13/02/2013

In attesa del nuovo sito, rileggiamo "le strade di Padova"!

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogCiao a tutti! Come fatto per il post di lunedì (rileggi) anche oggi voglio comunicare che dopo oltre 3 anni e mezzo di blog e 570 posts, il blog di Padova su virgilio.it così come gli altri local blog del progetto "VirgilioCittà" si sta avviando alla sua conclusione. Da inizio marzo (salvo imprevisti) non troverete più i nostri post all'indirizzo virgiliopadova.myblog.it/ bensì sul nostro nuovo sito "Il blog di Padova" all'indirizzo www.blogdipadova.it.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogIn questi anni di blog, una delle rubriche che mi ha dato maggiori soddisfazioni, nel curare e nel diffonderne i contenuti è stata senz'altro quella de "Le strade di Padova", ispirate dall'omonimo libro di Giuseppe Toffanin (Jr), principale fonte dei miei stessi approfondimenti come scrissi nel primo post di questa rubricanoto giornalista e scrittore (Padova, 1932- Grisignano di Zocco 1994), ha scritto moltissime pagine sulla città di Padova, la sua storia, suo costume, la sua cultura. E' stata una soddisfazione ricevere una mail di approvazione dal figlio di Giuseppe Toffanin, il signor Paolo, così come quelle di altri padovani che in questa rubrica hanno rispolverato curiosità e aneddoti raccontati loro da nonni e genitori. Ho avuto pure la soddisfazione di essere contattato da due scrittori in cerca di approfondimenti per "costruire" il contesto della Padova storica su cui far muovere i personaggi dei loro prossimi romanzi.

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"Strade di Padova" e "Vecchia Padova", due rubriche che ho a cuore e ho intenzione di riportare nel nuovo sito (blogdipadova.it) perchè, come ho ripetuto più volte in questo blog, a mio avviso la cultura popolare, la vita della gente comune, i mestieri e gli stili di vita (che cambiano con il cambiare degli anni, con il cambiamento dell'economia, e il cambiamento anche fisico della città stessa), sono questi elementi ad esprimere e a narrare l'autenticità di una città e a disvelarne l'identità."

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Parlando di turismo, ritengo che i residenti, i cittadini siano i primi turisti della propria città e lo possono essere se sono persone curiose e se sentono un certo senso di appartenenza, di orgoglio civico. In questo caso i residenti possono essere anche i primi promotori turistici come ho sostenuto nel corso della presentazione al centro culturale Altinate-S. Gaetano (altra bella soddisfazione!) del libro "101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita", di Paola Tellaroli. Ritengo infatti che per quanto le punte di diamante, le grandi attrazioni culturali di Padova siano quelle note, anche una maggior diffusione e valorizzazione della storia locale e della cultura popolare della città possa avere una duplice valenza: turistica ma prima di tutto un'operazione per favorire un maggior attaccamento alla propria città ed orgoglio civico da parte dei padovani.

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Un esempio di come anche un episodio di storia locale possa avere valenza turistica, secondo me è  l'8 febbraio 1848. Ritengo sia un delitto venga festeggiato solo da qualche decina di goliardi, con turisti attorno ignari di cosa stia succedendo e di quali fossero le ragioni di tali celebrazioni. Una giornata in cui studenti e popolani della città si sono sollevati, tra i primi in Europa, per reagire all'oppressione straniera e costruire un'Italia unita, penso meriti maggior visibilità: non a caso la via più centrale, più importante della città, tra Municipio, Palazzo del Bo (sede dell'Università) e Caffè Pedrocchi è proprio via 8 febbraio 1848, la prima via a cui ho dedicato un post nella mia rubrica. 

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Luigi Nardo al termine del suo libro "Ma quando penso a Padova..." lanciò già anni addietro una suggestione o forse solo un suo sogno e cioè quello di un museo della civiltà cittadina di Padova, così come ci sono quelli della civiltà contadina. Al di là di saltuarie esposizioni manca un Museo di Padova, uno spazio in cui venga mostrata la storia della città...Se i bellissimi Musei Civici coprono la parte relativa all'antichità manca un spazio in cui venga presentata la vita cittadina fino ai giorni nostri, includendo il '900, i cambiamenti urbanistici, lo sviluppo della città fuori le mura, i mezzi di trasporto pubblico, il passaggio dalle osterie e vecchie trattorie popolari, ai bar da fighetti di oggi, piuttosto che i segni della nuova città multiculturale.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogUn esempio che ho visto ed apprezzato con i miei occhi è il "People's Palace" di Glasgow in cui vengono esibite con grande rispetto anche immagini ed episodi storici, ritagli di giornali, fotografie in merito alla storia delle squadre di calcio della città e dei principali club sportivi della città quando invece da noi, il tema calcio e parlando di Calcio Padova vengano considerati con un atteggiamento snob come una "questione" per trogloditi...la rubrica "Vecchia Padova (cultura popolare)" contiene di fatto anche i post delle "Strade di Padova" così come alcuni post relativi alla rubrica "Calcio Padova 1910" poichè anche la squadra di calcio fa parte della storia e della vita vissuta dai padovani, di generazione in generazione. Un luogo in cui un anziano possa mostrare al nipotino com'era la Padova della sua infanzia, in cui si possa ricordare il passato e progettare il futuro... 

