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Ciao a tutti, quest’oggi due post in uno, nel senso che  nonostante vi parlerò di statue, i due post possono essere assolutamente indipendenti l’uno dall’altro. Ha fatto parecchio discutere in città il proposito da parte dell’amministrazione comunale di bandire una gara per l’installazione di due grandi statue a complemento dei lavori di riqualificazione del piazzale della stazione. “La bellezza salverà la stazione” sostiene il vicesindaco, moltissimi cittadini, da quel che si legge nei social network e nei commenti agli articoli sui quotidiani locali on line, sono scandalizzati per una spesa pubblica di 150.000 euro in un momento di così grave crisi economica e come “soluzione” ad un problema di degrado in cui versa la zona della stazione. Sono posizioni lontane senza contare poi la difficoltà nello scegliere il soggetto da raffigurare e lo stile artistico, argomenti che alimentano ancor di più la discussione. 

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Gianni Trivellato, giornalista del Mattino di Padova degli anni passati, che ricordo con piacere come giornalista sportivo al seguito del Calcio Padova (e che pure ha commentato sul mio post  dedicato all’Appiani, “Stadio Appiani, tempio della vecchia Padova”)) sul sito “PadovaOggi” del 3 novembre ha pubblicato un simpatico post “Statue in Piazzale stazione. “Proposte dal…cielo” e così anch’io ho pensato di scrivere qualche riflessione sull’argomento, non facile…padova,statue in piazzale stazione,padovani illustri,statue di padova,il blog di padova,nereo rocco,cultura popolare,vecchia padova,turismo 

Prima riflessione, sull‘idea delle statue anti-degrado. Personalmente non sono contrario a priori alle statue e all’idea che un’area bella e curata e con la presenza pure di elementi artistici possa essere utile a combattere il degrado, anzi…Il principio secondo il quale le aree belle stimolano la cura e la difesa di chi le frequenta mi vede sostanzialmente d’accordo…dipende dalla civiltà delle persone. E quì casca l’asino perchè al momento attuale penso che certi frequentatori della zona non siano molto sensibili al gusto artistico o alla qualità urbana della zona, penso a molti sfaccendati, tossicodipendenti e spacciatori vari bazzicano intorno (problema comune a molte città comunque…) ma anche a giovani che con le loro bombolette spray non si fanno problemi ad imbrattare muri, statue e pannelli illustrativi per turisti.  padova,statue in piazzale stazione,padovani illustri,statue di padova,il blog di padova,nereo rocco,cultura popolare,vecchia padova,turismo

Che tristezza se tutta questa “bellezza” venisse ignorata! E’ vero, secondo il mio parere, che la qualità urbana di una zona favorisce la frequentazione di cittadini e gente di passaggio e magari l’espulsione “spontanea” dalla zona dei frequentatori più molesti ma è chiaro che prima bisogna preoccuparsi dell’abbellimento di tutto il piazzale così come di una continua operazione sul fronte delle sicurezza da parte delle forze dell’ordine, cosa che mi pare stia avvenendo. In questo quadro il progetto delle statue rappresenterebbe la “ciliegina sulla torta” ma il problema è che non è stato presentato in modo chiaro un piano organico di riqualificazione della zona anche dal punto di vista della sicurezza e forse per questo la spesa di 150.000 euro, in questo periodo storico di gravissima crisi economica, seppure decisa qualche anno fa, ha lasciato perplessi in molti, me compreso. Successivamente il vicesindaco Ivo Rossi ha spiegato come la riqualificazione preveda non solo le statue ma bar, pleateatici, una migliore illuminazione per fare del piazzale una vera e propria piazza. Leggi l’articolo de il “Mattino di Padova” da dove ho preso la foto sulla sinistra.

