Buongiorno a tutti! padova blog,padova,colli euganei,provincia di padova,turismo padova,veneto,turismo veneto,enogastronomia,turismo enogastronomico,mangiare a padova
Eccomi! Pensavate di esservi liberata di me eh?

Ma no tranquilli, lascerò in pace in pace i vostri stomaci, e mi concentrerò su un argomento che parla sempre di territorio, ma stavolta in versione 2.0. Ho utilizzato quest’immagine di Reteattiva poichè l’ho trovata molto adatta all’argomento.
Veniamo a noi, vi chiederete, perché ho pensato di abbandonare l’argomento culinario per questa volta? Beh, diciamo per due motivi: 1. Perché ingrasserete abbastanza durante il Carnevale Padovano e, 2. Perché la rubrica Enogastronomia e Terrirorio prevede che io parli anche dei luoghi che circondano voi e che circondano me (oramai virtualmente!)

Scrivo per questo blog da Settembre ormai, ho avuto diverse soddisfazioni, una tra tante: la possibilità di farmi conoscere potendo argomentare su prodotti tipici, territorio, vino, eventi enogastronomici e di qualche locale particolarmente apprezzato. E sempre grazie al mio contributo in questo spazio offertomi da Alberto, ho avuto la possibilità di conoscere meglio la città di Padova, di partecipare a qualche incontro formativo sul Social Media Marketing, oppure l’ultima occasione di seguire una lezione universitaria organizzata dall’Università di Padova: Facebook in tourism.
La rete mi sta dando davvero molte soddisfazioni, ultimamente, questo mi fa semplicemente pensare che le potenzialità che essa offre siano paragonabili ad una grossa ragnatela, un groviglio di relazioni, che se ben strutturate può diventare davvero solide. 

Per puro caso, stavo facendo delle considerazioni su come i comuni, le amministrazioni pubbliche e i cittadini fanno sentire la proprio presenza sui social network e Google mi ha dato la sua gentile risposta così: una ricerca dettagliata di sistemasusio srl. ovviamente la ricerca si è concentrata soprattutto nel Triveneto e ho trovato davvero interessanti questi dati, raccolti tra l’altro dalla professoressa Claudia Zarabara, conosciuta durante un convegno organizzato dal Consorzio Terme Euganee Abano Montegrotto, e con la quale ho avuto modo di scambiare due chiacchiere in merito all’utilizzo degli strumenti social in ambito business tourism. I dati sono chiari, se scorrete a pagina 24 del file in pdf, potrete leggere com’era la situazione un anno fa su Padova.

padova,colli euganei,turismo padova,turismo veneto,veneto,enogastronomia a padova,enogastronomia colli euganei,dolci di sant'antonio,mangiare a padova,fior d'arancio dei colli euganeiAd oggi, la situazione è decisamente migliorata sia per Padova che per noi de il Blog di Padova. Se si digita su Google “Blog Padova” si può notare, che il secondo risultato nelle serp siamo proprio noi e Mr. Google significa che ci pensa affidabili. Ci supera Padova Eventi con il blog dedicato meramente agli eventi, dal quale a volte attingo molte informazioni, per poter completare le mie descrizioni.

Con grande piacere ho notato che da Dicembre i nostri likers e followers sono davvero cresciuti e questo è tutto merito della credibilità dei contenuti, dell’interesse a mettere in luce la nostra città e un pizzico di ironia e simpatica nel lavoro di squadra che io, Alberto Botton e Giuseppe Bettiol stiamo svolgendo. Grazie per aver dimostrato il vostro interesse nel seguirci in questo post.

A tal punto mi sono chiesta, quanti di voi vorrebbero parlare, partecipare e commentare il proprio territorio, la propria città e creare relazioni tra i cittadini, studenti, turisti all’interno di un unico contenitore? Credo ci sia davvero del fermento dietro a questa necessità e sono davvero curiosa di sapere il vostro parere. Per questo motivo , oltre alla pagina dedicata al Blog di Padova , ho creato la community patavina all’interno di Google Plus (altro social in piena espansione) dove è possibile partecipare e dire la vostra opinione. we-are-citizen-journalism.jpg

Oggi il consumatore è diventato “consumATTORE” quindi vuole usufruire delle esperienze direttamente e creare una sorta di giornalismo partecipativo, come tutte le esigenze, tutto questo verrà prima o poi soddisfatto, me lo sento e vi lascio sia con un po’ di suspance che con  un filmato sul giornalismo partecipativo.

 

Salute!

S.

http://about.me/silviatiberto

 

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Un articolo della scorsa settimana uscito poco dopo il parere espresso da Beppe Grillo sulla movida notturna non è passato inosservato al sottoscritto e senz’altro da molti altri, giovani e meno giovani che da anni stanno seguendo la storia infinita e le polemiche legate alla questione spritz e vita notturna in centro storico. Se Beppe Grillo se ne è uscito cercando (e credo trovando molte critiche tra i suoi stessi estimatori e ricevendo come risposta una lettera dai Subsonica) di lanciare una crociata proibizionista contro locali notturni, vendita di alcolici e la cosiddetta movida milanese e non solo, a Padova, sperimentati questi metodi in questi ultimi anni, c’è qualcuno che pare stia facendo marcia indietro cambiando idea in merito a queste scelte.

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L’articolo in questione è stato pubblicato in data 2 agosto ed è intitolato “Centro poco sicuro, i residenti: vogliamo i locali aperti di notte”. Sottotitolo: “Dopo le 24 le piazze sono terra di nessuno». Firme e comitati per chiedere che i bar chiudano all’una. Lo stop dell’assessore Carrai: “Non comandano loro””. Appena letto questo articolo mi è scappato un mezzo di ghigno di commiserazione…Mi dispiace ma senza voler generalizzare, da troppi anni, il “residente del centro storico medio” si è distinto come colui che considera il centro storico come l’estensione del proprio salotto. Capisco benissimo l’esigenza di chi vive in centro storico di voler dormire di notte e chi si lamentava  di quei maleducati incontinenti che, da ubriachi, facevano i loro bisogni sotto i portici ma non per questo un centro storico di una città che vuole proporsi come città turistica deve diventare un quartiere dormitorio con locali chiusi a mezzanotte, senza contare come è cambiata la città negli ultimi anni, con la chiusura della quasi totalità dei cinema del centro, con la riduzione drastica di locali con musica dal vivo. Attiriamo in città i turisti e i convegnisti e poi non permettiamo loro di godersi la città qualche ora in più di notte?? Negli anni ricordo lo straordinario successo dell’unica vera Notte Bianca organizzata in città e fatalità mai più riproposta causa il “degrado” che ne sarebbe derivato, termine super-abusato per chiunque  voglia esprimere in modo politically correct la propria intolleranza a chiunque voglia vivere maggiormente la vita notturna in città.

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Nel corso degli anni, dalle pagine dei giornali, al ritorno degli studenti universitari in città si lanciava il “problema spritz” e di come gestire la loro presenza. Ci hanno provato due amministrazioni comunali diverse, spostando, trasferendo “il popolo degli spritz” in vari luoghi decentrati, è partita l’idea dei Navigli, ripresa quest’anno dopo una ferma di qualche stagione,  cercando di controllare lo spaccio di droga, provando a disencentivare l’abuso di alcohol anche con i controlli della polizia, multando gli esercenti, anticipando la chiusura dei locali, insomma gestendo il tutto come un problema. Spesso i residenti sono quelli che telefonano alle 11 di sera ai vigili perchè la musica è troppo alta, alcuni di questi lo scorso autunno hanno “denunciato” attività storiche come quella di Duilio in piazza della Frutta poichè il fumo nel cucinare le caldarroste disturbava…Senza generalizzare ricordo che un residente del cento storico, se si può permettere e possiede un appartamento in piazza della Frutta, non vuole il fumo delle castagne, non tollera la musica, non vuole giovani che schiamazzano, si lamenta del degrado che certe iniziative provocherebbe, può sempre vendere e comprarsi una casa in periferia poichè permettersi di vivere in centro città è pur sempre un privilegio.