Nello scrivere i post della rubrica le "Strade di Padova" non ho preteso di essere esaustivo...Qualche altra via importante del centro storico l'avrei potuta presentare ma per ora accontentavi di queste. ;) Dalla pagina facebook del blog di Padova potete vedere qualche immagine della Padova che fu. Buona visione e buona lettura!  http://virgiliopadova.myblog.it/le-strade-di-padova/

Alberto Botton

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20/08/2012

Le strade di Padova - via del Santo

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All'interno della rubrica "Le strade di Padova", il post di oggi è dedicato a via del Santo, una delle strade più percorse dai visitatori di Padova poichè collega la zona pedonale del centro storico, in particolare via S. Francesco, alla Basilica di S. Antonio ma anche una via molto significativa per tutti quegli studenti di scienze politiche, geografia, statistica che la frequentano o l'hanno frequentata negli anni passati.

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A partire da via S. Francesco, all'altezza di Palazzo Zabarella, sede della Fondazione Bano che ogni anno propone le mostre ed esposizioni tra le più interessanti in città, si imbocca via del Santo, intitolata ovviamente al "Santo senza nome" di Padova, vale a dire S. Antonio. Ai non padovani segnalo il detto di Padova, come la città dei 3 senza: città del prato senza erba (Prato della Valle aveva il fondo terroso), città del caffè senza porte (il Caffè Pedrocchi era aperto 24h su 24h) e del Santo senza nome poichè S. Antonio era ed è per i padovani comunemente "Il Santo" per antonomasia...

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All'inizio della via sulla destra troviamo i Palazzi Wollemberg, il primo una lunga costruzione settecentesca caratterizzata da eleganti finestre con archi sostenuti da colonne binate, dove a metà dell'Ottocento nacque l'economista Leone Wollemborg, fondatore della prima Cassa Rurale Italiana e nel 1901 Ministro delle finanze. Successivamente al civico 26 incontriamo un altro Palazzo Wollemborg, attuale sede dell'Istituto di Geografia, fu rifatto dall'architetto Noale. Rilevanti, inoltre, sono i resti di strutture portuali visibili dal cortile interno. Quasi di fronte al civico 51, Palazzo Romiati, altro palazzo degno d'interesse progettato da G. Jappelli, segno della fioritura neogotica in città anche se questo palazzo è stato rovinato esteticamente sul finire dell'Ottocento una volta innalzato di un piano. Proseguendo lungo la via, sul lato destro, troviamo Palazzo Dottori (vedi foto a destra). Costruito nel 1775 fu sede della Banca d'Italia; attualmente ospita Scienze Politiche. Edificato dall'architetto conte Andrea Zorzi è uno degli edifici più gradevoli della in stile palladiano presente in Padova. 

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A testimonianza della fervida fioritura artistica di quel periodo è anche Palazzo San Bonifacio costruito sull'area delle case del noto collezionista ottocentesco padovano Antonio Piazza. Una sala del piano nobile ospita alcuni bassorilievi del Canova raffiguranti scene mitologiche e della vita di Socrate. Di fronte, al civico 57, vi è l'Istituto Magistrale "Duca d'Aosta", che include la Biblioteca Carmeli, voluta dal padre francescano Michelangelo Carmeli, professore di lingue orientali all'Università, nel 1753. Questo edificio rientrava nel complesso di S. Francesco Grande che racchiudeva cinque poli: l'Ospedale, il Convento, la Chiesa, la Scuola della Carità e il tempietto di S. Margherita, ubicati nell'area tra le vie S. Francesco, Santo e Galilei. Lo scorso anno è stata restituita alla città la Sala Carmeli (leggi quì), danneggiata nel 1995 da un incendio, causato da un corto circuito, che ne rovinò in modo irreparabile il ballatoio della libreria, distruggendo parte del tetto e rovinandone gli affreschi.

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Più avanti, il punto in cui via del Santo incrocia con via Rudena e via Galilei, veniva detto "Crosara del Santo" (vedi l'immagine di apertura) in quanto rappresentava un punto di riferimento per quella che era una vera e propria contrada, la contrada del Santo, poichè molto più racchiusa rispetto ad oggi. La piazza del Santo infatti comprendeca via Cesarotti mentre via Belludi fu aperta solo nel 1927. Il sagrato della Basilica era occupato dal cimitero e la statua di Donatello del Gattamelata ha la struttura, senza esserlo, di una tomba. Raccontare la biografia di uno dei santi più famosi e venerati dal mondo cattolico è superfluo in questa sede. Il legame tra Padova e S. Antonio sono radicatissimi, il fatto stesso di definirlo semplicemente "Il Santo" ne è testimonianza, tuttavia può essere altrettanto vero che per certi aspetti, la Basilica del Santo rappresenti un'"insula" con una vita a sè stante, testimonianza di questo è il turismo religioso per cui molti pellegrini in visita al Santo sono espressamente interessati al Santo e magari non hanno il tempo per visitare la città nel suo insieme. Tra le altre cose, la Basilica con gli edifici e le opere annesse, per via del Concordato del 1929, appartiene alla Santa Sede, a cui spetta la libera amministrazione (a destra un'incisione di piazza del Santo in un incisione di Rouargue da disegno di S. Prout pubblicata sul libro "Le strade di Padova" di G. Toffanin).

