Processione tradizionale per le vie della città di Padova con le reliquie e la statua del Santo ore 18:00.

In seguito ai terremoti delle scorse settimane, purtroppo si è staccato un pezzo piuttosto grande di una parete affrescata posta sul “soffitto” della basilica (guardate il brevissimo video da youreporter), all’altezza della cappella delle reliquie. Tuttavia è stato approntato un “tunnell” che consente di passare sotto a quell’area in tutta sicurezza e di completare il giro della basilica che merita davvero una visita tanto è bella!

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Ciao a tutti, quest’oggi ho pensato di scrivervi riguardo ad un libro che ho acquistato da poco e appena finito di leggere. Si tratta de “Il cameriere di Rocco”, l’ultimo libro di Furio Stella, scrittore e giornalista de “Il Mattino di Padova” che i tifosi del Padova conoscono bene per via che da tanti anni racconta le vicende dei biancoscudati con professionalità, arguzia e con la fantasia e l’estro che lo contraddistinguono a tal punto che, se fosse un calciatore, probabilmente sarebbe un giocatore della tipologia “genio e sregolatezza”.

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Avrete capito quindi che il Rocco del cui cameriere si parla nel libro (edizioni La Torre, euro 10,00) non è Rocco Siffredi e neanche Rocco Papaleo ma di Nereo Rocco, aka (as known as) il “mitico” Paron, l’allenatore triestino, guarda caso proprio come l’autore del libro Furio Stella, che dopo i successi con Triestina e con il grande Padova del finire degli anni Cinquanta-inizio Sessanta che per 5 o 6 anni era diventato una tra le “grandi” del calcio italiano, divenne famoso in tutta Italia come l’allenatore del Milan e forse ingiustamente etichettato come emblema del calcio difensivo visto che il Padova del 1958 portò 6 giocatori offensivi (nel gioco e non nello sproloquio) ai mondiali di calcio. Nereo Rocco che il 20 maggio prossimo avrebbe compiuto 100 anni e che, per questa ricorrenza la città di Trieste gli sta dedicando una mostra (vedi http://www.mostranereorocco.it/).

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Furio Stella qualche tempo fa ha conosciuto una signora, una tifosa del Padova, Nadia Seresin, il cui padre era appunto il cameriere di Rocco, quel cameriere che serviva lui e la squadra nella storica e popolare Trattoria Da Cavalca di via Daniele Manin, a due passi da Piazza delle Erbe, in quell’angolo in cui ci starebbe bene uno statua di bronzo del Paron che cammina assieme al capitano Scagnellato…Scusate le divagazioni ma è da lì, da questo incontro con questa signora che è nata l’idea di questo libro, un romanzo leggero e divertente che omaggia la città di Padova, le sue curiosità più nascoste, il suo lato più popolare di cui anche la squadra di calcio fa parte. Guardate questa foto sulla destra che ho trovato su una delle varie pagine dedicate al Calcio Padova (le immagini di questa pagina le ho utilizzate per contestualizzare la storia raccontata nel libro): sulla sinistra ovviamente Nereo Rocco, al cui fianco siede il capitano Aurelio Scagnellato e più in là il bomber Sergio Brighenti, seduti a tavola, sciuramente Da Cavalca e alle spalle di Rocco si vede un cameriere in camicia bianca e cravatta nera che parla con il “capitano”. Che sia proprio lui, il nostro cameriere di Rocco? 

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Per questo alla presentazione erano presenti molti tifosi e tra di loro anche due grandi giocatori del Padova di Rocco, il difensore Gastone Zanon ed Humberto Rosa: due istituzioni per il Calcio Padova. L’autore, nella presentazione del 18 aprile scorso, ha raccontato con la sua solita “verve” questo suo “progetto letterario”, quest’intreccio tra realtà quotidiana, con i suoi problemi e i suoi scazzi ed “illusione”, per non dire “magia”, illusione e magia che la suggestione di certi luoghi può provocare. Quasi uno spettacolo, un “reading” a cui hanno partecipato la sorella dell’autore, l’affermata attrice teatrale Carla Stella e anche l’ottantenne Humberto Rosa che con la sua proverbiale simpatia ha letto un brano del libro, quello in cui si descrive proprio un suo goal all’Appiani contro la Juventus, partita tra le più importanti del Padova e momento topico del libro (vedi qui sopra a sinistra l’immagine del gol di Rosa presa da “Lo sport illustrato” del 27 febbario 1958, reperito nel mercatino dell’antiquariato di Prato della Valle qualche tempo fa. Rosa è quello al centro in maglia bianca ovviamente mentre in primo piano, di spalle con il numero 7 il grande campione svedese Kurt Hamrin).blog di padova,padova blog,"il cameriere di rocco",furio stella,nereo rocco,calcio padova,padova popolare,padova libri,edizioni la torre,stadio appiani,trattoria da cavalca 

Padova popolare, Calcio Padova, cameriere della storica trattoria “Da cavalca”…potevo non acquistare questo libro? Certo che no!!..e anche farmelo autografare da Humberto Rosa che da allenatore del Padova, negli anni Sessanta, ci portò anche in finale di Coppa Italia…persa malauguramente contro il Milan, per un rigore che non si sa se ci fosse…e ovviamente la dedica dell’autore che è quella che vedete quì a fianco “Al gurmè Alberto. Grazie e bon appetit!”. Non lo sapeva ma gliel’ho detto io che se fossi stato il protagonista del libro sarei finito a mangiare con il Paròn, visto che mi ritengo una buona forchetta, più che un gourmet”!