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Una città va vissuta ed ovunque nel mondo la tendenza è quella di cercare di farla vivere e di renderla attraente per più ore possibili ed attrattiva non solo come area residenziale e commerciale, attrattiva anche per i giovani, per i turisti e per chiunque si trovi in città, non solo durante la giornata, comprese le domeniche (e fin quì le iniziative non mancano di certo), ma anche una volta calate le tenebre…Ecco perchè sono per l’apertura dei locali almeno fino all’1,00 e mi piacerebbe che ce ne fosse qualcuno in più predisposto ad ospitare musica dal vivo. Dicevo della chiusura dei cinema del centro storico, avvenuta nel corso degli ultimi 20 anni per via del successo dei multisala, faccio notare come il Teatro Verdi attiri un certo target mentre un’offerta culturale più popolare è da anni espulsa dal perimetro delle mura storiche, salvo qualche rara eccezzione…Da qui anche la nascita ed il successo del gruppo di promotori de “Salviamo il Cinema Altino”.

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Non che la presenza di spacciatori non sia un problema così come quello del consumo di alcohol da parte dei giovani ma che soluzione è chiudere una città a mezzanotte? Il problema forse era l’eccessivo assembramento di gente che si può vedere nelle foto sopra, risalenti a qualche anno fa, ma ora non credo che allungare di un’ora l’apertura dei locali possa cancellare una certa dispersione avvenuta con gli anni. Si può anche pensare di insonorizzare gli ambienti, le abitazioni, si può essere un po’ più tolleranti, si può interpretare la cosidetta “movida” come espressione di vitalità della città e non come “problema”. Si possono cercare compromessi perchè a quanto pare la situazione attuale accontenta sempre meno gente. Questa è la mia opinione ovviamente…Insomma ora, in piena estate, con gli universitari fuori sede lontani da Padova o i giovani che affollano l’area dei Bastioni o del lungo Piovego, i residenti si sentono insicuri poichè saltano maggiormente all’occhio presenze inquietanti di persone dedite al malaffare…Oggi c’è chi inizia a chiedere una maggiore vita notturna in centro storico perchè ha paura ed ha capito che locali aperti con la loro clientela funzionano già come presidio di zona e di vigilanza attiva…D’inverno sarà ancora peggio perchè dopo le 20,30, complice anche la crisi, ho la sensazione che ci sarà ancora meno gente in giro tranne quella indesiderata…E voi che ne pensate??


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25 aprile Festa della liberazione. Ciao a tutti, quest’oggi un post dedicato a questa ricorrenza, 67 anni dopo la liberazione dalla dittatura nazifascista nel nostro paese. Se ne potrebbero dire di cose, si potrebbe ad esempio cogliere l’occasione per pensare allo stato di salute della democrazia di oggi. In un periodo di così “fluidi” cambiamenti, in un momento di crisi globale del capitalismo che si sta ripercuotendo sulla gestione dei singoli paesi e soprattutto sulla pelle dei cittadini, non è operazione facile. Leggete qualche buon quotidiano, informatevi cercando il parere di grandi firme del giornalismo ed esperti politologi, io quest’oggi mi limiterò a parlarvi di una persona, di un protagonista di quegli anni della Resistenza, di un giovane che, come tanti in quegli anni, ha dato la vita per un ideale o forse, più concretamente, per uscire dalla dittatura e dare un futuro migliore alle generazioni seguenti. Un altro eroe come lo furono il dottor Busonera e le altre vittime dell’eccidio nazifascista del 17 agosto e migliaia di altre in tutta Italia.

Forse solo l’anno scorso, dopo aver parcheggiato l’auto in via Configliachi, e dirigendomi a piedi verso via 4 novembre, notai addosso alla cancellata di un condominio una lapide con delle ghirlande un po’ secche a di la verità attorno e subito l’ho letta. Da quando ho iniziato a curare questo blog, ho un occhio più attento a lapidi, iscrizioni varie sui muri, a targhe perchè queste possono avere molto da raccontare: episodi di vita quotidiana, omaggi a persone, celebrazioni di fatti, tutte cose che negli anni possono essere dimenticate e si possono perdere se non ricordate puntualmente…proprio come i motivi per festeggiare questa giornata. La lapide diceva e dice: “Il 19 XII 1944, colpito da piombo fascista, cadeva a 23 anni lo studente universitario Francesco Sabatucci (Cirillo)…” così quando sono tornato a casa mi sono documentato su questa persona e quest’oggi ho pensato di parlarvene brevemente.

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Quando ho letto “studente universitario” ho pensato agli studenti universitari dell’8 febbraio padovano, ad Anghinoni e agli altri che si opposero al dominio austro-ungarico e agli studenti in generale (rileggi il post “Lo storico Caffè Pedrocchi e gli studenti ribelli di Padova”), a quelli che con purezza d’animo ed idealismo, ancora fiduciosi nella speranza di poter cambiare il mondo e non ancora disillusi, di tanto in tanto, partecipano ai vari movimenti. Certo la Resistenza, non può essere paragonata ai movimenti studenteschi ma può essere paragonato lo spirito che anima le persone, in modo particolare i più giovani quando cercano di far valere le proprie idee e i propri principi. Su internet ho trovato un volume, pubblicato qualche anno fa, dal titolo “Francesco Sabatucci. Il partigiano Cirillo-Franco, comandante della Brigata “Garibaldi” Padova”. Dalla presentazione si legge “Francesco Sabatucci è stato uno degli uomini della Resistenza veneta e padovana più affascinanti. La sua lucidità e il suo coraggio, la capacità di guidare gli uomini in imprese rischiose, contribuirono a fare di lui un personaggio eroico. Le sue capacità di guida, strategica e politica, dell’azione partigiana tra Treviso e Padova, erano riconosciute e note ai più prestigiosi esponenti antifascisti e, anche grazie a questo, Sabatucci assunse rapidamente un ruolo chiave: quello di comandante della Brigata Padova. Purtroppo questa esperienza fu l’ultima del giovane Sabatucci che, tradito da una spia fascista, fu catturato e fucilato all’età di 23 anni, in via Configliachi, nei pressi di Prato della Valle”. 

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Sempre dal volume sopra citato, “Sabatucci si distinse per il suo rigore morale e per la sua rettitudine, per la sua inflessibilità come uomo e come resistente. E’ esemplificativo l’episodio della banda del Min, gruppo di banditi che si affiancavano alla resistenza nel Cansiglio. Sabatucci si mise a disposizione del commissario politico delle brigate Mazzini, che catturati i membri della banda, destituì i capi che non erano intervenuti per difendere l’onore e la credibilità dei partigiani. Questo episodio dimostra ancora una volta l’infondatezza delle tesi revisioniste che tendono a rappresentare la Resistenza come una serie di bande dedite ad azioni deplorevoli. Sabatucci, uno dei più rigorosi capi brigata, introdusse regole ferree di condotta, che proibivano, ad esempio, l’ubriachezza ed il furto”. Sabatucci era un uomo d’azione, un militare consapevole però del fatto che la lotta partigiana non poteva avere successo senza l’appoggio e il rispetto della popolazione. Per questo i partigiani, secondo Sabatucci, dovevano, oltre che assolvere al proprio ruolo militare, essere anche un esempio morale. Se volete leggere l’intera pubblicazione, a cura della Federazione Provinciale dei Democratici di Sinistra di Padova “Enrico Berlinguer” e con la collaborazione del Centro Studi “Ettore Luccini”, scaricatela quì. Una pubblicazione interamente dedicata alla vita e all’opera di Sabatucci in cui è possibile ritrovare nomi e luoghi legati alla Padova di allora e a quei terribili anni come la famigerata Banda Carità, il gruppo paramilitare fascista che a Padova e non solo era un vero terrore e che aveva sede a Palazzo Giusti in via S. Francesco (più o meno di fronte alla mensa universitaria) all’esterno della quale c’è la lapide con la “canzone della nave” (rileggi il post su via S. Francesco).