La seconda riflessione riguarda il rischio che l’installazione di due statue o sculture alte 16 metri una e 6 metri l’altra può comportare. Innanzittutto per due opere artistiche così imponenti mi chiedo se siano sufficienti 150.000 euro…Non so, non conosco il valore di mercato delle statue e poi mi chiedo “E se dovesse vincere la gara un’opera “bruttina” piuttosto che una ciofeca di statua? L’arte ed il gusto artistico sono opinabili, per carità, ma considerato il fatto che il piazzale stazione è pur sempre il primo impatto, il primo biglietto di visita della città considero importante che questo impatto sia il più positivo possibile, a maggior ragione si parliamo di due opere imponenti. Ho letto che a Belluno una scultura di Giò Pomodoro è talmente orribile che il sindaco la vuole vendere….

La terza riflessione riguarda i soggetti da scegliere e qui potremo discuterne per ore. Secondo me dovrebbe essere una scultura, magari astratta raffigurante la città di Padova o comunque un soggetto che ben descriva l’identità della città a 360°. Tra i commenti sul sito del Mattino ho letto di Falcone e Borsellino o di esempi di grande civismo italiano. Niente da dire su Falcone e Borsellino ma questi è giusto vengano ricordati in piazza e strade, nei luoghi del potere, nelle università ma nel caso del piazzale della Stazione la “comunicazione” che le statue dovrebbero esprimere, secondo il mio parere, è relativo alla città in sè, alla sua storia, alla sua identità come benvenuto a chi arriva da fuori. S. Antonio va bene secondo me per una terza statua più piccola ma non si può sempre legare a Padova solo il Santo…Padova non è solo il Santo, è molto di più! Per due opere così imponenti (come detto, di 16 e 6 metri d’altezza!) non vedo personaggi illustri padovani così maggioritari rispetto agli altri per questo pensavo ad un’opera di arte comtemporanea più astratta ma anche in questo caso il rischio di cui alla seconda riflessione è alto…

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La quarta ed ultima riflessione nonchè ipotetico post a se stante, “Padovani illustri” snobbati nelle statue della città!” riguarda le statue presenti in città e ai personaggi illustri padovani che (non) le raffigurano.  Ce ne sono varie in giro per la città ma le statue più famose di Padova sono senz’altro quelle del Prato della Valle. Nella maggior parte dei casi si tratta infatti di professori universitari, artisti, condottieri o ex governanti della città. La prima statua realizzata fu nel 1775, per prova, una statua di Cicerone, che fu velocemente rimossa per l’assenza di legame tra il personaggio e Padova; fu sostituita con l’attuale statua di Antenore offerta alla città dallo stesso Andrea Memmo. L’ultima delle statue originali fu quella di Francesco Luigi Fanzago collocata nel 1838. Le statue raffigurano tutte personalità maschili; l’unica eccezione è quella del busto della poetessa Gaspara Stampa collocato ai piedi della statua dedicata ad Andrea Briosco. Vi rimando al seguente sito dove potete scoprire la mappa di tutte le statue del Prato della Valle e tutti i personaggi raffigurati.

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Si tratta di padovani illustri che appartengono però ad un passato piuttosto remoto mentre la storia va avanti e anche tutto l’Ottocento ed il Novecento meriterebbero attenzione e una maggiore valorizzazione, non a caso, nel mio piccolo, ho pensato di creare la categoria “Vecchia Padova. Cultura popolare” e molti padovani illustri così come alcuni episodi storici meriterebbero una statua mentre invece sembrano avvalorare la teoria secondo la quale “nemo propheta in patria est”.  Qualche tempo dopo un post nella categoria “personaggi illustri“, sono stato contattato per un’intervista radiofonica all’interno della trasmissione “Il geco di città” in onda su radiodue durante l’estate scorsa e mi sono state fatte domande relativamente ad un grande personaggio, Giovanni Belzoni, (rileggi il mio post “Giovanni Battista Belzoni, l’Indiana Jones padovano!”) padovano del portello,primo egittologo, esploratore, archeologo (fu colui che recuperò la colossale statua di Ramesse II, oggi al British Museum di Londra) che visse una vita avventurosa tale da ispirare il personaggio Indiana Jones (si, avere capito bene!). A Belzoni è stata dedicata la sala egizia al Pedrocchi dall’amico Jappelli, ci sono degli spazi espositivi all’interno dei Museo civici degli Eremitani ma quanti padovani conoscono Belzoni e la sua vita? Forse conoscono di più l’istituto tecnico che da lui prende il nome.