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Tornando alla Crosara del Santo, l'incrocio tra via del Santo, via Rudena e via Galilei (in fondo alla via la casa dove visse il famoso scienziato), da segnalare che qui sorgeva "il palazzo in cui Jacopo Donati ospitò, nell'ottobre 1433, Cosimo de' Medici, il padre della patria, esiliato dai fiorentini prima a Padova e poi a Venezia.  Procedendo verso la Basilica del Santo, sulla sinistra la casa dove visse Giovanni Prati (fonte "Le strade di Padova" di G. Toffanin di cui ho scritto nel primo post di questa rubrica). Successivamente su quella che era la casa dei signori Monici, al civivo 47, si può notare la targa commemorativa dell'arresto, avvenuto il 19 novembre 1943 di Silvio Trentin, partigiano e giurista italiano, docente universitario di diritto amministrativo. Procedendo si trovano le belle case gotiche Casale (ora Presbyterium) presso la quale ebbe sede l'editrice "Tre Venezie", cenacolo di artisti e letterati e casa Tolomei sul lato destro più verso la fine della via.

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Man mano che ci si avvicina alla Basilica aumentano i negozietti di souvenir, bar, ristoranti ed hotel, nati per soddisfare la domanda dei turisti religiosi.

Come detto all'inizio si tratta di un percorso quasi obbligato per quei turisti che dalla zona centrale delle piazze si dirigono verso la Basilica del Santo e viceversa sicchè segnalo come sempre il sito dell'ente turistico Turismo Padova Terme Euganee e la Padovacard, opportunità per visitare la città godendo di molte gratuità ed agevolazioni.

E voi, anneddoti, curiosità, conoscenze, approfondimenti riguardo a questa via?

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17/10/2011

Le strade di Padova - Le "Riviere" (del Businello, Ruzzante, Tito Livio, dei Ponti Romani)

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Si tratta dell'unico particolare esistente (a mio conoscenza) che possa testimoniare ad un turista l'origine di questa strada e fargli comprendere del perchè dell'uso del termine "riviera". Per un approfondimento sui canali fluviali di Padova vi rimando al bel sito "Magico Veneto". Tutt'ora comunque le meglio note come "riviere" continuano ad essere una strada "ibrida" che se un tempo erano un po' strada un po' canale nel tratto fino alla Feltrinelli, con il divieto del traffico al pubblico privato ha perso il valore di strada ad alto scorrimento. Ora a dare unità all'intero percorso è proprio la linea del tram che in questo tratto conta le fermate più centrali (Santo, Tito Livio, Ponti Romani)

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Ma andiamo con ordine. Da via Luca Belludi in direzione nord svoltando a sinistra si imbocca Riviera del Businello che conduce sino all'incrocio con via Rudena. Il tratto successivo fino all Questura di Padova in piazzetta Palatucci è denominato Riviera Ruzzante. Come sempre mi avvalgo del libro "Le strade di Padova", preziosissima fonte, di Giuseppe Toffanin il quale sosteneva che definendo queste vie, "riviere", si sarebbe fatto un torto alle "vere" riviere e cioè a Riviera Mussato dove passa il cosidetto "Tronco Maestro". "La Contrada del Businello occupava un tempo la strada dalla vecchia via L. Belludi a via Donatello, sino a quando si aperse la comunicazione diretta tra il Santo e il Prato della Valle. Il toponimo risale al XIV secolo: o ad una famiglia, o a "busenum", busenellum", condotta d'acqua.

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Lo attraversa il cosidetto Ponte della Morte (nella foto a sinistra si vede sullo sfondo in lontananza) che porta alla Chiesa di S. Daniele in via Umberto I da via Rudena, ponte ad un'arcata, risalente al XIII secolo la cui denominazione ha origine incerta: o da un crollo avvenuto nel 1422 che provocò la morte di diverse persone o dal fatto che vi furono giustiziati alcuni assassini oppure dalla vicinanza con il cimitero S. Daniele. Riviera Ruzzante prende il nome ovviamente da Angelo Beolco detto il Ruzzante (Padova 1500-1542. Vedi il post nella rubrica "personaggi illustri" dal titolo "Ruzzante e Padova") "che visse nella cerchia di Alvise Cornaro tra Padova, Codevigo, S. Angelo di Piove e Pernumia. Questo suo contatto con il mondo contadino lo portò a comporre commedie in dialetto rustico, in pavano, dove impersonava la parte del Ruzzante, villico poltrone, spavaldo, millantatore", da cui prese il soprannome. La Riviera si chiamava Contrada Albere e prima ancora Contrada Ortesini.

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Passiamo al secondo tratto. Quello della Riviera Tito Livio (a destra foto di fine anni Cinquanta durante dei lavori di ripavimentazione) che prende il nome dal famoso concittadino, storico di epoca romana (Padova 59 a.C-17 d.C) autore della storia di Roma "Ab urbe condita" che visse a Roma ma tornò in età avanzata a morire a Padova. "La strada si chiamava Riviera S. Giorgio, trovandosi la Chiesa di S. Giorgio con il convento delle monache benedettine; ora quanto rimane della chiesa è trasformato nel teatro Ruzzante,, ora utilizzato come aula universitaria, il cui porticato ad archi si può vedere sulla sinistra all'altezza del ponte nell'immagine sotto a sinistra. Durante il fascismo vi ebbe sede la Federazione Fascista".

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Oltre al palazzo S. Stefano, sede della prefettura e della Provincia, che si trova all'angolo con via S.Francesco davanti alla Tomba di Antenore, mitico fondatore della città, nel retro c'è il giardino dove si trova un rifugio antiaereo costruito dai tedeschi nel 1944. Da quì si accede attraverso un modesto cortiletto al glorioso liceo classico Tito Livio (dove studiò tra i vari esponenti della classe dirigente anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) che vi ha sede dal 1819 ed è considerato uno degli istituti d'istruzione superiore italiana di più alta tradizione. Occupa il chiostro dell'ex convento S. Stefano.