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Fu l’intendente della brigata che Sabatucci comandava, Cesare Broggin, arrestato proprio dalla Banda Carità a tradire ed ad attirare Sabatucci ad un appuntamento presso Palazzo Esedra, quello semicircolare che si trova all’incrocio tra via 4 novembre e via Cadorna, cui, nascosti, si presentarono anche qualche militante fascista. Arrestato, Sabatucci stava per essere condotto verso un altro sicario nascosto dietro l’edicola (che c’è ancora) quando riusci a divincolarsi e a fuggire. Dopo un breve inseguimento e una volta svoltato verso via Configliacchi è stato raggiunto prima dai colpi di pistola di uno dei sicari e poi da raffiche di mitra. La brigata “Garibaldi” prese subito il nome di Sabatucci, che ricevette, postuma, la medaglia d’oro al valor militare. A guerra conclusa vennero celebrati i funerali di “Franco”, il nome di battaglia che si diede dopo quello di “Cirillo”, insieme a quelli di altri tre valorosi partigiani, Manlio Silvestri, Gustavo Levorin, Giulio Contin. La cittadinanza onorò i caduti in forma solenne con una partecipazione straordinaria e commossa. Per volontà della madre, il corpo di Sabatucci venne sepolto a Pieve di Soligo, tra i caduti garibaldini della brigata “Mazzini” e vicino ai luoghi che lo videro coraggioso protagonista della guerra di liberazione. Oltre a Bologna, città nativa di Sabatucci, anche Padova e Treviso dedicarono una via al suo nome. 

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Questa mattina, davanti a Palazzo Moroni, si terrà alle ore 10,30 la cerimonia istituzionale organizzata dal Comune di Padova che nel sito padovanet comunica: “Nel ricordare che nel 25 aprile del 1945 affondano le proprie radici la Repubblica e la democrazia, l’Amministrazione sottolinea il valore inestimabile di questo patrimonio, dal quale il nostro vivere democratico trae forza e vitalità, e invita a non dimenticare il coraggio di quanti hanno lottato per liberare il Paese dalla dittatura, combattendo con coraggio e generosità, anche fino all’estremo sacrificio della vita, per la pace e la libertà. Questa giornata rappresenta, ora come allora, i valori irrinunciabili di unità e pace espressi dalla Costituzione italiana.”

Cerimonia in collaborazione con le Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma. Orazione ufficiale a cura di Vincenzo Milanesi dell’ Associazione nazionale partigiani d’Italia, ex rettore dell’Università di Padova, quella stessa università insignita della medaglia d’oro al valor militare proprio per il suo contributo nella lotta contro la dominazione nazifascista. Il 9 novembre 1943, infatti, in occasione dell’apertura dell’Anno Accademico, Concetto Marchesi, insigne latinista allora rettore dell’Ateneo, lanciò agli studenti di Padova un appello a prendere le armi contro il fascismo e contro l’oppressione nazista. Un gesto senza precedenti, che ebbe enorme risonanza in tutte le Università dell’Italia occupata.

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Quest’oggi ho pensato di scrivere di città e di calcio ma non di calcio giocato, per questo già ci sono molti giornalisti sportivi che ne parlano fin troppo. Il calcio è lo sport,  o il gioco, storicamente più popolare nel nostro paese e questo, nonostante le distorsioni, i problemi, gli scandali vari. Riguardo al tifo per una squadra di calcio se ne potrebbero dire di ogni ma mi limito a questa mia teoria. Se ami la tua città non puoi non amare per prima cosa la squadra della tua città. Molti padovani seguono le grandi squadre nazionali come l’Inter, la Juve o il Milan, molti altri seguono una di queste ed anche il Padova, pochi sono orgogliosamente tifosi solo del Padova ma per tutti credo valga la stessa cosa e cioè che, in quanto padovani, almeno un po’ siamo tutti affezionati alla squadra della nostra città, almeno spero…Guarda la mappa che ho realizzato su MapTalks dal titolo “Padova ed il Calcio Padova” su cui ho segnato i luoghi più importanti della città legati al club biancoscudato.

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E’ giusto una questione di “affezione” per la gente visto che la squadra di calcio è comunque un legame tra generazioni di appassionati che, spesso, ci porta a ricordi piacevoli e ad un sentimento malinconico allo stesso tempo, magari di quando da bambini, si andava allo stadio assieme al proprio papà o quando ricordando vecchi campioni e partite del passato si ricorda in realtà quando eravamo più giovani. Come dice il famoso “novelist” britannico Nick Hornby, nel suo romanzo “Febbre a 90°”, per un tifoso le sorti della propria squadra accompagnano la sua vita. E’ anche una questione di identità per la città, visto che, nel mondo, pochi sono gli elementi rappresentativi di una città, di una comunità come la squadra di calcio locale. In qualche viaggio all’estero, in particolare nel Regno Unito, adulti e ragazzini indossano i colori della propria squadra anche quando vanno a passeggiare in centro città, come elemento distintivo della loro appartenenza ad una comunità, quella dei tifosi della propria squadra, che li rappresenta, li fa sentire parte di un mondo di cui andare orgogliosi.

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Padova è una città poco orgogliosa di se stessa e ho la netta sensazione che per il padovano medio l’erba del vicino sia sempre più verde. Invece no, un padovano può benissimo essere orgoglioso della propria città. Ci possono essere dei problemi come ovunque ma mi pare che si snobbi un po’ troppo quanto abbiamo: il patrimonio artistico con Giotto in primo piano, la storica università che l’altro giorno ha celebrato l’inizio di un anno accademico, la Padova, città della scienza e le mille Padova a rappresentanza delle molte identità che questa città esprime. Tra questi elementi distintivi c’è il Calcio Padova 1910, piaccia o meno a certi concittadini un po’ “snob”, ne rappresenta una parte dell’anima più popolare, più autentica, nel bene e nel male.

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Vedete, non parlo di calcio giocato, del momento un po’ di difficoltà della squadra allenata da Mister Dal Canto, non scrivo di prossime sfide impegnative, degli infortuni da assorbire e del ritorno del grande bomber Succi e della sua voglia di dare il suo contributo in campo a suon di gol ma parlo dell’affezione nei confronti di una società di calcio che ha appassionato generazioni di padovani e che negli anni ha saputo regalare grandi emozioni. Non siamo squadra da scudetto, sebbene negli anni ’50 lo abbiamo sfiorato più volte nell’ormai mitica “Era” del Paron Rocco”, da competizioni internazionali, ma la squadra della nostra città è nata 102 anni fa (29 gennaio 1910 la data della fondazione. Leggi la storia della società) ed è radicata in provincia come in città, una squadra di calcio che ha visto cambiare una città mantenendo ferma però la propria maglia bianca con il grande scudo sul petto. Ecco perchè i tifosi del Padova continuano ad amarla questa maglia! Perchè ne sono affezionati e questo esserne affezionati va oltre il mero risultato sportivo. Si può perdere o vincere, si può giocare in serie A o in serie C ma il Padova resta comunque con tutto quello che, da oltre un secolo, rappresenta e ha rappresentato per i padovani!