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All’angolo tra via Cesare Battisti e via 8° febbraio davanti al Caffè Pedrocchi, c’è una statua di cui ignoro il significato. Sul palazzo del Bo all’angolo in alto c’è una targa dedicata all’8 febbraio 1848, data storica per Padova e di cui ho scritto più volte, giornata dell’insurrezione degli studenti e dei popolani contro i soldati dell’impero austro-ungarico. Fu la prima rivolta della stagione del ’48 da cui nasce il detto “fare un quarantotto”. Non ci stava meglio una statua dedicata all’8 febbraio? questo avvenimento? Quanti padovani conoscono queste vicende? L’8 febbraio si sa che festeggiano i goliardi dell’università ma i motivi si conoscono? (rileggi il mio post “Gaudeamus Igitur!”) Non sarebbe già questo un luogo della memoria per raccontare la città e la sua storia anche ai turisti?

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Padova era nota come città d’acque per via dei suoi canali che la attraversava in città così come sul territorio provinciale e per l’attività dei barcari, mestiere scomparso di cui vi ho parlato nel post “L’ultimo dei barcari”  scritto dal giornalista Francesco Jori e Riccardo Cappellozza, il protagonista e vero ultimo barcaro, insignito nel 2008 del premio padovano eccellente anche per la sua creazione, il bellissimo e significativo “Museo della Navigazione” di Battaglia Terme. Perchè non installare una statua lungo le riviere dedicata all’ultimo dei barcari? Già ci sono i pesciolini azzurri in via Anghinoni verso piazza Cavour quasi a testimoniare il luogo dove c’erano le pescherie…

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Ho la fissazione della storia e della cultura popolare, lo ammetto, perchè mi piacciono i luoghi autentici, con personalità, con un’identità marcata…Padova spesso sfugge a questo. Io penso che anche personaggi “popolari”, amati dalla gente semplice, come un allenatore di calcio, anche se poi questo divenne uno dei più grandi allenatori della storia calcistica italiana ed internazionale, possano rappresentare un elemento dell’identità di una città. Mi riferisco ovviamente a Nereo Rocco. Perchè non una statua raffigurante Nereo Rocco che passeggia assieme ad Aurelio Scagnallato verso la vecchia Trattoria Cavalca  (posizionandola nell’angolo di Piazza delle Erbe verso via Manin), protagonista del mitico Padova degli anni Cinquanta vicini più a volte a vincere uno scudetto ma soprattutto vicini al cuore della gente. Qualche anno fa ricordo la proposta dell’assessore Boldrin relativamente alla Gaetana, donna malata di elefantiasi, famosa a Padova negli anni ’40, oggetto di sbeffeggiamenti da parte dei monelli e soggetto di Tono Zancanaro. Perchè no? L’identità di una città è anche questa non solo la cultura “alta”.

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Non dico di far diventare Padova un grande bazar di statue, questo no,  ma noto la mancanza di interesse per ciò che rappresenta la patavinitas e la storia della città. Non è localismo, è valorizzazione della storia e dell’identità di una città, principio che vale a Padova, a Glasgow, a Cadice come nell’ultimo villaggio del Burkina Faso. Sarà che io quando visito una città mi piace scoprire la sua storia e mi piacerebbe facessero lo stesso i turisti che vengono in città, oltre ai padovani che la propria città la snobbano…Io ho citati qualche soggetto ma la lista potrebbe essere molto lunga. A maggior ragione se pensiamo che in due capitali europee come Bruxelles e Dublino, le statue più famose sono quelle di un bambino che fa la pipì (Manneken Pis) e una popolana, pescivendola ambulante, di facili costumi (Molly Malone) (foto a sinistra), da personaggi della cultura popolari a vere e proprie “icone” della città vendute a turisti sotto forma di mille gadget, cartoline e souvenirs vari, senz’altro anche la nostra Gaetana, il “barcaro” delle riviere piuttosto più che Nereo Rocco ci potrebbero stare benissimo…e non mi venite a dire che all’estero sfruttano questi personaggi perchè non hanno personaggi storici della politica e delle arti etc etc da mettere in mostra perchè semplicemente non è vero!