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Da via S. Francesco e dal Ponte S. Lorenzo in avanti si passa alla Riviera dei Ponti Romani prima che questa una volta immessasi in Corso Garibaldi prosegua poi come Riviera Mugnai e Largo Europa lungo la quale il Naviglio Interno giugeva alle Porte Contarine e si collegava con il Tronco Maestro. Questo tratto delle "Riviere" ha preso questo nome nel 1959 a memoria dei tre ponti di origine romana che solcavano il canale (oltre al S. Lorenzo, c'erano il Ponte del Portelletto, tra piazza Cavour e via Anghinoni, ed il Ponte Altinate su via Altinate. Il Ponte delle Pescherie su via C. Battisti, all'altezza della Porta Comunale detta della Vacca che introduceva alla Contrada delle Beccherie, sù verso il Pedrocchi laddove c'è il negozio della "Swatch", piena di botteghe di macellai, credo non fosse di origine romana). Le case davano sul Naviglio, quando addirittura non erano protette da giardinetti o da qualche albero. Altri edifici si prospettavano, mozzi, posteriormente.

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Insomma anche questo percorso fa vedere come sia cambiata la città nel tempo e come affascinante possa essere ricostruire la vita dei padovani com'era anche solo nel corso del Novecento, piene di storie individuali, vive nei ricordi e nei racconti dei nostri nonni, che rappresentano però in modo chiaro la storia e l'identità della città intera.

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19/08/2011

Le strade di Padova - via S.Lucia

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Quand'ero bambino via S. Lucia era una delle mie vie preferite di Padova per via dei negozi di giocattoli Frigoberetta (che non c'è più) e Testi.. Proprio nella via dedicata alla Santa che per tradizione di molte zone d'Italia portava i doni ai bambini. Che coincidenza! Via S. Lucia è una via centralissima di Padova che da piazza Garibaldi (rileggi il post dedicato a piazza Garibaldi e al corso) conduce fino a Via Dante (rileggi il post dedicato a via Dante). La strada prende il nome dalla chiesa dedicata alla santa di Siracusa, i cui resti riposano a Venezia. Ma la denominazione è recente nonostante tutto il quartiere  (dissennatamente demolito tra le due guerre) così si conoscesse.

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Un quartiere ampio e vasto pieno di fascino in particolare quando cala la sera o si abbassa un po' di nebbia d'autunno. Un quartiere che sarebbe bellissimo poter avere ancora, risanato, ma pur sempre in piedi, un altro pezzo di "Patavinitas" scomparso di cui forse abbiamo solo qualche vecchia foto (anzi se qualcuno mi sa indicare se ci sono o dove poterle vedere mi farebbe un gran piacere)... Questo borgo medievale arriveva fino a Ponte Molino e alle mura della città e il suo sventramento è "servito" a lasciar posto agli edifici chiaramente di architettura fascista (vedi Razionalismo italiano) di Piazza Insurrezione, dei palazzi della Borsa, della Camera di Commercio e della zona circostante (uno dei pochi edifici rimasti in piedi è quello della Mondadori che nei piani superiori ospita dal 1830 il Gabinetto di lettura e società di incoraggiamento (per visitarlo appuntamento alle ore 18 del 30 agosto  con i Notturni d'Arte!)

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Sulla  sinistra rimangono alcuni pregevoli edifici medievali e palazzi risalenti al Trecento. La più nota è la cosidetta Casa di Ezzelino (vedi immagini iniziale), che fu residenza di Ezzelino III da Romano, vicario di Federico II, la cui dinastia dominò sanguinosamente il Veneto Centrale nel XII secolo. Sotto a questo palazzo si apre il passaggio di via Marsilio da Padova che conduce a Piazza della Frutta. Sul muro la lapide commemorativa delle vittime della rappresaglia nazifascista del 17 agosto 1944, impiccate di fronte. Al più famoso di queste vittime, Flavio Busonera, è intitolata la strada che da lì conduce verso Piazza Insurrezione, oltre che l'ospedale Busonera, sede dello IOV (Istituto Oncologico Veneto). Oltre la Casa di Ezzelino, la casa Dondi sul volto di via Pietro d'Abano che ospitò dal 1509 al 1571 il Collegio Lambertino, istituito dal medico bresciano Girolamo Lambertini per gli studenti suoi concittadini. Fa angolo con via Boccalerie una casa sempre medievale arricchita da cornici e barbacani (vedi terza immagine sulla destra).

Alla prossima strada di Padova

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PS:Come sempre lo spazio commenti è aperto per dire la vostra e commentare. Ricordo inoltre la pagina facebook "Il blog di Padova" sulla quale potete interagire, esprimere opinioni su quanto avviene in città e postare foto o video che la riguardano. Basta cliccare su "like" nello spazio "fb" a fondo pagina.

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02/08/2010

Le strade di Padova - via S. Francesco

P1040065.JPGCiao, quest'oggi torna la rubrica "Le strade di Padova" con la centralissima via S. Francesco che da via VIII febbraio 1848 arriva fino a Pontecorvo.

Si tratta di una strada dall'aria e dalla storia aristocratica se si pensa che la vocazione commerciale della città è presente un po' in tutte le strade eccetto alcune come via S. Francesco in cui sono presenti pochi negozi e botteghe. Percorrendo questa strada troverete infatti librerie (in primis la Feltrinelli), botteghe di stampe, libri antichi, filatelia e numismatica, antoquariato, qualche bottega artigiana come un calzolaio, le legatorie e fotocopisteria a servizio degli studenti delle vicine facoltà e ovviamente qualche bar.