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Ormai da parecchio tempo si sente parlare di uno “store” del Calcio Padova in centro storico ma, per via di varie complicazioni ancora non ha potuto aprire. Uno “store” per vendere gadget biancoscudati, magliette, cappellini, sciarpe, bandierini, poster, spille e tutto quanto possa far veicolare i colori del Calcio Padova, i colori della città. Ma non solo “negozio al dettaglio”, uno store del Calcio Padova, in pieno centro storico, possibilmente lungo l’asse di maggior frequentazioni, Liston – via Roma.padova,calcio padova,calcio padova 1910,padova shop,padova store,calcio padova store,calcio padova shop,calcio padova e-commerce,turismo padova terme euganee,patavinitas,blog di padova,padova blog,urban blog,identità di padova

Si tratterebbe del  giusto omaggio che la città dovrebbe/potrebbe fare alla sua squadra che, dopo la chiusura dell’Appiani è, di fatto, uscita dal centro città quando invece una maggiore visibilità in centro città merita di averla, magari a fianco di un nuovo ufficio di informazioni turistiche, perchè il Padova, così come Giotto, Galileo ed i famosi “3 senza” è Padova. Un omaggio ma senz’altro anche un segno distintivo, un voler dire  che ci troviamo a Padova e non in un’altra città del mondo. E sono piuttosto sicuro che molti gadget e souvenir verrebbero acquistati anche da molti turisti stranieri se è vero che di appassionati di pallone ce ne sono molti in tutto il mondo così come è vero che il turista cerca di portarsi a casa un po’ della città che sta visitando.

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Lungi da me promuovere uno stile di vita consumistico ma se amate Padova, ogni tanto esibitelo qualche piccolo segno biancoscudato addosso: un berretto di lana, una spilla, una maglia. Nella speranza che possa aprire presto lo “store”, è attivo e funzionante lo shop on line del Calcio Padova con la nuova linea di merchandising lanciata ad inizio anno e con il materiale ufficiale firmato dallo sponsor tecnico Joma. Già avevo parlato della nuova maglia del Padova ad inizio stagione nel post “La nuova maglia del Padova ed i suoi tifosi!”

Ciao a tutti e forza Padova!

PS: E chi va all’Euganeo, ci vada con l’intento di tifare per il Padova per tutti i 90 minuti di gioco! Se uno fischia al primo errore, sembra che venga allo stadio con questo intento…e allora se ne stia a casa piuttosto. Da che mondo e mondo, una tifoseria matura, contesta alla fine dopo aver incitato la propria squadra per tutta la partita!

PS: Sto cercando di far crescere la pagina facebook che ha raggiunto comunque il considerevole numero di oltre 1000 “fans” o amici. Mi date una mano? Si dai! Bastano due click! Il primo sul seguente link “Il blog di Padova” per entrare nella pagina e il secondo sul “mi piace” che trovate all’interno. Se ne avete voglia condividete pure questo post così come tutti quelli che pensate possano interessare ai vostri amici cliccando sull’icona di facebook e/o twitter sopra al titolo! 😉

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E’ della scorsa settimana la notizia che nella bozza di bilancio presentata in Giunta Regionale, tra le voci di spesa del settore turistico non risulta più la voce di spesa relativa alla rete di uffici di informazione turistica IAT ne risultano altre voci sostitutive. Si tratta di una notizia che sta preoccupando molto i vari enti provinciali regionali che gestiscono questi uffici e sconcertando un po’ tutti gli operatori turistici e chi opera in questo settore. L’assessore regionale Finozzi, dice che “non ci sono soldi”, che “la crisi colpisce tutti comprese aziende e IAT” e che, essendo il costo “vivo” dei dipendenti di circa 8 milioni e mezzo non resterebbero soldi per le altre manifestazioni o eventi… 

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E’ una questione di priorità. Come la scelta di investire molto su ampliamento di tangenziali e autostrade e non dare maggiore impulso a Smfr, al sistema della metropolitana di superficie cui puntano molto anche i sostenitori della candidatura di Venezia e del Nordest a capitale europea della cultura 2019. Sono scelte che fanno capire la “visione” che ci sta dietro…Il tema dell’accoglienza è un tema centrale per chi si occupa di turismo. C’è anzi chi sostiene che l’accoglienza sia l’essenza stessa dell’esperienza turistica. Resta il fatto che tradizionalmente, a questo tema in Italia si dedicano poca attenzione, poca progettualità e poche risorse. Siamo abituati a pensare che nelle problematiche turistiche sia la Promozione ad essere centrale. Eppure vi sono destinazioni che hanno turismo anche senza fare promozione, destinazioni cioè che sono state scoperte dai turisti, e che possono contare su flussi turistici senza verli promossi. Sarà forse una provocazione ma mi sembra che il turismo possa vivere senza promozione, ma non possa vivere senza Accoglienza“, così scrive nel suo blog Giancarlo Dall’Ara, ideatore e coordinatore dell’Assise Italiana dell’Ospitalità ed uno dei massimi esperti italiani in tema di “Accoglienza Turistica”, che da il titolo al suo blog.

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Va da sè, penso lo capirebbe chiunque che la prima operazione di promozione turistica è proprio l’accoglienza. Una città o una qualsiasi destinazione turistica può vantare tutte le bellezze di questo mondo, può essere uno straordinario giacimento di opere artistiche, paesaggistiche ma senza “accoglienza” si  rischia che il turista torni a casa insoddisfatto con il duplice effetto negativo che in primis non tornerà più e poi si sentirà in dovere di fare una pubblicità negativa presso amici e parenti. Effetto negativo che poi sarà difficile recuperare, “forse” neanche con le Bit, le borse del turismo, le missioni all’estero, per le quali si invece vengono destinate cospicue somme di denaro. Tutti i territori e le destinazioni turistiche hanno i loro punti di forza, nonostate si sentano spesso amministratori pontificare in modo autoreferenziale sulle “eccellenze” e sugli straordinari prodotti tipici dei loro territori. Per certe destinazioni, l'”eccellenza” (termine che non mi piace quando usato in modo autoreferenziale) è rappresentata proprio dall’accoglienza in sè degli operatori turistici ma anche e soprattutto delle persone del posto. Ci sono località che fanno dell’accoglienza e dell’ospitalità le loro bandiere. E’ una questione di priorità. Non ci sono soldi per garantire il servizio di informazione turistica mentre ci sono per le fiere e per le missioni all’estero... Probabilmente andrebbe trovato un equilibrio… Il turismo è una competizione su scala locale ma anche internazionale e si è visto come negli anni il nostro paese, a lungo il primo paese turistico del mondo sia stato superato da altri. Proprio perchè tutte le destinazioni hanno punti di forza, la vera differenza la fanno i prezzi ragionevoli, i servizi e l’accoglienza.

Considerata la crisi posso capire non ci possano essere fondi per investire ma addirittura tagliare i fondi destinati a questa rete minima di uffici al servizio del turista mi sembra davvero una pessima idea, per dire un eufemismo. Dico “minima” non per sminuirne la funzione (anzi leggete quì le funzioni degli uffici IAT) ma perchè, avendone le risorse, si potrebbe fare molto di più, come ad esempio pensare al coinvolgimento della popolazione locale così come di tutte le realtà del commercio in progetti a favore di una destinazione turistica dall’accoglienza diffusa affinchè tutti siano in grado di essere ospitali ed orgogliosi nel raccontare e dare informazioni al turista riguardo a cosa c’è da fare e/o vedere sul territorio. Si potrebbe mettere una segnalatica anche in lingua inglese, laddove manca, delle principali attrazioni, così come la didascalia all’interno delle varie mostre bilingue per i turisti stranieri…etc etc etc etc. A Liverpool nel 2008, in occasione delle celebrazioni di Liverpool, capitale europea della cultura, all’aeroporto intitolato a John Lennon, ho visto personale dei trasporti pubblici girare su e giù, avanti ed indietro, lungo le pensiline degli autobus avvincinando i turisti con zaini e valigie per, piantina alla mano, chiedere in quale struttura avessero soggiornato e spiegare loro quale fosse l’autobus giusto da prendere e quale la fermata alla quale scendere. 