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Ciao a tutti! Lascio spazio ad Antonella Meneghel, operatore didattico museale presso l’assessorato alla cultura del Comune di Padova (la sua prentazione a fondo pagina), che quest’oggi è “guest blogger” di Virgilio Padova e che ci presenterà la mostra dedicata ad Ippolito Nievo. Prima di lasciare la parola ad Antonella mi permetto di segnalarvi il sito della Fondazione Nievo che dal gennaio 2010 si chiama Fondazione Ippolito e Stanislao Nievo, scrittore e viaggiatore, nonchè inventore dei Parchi Letterari (www.parchiletterari.com), marchio registrato della Fondazione Ippolito Nievo, che in tutta Italia li istituisce, li avvia all’attività e ne cura il controllo. Leggi quì un articolo proprio di Stanislao che parla anche di un luogo, tra Veneto e Friuli, lungo il fiume Venchieredo amato dal suo prozio Ippolito e anche da Pasolini. per approfondire guardate anche la puntata de “La storia siamo noi” “Ippolito Nievo: inchiesta sui mille“.

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“Nella notte fra il 4 ed il 5 marzo 1861 il piroscafo Ercole, partito dal porto di Palermo alle ore 12 e 20 minuti e diretto a Napoli, a causa di forze metereologiche avverse, si inabissa trascinando con sé in mezzo ai flutti, oltre al carico, anche il corpo dello sfortunato garibaldino Ippolito Nievo. Nel naufragio periscono anche i suoi uomini di fiducia e tre casse piene di documenti. Tutti i passeggeri periscono, né relitti né cadaveri saranno restituiti alla terra.

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Questa mostra si inserisce fra le iniziative padovane per il 150° anniversario dell’Unità d’Italia, nel desiderio di cogliere impressioni ed idee sul periodo in cui i veneti parteciparono in maniera consistente all’impresa dei Mille. Fra loro una ventina erano padovani e fra questi il nostro Ippolito.
La Mostra, promossa dal Comune di Padova, presso i Musei Civici Eremitani, si propone di analizzare l’impegno per l’unificazione dell’Italia dello scrittore garibaldino attraverso il suo percorso umano e letterario. La nostra città è la terza sede ospitante, dopo il grandioso successo ottenuto a Roma lo scorso 16 marzo con l’Alto Patronato del Presidente della Repubblica. Per la prima volta sono esposti in mostra alcune opere in autografo, tra cui il capolavoro Le confessioni d’un Italiano assieme a lettere, appunti, prime bozze di racconti e disegni autografi. Rare prime edizioni e una ricca sezione iconografica completano il percorso espositivo. Fra amori platonici per le cugine, racconti dei villici nei campi di sua proprietà e uno sconfinato e bruciante desiderio di esplorazione connaturato con la sua ribellione giovanile.

Il percorso ci mostra il giovane Ippolito, passato come una meteora nel dispiegarsi della storia risorgimentale italiana e nei nostri libri scolastici, finalmente analizzato con metodo compiuto e corretto nel suo mondo pubblico e privato. Il principio guida di questo progetto espositivo è il concetto che il museo può realmente rappresentare la “memoria attiva” della comunità a cui appartiene solo se viene conosciuto e compreso nella sua molteplice valenza culturale. Perché il presente è frutto del passato e costruisce a sua volta il futuro.padova,padova cultura,ippolito nievo,mostra su ippolito nievo,musei civici agli eremitani,musei civici padova,@italia150,150 anni italia
Ippolito Nievo negli scritti autografi verso l’unità d’Italia
Padova, Musei Civici agli Eremitani, piazza Eremitani, dal 15 ottobre al 13 novembre 2011. Mostra promossa dal Comune di Padova – Assessorato alla Cultura, Musei Civici
Info:
Orario: da martedì a domenica 09:00 – 19:00, chiuso tutti i lunedì non festivi
Ingresso: intero (per mostra, Museo e Palazzo Zuckermann) euro 10.00; cumulativo (mostra, Museo, Palazzo Zuckermann e Cappella degli Scrovegni) euro 12.00; ridotto euro ,8.00, scuole euro 5.00.
musei@comune.padova.it
http://padovacultura.padovanet.it
Per informazioni: Musei Civici di Padova, tel. 049 8204551 – 049 8204508

