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Ciao a tutti, quest’oggi parliamo di letteratura e di Padova con un post che ingrasserà un po’ la rubrica “Le interviste di VirgilioPadova”. Sono infatti seduto in un bar dell’antico ghetto ebraico di Padova con  Simone Marzini, scrittore padovano ed esponente del movimento letterario Sugarpulp di cui già vi ho parlato presentando anche la scorsa edizione dello Sugarpulp festival di settembre (leggi quì). Ho pensato di intervistare Simone, già autore di “Portello Pulp” e del nuovo “Nordest farwest” e di citare Sugarpulp perchè ritengo che la letteratura, i romanzi in questo caso di genere noir, pulp, western o poliziesco, come nel caso di sugarpulp, così come per il cinema possano dare il loro contributo ed avere un ruolo nella promozione di un territorio.

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Ciao Simone, il cabernet l’abbiamo ordinato, le polpette sono sul tavolo. Vado con la prima domanda finchè mandi giù il primo sorso. Beh, innanzitutto ti chiederei di presentarti ai lettori e se puoi dirci come è nata questa tua passione per la scrittura…

Dunque, ciao a tutti e grazie ad Alberto per questa intervista/chiaccherata davanti a questo buon bicchiere di vino. Mi chiamo Simone Marzini, ho 37 anni e sono sempre stato un lettore forte. Lettore di tutto: fumetti, libri, manuali. La passione per la scrittura è stato un naturale prosieguo della passione per le storie. Ci sono delle immagini che mi colpiscono e mi diverto a inventare delle storie su queste cose. Alle volte diventa quasi una specie di ossessione, e in quei casi l’unico modo per liberarmene è scriverle.

Capisco, quasi un’esigenza terapeutica la tua, hehe. E come è avvenuta la scelta del genere narrativo dei tuoi libri? la letteratura noir e pulp era il tuo genere preferito o il genere di questi tuoi primi lavori è stata casuale?

Ho iniziato a scrivere le cose che più mi piacevano: fantascienza e noir. Solo che il risultato non è mai stato soddisfacente, perché era una derivazione delle cose che mi piacciono, ma le ambientazioni sembravano finte. Poi è esploso a Padova il movimento Sugarpulp, e ho iniziato a leggere un po’ di romanzi ambientati nella mia città, per curiosità, ed è stata la svolta. Leggere Carlotto, Righetto, Strukul, per poi passare a Scerbanenco, mi ha fatto capire che raccontare la realtà che viviamo è la chiave di volta per scrivere un romanzo onesto che comunichi qualcosa. Obbiettivo che spero di aver raggiunto, anche se le mie opere sono venate di grottesco e in alcune parti surreali. Ma mai irreali. 

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Ok. Parliamo del tuo primo romanzo “Portello Pulp”, edito da Edizioni La Gru per la Collana CortoCircuito. Come è nato questo romanzo e che riscontro stai avendo da pubblico e critica? Immagino comunque che le soddisfazioni siano molte… 

Portello Pulp è nato per gioco. Avevo già scritto tre romanzi, mai pubblicati, che mi sono serviti a trovare lo stile e la voce. Scrivevo considerando quello che il lettore avrebbe poi pensato del mio romanzo. Che è il modo migliore per non farsi pubblicare. Con Portello ho deciso di dare libero sfogo alla fantasia, senza pormi vincoli. L’unica cosa che volevo era realizzare un libro che tenesse incollati i lettori dalla prima all’ultima pagina. Per fare questo ho dovuto tagliare tutto il superfluo: è stato un processo di sottrazione che mi ha ripagato. E fra l’altro ci è voluto più tempo per revisionare il romanzo che per scriverlo. Soddisfazioni ne ho avute tante: non sarei riuscito a pubblicare facilmente il secondo senza di lui. E poi scoprire che era stato citato nelle “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita” che tu stesso hai presentato assieme all’autrice Paola Tellaroli,e che consiglio a tutti, e senza che io conoscessi l’autrice, mi ha sorpreso non poco. 