P1040069.JPGDa "Le strade di Padova" di Toffanin riporto: "Una delle principali strade, peri suoi palazzi, per il complesso di S. Francesco Grande dei padri Osservanti. Prendeva appunto il nome di contrada Portici Alti per la loro continuità ed ampiezza (soprattutto sul lato destro), e poi contrada Soccorso, avendovi nel 1576 il card. Federico Cornaro aperto un educandato, "Il soccorso delle verginelle"".

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L'ala sud del Palazzo del Bò occupa il trecentesco palazzo Capodivacca. Nel Settecento, al piano superiore, nella sala Battagia si svolgevano feste e intrattenimenti serali. Una volta attraversata la riviera con sotto il Ponte S. Lorenzo, ponte romano visibile sotto la sede stradale grazie ad una vetrata recentemente installata (leggi "Patavium e il ponte S. Lorenzo" e leggi approfondimento sul Ponte S. Lorenzo).

P1040053.JPGSuperata la Feltrinelli si trova sulla sinistra il Palazzo Romanin Jacur (vedi foto a destra), di impianto trecentesco ma completamente rifatto nell'800. Denominato la "Cà d'Oro" ricorda, infatti, gli edifici veneziani. Non ha nessun fondamento storico invece, la romantica epigrafe che afferma che qui avrebbe dimorato Dante nel 1306, pur rimanendo indiscussa la sua presenza a Padova.

P1040059.JPGDi fronte piazza Antenore con l'arca che secondo la leggenda custodisce le spoglie del mitico fondatore (leggi "Antenore, il mitico fondatore"). Proseguendo sulla sinistra il prestigioso palazzo Zabarella (foto a sinistra) ora sede di mostre d'arte organizzate dalla fondazione Bano-Palazzo Zabarella (da ottobre a febbraio l'attesa mostra "Da Canova a Modigllani.Il Volto dell'800") è facilmente riconoscibile per la sua torre e poi il bellissimo palazzo Papafava su quattro arcate ora sede dell'Enel. Prima del Palazzo Papafava, all'angolo con vicolo Santa Margherita scorgiamo, sul sito di un precedente monastero appartenente ad un ordine femminile veneziano, l'Oratorio di S.Margherita (dal sito salvalarte.legambientepadova.it), eretto nel 1748, testimone di un precoce neoclassicismo dato dalla sua sobria eleganza e dalla facciata in pietra d'Istria. La prima parte dei portici sulla destra appartenenvano all'Ospedale vecchio (fondato nel 1414 e funzionante sino al 1798) e la seconda parte della Chiesa. La prima parte è da anni chiusa per continui lavori di restauro dell'ospedale vecchio laddove dovrebbe trovare posto il Museo dei Storia della Medicina e della Salute (vedi il sito del museo virtuale Musme). Presso la Chiesa S. Francesco erano visibili affreschi esterni dello Squarcione, oggi scomparsi. Di fronte, presso la Scuola di Carità, sede della Confraternita che si prendeva cura della gestione economica dell'Ospedale, c'è un ciclo d'affreschi di Dario Varotari. Oltre la chiesa, i palazzi Lazara-Giusti, Orsato, Massimo (dove c'è la sede del'ong Medici con l'Africa-Cuamm), Santuliana.

P1040076.JPGNel palazzo Giusti dalla fine del 1943 al 1945 ebbe sede la temibile "banda carità", banda paramilitare fascista che imperversò a Padova imprigionando e torturando partigiani e patrioti (vedi targa a destra con la "Canzone della nave" composta da Egidio meneghetti e dai suoi compagni di cella della "nave" di questo palazzo). Oggi sede della Società del Casino Pedrocchi, un'associazione privata, centro di cultura, di lettura e di memorie storiche. Proseguendo Palazzo Bonmartini, ora caserma della Guardia di Finanza, "famoso" per la clamorosa vicenda giudiziaria del secolo che seguì all'assassinio del conte Francesco Bonmartini.

P1040088.JPGPersonalmente questa strada l'ho molto frequentata. Ricordo quando era aperta al traffico e diveniva una camera a gas per lo smog che rimaneva intrappolato nella strettezza della via e quando poi fu chiusa al traffico almeno fino all'altezza della Scuola di Carità. La frequentavo perchè iscritto a Scienze Politiche nella vicina via del Santo mi recavo spessissimo alla mensa S. Francesco dell'Esu e poi mi spostavo nell'aula studio di via Galilei. Ero cliente della fotocopisteria della stessa via, ho festeggiato la mia laurea nel bar che precede il porticato dell'Ospedale Vecchio e frequentavo assiduamente il mitico cinema Exelsior del vicolo S. Margherita, spesso adibito anche ad aula universitaria (ah bei tempi! :;)

E voi, anneddoti, curiosità, conoscenze, approfondimenti riguardo a questa via?

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21/07/2010

Le strade di Padova - via Cesare Battisti

c-bat.jpgCiao e buon inizio settimana a tutti! Quest'oggi riprendo la "nuova" categoria de "Le strade di Padova" per scrivere di via Cesare Battisti, via che inizia da via 8 febbraio 1848 di cui ho scritto la settimana scorsa all'altezza del Caffè Pedrocchi e che, seguendo il perimetro del palazzo del Bò (a cui si può accedere dalla Porta della Vacca, altro richiamo bovino eheh :D), scende fino alla Riviera dei Ponti Romani.