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Furio Stella  (vedi foto a sinistra) scrive bene e questo libro ne è evidenza. Un libro ben scritto che si legge tutto d’un fiato e che porta il lettore ad immergersi in un’atmosfera a tratti surreale come del resto il narratore che, passeggiando per Padova e raccontandoci aneddoti e curiosità legate alla città, si trova a vivere flashback e ritorni al passato causati da forze misteriose ma forse più semplicemente dalla suggestione che certi luoghi della città provocano in chi queste suggestioni le sa cogliere.

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Suggestioni che funzionano come un vero e proprio “stargate” in grado di condurre il protagonista in un’altra dimensione temporale e a rivivere da spettatore, a bordo campo all’Appiani, quella mitica partita del 1958 tra il Padova di Rocco, Scagnellato, Humberto Rosa, Brighenti ed Hamrin e la Juventus di Boniperti, Charles, Stacchini (nella foto sulla destra Aurelio Scagnellato e Gianpiero Boniperti si tringono la mano prima della partita). Un po’ come Midnight in Paris, uno degli ultimi anni di Woody Allen in cui uno scrittore in cerca di ispirazione a Parigi si ritrova catapultato in altre epoche e a conversare con Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e tutto il milieu culturale del tempo. Camminando per Padova, in certi luoghi, in certi momenti e sopratutto se si ha una certa sensibilità e si sa ascoltare la propria città certe suggestioni si possono vivere e quindi il ristorante, ora chiuso, alle piazze, può torna ad essere la trattoria Da Cavalca, aperta e con la squadra del Padova che pranza prima di andare a giocare la sua partita, con il cameriere di Rocco che sistema le fioriere all’ingresso, se si passa davanti all’Appiani si può immaginare che un ragazzino vada a recuperare un lenzuolo spinto via dal vento dopo che i coniugi Zotti, l’avevano steso, assieme alle divise dei giocatori del Padova, sulle gradinate dello stadio affinchè asciugassero prima e molte altre ancora che l’autore si terrà per il prossimo libro! 

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Ciao a tutti, quest’oggi due post in uno, nel senso che  nonostante vi parlerò di statue, i due post possono essere assolutamente indipendenti l’uno dall’altro. Ha fatto parecchio discutere in città il proposito da parte dell’amministrazione comunale di bandire una gara per l’installazione di due grandi statue a complemento dei lavori di riqualificazione del piazzale della stazione. “La bellezza salverà la stazione” sostiene il vicesindaco, moltissimi cittadini, da quel che si legge nei social network e nei commenti agli articoli sui quotidiani locali on line, sono scandalizzati per una spesa pubblica di 150.000 euro in un momento di così grave crisi economica e come “soluzione” ad un problema di degrado in cui versa la zona della stazione. Sono posizioni lontane senza contare poi la difficoltà nello scegliere il soggetto da raffigurare e lo stile artistico, argomenti che alimentano ancor di più la discussione. 

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Gianni Trivellato, giornalista del Mattino di Padova degli anni passati, che ricordo con piacere come giornalista sportivo al seguito del Calcio Padova (e che pure ha commentato sul mio post  dedicato all’Appiani, “Stadio Appiani, tempio della vecchia Padova”)) sul sito “PadovaOggi” del 3 novembre ha pubblicato un simpatico post “Statue in Piazzale stazione. “Proposte dal…cielo” e così anch’io ho pensato di scrivere qualche riflessione sull’argomento, non facile…padova,statue in piazzale stazione,padovani illustri,statue di padova,il blog di padova,nereo rocco,cultura popolare,vecchia padova,turismo 

Prima riflessione, sull‘idea delle statue anti-degrado. Personalmente non sono contrario a priori alle statue e all’idea che un’area bella e curata e con la presenza pure di elementi artistici possa essere utile a combattere il degrado, anzi…Il principio secondo il quale le aree belle stimolano la cura e la difesa di chi le frequenta mi vede sostanzialmente d’accordo…dipende dalla civiltà delle persone. E quì casca l’asino perchè al momento attuale penso che certi frequentatori della zona non siano molto sensibili al gusto artistico o alla qualità urbana della zona, penso a molti sfaccendati, tossicodipendenti e spacciatori vari bazzicano intorno (problema comune a molte città comunque…) ma anche a giovani che con le loro bombolette spray non si fanno problemi ad imbrattare muri, statue e pannelli illustrativi per turisti.  padova,statue in piazzale stazione,padovani illustri,statue di padova,il blog di padova,nereo rocco,cultura popolare,vecchia padova,turismo