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A Padova abbiamo 3 di questi uffici gestiti da Turismo Padova Terme Euganee, vicino alla Basilica di Sant’Antonio, dietro il Caffè Pedrocchi, il principale, il più spazioso (anche se in una posizione un po’ infelice..) e quello in stazione laddove da metà dicembre dello scorso anno trovo posto anche il “Mobility Center” (di cui ho parlato nel post “Il Mobility Center ti mette le ali!“): diamo e daremo informazioni su come muoversi con mezzi sostenibili in giro per la città e non diciamo al turista che arriva quali mostre sono aperte, quali musei, non diamo informazioni su come richidere una guida? Si vogliono rendere più moderni e funzionali, giustamente, i Musei Civici agli Eremitani e poi chiudiamo gli uffici che li possono segnalare? Solo nel 1° semestre del 2011 sono entrati negli uffici Iat di Padova ben 202.377 turisti!! Nel 2010, il numero annuale di visitatori è stato di 446,156, in tutto il Veneto oltre 2 milioni! E il prossimo anno dove le mandiamo tutte queste persone? Vedremo turisti vagare per le città alla ricerca di alberghi, musei, chiederanno informazioni nei bar o alla gente che incroceranno “Scusi, dov’è l’ufficio turistico?” “Mi dispiace, non esiste più” dovremo dire? O rimandare tutto al pur efficace modulo di rischiesta informazioni via web?

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L’assessore Finozzi prova a dare la soluzione: “I Comuni devono adottare la tassa di soggiorno per coprire i costi degli Iat”. Una soluzione che diverse amministrazioni prenderanno in considerazione per forza di cose. Nella speranza che dal bilancio salti fuori qualche euro,magari prelevato dai quei 4milioni che sono stati suddivisi tra iniziative di promozione del turismo e di valorizzazione del marketing. D’altra parte credo che partire oggi da 0 in un contesto economico, sociale e istituzionale fortemente mutato e avendo fatto altre scelte di priorità significa contrapporre IAT a trasporti e sociale, laddove i primi rischiano di essere considerati l’effimero diventa dura. L’anno scorso inizialmente si è passati da 11 milioni di euro per la rete IAT regionale a una prima ipotesi di 4,5 milioni poi portata a 8.890.000 grazie a un emendamento presentato dal PD e fatto proprio dalla maggioranza consigliare. E quest’anno si parte da zero? 

Gli uffici turistici andrebbero migliorati, i loro spazi diventare anche punti vendita di merchandising ufficiale, centro prenotazioni di mostre, concerti e spettacoli e ricoprire un ruolo sempre più da protagonisti e quindi rappresentano un servizio irrinunciabile come sostiene lo stesso Giancarlo Dall’Ara che ho citato all’inizio: “L’accoglienza è il vero punto di forza del nostro Paese e che il ruolo degli Uffici Informazione per lo sviluppo turistico dei territori è strategico”

PS: Sto cercando di far crescere la pagina facebook che ha raggiunto comunque il considerevole numero di oltre 890 “fans” o amici. Mi date una mano? Si dai! Bastano due click! Il primo sul seguente link “Il blog di Padova” per entrare nella pagina e il secondo sul “mi piace” che trovate all’interno. Se ne avete voglia condividete pure questo post così come tutti quelli che pensate possano interessare ai vostri amici cliccando sull’icona di facebook e/o twitter sopra al titolo! 😉

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Ciao a tutti, quest’anno la giornata di Pasquetta tradizionalmente dedicata alle gite fuori porta e ai pic nic sui Colli, nei parchi e lungo gli argini dei canali coincide con il 25 aprile, festa della liberazione dai regimi nazifascisti ed è di questa celebrazione che voglio parlare oggi con questo post.

Dopo la fine della seconda guerra mondiale l’Italia ha ereditato un clima e contrapposizioni politiche ed ideologiche molto forti culminate nei cosidetti anni di piombo in cui la violenza politica tra estrema destra ed estrema sinistra era all’ordine del giorno, violenza che ha provocato numerose vittime e rovinato una generazioni di giovani trasportati dall’onda di odio nei confronti dell’avversario politico che era e che tutt’ora viene visto come un nemico. Secondo molti in Italia non è stata fatta giustizia e non si è celebrato un processo tipo Norimberga con il quale consegnare alla storia le responsabilità e mettere dei paletti tra chi ha combattutto per il bene e chi ha scelto la strada sbagliata, tra quello che è accettabile nel gioco democratico e di quello che non lo è e deve restarne escluso.

La violenza della scorsa settimana nei confronti del consigliere Vittorio Aliprandi, già giustamente condannato per istigazione al razzismo qualche giorno prima, ha fatto ripiombare la città nella cappa pesante di qualche decennio fa. Ora si tratta di delinquenti isolati che non hanno sostegno sociale come un tempo, la cui violenza è stata condannata da più parti ma il metodo da aggressione squadrista mi ha determinato a citare questo fattaccio in questo post come “messaggio” o “avvertimento” che la festa di oggi ci dà. La democrazia è un valore conquistato con fatica e con il sangue versato da molti giovani che si sono immolati alla causa per liberare il nostro paese da un regime straniero e va fatta valere con metodi democratici, attraverso la partecipazione ed il dialogo politico e non con pestaggi vili in quattro o cinque contro una persona di spalle. Che cosa si può dire di un pestaggio di gruppo nei confronti di una persona davanti al proprio figlio di 21 anni? E’ da barbari! Vergogna! Che differenza c’è con il pestaggio e la morte del povero Tommasoli a Verona compiuto da gruppo di estremisti di destra? La democrazia non si esporta ma neanche la si insegna a colpi di spranga per quanto quanto espresse Aliprandi su facebook fosse vergognoso!

1086653176.jpegIl 25 aprile fa parte della nostra storia repubblicana e quindi andrebbe celebrato unitariamente ed in modo condiviso! Dopo le polemiche nella commemorazione delle vittime della rappresaglia del 17 agosto 1944 in cui l’assessore provinciale Riolfatto accusò le vittime di quella violenza nazista di professare un’ideologia che ci avrebbe trascinati nell’orbita del patto di Varsavia e di non essere immuni da critiche (rileggi il post che dedicati a questo episodio) che cosa ci attenderà questa volta?

unita.jpgAbbiamo festeggiato l’Unità d’Italia sentendo in sottofondo i brusii di contestatori di varia natura, non ci si unisce sulla Costituzione, anzi c’è chi vorrebbe aliminare la norma transitoria secondo la quale la ricostituzione di un partito fascista è reato, il dibattito politico nazionale è bloccato sulle vicende personali del premier…quali i messaggi ai giovani? Come questi possono davvero appassionarsi alla politica e all’interesse comune? Temo davvero che certi buchi e mancanze da parte della politica ufficiale nel comunicare con le nuove generazioni vengano occupati da realtà che non disdegnano i metodi violenti, nelle aree più estreme della scena politica extraparlamentare, nell’estrema sinistra come nell’estrema destra (destra e sinistra, categorie di appartenenza secondo me superate) ecco perchè il 25 aprile dev’essere il giorno della memoria, della commemorazione delle vittime che si sono sacrificati per la libertà del nostro paese e del popolo italiano ma anche e soprattutto il giorno in cui vengano sottolineati i valori attorno ai quali costruire il futuro!i piccoli maestri.jpg

Il Comune di Padova organizza, come ogni anno, la consueta cerimonia in occasione del 66° anniversario della Liberazione.
Nel ricordare che nel 25 aprile del 1945 affondano le proprie radici la Repubblica e la democrazia, l’Amministrazione invita a non dimenticare il coraggio di quanti hanno lottato per liberare il Paese dalla dittatura, combattendo, anche fino all’estremo sacrificio della vita, per la pace e la libertà. In collaborazione con le Associazioni partigiane, combattentistiche e d’arma.

Libertà è partecipazione come diceva il buon Gaber! Buon 25 aprile!

 

PS:Come sempre lo spazio commenti è aperto per dire la vostra e commentare. Ricordo inoltre la pagina facebook “Il blog di Padova” sulla quale potete interagire, esprimere opinioni su quanto avviene in città e postare foto o video che la riguardano. Basta cliccare su “like” nello spazio “fb” a fondo pagina.