“Ippolito Nievo narratore e poeta. La fortuna all’estero”
Presso il Centro Porsche Italia (Corso Stati Uniti 35), inoltre, seconda sede della mostra, si possono ammirare una trentina di preziosissimi testi di proprietà della Fondazione Nievo.
Info: Ingresso libero. Orario: da lunedì a venerdì 09:00 –19:00, sabato 09:00-12:00, chiuso la domenica.
www.porsche.it
attivita.culturali@porsche.it”

Antonella Meneghel 

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“Mi chiamo Antonella Meneghel. Ho trentacinque anni e, da dieci, lavoro nel campo dell’arte e della cultura. Sono specializzata nel periodo storico medievale e ottocentesco. Fin dalla laurea, conseguita presso l’Università degli Studi di Padova, ho sentito forte dentro di me il bisogno di comunicare il ” sapere” che avevo appreso nei miei lunghi anni di studio e volevo farlo assolutamente nella mia città. Il Museo Civico è stato il “tempio” della mia formazione professionale e personale, ma mi sono altresì occupata della valorizzazione del patrimonio storico artistico dei monumenti nella Provincia di Padova , scrivendo testi per cataloghi e pubblicazioni per il settore conservativo delle Ville Venete, Villa Pisani e Villa Contarini; il mio percorso culturale non si è fermato alla collaborazione di testi, ma continuo ad esercitare come “ operatore didattico” nella città di Padova creando itinerari storico-artistici per Il Settore Attività Culturali principalmente per monumenti come Palazzo della Ragione, la Cappella degli Scrovegni e il Caffè Pedrocchi. In particolari occasioni, partecipo in qualità di collaboratore della commissione scientifica dell’Assessorato alla Cultura, con conferenze e visite guidate a particolari gruppi di utenti e nelle presentazioni ufficiali delle attività culturali. Faccio parte inoltre, della Commissione scientifica che annualmente si riunisce per scegliere la tematica dei Notturni d’Arte e per ideare i percorsi da presentare ogni estate ai visitatori.
L’amore per il teatro, sviluppato negli anni liceali, mi ha dato inoltre l’occasione per realizzare un laboratorio didattico medievale presso i Musei Civici, imperniato sulla vita quotidiana nella Padova Carrarese, ricreando come costumista, scenografie, abiti originali e oggetti della vita quotidiana, finalizzati ad un uso consapevole delle tradizioni locali padovane e dedicato in special modo agli utenti delle scuole superiori.
Dove mi potete trovare presso il Comune di Padova – progetto Impara il Museo, percorsi attivi fra le collezioni dei Musei e i monumenti della città:

Notturni d‘Arte e Incontra Padova:
http://padovacultura.padovanet.it/

Se desiderate saperne più potete contattarmi alla mia pagina Facebook, lì troverete tutto ciò che mi riguarda e molto di più: http://www.facebook.com/antonella.meneghel 

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4029575914_c719564cdb.jpgDomani, giovedì 24, sarà l’occasione per festeggiare il recupero di un’altra ricchezza del patrimonio culturale della città e quando queste situazioni continuano a ripetersi ne sono molto lieto perchè vedo riconosciuto il giusto valore che Padova da alla sua storia. Domani serà è stata definita La notte del tempo” perchè l’orologio della bellissima Piazza dei Signori tornerà a funzionare dopo ben 30 anni! Sono infatti stati ultimati i lavori di restauro della torre e del suo Orologio astrario. Il restauro degli antichi strumenti scientifici è stato curato dall’Arass – Brera Associazione onlus. Il restauro è costato 300.000 euro (di cui 250.000 dalla fondazione Cariparo). A destra la foto presa in prestito dal photostream flick di Gioven (clicca quì per vedere le sue foto!).