7ef7983a451fbd0146f509d92ba86ec2.jpegHo scritto scende non a caso perchè di fatto il primo tratto di via Cesare Battisti, unico credo a Padova, è in discesa. Dopo l'incrocio con la Riviera la strada continua fino ad immettersi in via Ospedale Civile. La via è intitolata a Cesare Battisti, patriota trentino nato nel 1875, che quando l'Italia entrò in guerra riparò con la famiglia a Padova (risiedeva in via Fusinato), arruolandosi volontario negli alpini, fu fatto prigioniero e considerato traditore dagli austriaci e per questo impiccato nel Castello del Buonconsiglio il 12 luglio 1916 (vedi immagine a sinistra Cesare Battisti scortato al patibolo dagli sgherri austriaci).

caterina15.jpgSempre dal libro di G.Toffanin, "Le strade di Padova" (leggi il post), riporto che "La strada dal 1900 al 1926 si chiamò via Cassa di Risparmio, avendo sede nel Palazzo Dondi l'istituto di credito. Precedentemente si divideva in via Beccherie (c'erano le botteghe dei macellai), via Pozzo Dipinto (otturato un pozzo, per non perdere il diritto di terebrazione,mlo siera dipinto sulla facciata d'una casa) e via S. Caterina (dalla chiesa omonima che custodisce i resti del violinista Giuseppe Tartini, vedi foto a destra). Dove la strada è interrotta da Riviera dei Ponti Romani c'era il ponte Falarotto il cui nome lo si fa derivare da una famiglia Fallarotto o Fallagrotto". Dice Toffanin "via Cesare Battisti è una delle strade meglio conservate e porticate, con pochi palazzi e molte case borghesi, negozietti, angoli tranquilli quasi in disparte nonostante sia in pieno centro cittadino. Neppure mai vi furono insediamenti religiosi importanti se si esclude il Conservatorio di S. Caterina ed il Conservatorio del Soccorso (per accogliere le giovani desiderose di abbondanare la mala vita).

Una strada preferita dagli studenti che vi trovavano da vivere a dozzine con la comodità di essere vicini all'Università: ci conforta in questo opinione la tradizione risalente al XVI secolo della processione dei giuristi nella Chiesa di S.Caterina il giorno della festa della Santa (25 novembre)". S.Caterina è infatti patrona di giurispudenza dell'Università di Padova, un tempo "studio dei legisti". Oggi nell'ex convento di S. Caterina c'è il campus della facoltà di statistica, un complesso moderno e funzionale ricavato appunto negli spazi che erano del cosidetto convento delle convertite a fianco della Chiesa di S. Caterina.

Torre_del_Bo.JPGTornando all'inizio di via Cesare Battisti nel tratto che prima del '900 era noto come Contrada delle Beccherie per via delle botteghe dei macellai c'è da aggiungere una curiosità legata alla costruzione della sede storica dell'Università di Padova e cioè il Palazzo del Bò. Fino alla sua costruzione le varie scuole e facoltà erano sparse per la città. A partire dal 1492 queste furono riunite nell'attuale sede che venne ampliata con l'acquisto dei palazzi adiacenti fino ad occupare tutto l'attuale isolato. Verso la fine del 1300, dove oggi sorge la sede centrale dell 'Università del Bò, vi erano tre case di proprietà della famiglia Papafava (una delle famiglie più potenti dell'epoca):la Ca' Bianca, la Ca' della Moneta e la Ca' Nova.
Queste verso la metà del 300, furono trasformate in un Albergo che aveva come segno di riconoscimento un bucranio (un teschio di bue). Era di così tale bellezza che il medico Michele Savonarola sostenne che"quo nullum in Italia pulchrius aut magnificentius existit". L' albergo fu chiamato dunque "Hospitium Bovis".Era situato alla porta della città (detta "della Vacca") o delle Beccherie posta sul Naviglio, oggi interrato a formare l' attuale Riviera dei Ponti Romani. Qui sorgeva la più antica cinta muraria cittadina (se ne possono vedere i resti nella Porta Altinate poco lontana). Dopo essere più volte passato di mano, in seguito ai conflitti fra i Papafava e i Carraresi, l'Albergo del Bue venne acquistato nel 1405 da un macellaio Jacopo Marcolini. Un secolo dopo un suo discendente lo cedette al Rettore dei Giuristi Bernardo Gil di Valenza : l'hospitium diventava la sede per le scuole di Giurisprudenza. Nel 1539 l'antico albergo (conglobando anche la domus alba dei Carraresi con tanto di Torre ,tuttora esistente. Vedi foto d'epoca a sinistra dal ponte Fallarotto/Porta della Vacca (o delle Beccherie)) ospitava anche l'Università degli Artisti e prendeva il nome di Schole del Bò. Nel cortile vecchio, il Moroni adoperava il Bucranio cinto da festoni sulle corna, come ornamento della trabeazione,creando così un simbolo immortale assunto oggi dalla goliardia padovana (da PadovaFoto.com.

E poi ci possono essere i ricordi di chi ci ha vissuto, ha frequentato questa via, ci ha lavorato sicchè ognuno può dire la propria o raccontare un aneddoto riguardante le Strade di Padova, per cui raccontate pure! ;)

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12/07/2010

Le strade di Padova - via 8 febbraio 1848

411282160.2.JPGDopo la presentazione della settimana scorsa (leggi quì) quest'oggi il primo post dedicato alle Strade di Padova, nuova categoria di questo mio spazio in cui cerco di raccontare a mio modo la città.