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capodanno_2010.jpgEccoci al primo giorno dell’anno con il primo post di VirgilioPadova del 2010! Come va? Innanzitutto buon anno! e buongiorno anche…magari qualcuno di voi avrà fatto le ore piccole e si sarà appena svegliato (ipotesi valida a qualsiasi ora) o forse qualche altro non ha fatto particolari bagordi ieri sera e sarà già in piedi. Anche se vi sto scrivendo nel primo pomeriggio del 31 io posso tranquillamente dire di essere tra i secondi…Aggiungiamo il fatto che, incrociando le dita, presumibilmente dovrò seguire una dieta ferrea e perseguire l’astemia (!!) e avrete capito che per forza di cose il 2010 per me dovrà iniziare,e proseguire, all’insegna del salutismo e di uno stile di vita più sano. Lo metto per iscritto quasi come stessi firmando un patto con me stesso…L’inizio dell’anno è sempre il momento dei buoni propositi, no? che poi si vada in quella direzione è un altro discorso….E i vostri buoni propositi? Quali sono?

Ma eccomi, dopo avervi raccontato un po’ dei fatti miei, alla mia “visione” di questo primo gennaio, venerdì, e già inizio del primo fine settimana dell’anno.

esercenti_foto76.jpgPer queste giornate ancora di festa, visto e considerato che, potreste aver già banchettato a volontà in compagnia di amici e parenti vi consiglio una serata o un pomeriggio (perchè no?) al cinema (foto da http://www.movieplayer.it/). Questa è l’occasione per segnalarvi un sito, di cui già avevo parlato in questo post (leggi) e cioè di MyMovies che raccoglie recensioni di film e programma delle varie sale in varie città tra cui Padova. Il sito di MyMovies Padova lo travate cliccando quì. Come ho scritto nel post prima segnalato “E’ inoltre possibile richiedere gratuitamente la tessera moviecard che permette di avere sconti nei cinema convenzionati (a Padova il cinema MpX)”.

Con l’occasione volevo proporvi un minuto di silenzio per il Cinema Concordi che diverrà un parcheggio per residenti e commercianti. L’ennesimo cinema del centro città che sparisce per via della concorrenza spietata delle multisala. Sicuramente la cosa farà un po’ specie a molti visto che ai cinema si legano molte storie della propria vita privata e della propria gioventù. Ma le cose cambiano per cui tutto sommato sono contento che in città ci sia una bella multisala dalle dimensioni ragionevoli e dalle proposte cinematografiche interessanti come l’MPX. Una menzione di merito va senz’altro al mitico Cinema Excelsior di vicolo S. Margherita dove ho imparato ad amare il cinema e ne ho fatta indigestione, senza contare che ivi vi ho seguito anche lezioni dell’università nonchè fatto un paio d’esami!

Poi per il resto lascio che usiate la vostra fantasia per scegliere come trascorrere questo week-end. Ormai, se leggete spesso questo blog, avrete imparato a conoscere i siti da cui prendo le notizie sugli eventi e sugli appuntamenti in città e magari un giorno potrei elencarveli tutti in un unico post oppure potrete seguire i consigli del dietologo e del nutrizionista di turno delle rete televisive italiane o magari andare a fare jogging in qualche parco o lungo l’argine nella speranza di essere intervistato da qualche giornalista che vi incoraggia a smaltire cene e cenoni!! eheh Ciao! 😉

 

 

4151373098_bb86186f25.jpgCiao a tutti, quest’oggi voglio parlarvi di un’esperienza che ci porterà fuori da Padova. Mi riferisco a quella fatta da un gruppo di persone facenti parte di Arte Laterale, un’associazione culturale dedicata alla fotografia (ma non solo) di cui anch’io faccio parte e che già ho avuto modo di presentare in questo mio blog qualche tempo fa (rileggi la presentazione di A.L e anche nel mio blog personale cliccando quì).

Ebbene, lo scorso novembre, questo gruppo di persone si è recato a L’Aquila per incontrare speaker e collaboratori di Radio L’Aquila 1 che, in seguito al terrificante terremoto dello scorso aprile (la foto in alto a destra è presa dalla gallery di Arte laterale e riguarda il borgo di Onna), hanno perso la loro sede e varie attrezzature e che da allora, senza perdersi d’animo, hanno continuato a dare il loro contibuto di informazione e di intrattenimento trasmettendo da un container. Ho pensato di chiedere direttamente a Sergio Vollono (guarda le sue foto su flickr cliccando quì dove trovate altre foto relative all’Abruzzo) il presidente, di raccontare di questo suo viaggio in Abruzzo (gli altri sono timidi), di quello che ha visto e delle persone che ha incontrato. Dunque questa è la mia prima intervista di questo spazio e magari in futuro ce ne saranno altre…mah, chi vivrà vedrà.

rl1cuffia.jpgSergio, innanzittutto, vuoi raccontare a chi legge come è nata l’idea di un viaggio a L’Aquila per incontrare gli speakers e i collaboratori di Radio l’Aquila 1.

“Nei primi giorni di novembre, ascoltando il programma radiofonico “Grazie per averci scelto” con Marco Santin e Nicoletta Simeone, di radio Rai Due ho ascoltato un’intervista radiofonica fatta a Elio D’Annibale, fondatore e conduttore radiofonico di Radio L’Aquila 1. L’intervista, condotta da Marco Santin della Gialappas, ha evidenziato la realtà delle difficoltà di tutti i giorni spesso taciuta o ignorata per lasciare spazio a commenti “rassicuranti” da parte dei media nazionali e dei politici. Inoltre Elio D’Annibale, in quell’intervista raccontò “immagini” della tragedia che difficilmente possono essere comprese da chi non le ha vissute. I problemi ci sono, ha detto, e la cosa più importante è che l’attenzione dell’opinione pubblica resti desta sulla tragedia de L’Aquila.

Da questa intervista è nata l’idea di Arte Laterale. Contattare la Radio, scendere a L’Aquila per fotografare.  Volevamo, attraverso RL1, contattare persone coinvolte per farci raccontare quella notte e per raccontare poi alla nostra maniera attraverso la fotografia, le loro storie a distanza di quasi otto mesi . Lo scopo è quello di proporre il lavoro fotografico a qualche giornale, venderlo e destinare i proventi a questa emittente coraggiosa che oggi continua a trasmettere notizie ed informazioni utili per la popolazione.”

Che città avete trovato a distanza di 7 mesi dal terremoto? Quali sono state le vostre reazioni e le sensazioni che avete provato una volta di fronte ad una città così duramente provata? E come è stato l’incontro con quelli di Radio L’Aquila 1?

“E’ strano. Prima di arrivare tante volte ci siamo interrogati su cosa avremmo trovato, nessuno di noi aveva esperienze pregresse per poter capire in anticipo. Poi siamo arrivati e abbiamo trovato tante cose diverse, contrastanti, anche belle. Abbiamo trovato gente generosa ed orgogliosa, poco incline all’autocommiserazione, e consapevole della tragedia che ha toccato la loro vita, oltre che la loro città.
Abbiamo trovato però una città profondamente ferita. La cosa più strana è stato camminare per le poche strade ancora agibili, sono veramente poche, ed ascoltare un profondo ed assurdo silenzio. L’Aquila adesso è ferita, silenziosa, rintanata nel suo nido, ma con una gran voglia di tornare a volare. Ma la sensazione è che ci vorrà molto tempo per vederla tornare a volare. E noi dobbiamo aiutarla.”

phoca_thumb_l__sev1582picc.jpgSi legge dal vostro sito (leggi il reportage) che da questa esperienza è nata l’idea di avviare una collaborazione magari comunicando attraverso le fotografie realizzate la situazione in Abbruzzo, a Padova ma non solo, e magari vendere stampe, fotografie a periodici e giornali con l’intenzione di destinare alla radio i proventi raccolti. Anche la radio se non sbaglio ha subito gravi danni e sappiamo dell’importanza e del valore che una radio ha. Puoi raccontarci meglio di questa collaborazione?