dondi.jpgDal sito del comune si legge che: “L’Orologio astrario viene realizzato nel 1344 da Jacopo Dondi, (detto in seguito Giovanni Dondi Dall’Orologio) (sulla sinistra la statua in Prato della Valle,La statua di Giovanni Dondi, opera dello scultore padovano Francesco Rizzi, venne eretta in Prato nel 1778 per volontà dei marchesi Giovanni, Antonio e Francesco Dondi Orologio. In essa il personaggio, vestito alla foggia del secolo XIV, tiene nella destra un compasso e nella sinistra, sorretta da un piedistallo, una sfera con i segni dello zodiaco. Ai suoi piedi c’è un triangolo ed una macchina che indica il suo famoso planetario.) da Chioggia, nel 1437 l’Orologio viene ricostruito fedelmente ad opera degli orologiai Matteo Novello, Giovanni e Giampietro dalle Caldiere. L’Orologio rappresenta la teoria astronomica Tolemaica di un sistema geocentrico che poneva la Terra al centro dell’Universo. Ho già parlato di Giovanni Dondi in occasione di un altro post e quindi merita senz’altro di rientrare nella categoria dei “personaggi illustri” per quanto meno noto del suo amico Francesco Petrarca. Ne avevo parlato nel post “W la gallina padovana” perchè secondo la leggenda fu proprio lui ad importare dalla Polonia la gallina dal ciuffo, la nostra gallina padovana!

2660827309_9e81f574f2.jpgLa Torre, alta 30 m. dal piano stradale, è dotata di 5 piani interni, di cui i primi 3 sono stati destinati a contenere le parti del meccanismo dell’orologio, gli altri 2 costituivano la residenza del maestro orologiaio, custode e manutentore. Il movimento a gabbia è dotato di 2 “treni”: il treno del tempo e quello del suono della campana. Il quadrante ha una forma circolare: nella fascia esterna è incisa la numerazione delle ore con caratteri romani, la fascia interna, in lastre di piombo, riporta le stelle di rame. La terza fascia, invece, contiene i simboli zodiacali a rilievo. Al centro si trova il pianeta Terra. La lancia che indica le ore con il Sole è alla base, la Luna, invece, compare su una finestra circolare. Tutti i segni zodiacali, tranne quello della bilancia che manca, sono rifiniti con foglia d’oro zecchino”. Tra i segni dello Zodiaco posti attorno all’Orologio manca il segno della Bilancia. Per la tradizione popolare sarebbe una ripicca del costruttore nei confronti della mancanza di giustizia della committenza che volle pagargli una cifra inferiore al pattuito. Tuttavia il simbolo della Bilancia è stato posizionato nel basamento di marmo che regge il pennone. Non è visibile a colpo d’occhio perché dello stesso colore del basamento.

In realtà l’Orologio Astrario della Torre dell’Orologio di Piazza dei Signori (che prima di essere costruita nel ‘400 vedeva in quel luogo sorgere la porta principale della reggia carrarese da cui si accedeva nella Piazza del Capitanio, oggi Capitaniato) non è l’originale che è andato distrutto da un incendio ma una copia ricostruita dal padre, Jacopo Dondi. Tant’è nella giornate di sole, con il cielo azzurro il bianco dell’edificio risalta ancora di più ed è davvero tutto molto bello, come risulta dalla foto di Gioven quì a destra!

Di seguito il programma che delinea davvero una serata suggestiva!

PROGRAMMA “Notte del Tempo” – 24 giugno 2010 (da Padovanet):

ore 21:45
osservazione del cielo con tre telescopi a disposizione del pubblico con l’Associazione Astronomica Euganea

ore 22:30
immagini su megaschermo del Planetario

“Il ricordo del vecchio orologiaio” con Alberto Terrani

Nuova illuminazione scenografica dell’Orologio e della Torre

I rintocchi dell’Orologio riprendono vita

Viaggio fra stelle – nebulose – galassie e altri spettacoli dal cosmo, a cura di Roberto Sannevigo, con il commento delle musiche dei Pink-Floyd dedicate al tempo, all’origine dell’universo e ai sistemi celesti

Il “personaggio illustre” di oggi è Alexi Lalas. Lo ricordate? Ma certo che si. Nella foto quà sotto lo si vede con il suo look di quando era a Padova e in quello attuale (foto da www.gazzetta.it). Vi potrà sembrare bizzarro inserire un calciatore nella stessa categoria in cui ho parlato di Galileo Galilei, di Shakespeare, di Petrarca, di Giotto, etc etc ma il football è un prodotto della nostra società tanto quanto le scienze e le arti e per quanto mi riguarda la cultura popolare è parimenti degna di attenzione.