Che tristezza se tutta questa “bellezza” venisse ignorata! E’ vero, secondo il mio parere, che la qualità urbana di una zona favorisce la frequentazione di cittadini e gente di passaggio e magari l’espulsione “spontanea” dalla zona dei frequentatori più molesti ma è chiaro che prima bisogna preoccuparsi dell’abbellimento di tutto il piazzale così come di una continua operazione sul fronte delle sicurezza da parte delle forze dell’ordine, cosa che mi pare stia avvenendo. In questo quadro il progetto delle statue rappresenterebbe la “ciliegina sulla torta” ma il problema è che non è stato presentato in modo chiaro un piano organico di riqualificazione della zona anche dal punto di vista della sicurezza e forse per questo la spesa di 150.000 euro, in questo periodo storico di gravissima crisi economica, seppure decisa qualche anno fa, ha lasciato perplessi in molti, me compreso. Successivamente il vicesindaco Ivo Rossi ha spiegato come la riqualificazione preveda non solo le statue ma bar, pleateatici, una migliore illuminazione per fare del piazzale una vera e propria piazza. Leggi l’articolo de il “Mattino di Padova” da dove ho preso la foto sulla sinistra.

La seconda riflessione riguarda il rischio che l’installazione di due statue o sculture alte 16 metri una e 6 metri l’altra può comportare. Innanzittutto per due opere artistiche così imponenti mi chiedo se siano sufficienti 150.000 euro…Non so, non conosco il valore di mercato delle statue e poi mi chiedo “E se dovesse vincere la gara un’opera “bruttina” piuttosto che una ciofeca di statua? L’arte ed il gusto artistico sono opinabili, per carità, ma considerato il fatto che il piazzale stazione è pur sempre il primo impatto, il primo biglietto di visita della città considero importante che questo impatto sia il più positivo possibile, a maggior ragione si parliamo di due opere imponenti. Ho letto che a Belluno una scultura di Giò Pomodoro è talmente orribile che il sindaco la vuole vendere….

La terza riflessione riguarda i soggetti da scegliere e qui potremo discuterne per ore. Secondo me dovrebbe essere una scultura, magari astratta raffigurante la città di Padova o comunque un soggetto che ben descriva l’identità della città a 360°. Tra i commenti sul sito del Mattino ho letto di Falcone e Borsellino o di esempi di grande civismo italiano. Niente da dire su Falcone e Borsellino ma questi è giusto vengano ricordati in piazza e strade, nei luoghi del potere, nelle università ma nel caso del piazzale della Stazione la “comunicazione” che le statue dovrebbero esprimere, secondo il mio parere, è relativo alla città in sè, alla sua storia, alla sua identità come benvenuto a chi arriva da fuori. S. Antonio va bene secondo me per una terza statua più piccola ma non si può sempre legare a Padova solo il Santo…Padova non è solo il Santo, è molto di più! Per due opere così imponenti (come detto, di 16 e 6 metri d’altezza!) non vedo personaggi illustri padovani così maggioritari rispetto agli altri per questo pensavo ad un’opera di arte comtemporanea più astratta ma anche in questo caso il rischio di cui alla seconda riflessione è alto…

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La quarta ed ultima riflessione nonchè ipotetico post a se stante, “Padovani illustri” snobbati nelle statue della città!” riguarda le statue presenti in città e ai personaggi illustri padovani che (non) le raffigurano.  Ce ne sono varie in giro per la città ma le statue più famose di Padova sono senz’altro quelle del Prato della Valle. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di professori universitari, artisti, condottieri o ex governanti della città. La prima statua realizzata fu nel 1775, per prova, una statua di Cicerone, che fu velocemente rimossa per l’assenza di legame tra il personaggio e Padova; fu sostituita con l’attuale statua di Antenore offerta alla città dallo stesso Andrea Memmo. L’ultima delle statue originali fu quella di Francesco Luigi Fanzago collocata nel 1838. Le statue raffigurano tutte personalità maschili; l’unica eccezione è quella del busto della poetessa Gaspara Stampa collocato ai piedi della statua dedicata ad Andrea Briosco. Vi rimando al seguente sito dove potete scoprire la mappa di tutte le statue del Prato della Valle e tutti i personaggi raffigurati.

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Si tratta di padovani illustri che appartengono però ad un passato piuttosto remoto mentre la storia va avanti e anche tutto l’Ottocento ed il Novecento meriterebbero attenzione e una maggiore valorizzazione, non a caso, nel mio piccolo, ho pensato di creare la categoria “Vecchia Padova. Cultura popolare” e molti padovani illustri così come alcuni episodi storici meriterebbero una statua mentre invece sembrano avvalorare la teoria secondo la quale “nemo propheta in patria est”.  Qualche tempo dopo un post nella categoria “personaggi illustri“, sono stato contattato per un’intervista radiofonica all’interno della trasmissione “Il geco di città” in onda su radiodue durante l’estate scorsa e mi sono state fatte domande relativamente ad un grande personaggio, Giovanni Belzoni, (rileggi il mio post “Giovanni Battista Belzoni, l’Indiana Jones padovano!”) padovano del portello,primo egittologo, esploratore, archeologo (fu colui che recuperò la colossale statua di Ramesse II, oggi al British Museum di Londra) che visse una vita avventurosa tale da ispirare il personaggio Indiana Jones (si, avere capito bene!). A Belzoni è stata dedicata la sala egizia al Pedrocchi dall’amico Jappelli, ci sono degli spazi espositivi all’interno dei Museo civici degli Eremitani ma quanti padovani conoscono Belzoni e la sua vita? Forse conoscono di più l’istituto tecnico che da lui prende il nome.