“Si, ho proposto ai responsabili di Radio L’Aquila 1 di fare un gemellaggio fra la nostra Associazione e la Radio. Vogliamo mantenere un canale aperto di informazioni sullo stato dell’Arte, su quello che si sta facendo. E la seconda idea è di riuscire a far passare le nostre foto su qualche giornale per raccogliere fondi, organizzare una mostra con le nostre iniziative con lo stesso scopo per questa radio che ha perso praticamente tutto e che oggi trasmette da un container” (vedi foto a fianco nda).

Arte Laterale, quindi, è disponibile dove possibile e secondo le proprie capacità a partecipare ad iniziative e progetti di carattere sociale. Considerato che l’Associazione è ancora giovane vuoi Sergio cogliere l’occasione per dire qualcosa a chi legge? Appassionati di fotografia, esperti e meno esperti, o suggerimenti su come ed in quali occasioni mostrare le fotografie realizzate a L’Aquila in occasione del viaggio in Abbruzzo.

“Si siamo assolutamente disponibili ed aperti a partecipare ad iniziative rivolte al sociale. Questo forse perchè siamo convinti che la fotografia deve avere sempre una forte valenza sociale e di testimonianza.
A chi ci legge dico solo che Arte Laterale è un’associazione giovane ed aperta ad ascoltare il parere di tutti e sentire quali altre iniziative sono già avviate in questo senso.
Sono convinto che un’associazione rappresenta una grande opportunità per persone che, pur avendo una passione come la fotografia, vogliono collaborare, partecipare, far crescere le idee e farle diventare progetti concreti.
E quindi invitiamo tutti a visitare il nostro sito, www.artelaterale.it, e a mandare una mail a info@artelaterale.it . Invitiamo tutti a partecipare, …e non mi sembra poco.”

Sergio poi ha tralasciato di dire che dopo aver contattato la trasmissione radiofonica “Grazie per averci scelto” di Radio Raidue che gli ha fatto nascere l’idea ha ricevuto da questa un bel messaggio di incoraggiamento che dice “Sergio, l’iniziativa è davvero bellissima e siamo contenti di esserne stati in qualche modo coinvolti. Ci piacerebbe parlare di questa iniziativa in onda…appena troviamo un “gancio” all’argomento o all’attualità ne parliamo. Grazie e complimenti per l’iniziativa! Ciao. La redazione”.

Bene, grazie Sergio per questo racconto. Indubbiamente una bella esperienza che testimonia come nelle situazioni di difficoltà, contino i rapporti diretti, senza fronzoli ne retorica in cui ognuno può dare il proprio contributo in base alle proprie capacità, alla propria sensibilità. In questo caso la passione per la fotografia è uno strumento attraverso il quale esprimere se stessi e la spinta per un’iniziativa che vuole essere d’aiuto concreto a chi ha bisogno del sostegno di tutti.


jpg_1764961.jpgAnche a Padova in questi giorni uno dei temi di discussione più ricorrenti è l’influenza “suina” e le sue sfortunate vittime per non parlare di quella tragedia familiare che ha portato una giovanissima madre ad accoltellare a morte il figlioletto. Sono temi di discussione seri che meritano una riflessione ma non serve un mio contributo in questo senso…e mi fermo quì. Quest’oggi ho pensato di riportare per iscritto un mio pensiero sui bar e simili di città e provincia, e che riguarda Padova come qualsiasi altra città italiana, un tema molto più terra terra, più adatto a me, eheh 😉

In ogni caso, secondo me, se si va a fondo nel considerare e nell’analizzare anche gli argomenti più leggeri ne può venire fuori qualcosa di interessante. Che cos’è il bar per voi? Un semplice luogo dove la mattina vi recate a bere un caffè e a leggere il giornale prima di andare al lavoro? Il posto dove fate una breve pausa pranzo con un panino e una birretta prima di tornare in ufficio? O forse per voi il bar è quello del quartiere, della parrocchia in cui vi recate per trovare gli amici, cazzeggiare, leggere la gazzetta o scambiare due chiacchere con il barista che pure è diventato uno dei vostri confidenti più apprezzati? E’ forse il bar dell’aperitivo? Questo fenomeno degli ultimi anni per cui verso sera ci si reca in un bar per bere un aperitivo in compagnia e si finisce per fare cena mangiando due “spuncioni” e bevendosi l’impossibile prima di tornare a casa pronti per stendervi direttamente a letto? Probabilmente il bar è tutte queste cose ma si tratta di usi diversi di un luogo. Usi diversi per una clientela diversa: il giovane che si beve lo spritz fa un uso diverso del bar rispetto ai pensionati che vi si ritrovano prima di pranzo per un prosecchino o a giocare a carte così come un uso diverso e un modo altrettanto diverso di usare lo spazio lo fa il professionista di passaggio che va a bersi un caffè in tutta velocità prima di andare al lavoro.

Hpim1522.jpgSi, vi può sembrare un discorso ovvio e allo stesso tempo contorto ma non dimenticate che vi avevo avvisati: sto riportando per iscritto un mio pensiero e quindi di per sè potrebbe essere un “viaggio” che non so dove mi porterà. Quello che volevo evidenziare comunque è che per me il bar un tempo come ai giorni nostri svolge varie funzioni al di là del mero servizio di ristoro. E’ innanzitutto un luogo di socializzazione (vedi i quattro amici al bar qui a fianco, da oldblog.aruba.it) e nei quartieri periferici può essere un presidio sociale nel senso che consente ai residenti di frequentarsi al di fuori delle mura domestiche, di conoscersi, di muoversi e di dare vitalità alla zona. Pensate ad immense periferie e zone residenziali senza servizi che finiscono con il diventare quartieri dormitorio senza vita di notte perchè non c’è nulla e deserti pure di giorno perchè la gente è al lavoro con la conseguenza di consegnare l’area a sfaccendati o malintenzionati. In questo senso un bar può svolgere il ruolo di centro sociale e diventare l’estensione del proprio salotto domestico quale di fatto, nelle varie forme, un po’ dappertutto nel mondo. Se in Regno Unito o Irlanda c’è la cultura del “pub”, termine che deriva da “public house”, casa pubblica, che è una vera e propria istituzione tanto da poterne contare moltissimi, uno quasi ogni isolato (a Dublino per citare una città a caso, dove mi recherò la prossima settimana). Da noi c’è sempre stato il bar o magari l’osteria in cui ci si trovava per bere un bicchere, giocare a carte, a volte per mangiare un pasto caldo, locali che svolgono e hanno svolto questa funzione di luogo di socializzazione. Sarebbe interessante uno studio comparato Italia-Irlanda per vedere come sono cambiati negli anni questi luoghi..ci si accorgerà che l’Irlanda sta mantenendo molto di più il ruolo tradizionale del pub.