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E veniamo all’ultimo nato “Nordest farwest”, edito invece dalle Edizioni Biblioteca dell’Immagine. Che storia racconti in questa tuo secondo romanzo?

Dopo Portello Pulp ho deciso che avevo ancora qualcosa da dire sul Nordest, e che avrei scritto una trilogia. Nordest Farwest è il secondo romanzo, e seppure richiama per alcuni aspetti Portello Pulp, credo rappresenti un’evoluzione del mio stile e delle tematiche. Portello Pulp racconta le vicende di tre disperati (un benzinaio, una guardia giurata che si crede Rambo e un disoccupato maniaco sessuale) che cercano di uscire da una brutta situazione usando il loro cervello bacato. Con Nordest Farwest ho voluto raccontare un altro tipo di disperazione, sempre senza rinunciare al mio stile narrativo, per cui le storie anche nei momenti più agghiaccianti, strappano una risata. Sulla trama io cerco sempre di evitare di svelare colpi di scena,(ce ne sono molti, e raccontare parti del libro. Comunque posso dire che all’interno c’è un personaggio che gira per la campagna veneta su un cavallo finto di quelli a bastone vestito da Zorro, un operaio cocainomane di nome Diavolina, una coppia improbabile di ricchi industriali, un investigatore privato con sede a Vigonza di nome Marlon Bianchi, e tanti altri personaggi. 

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Mi sembra di capire che anche tu, come gli altri scrittori del movimento Sugarpulp, hai fatto tua la frase di Isaac Bashevis Singer “Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale”. Per questo una domanda su Padova. Che emozioni ti suscita questa nostra città, quali le suggestioni che ti suggeriscono i vari luoghi e se questi li vedi come potenziali “location” di libri e anche, perchè no, di film? Qui ad esempio sulla destra inserisco una foto di Piazza della Frutta del grande Giovanni Umicini, una foto dalla grande forza evocativa secondo me…

Per me il contatto col territorio è fondamentale per la riuscita di una storia. Contatto col territorio non vuol dire guardare su google maps le location e descriverle, ma viverle. Per cui racconto le zone a me care, i posti che frequento, i luoghi che per me si prestano bene dal punto di vista narrativo, cercando di evocarli con poche parole. La cosa divertente è che gli amici che magari non sento tanto spesso, mi mandano sms quando sono nelle location in cui ho ambientato il libro (bar, piazze, quartieri). E nel caso di Portello Pulp, mi hanno contattato persone che hanno studiato a Padova e vivevano al Portello, per dirmi che era proprio così e che si sono divertiti un sacco a ritrovare luoghi che conoscevano nel mio libro. Secondo me scrivere della città che si conosce e che si ama, rende più credibili e migliori le storie. Padova è una città fantastica per le location. A parte il mare, c’è tutto: zone industriali abbandonate, fiumi, i colli, la campagna veneta, che per me è fantastica. A Padova poi c’è una cosa che mi ha sempre affascinato: la Basilica del Santo. Anche se è in territorio italiano, appartiene allo Stato Vaticano. Lo trovo uno spunto molto interessante per una storia, ma dovrei studiarmi bene i risvolti giuridici. Poi c’è un’altra location che sto approfondendo, ma visto che ho intenzione di ambientarci una storia, preferirei non svelarla. 

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Stai quindi lavorando al terzo capitolo della trilogia o altri progetti? 