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All’angolo tra via Cesare Battisti e via 8° febbraio davanti al Caffè Pedrocchi, c’è una statua di cui ignoro il significato. Sul palazzo del Bo all’angolo in alto c’è una targa dedicata all’8 febbraio 1848, data storica per Padova e di cui ho scritto più volte, giornata dell’insurrezione degli studenti e dei popolani contro i soldati dell’impero austro-ungarico. Fu la prima rivolta della stagione del ’48 da cui nasce il detto “fare un quarantotto”. Non ci stava meglio una statua dedicata all’8 febbraio? questo avvenimento? Quanti padovani conoscono queste vicende? L’8 febbraio si sa che festeggiano i goliardi dell’università ma i motivi si conoscono? (rileggi il mio post “Gaudeamus Igitur!”) Non sarebbe già questo un luogo della memoria per raccontare la città e la sua storia anche ai turisti?

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Padova era nota come città d’acque per via dei suoi canali che la attraversava in città così come sul territorio provinciale e per l’attività dei barcari, mestiere scomparso di cui vi ho parlato nel post “L’ultimo dei barcari”  scritto dal giornalista Francesco Jori e Riccardo Cappellozza, il protagonista e vero ultimo barcaro, insignito nel 2008 del premio padovano eccellente anche per la sua creazione, il bellissimo e significativo “Museo della Navigazione” di Battaglia Terme. Perchè non installare una statua lungo le riviere dedicata all’ultimo dei barcari? Già ci sono i pesciolini azzurri in via Anghinoni verso piazza Cavour quasi a testimoniare il luogo dove c’erano le pescherie…

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Ho la fissazione della storia e della cultura popolare, lo ammetto, perchè mi piacciono i luoghi autentici, con personalità, con un’identità marcata…Padova spesso sfugge a questo. Io penso che anche personaggi “popolari”, amati dalla gente semplice, come un allenatore di calcio, anche se poi questo divenne uno dei più grandi allenatori della storia calcistica italiana ed internazionale, possano rappresentare un elemento dell’identità di una città. Mi riferisco ovviamente a Nereo Rocco. Perchè non una statua raffigurante Nereo Rocco che passeggia assieme ad Aurelio Scagnallato verso la vecchia Trattoria Cavalca  (posizionandola nell’angolo di Piazza delle Erbe verso via Manin), protagonista del mitico Padova degli anni Cinquanta vicini più a volte a vincere uno scudetto ma soprattutto vicini al cuore della gente. Qualche anno fa ricordo la proposta dell’assessore Boldrin relativamente alla Gaetana, donna malata di elefantiasi, famosa a Padova negli anni ’40, oggetto di sbeffeggiamenti da parte dei monelli e soggetto di Tono Zancanaro. Perchè no? L’identità di una città è anche questa non solo la cultura “alta”.

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Non dico di far diventare Padova un grande bazar di statue, questo no,  ma noto la mancanza di interesse per ciò che rappresenta la patavinitas e la storia della città. Non è localismo, è valorizzazione della storia e dell’identità di una città, principio che vale a Padova, a Glasgow, a Cadice come nell’ultimo villaggio del Burkina Faso. Sarà che io quando visito una città mi piace scoprire la sua storia e mi piacerebbe facessero lo stesso i turisti che vengono in città, oltre ai padovani che la propria città la snobbano…Io ho citati qualche soggetto ma la lista potrebbe essere molto lunga. A maggior ragione se pensiamo che in due capitali europee come Bruxelles e Dublino, le statue più famose sono quelle di un bambino che fa la pipì (Manneken Pis) e una popolana, pescivendola ambulante, di facili costumi (Molly Malone) (foto a sinistra), da personaggi della cultura popolari a vere e proprie “icone” della città vendute a turisti sotto forma di mille gadget, cartoline e souvenirs vari, senz’altro anche la nostra Gaetana, il “barcaro” delle riviere piuttosto più che Nereo Rocco ci potrebbero stare benissimo…e non mi venite a dire che all’estero sfruttano questi personaggi perchè non hanno personaggi storici della politica e delle arti etc etc da mettere in mostra perchè semplicemente non è vero!

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Le città cambiano, si evolvono, si rinnovano come fossero esseri viventi ma quando se ne perdono parti intere che hanno significato molto o qualcosa per i suoi abitanti difficilmente si può restare indifferenti come si trattasse di un vero e proprio lutto difficile da rielaborare. Un rapporto quello tra le città e i suoi abitanti che significa molto in termine di costruzione di un’identità della città stessa, di un rapporto che, secondo me, andrebbe tutelato il più possibile anche a salvaguardia della memoria storica della città. Questo post rientra nella rubrica “Vecchia Padova: cultura popolare”.