La prima strada non poteva che essere la più conosciuta, la più frequentata, la più centrale. Mi riferisco a via 8 febbraio 1848, ormai chiamata comunemente Liston, la prima via pedonalizzata della città che unisce via Roma e il cosiddetto Canton del Gallo a Piazza Cavour.

La via è intitolata ad uno dei giorni più significativi della storia di Padova, l'8 febbario 1848, giorno in cui i padovani insorsero contro gli austriaci. Il giorno precedente il maresciallo austriaco d'Aspre pretese di passare in carrozza laddove stava sopraggiungendo il corteo funebre di uno studente. “Il giovane Bortolo Lupati apostrofò veementemente l'arrogante generale intimandogli di retrocedere. Scolari e cittadini si ribellarono, a nulla servirono i tentativi di placare gli animi, l'università venne chiusa, nelle strade vennero posti picchetti armati; si sparò, vi furono morti e feriti (da Le strade di Padova di G.Toffanin).” L'immagine di apertura del post ritrae la "targa" che si trova all'angolo tra via Cesare Battisti e il palazzo del Bò, sopra la farmacia per intenderci, dove si legge "8 febbraio 1848. Quì alle irruente orde straniere, studenti e popolani, per improvvisa concordia terribili, il petto inerme opponendo, auspicarono col sangue, il riscatto d'Italia" firmato il Comune di Padova 8 febbraio 1885.

785428714.jpgDi questi fatti e del Caffè Pedrocchi, luogo di incontro di studenti ed intellettuali ho scritto nel post Lo storico Caffè Pedrocchi e gli studenti ribelli di Padova” post in cui segnalo la presenza del Museo del Risorgimento e dell'Età Contemporanea (ingresso libero per i possessori della PadovaCard), non a caso sorto al Pedrocchi e non a caso in un luogo caro all'Università di Padova che negli anni del risorgimento e fino all'Unità d'Italia fu chiusa più volta per via dei moti che vi si organizzarono.

Mai come in queste giornate si può dire che città e la sua università hanno fatto assieme la storia, giorno l'8 febbraio diventato poi ricorrenza anche per la goliardia e il mondo studentesco, giorno in cui c'è il cambio del tribuno e la commemorazione (leggi il post "Gaudeamus igitur!")

Padova Albergo Palazzo Storione.jpgNel corso degli anni la via ha cambiato aspetto più volte. Innanzittuto fino al 1899 si chiamava via Università mentre solo nel 1922 fu realizzato il monumento ai Caduti che chiude il palazzo del Comune. Laddove ora c'è una banca e un negozio di moda un tempo c'erano vecchi edifici posizionati più vicini al palazzo del Bò che rendevano la via più stretta. Tra questi lo storico Albergo Storione, con il salone affrescato da Cesare Laurenti, tappa d'obbligo per gli ospiti di riguardo e per i banchetti in loro onore, Nel suo “Viaggio in Italia”, Guido Piovene racconta della cena dei macellai di Padova e scrive: "Giungo a Padova la sera tardi, il giorno dell'Immacolata, prendo possesso della camera allo Storione, e scendo per pranzare. La sala maggiore del ristorante è occupata da un grande pranzo di macellai. Siedo nella sala accanto ma, più che mangiare, sbircio attraverso una tenda. Centinaia di macellai, come ne ho visti solamente a Chicago, intorno a molti preti e frati; il padre rettore del santo, calvo, grasso, occhialuto, seduto a capotavola, è fatto segno a riguardi reverenziali. I macellai di Padova detengonò un privilegio; portano in processione per l'Immacolata il mento e la lingua di sant' Antonio; la sera, si uniscono a tavola. Fu un pranzo padovano, con pasticcio di maccheroni, bolliti e faraona arrosto; si pronunciavano discorsi faceti in un dialetto, il ruzzantino, incomprensibile anche ai veneti".

C'erano il teatro Garibaldi, le Poste Centrali poi Camera di Commercio e le botteghe di fronte al pianterreno dell'Università tra cui la libreria Drucker, credo o almeno mi piace immaginare presso la stessa sede dell'attuale libreria. Libreria che contendeva alla Draghi il primato cittadino e che per via delle frequentazioni era una sorta di club culturale. Dice G.Toffanin nel suo "Le strade di Padova": “Da considerarsi, quindi, via Otto Febbraio l'ombelico della città per l'Università, il Municipio, il Pedrocchi. Il complesso antico dell'università, fondata nel 1222, è quello verso sinistra, esistente dal 1493. Prima vi era una locanda, chiamata “al Bo” (perchè nella contrada retrostante si trovavano il Macello e le Beccherie), ed ecco perchè il Palazzo dell'Ateneo si chiama, il Bo. Il bucranio ( il cranio del bue) è il simbolo dell'Università”.

117.jpg.jpgSarebbe difficile raccontare minuziosamente la storia di tutti gli edifici che si affacciano sulla via così come tutte le sue modifiche fino all'attuale pedonalizzazione ma esistono libri con vecchie stampe e foto in bianco e nero (come quelli usciti con il mattino di Padova “Padova.Una storia per immagini”) che consegnano alla memoria la città vecchia e magari chiudendo gli occhi o provando ad immaginare quei tempi potremo vivere determinate suggestioni ed immaginare com'era la via quando accanto al Pedrocchi passava il vecchio tram, ad esempio.