 

combo.jpgIl Calcio Padova è una società dal passato glorioso che proprio quest’anno compie 100 anni, è una considerata una delle “nobili” provinciali del calcio italiano ma senz’altro non brilla per notorietà nel mondo pallonaro oltreconfine. Per farla breve non è ne l’Inter, ne la Juve ne il Milan ecco, ma tra i molti calciofili di mezzo mondo il nome di Alexi Lalas, il primo americano a giocare nella serie A italiana, è un nome conosciuto e grazie al suo acquisto, dopo la promozione in serie A del Padova e dopo i mondiali del 1994, la società biancoscudata fece anche un investimento in termini di immagine.

 

lalas.jpgQualche tempo fa, in vacanza a Glasgow, chiacchierando in un pub del più e del meno e anche di calcio, dei signori locali, conosciuta la mia provenienza, ricordarono subito Lalas…”Oh Patofa? Yes, Lalas played there!”. Vabbè che da quelle parti sono fissati, fanatici di calcio ma sono passati 15 anni! Insomma per i cattolici c’è S. Antonio mentre per i profani Lalas, heh, scusate la blasfemia.

 

Nelle trasmissioni televisive Lalas (nella foto a sinistra contro la Juve, foto da www.calciopadova.it) era sempre richiestissimo perché oltre ad essere il primo americano a giocare in Italia era anche un personaggio estroso (caratteristico il suo look con la barbetta “caprina”), schietto, una persona acculturata che non le mandava certo a dire, di certo non parlava come molti suoi colleghi per luoghi comuni ed in più era ed è suppongo un rockettaro. Io stesso l’ho beccato un paio di volte in alcuni locali di Padova ad esibirsi con la sua chitarra e cantare pezzi scritti da lui, era pure bravo, musica stile grunge direi..genere Pearl Jam o giù di lì. Ecco il link al suo sito myspace!! Ma nella rete si possono trovare dei suoi video e alcune sue performances musicali.

 

I tifosi, passato lo scetticismo iniziale di molti che non lo ritenevano all’altezza come giocatore, si affezionarono a lui quasi subito perché oltre ad essere un ragazzo estroso, un calciatore atipico, si dimostrò un ragazzo generoso in campo, professionale nella sua attività e con quel carisma e simpatia in grado di tenere alto il morale di tutta la squadra, senza contare che dopo qualche esitazione iniziale si dimostrò un buonissimo difensore.

 

Ricordo come fosse ieri il suo goal contro il Milan e di come, incredulo lui stesso, corse verso noi tifosi a festeggiare impazzito di gioia come a dire “Vedete? Non sono solo uno yankee con la chitarra, posso davvero fare il calciatore! Evvai!”

 

droppedImage_1.jpgOggi è un “manager” sportivo affermato, presidente dei Los Angeles Galaxi! E’ stato lui a portare negli States David Beckam (vedi foto a destra da www.bbc.co.uk) e lui a gestire il prestito con il Milan, e intervistato recentemente, ha detto di avere ancora Padova nel cuore e che per lui quell’esperienza nel Calcio Padova fu davvero importante. A Padova ha dato molto anche dal punto di vista umano trasmettendo a tutto l’ambiente pallonaro, che si prende troppo sul serio, un po’ di leggerezza e spensieratezza laddove tutto già allora sembrava esasperato.

 

Ciao Alexi, in bocca al lupo!, se decidi di tornare a Padova a farci visita sei il benvenuto! contattami che ti organizzo una bella rimpatriata! 😉