La scorsa settimana sono stato al centro culturale Altinate – S. Gaetano a vedere la mostra “Novecento privato”, molto bella con opere di artisti importanti del Novecento italiano provenienti per lo più da collezioni private ma quello che più mi ha colpito è stata l’apertura della mostra con l’esposizione di alcune opere di Cesare Laurenti  e la chiusura con la visione di un video in cui si poteva apprezzare la ricostruzione virtuale dell’Albergo Storione di Padova, che potete vedere all’interno del sito de “Il Mattino di Padova”

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Dello Storione avevo iniziato a sentirne parlare anni fa quando chiesi informazioni a mio papà dopo aver visto alcune vecchie stampe della vecchia Padova che regalava anni fa il Mattino, operazione da me molto apprezzata e che il giornale sta ripetendo in questi giorni. Quello della città, dei suoi cambiamenti, con i vecchi edifici che c’erano e ora non ci sono più, le strade, i locali, le vecchie librerie, i caffè che c’erano un tempo etc etc sono argomenti che mi hanno sempre incuriosità ed interessato. Lo Storione era il simbolo più raffinato del liberty, affrescato da Cesare Laurenti, monumento alla Padova laica che ad inizio Novecento guardava a Parigi e a Vienna, guidata da un ceto politico cancellato dal fascismo. L’albergo Storione fu costruito negli anni sessanta dell’800 ed il palazzo era quello di via VIII febbraio, angolo via S. Canziano, di fronte all’ingresso del cortile nuovo del Palazzo del Bo (l’università per i non padovani che leggono), ora sede di una filiale dell’Antonveneta. Era diventato il luogo d’incontro del ceto politico laico e liberale che aveva scelto come salotto lo Storione, mentre il caffè Pedrocchi era il tempio dell’aristocrazia accademica e degli studenti goliardi. Nel 1904, eretta l’ultima porzione dell’edificio fu affidato all’artista Cesare Laurenti l’incarico di affrescare e decorarare il salone principale. Sabato 3 giugno 1905 l’inaugurazione solenne e i giornali scrivono che la «città si arricchisce di una nuova magnifica opera: la cena d’onore vede allo stesso tavolo di Laurenti, il senatore Gino Cittadella Vigodarzere, il prof Vincenzo Crescini, l’ex sindaco Vittorio Moschini e diversi artisti. La stagione d’oro dura fino al 1962, quando il palazzo fu demolito dalla giunta del democristiano Crescente per far posto alla banca Antoniana di Padova e Trieste…

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Rivedendo il video della ricostruzione virtuale dell’Albergo Storione e sentendo la musica in sottofondo, immaginando il chiacchericcio e le voci dei commensali del ristoranti e degli ospiti dell’albergo, mi sono un viaggio nel tempo in quel luogo che vorrei tanto fosse stato salvato. Nell’articolo del Mattino si legge che “la Libertà del 15 gennaio 1905 scrive che lo Storione è «il più noto restaurant della città, costruito a spese del Comune nel luogo stesso di preesistenti catapecchie, vergogna di quel centro…. E’ una vittoria del buon gusto, in tempi così grigi… La grande sala terrena, lunga venti metri, è tutta una festa del colore: sul lato delle pareti veleggiano con grazia squisita dieci figure di donna più grandi del naturale. Esse avvolgendosi in seducenti pose e con grazia squisita nelle vaporose e capricciose lor vesti; esse tutte rammenti di vita, che balza fuori dalla loro spalle, dai loro seni ignudi, trattengono con non minor grazia il serico velo che allungandosi fra corpo e corpo per tutta la lunghezza del prato primaverile, su cui prodigano il sorriso della giovinezza»”. Un inno alla bellezza, alla “belle epoche” padovana che fu sacrificato per lasciar posto ad una Banca.

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D’altra parte, ogni giudizio è figlio dei tempi in cui viene espresso ed allora  l’imperativo era fare largo alle banche, al progresso della finanza così come alle strade per le quali furono sacrificati i canali, un’icona della Padova, città d’acque e della vecchia Padova che non c’è più…Se possono comprendere di più l’interramento dei canali, visto che tutti volevano l’automobile, la distruzione di questo edificio no, non la capisco, così come quella del cinema Teatro Garibaldi di piazzetta delle Garzerie, demolito per far posto al Pam. Purtroppo le opposizioni, se ci furono, non sono state abbastanza convincenti e decisive se il sindaco Crescente e la sua giunta, tutti votati al modernità, al cemento, sono risuciti a scrivere questa pagina nera della storia della città, che ne segna il mutamento del Dna…in quegli anni pure la mitica e storica tribuna di legno dello Stadio Appiani du demolita per una più moderna in cemento armato. Un periodo, quello della Giunta Crescente, che è stato protagonista di un punto di svolta, di cambiamento della città, tanto quanto e forse più del ventennio fascista e di quando fu “bonificato” e raso a suolo l’intero borgo medievale di S. Lucia e di cui esistono pochissime immagini…purtroppo. La smania per la modernità, figlia del boom economico di allora, quindi, contro la postmodernità del giudizio di oggi…