Peccato che a Padova non ci sia stato uno scrittore equivalente a Joyce per Dublino ma immagino comunque quella che doveva essere la città sul finire dell'ottocento e i primi anni del novecento: le vie della città attraversate da carrozze, con signore eleganti dagli ampi cappelli, dai busti rigidi e dalle gonne svolazzanti, austeri signori con cappelli scuri, così come i contadini che portavano i propri prodotti in piazza sui dei carretti, studenti guasconi e perdigiorno e chiassosi mocciosi che correvano di qua e di là inseguiti da mamme in apprensione. E me ne immagino uno di questi tirare per la gonna la madre e convincerla a comprargli una pastarella “Dalla Baratta”, una pasticceria sorta nel 1887 proprio di fronte al Pedrocchi laddove oggi c'è un negozio di abbigliamento giovane che fa angolo con via Cesare Battisti, l'unica via in discesa/salita della città. Pasticceria che è da considerarsi il primo bar di padova perchè la gente stava in piedi e non seduta.

Immagini, fantasie, suggestioni possibili solo grazie a punti fermi, episodi raccontati, foto, date certe e se si mantiene vivo il ricordo della città degli anni passati e dei suoi cambiamenti. In una parola “cultura popolare” come ho intitolato la categorie di questo blog che di fatto contiene anche quella sulle strade.

E voi? Avete ricordi, aneddoti particolari legati al presente e al passato di via 8 Febbraio?

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05/07/2010

Le strade di Padova

P1060023.JPGCiao a tutti, quest'oggi ho pensato di iniziare la settimana presentandovi una nuova categoria di questo blog che di fatto sarà una "sottocategoria". Ho pensato infatti di parlarvi, ogni tanto, delle strade di Padova, quelle più conosciute del centro storico e altre magari degne di nota per qualche curiosità. Le strade di una città sono il placoscenico dove va in scena la vita della comunità e negli anni sono state costruite, modificate, hanno visto cambiare il loro aspetto, il loro scenario circostante, alcune sono sparite assieme ad interi rioni, altre mantengono lo stesso tracciato della Patavium romana, molte hanno visto cambiare il loro nome ma senz'altro hanno molto da raccontare sulla storia della città e delle persone ci hanno vissuto.

La categoria in questione sarà quindi "Le strade di Padova", categoria che rientra in quella già esistente de "La Vecchia Padova (cultura popolare)", e l'idea mi è venuta sfogliando un libro da pochi giorni acquistato (vedi a destra il libro davanti allo schermo del mio pc) proprio per raccontarvi qualcosa di nuovo sulla nostra città. Mi riferisco proprio a "Le strade di Padova. La vita millenaria della città, la sua storia, i suoi monumenti, le sue tradizioni, rivissute attraverso  la fitta intelaiatura delle vie e delle piazze di oggi" di Giuseppe Toffanin (jr), editrice Newton % Compton Editori, per cui post va anche a rimpinguare la categoria "libri e fumetti". Ho inoltre inserito questo post nella categoria "turismo" perchè ritengo che quanto concerne la storia e la cultura popolare di una città possano essere temi di interesse turistico e attorno ai quali costruire e pensare eventuali itinerari, categoria quella del "turismo" molto ampia dunque che riguarda la sua città nel suo complesso, a maggior ragione se parliamo di turismo urbano!

Padovaincisionedellaprimametadel8PiazzadelleErbe.jpgGiuseppe Toffanin, noto giornalista e scrittore (Padova, 1932- Grisignano di Zocco 1994), ha scritto moltissime pagine sulla città di Padova, la sua storia, suo costume, la sua cultura, conosciuto come Giuseppe Toffanin jr per via che il padre portava il suo stesso nome, padre che è stato una personalità del mondo accademico padovano ed italiano. "Strade di Padova" è di fatto uno stradario che elenca tutte le vie e le strade del Comune di Padova, anche quelle periferiche, andando alla ricerca dei nomi originali e storici delle strade stesse, spesso sostituite per celebrare qualche personaggio o qualche fatto di caratura nazionale. In particolare negli anni del risorgimento e dell'Unità nazionale c'era un nuovo stato da costruire anche nel cuore del popolo sicchè molte vie i cui nomi erano dedicate a personaggi o famiglie locali hanno iniziato a chiamarsi "via decorati al valor civile", Fratelli Bandiera, Corso Garibaldi, Piazza Cavour etc etc, giusto per citarne alcune. Nel libro troverete però moltissime informazioni riguardo alla toponamistica della città e allo sviluppo delle sue arterie stradali sin dalle epoche antiche e preistoriche. Pare che l'area in assoluto più antica sia quella attorno al Canton del Gallo nei pressi del quale furono rinvenute sepolture della Padova preromana. Curiosità su edifici che ora non esistono più, su botteghe storiche e popolari che magari ora sono negozi di moda, insomma in questo testo potrete essere catapultati nella Vecchia Padova ed esserne suggestionati vedendo anche vecchi immagini e stampe in bianco e nero. Nella bancarella di Piazza Garibaldi (..appunto!) mi hanno detto di questo libro che ne sono rimaste poche centinaia di copie dopodichè sarà finito e difficilmente ristampato...

Nello scrivere post per questa rubrica "Le strade di Padova" mi servirò quindi molto di questo libro, senz'altro riportandovi qualche brano, così come attingerò a piene mani dall'archivio fotografico di PadovaNews, una galleria sulla vecchia Padova, molto ben fornita (vedi cliccando quì) e da cui ho preso l'immagine quì sopra che raffigura un'incisione di una Piazza delle Erbe della prima metà dell'800!

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