277454600_d457eabbdb_m.jpgNoi abbiamo importato ad esempio la birreria in stile tedesco, piuttosto che l’irish pub (vedi l’O’Donogue pub di Dublino a destra) o il pub britannico quasi con l’idea di importare un’idea esotica adattandola a certe esigenze meramente di profitto. Per esempio nei pub in Irlanda non c’è il servizio al tavolo. Si entra, si fa come si fosse nel proprio salotto o in una casa pubblica, si può girare liberamente, sedersi, stare in piedi, chiaccherare e se si ha bisogno ci si rivolge al bancone per ordinare dopodichè con la propria birra in mano si può continuare a girare e a muoversi come ci si muovesse in un luogo pubblico.  I bar da noi ancora funzionano così ma spesso molti bar storici, enoteche, trattorie tradizionali hanno già chiuso e lasciato il posto ai “pub all’italiana”. Da noi può capitare una cosa che, personalmente odio. Ti accolgono alla porta e ti fanno entrare e già questo è un segnale di distacco. Si va ad aprire la porta agli estranei,no? Poi, una volta appurato il numero dei “consumatori” (perchè così spesso siamo visti) li si accompagna al tavolo giusto e più adatto al numero delle persone in modo da ottimizzare lo spazio. Si prendono le ordinazioni, si serve il cliente e poi basta: ognuno al proprio tavolo come si fosse al ristorante: altro che “public house”. Una “casa pubblica” gestita come una casa privata: un ossimoro. Come si socializza così? Insomma bisogna distinguere. Ci sono ancora il luoghi di socializzazione ma più spesso questa etica è tradita da esigenze di sfruttamenteo economico. Il peggio è quando si viene accolti da un incolpevole cameriere con auricolare che segnala chissà dove il numero dei clienti per dirottarli in maniera efficiente al tavolo giusto. In questo caso dietro front e me ne vado.

wade_pic_andycapp.jpegCe ne sarebbe da dire su questo argomento. Se siete abituali di qualche bar avrete conosciuto, almeno un po’, altre persone che come voi transitano in loco quotidianamente o quasi, avrete individuati le varie tipologie di persone, quello taciturno e quello che confessa tutti gli affari suoi, chi ha un certo orientamento politico piuttosto che un altro, i “personaggi” più folkloristici. Insomma si crea  quasi un microcosmo in cui si nota subito il “forestiero”, chi entra per la prima volta…Ecco, tutto ciò, mi pare abbia una certa rilevanza, un certo interesse sociologico del resto il fumettista Reg Smithe non avrebbe creato un personaggio come Andy Capp (vedi immagine a sinistra) se non fosse stato rappresentativo di un certo “tipo” umano, eh eh 😉

Vi chiederete da dove viene questo mio “viaggio” ma prima di rispondervi sono io a chiedervi cosa ne pensate. Frequentate talvolta un bar? Siete abituali di qualche bar? Quali le dinamiche che vi si creano tra le persone che lo frequentano, il barista etcetc. Tutto questo mio pensiero, comunque latente, mi è nato leggendo le pagine de “Il Mattino di Padova” in particolare quelle dedicate ad un concorso (l‘immagine in alto a destra è la locandina del concorso dal sito ufficiale del Mattino), tuttora in corso, dedicato proprio ai bar e denominato “Vota il bar preferito!”. Il giornale chiede infatti ai suoi lettori di votare il proprio bar preferito, della città e della provincia, e giorno per giorno pubblica uno speciale in cui vengono presentati alcuni bar e intervistati i gestori. Ne viene fuori qualcosa di molto interessante perchè il bar, specie se storico e aperto da molti anni, è custode di una memoria collettiva del quartiere e delle persone che lo frequentano.

Vi invito dunque ad andare al seguente link del sito de “Il Mattino di Padova” dove potrete leggere il regolamento e votare. Si può votare fino al 31 dicembre ma il concorso prevede per i votanti delle estrazioni bisettimanali di ricchi premi per cui iniziate a votare subito utilizzando i coupon che si trovano nel giornale. Alla fine del concorso è prevista un’estrazione finale a cui partecipano i coupon non estratti nelle 4 estrazioni intermedie.

In questo blog mi capita spesso di parlare di turismo e qual è quell’oggetto che rimane al termine del viaggio o della vacanza? Ma il souvenir, no? Quel ricordino, più o meno utile, di varia natura che si acquista prima di tornare a casa per regalare a se stessi o ad amici e parenti per dire “io sono stato lì”.

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Personalmente non amo molto i souvenir classici tipo i soprammobili, o le bolle d’acqua con la neve e ste cose quà ma preferisco portare a casa un oggetto o un prodotto tipico della tradizione locale della destinazione che scelgo come luogo delle mie vacanze o del mio viaggio. Dalla Scozia e dall’Irlanda ad esempio non si può non tornare senza una bottiglia di whiskey, vero prodotto d’eccellenza di quei luoghi. Allo stesso modo immagino che dall’Italia un turista straniero o anche un italiano in visita fuori dalla propria città possa acquistare come “ricordino” un prodotto enogastronomico, vero oro del nostro paese, sempre a mio avviso.

Molte città, su iniziativa della propria amministrazione pubblica si dotano di gadgets rappresentativi per poi proporli ai propri visitatori. Mi vengono in mente città che hanno dei simboli forti o li creano ad arte come elementi della propria identità. Il “simbolo” di Bruxelles, ad esempio, vale a dire il Manneken Pis, la statua del bambino che fa la pipì, è riprodotta in tutte le dimensioni come souvenir, o la statua di Molly Malone, la popolana di Dublino, anche questa riprodotta e usata come strumento di marketing della città e riprodotta in tutti i modi come souvenir, o il cagnolino di Edinburgo, Bobby di Greyfriars su cui la Disney fece pure un film, giusto per citare alcuni esempi.

Pensando ai souvenirs di Padova, tralasciando momentaneamente i prodotti enogastronomici mi vengono in mente le molte bancarelle e negozietti vicino alla Basilica di S.Antonio che vendono una miriade di cose e di oggetti differenti collegati al culto del santo ma non esiste un vero merchandising della città, creato dal comune, che comprenda e serva a “comunicare” le varie anime della città, con immagini e oggetti della città storica, e di quella moderna, di Padova universitaria e di Padova, città d’arte o se c’è non è molto evidente, ne è stato estrapolato un simbolo, una storia particolare da proporre come quelle sopracitate.

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Come spesso mi viene da fare, tiro fuori l’esempio di una città che amo molto e cioè Dublino. E’ vero che paese che vai usanza che trovi ma lì esiste uan catena di negozi con l’esclusiva dei souvenir. Attorno a chiese e basiliche non proliferano bancarelle ma semmai queste sono all’interno delle chiese stesse (all’interno della Basilica di S. Patrizio, culla del cattolicesimo irlandese) ci sono alcuni scaffali pieni di souvenir messi in vendita per procurare fondi per la diocesi o per la manuntenzione della chiesa stessa, un vero e proprio bookshop. In giro per il centro invece ci sono diversi negozi della catena Carroll’s (vedi foto a sinistra) che hanno appunto l’eslusiva per i souvenir: entrare in questi negozi è come fare un viaggio all’interno del paese stesso: ci sono tutti gli oggetti e i vari ricordini che rimandano all’esperienza del viaggio in Irlanda, dalla musica celtica, agli strumenti musicali, le magliette delle nazionale da rugby, una linea di gnomi e di fate di tutte le fogge e le dimensioni, il merchandising della Guinness, tutti oggetti contraddistinti da un’immagine coordinata che si può ritrovare negli altri negozi della stessa catena. Poi certo, merchandising distinto dalla linea Carroll’s si può trovare nei bookshop delle varie gallerie d’arte o dei musei ma per quanto riguarda il merchandising ufficiale della città è unico, omogeneo e coordinato..e si può acquistare anche on line quindi anche una volta tornati a casa, quando magari la nostalgia del luogo si fa sentire, (eheh), ed inoltre funziona attrae così tanti visitatori che funziona anche come collegamento con l’ufficio turistico della città che ospita a sua volta i prodotti di questa catena.

Tornando a Padova mi viene da proporvi un souvenir particolaree cioè il Dolce Sant’Antonio. E’ un prodotto della tradizione dolciaria locale, con una storia ben precisa, e contiene nel nome stesso un carattere distintivo che lo lega a Padova e cioè che stiamo parlando del Dolce del Santo. E’ inoltre un dolce molto buono e secondo me potrebbe essere venduto nei negozi di souvenirs oltre che nelle pasticcerie della città.

E voi che ne pensate? Acquistate souvenirs quando andate in viaggio? Che genere di souvenirs preferite?