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Quì venne anche Guido Piovene e raccontò la sua visita a Padova e allo Storione nel suo “Viaggio in Italia” (1957). Così racconta della cena dei macellai di Padova e scrive: “Giungo a Padova la sera tardi, il giorno dell’Immacolata, prendo possesso della camera allo Storione, e scendo per pranzare. La sala maggiore del ristorante è occupata da un grande pranzo di macellai. Siedo nella sala accanto ma, più che mangiare, sbircio attraverso una tenda. Centinaia di macellai, come ne ho visti solamente a Chicago, intorno a molti preti e frati; il padre rettore del santo, calvo, grasso, occhialuto, seduto a capotavola, è fatto segno a riguardi reverenziali. I macellai di Padova detengonò un privilegio; portano in processione per l’Immacolata il mento e la lingua di sant’ Antonio; la sera, si uniscono a tavola. Fu un pranzo padovano, con pasticcio di maccheroni, bolliti e faraona arrosto; si pronunciavano discorsi faceti in un dialetto, il ruzzantino, incomprensibile anche ai veneti”.

Non resta che collezionare le stampe che il Mattino regala o sfogliare alcune pagine web (vai ad una discussione sul forum di Skyscrapercity per vederne molte) e anche alla pagina facebook del blog (pian piano aggiungerò altre foto) alla ricerca di immagini della vecchia Padova, per curiosità, per immaginare la vita in quei luoghi tanto tempo fa, per provare a riscoprire la patavinitas perduta, un modo per “rendere omaggio” ai luoghi della città densi di storia e pregni della vita dei padovani di una volta.

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Si tratta dell’unico particolare esistente (a mio conoscenza) che possa testimoniare ad un turista l’origine di questa strada e fargli comprendere del perchè dell’uso del termine “riviera”. Per un approfondimento sui canali fluviali di Padova vi rimando al bel sito “Magico Veneto”. Tutt’ora comunque le meglio note come “riviere” continuano ad essere una strada “ibrida” che se un tempo erano un po’ strada un po’ canale nel tratto fino alla Feltrinelli, con il divieto del traffico al pubblico privato ha perso il valore di strada ad alto scorrimento. Ora a dare unità all’intero percorso è proprio la linea del tram che in questo tratto conta le fermate più centrali (Santo, Tito Livio, Ponti Romani)

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Ma andiamo con ordine. Da via Luca Belludi in direzione nord svoltando a sinistra si imbocca Riviera del Businello che conduce sino all’incrocio con via Rudena. Il tratto successivo fino all Questura di Padova in piazzetta Palatucci è denominato Riviera Ruzzante. Come sempre mi avvalgo del libro “Le strade di Padova“, preziosissima fonte, di Giuseppe Toffanin il quale sosteneva che definendo queste vie, “riviere”, si sarebbe fatto un torto alle “vere” riviere e cioè a Riviera Mussato dove passa il cosidetto “Tronco Maestro”. “La Contrada del Businello occupava un tempo la strada dalla vecchia via L. Belludi a via Donatello, sino a quando si aperse la comunicazione diretta tra il Santo e il Prato della Valle. Il toponimo risale al XIV secolo: o ad una famiglia, o a “busenum”, busenellum”, condotta d’acqua.

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Lo attraversa il cosidetto Ponte della Morte (nella foto a sinistra si vede sullo sfondo in lontananza) che porta alla Chiesa di S. Daniele in via Umberto I da via Rudena, ponte ad un’arcata, risalente al XIII secolo la cui denominazione ha origine incerta: o da un crollo avvenuto nel 1422 che provocò la morte di diverse persone o dal fatto che vi furono giustiziati alcuni assassini oppure dalla vicinanza con il cimitero S. Daniele. Riviera Ruzzante prende il nome ovviamente da Angelo Beolco detto il Ruzzante (Padova 1500-1542. Vedi il post nella rubrica “personaggi illustri” dal titolo “Ruzzante e Padova“) “che visse nella cerchia di Alvise Cornaro tra Padova, Codevigo, S. Angelo di Piove e Pernumia. Questo suo contatto con il mondo contadino lo portò a comporre commedie in dialetto rustico, in pavano, dove impersonava la parte del Ruzzante, villico poltrone, spavaldo, millantatore”, da cui prese il soprannome. La Riviera si chiamava Contrada Albere e prima ancora Contrada Ortesini.

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Passiamo al secondo tratto. Quello della Riviera Tito Livio (a destra foto di fine anni Cinquanta durante dei lavori di ripavimentazione) che prende il nome dal famoso concittadino, storico di epoca romana (Padova 59 a.C-17 d.C) autore della storia di Roma “Ab urbe condita” che visse a Roma ma tornò in età avanzata a morire a Padova. “La strada si chiamava Riviera S. Giorgio, trovandosi la Chiesa di S. Giorgio con il convento delle monache benedettine; ora quanto rimane della chiesa è trasformato nel teatro Ruzzante,, ora utilizzato come aula universitaria, il cui porticato ad archi si può vedere sulla sinistra all’altezza del ponte nell’immagine sotto a sinistra. Durante il fascismo vi ebbe sede la Federazione Fascista”.

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Oltre al palazzo S. Stefano, sede della prefettura e della Provincia, che si trova all’angolo con via S.Francesco davanti alla Tomba di Antenore, mitico fondatore della città, nel retro c’è il giardino dove si trova un rifugio antiaereo costruito dai tedeschi nel 1944. Da quì si accede attraverso un modesto cortiletto al glorioso liceo classico Tito Livio (dove studiò tra i vari esponenti della classe dirigente anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) che vi ha sede dal 1819 ed è considerato uno degli istituti d’istruzione superiore italiana di più alta tradizione. Occupa il chiostro dell’ex convento S. Stefano.

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Da via S. Francesco e dal Ponte S. Lorenzo in avanti si passa alla Riviera dei Ponti Romani prima che questa una volta immessasi in Corso Garibaldi prosegua poi come Riviera Mugnai e Largo Europa lungo la quale il Naviglio Interno giugeva alle Porte Contarine e si collegava con il Tronco Maestro. Questo tratto delle “Riviere” ha preso questo nome nel 1959 a memoria dei tre ponti di origine romana che solcavano il canale (oltre al S. Lorenzo, c’erano il Ponte del Portelletto, tra piazza Cavour e via Anghinoni, ed il Ponte Altinate su via Altinate. Il Ponte delle Pescherie su via C. Battisti, all’altezza della Porta Comunale detta della Vacca che introduceva alla Contrada delle Beccherie, sù verso il Pedrocchi laddove c’è il negozio della “Swatch”, piena di botteghe di macellai, credo non fosse di origine romana). Le case davano sul Naviglio, quando addirittura non erano protette da giardinetti o da qualche albero. Altri edifici si prospettavano, mozzi, posteriormente.

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Insomma anche questo percorso fa vedere come sia cambiata la città nel tempo e come affascinante possa essere ricostruire la vita dei padovani com’era anche solo nel corso del Novecento, piene di storie individuali, vive nei ricordi e nei racconti dei nostri nonni, che rappresentano però in modo chiaro la storia e l’identità della città intera.

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Quand’ero bambino via S. Lucia era una delle mie vie preferite di Padova per via dei negozi di giocattoli Frigoberetta (che non c’è più) e Testi.. Proprio nella via dedicata alla Santa che per tradizione di molte zone d’Italia portava i doni ai bambini. Che coincidenza! Via S. Lucia è una via centralissima di Padova che da piazza Garibaldi (rileggi il post dedicato a piazza Garibaldi e al corso) conduce fino a Via Dante (rileggi il post dedicato a via Dante). La strada prende il nome dalla chiesa dedicata alla santa di Siracusa, i cui resti riposano a Venezia. Ma la denominazione è recente nonostante tutto il quartiere  (dissennatamente demolito tra le due guerre) così si conoscesse.

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Un quartiere ampio e vasto pieno di fascino in particolare quando cala la sera o si abbassa un po’ di nebbia d’autunno. Un quartiere che sarebbe bellissimo poter avere ancora, risanato, ma pur sempre in piedi, un altro pezzo di “Patavinitas” scomparso di cui forse abbiamo solo qualche vecchia foto (anzi se qualcuno mi sa indicare se ci sono o dove poterle vedere mi farebbe un gran piacere)… Questo borgo medievale arriveva fino a Ponte Molino e alle mura della città e il suo sventramento è “servito” a lasciar posto agli edifici chiaramente di architettura fascista (vedi Razionalismo italiano) di Piazza Insurrezione, dei palazzi della Borsa, della Camera di Commercio e della zona circostante (uno dei pochi edifici rimasti in piedi è quello della Mondadori che nei piani superiori ospita dal 1830 il Gabinetto di lettura e società di incoraggiamento (per visitarlo appuntamento alle ore 18 del 30 agosto  con i Notturni d’Arte!)

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Sulla  sinistra rimangono alcuni pregevoli edifici medievali e palazzi risalenti al Trecento. La più nota è la cosidetta Casa di Ezzelino (vedi immagini iniziale), che fu residenza di Ezzelino III da Romano, vicario di Federico II, la cui dinastia dominò sanguinosamente il Veneto Centrale nel XII secolo. Sotto a questo palazzo si apre il passaggio di via Marsilio da Padova che conduce a Piazza della Frutta. Sul muro la lapide commemorativa delle vittime della rappresaglia nazifascista del 17 agosto 1944, impiccate di fronte. Al più famoso di queste vittime, Flavio Busonera, è intitolata la strada che da lì conduce verso Piazza Insurrezione, oltre che l’ospedale Busonera, sede dello IOV (Istituto Oncologico Veneto). Oltre la Casa di Ezzelino, la casa Dondi sul volto di via Pietro d’Abano che ospitò dal 1509 al 1571 il Collegio Lambertino, istituito dal medico bresciano Girolamo Lambertini per gli studenti suoi concittadini. Fa angolo con via Boccalerie una casa sempre medievale arricchita da cornici e barbacani (vedi terza immagine sulla destra).

Alla prossima strada di Padova

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padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaTorno quest’oggi a parlarvi di Padova e delle sue strade con la rubrica “Le strade di Padova”, ispirata dal libro dal titolo omonimo di Giuseppe Toffanin, come ho spiegato nel post di presentazione di questo spazio, principale fonte per questi posts. Apro una piccola parentesi per dire che questo blog dev’essere ben indicizzato nei motori di ricerca se ieri sono stato contattato addirittura dal “Il Geco di città”, trasmissione radiofonica di RadioDue, per una breve intervista su Giovanni Belzoni e via Belzoni di cui avevo parlato in questa rubrica. Eh si…son soddisfazioni! Guardare quì per credere! :) PS: Mi hanno chiesto info sul “Muro” di via Anelli!! Pensate voi quanto restano nella mente certe esagerazioni giornalistiche…

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaLa strada di cui parlerò oggi è Corso Garibaldi, partendo dall’omonima piazza. Al termine del liston o della zona pedonale si giunge a Piazza Garibaldi per poi imboccare il Corso in direzione della stazione dei treni, un percorso che quotidianamente fanno molti studenti pendolari per rientrare a casa. Piazza Garibaldi è nota perchè da sempre luogo di ritrovo dei più giovani. Quante volte ci si è dati appuntamento “davanti a Ricordi”, chiuso quest’anno dopo 38 anni! Io ricordo questa piazzetta anche perchè andavo spesso con i miei genitori da Upim, il grande magazzino che c’era prima della Rinascente.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaPrima di chiamarsi Piazza Garibaldi si chiamava Piazza dei Noli o della Paglia per il fatto che vi giungevano le carrozze di posta, le diligenze, vi sostavano i vetturini, si teneva il mercato del fieno e dei foraggi. Tra le molte locande, tutte attorno, primeggiava l’albergo Fanti-Stella d’Oro, cessato soltanto negli anni Venti del nostro secolo, dove avevano soggiornato insigni personalità di passaggio per la città. Al centro della piazza la statua dell’Immacolata o Madonna dei Noli (messa lì , pare, per limitare il turpiloquio o la blasfemia dei vetturini), madrina di tranvieri e autisti (lo so perchè vengo da una generazione di tranvieri Acap) oltre che di tassisti e pompieri anche i Vigili Urbani, i guidatori di autobus e il personale delle autoambulanze, festeggiata ogni anno l’8 dicembre.. Una ricorrenza ed una festività popolare molto sentita in città (a destra un’immagine dell’8 dicembre scorso!). La statua esiste sin dal 1756, dapprima sistemata in un angolo, poi trasferita nella chiesa di S. Andrea e poi ricollocata al centro, nella posizione attuale nel 1954.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaLa denominazione attuale fu data dai padovani subito dopo la visita di Garibaldi in città. L’eroe dei due mondi giunse a Padova, annessa al Regno d’italia il 6 marzo 1867, proveniente da Venezia. Scese dalla carrozza nei pressi dell’Università dove volle entrare facendosi spazio tra due ali di folla. Dopodichè fu ricevuto dal suo amico Paolo da Zara nella sua casa di via Umberto I, dove, come ho scritto anche nel post dedicato a quella via, disse una frase che i cronisti dell’epoca si segnarono. “Vi ringrazio padovani, della cara accoglienza. Mi sembrate gente più di fatti che di parole”. Piazza dei Noli divenne quindi Piazza Garibaldi e l’attuale statua che ora si trova all’ingresso dei Giardini dell’Arena un tempo si trovava al posto della colonna della Madonna dei Noli. Sino all’apertura della stazione dei treni, la piazza era vivacissima per il via vai dei mezzi pubblici in arrivo o partenza per le altre città. Negli anni questa piazza ha subito varie modifiche, l’ultima con il rinnovo dell’arredo urbano, il posizionamento di panchine e di qualche alberello.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaL’attuale Corso Garibaldi che poi diventa Corso del Popolo costituendo un rettifilo che collega la zona pedonale ed il centro alla stazione ferroviaria fu aperto solo nel 1906 ed in origine era per tutto il tratto denominato Corso del Popolo. Fu nel 1933 che il tratto meridionale, quella prima del ponte sul Piovego (che fu aperto il 1° novembre del 1908) fu dedicato a Garibaldi. Prima di giungere nei pressi della Chiesa degli Eremitani, dell’Arena Romana e della Cappella degli Scrovegni, da un lato e di Palazzo Zuckermann dall’altro che precede l’edificio delle Poste, la via attraversava il canale che dalle Porte Contarine, passava per Largo Europa (allora si chiamava Riviera Mugnai) e si immetteva nelle riviere sfiorando la sede della Cassa di Risparmio, Palazzo Donghi. Nel sottopasso della Stua c’è il mitico bar “Tranquillino” che da generazioni ospita i ragazzini che marinano la scuola…eheh.

Come detto, su via Garibaldi si “affaccia” il complesso museale più importante della città, i Musei Civici agli Eremitani, con la Cappella degli Scrovegni all’interno dell’Arena Romana e il Palazzo Zuckermann.

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