Sì, cerco di non fermarmi mai! Sto buttando giù il plot del terzo romanzo che andrà a chiudere la trilogia pulp, ma con molta calma. Sto inoltre scrivendo soggetto e sceneggiatura di un fumetto (o graphic novel, come va di moda chiamarle adesso, anche se io preferisco chiamarli fumetti) insieme a un amico disegnatore, e poi ho ricevuto due proposte di collaborazione molto interessanti con cui mettermi alla prova. La prima è da parte di un illustratore padovano che adesso vive in Francia, bravissimo, per fare insieme un racconto illustrato. La seconda da parte di un amico per scrivere insieme un romanzo a quattro mani. Sono cose che non ho mai fatto e su cui mi piacerebbe cimentarmi. Il problema è sempre trovare il tempo: non posso mica rinunciare agli spritz in Piazza delle Erbe! 

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Eh, come ti capisco. Sono problemi, eh!! 😉 Oltre all’attività di scrittore, che altro fai nella vita? 

Lavoro! In un campo totalmente diverso: sono socio di un’azienda che realizza accessori moda fatti a mano. Che comunque ha sempre una sua dose di creatività. Nel tempo libero invece sono un super appassionato di serie tv americane e inglesi, che guardo rigorosamente in lingua originale con i sottotitoli. Credo si veda anche nei miei romanzi, che hanno un taglio narrativo molto cinematografico. Su questa passione scrivo degli articoli per gli amici di Sugarpulp, con recensioni e consigli sulle serie tv da guardare e su quelle da evitare nella rubrica sugarSERIES all’interno del sito http://sugarpulp.it/ che consiglio a tutti di visitare e di leggere.  

Bene grazie molte Simone di quest’intervista e buona fortuna per tutti i tuoi progetti! Vi saluto ricordandovi che “Nordest Farwest” si trova in tutte le librerie del padovano compresi i centri commerciali così incentiviamo l’economia locale e segnalandovi il sito di Simone www.simonemarzini.it tramite il quale potete interagire con il Simone e seguire la sua attività e la pagina facebook del libro: www.facebook.com/nordestfarwest

Spero inoltre di aver incuriosito quei pochi che ancora non lo conoscono e spingerli ad approfondire la conoscenza di Sugarpulp, una realtà padovana e veneta, che merita davvero di essere conosciuta (guardate un video trailer del loro manifesto dal loro canale youtube)! 


Alberto Botton
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Domani, martedì 9 ottobre, torna a Padova la “Fiera delle Parole”, giunta quest’anno al suo sesto appuntamento, e siamo pronti a scommettere per il secondo anno, dopo che in precedenza si svolgeva a Rovigo, che sarà un festival in grado di travolgere Padova con le proposte culturali di altissima qualità in programma nei  luoghi più belli, suggestivi e prestigiosi della città: Palazzo della Ragione, Palazzo Bo, Palazzo Moroni, Palazzo del Liviano, Centro Culturale Altinate San Gaetano, Teatro Ruzante, Auditorium Pollini,  Scuole, Librerie, Caffè, negozi e le Piazze cittadine. Gli incontri che si svolgeranno a Palazzo della Ragione potranno essere seguiti anche all’esterno con un maxi schermo reso possibile grazie alla collaborazione della ditta Targetdue che si occupa dei servizi tecnici de la Fiera delle Parole.

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Con la fine del periodo vacanziero a Padova si sono susseguite varie iniziative di grande richiamo, fresche, originali e che sono state in grado di attirare persone da fuori città e da fuori regione. Dopo il Vintage Festival, il Sugarpulp Festival ed in attesa di Detour, il festival internazionel del cinema di viaggio in programma nel weekend della prossima settimana, dal 9 al 14 ottobre 2012 Padova ospiterà uno tra i più interessanti appuntamenti con la letteratura, il giornalismo, la poesia, l’arte, la musica attivi sul territorio nazionale. La “Fiera delle Parole, ideata e diretta da Bruna Coscia e organizzata dall’Associazione Culturale Cuore di Carta in collaborazione con l’Università degli Studi di Padova e il Comune di Padova, è una manifestazione generalista premiata da un pubblico numerosissimo  che giunge da tutta Italia per ascoltare e, soprattutto, confrontarsi con centinaia di autori di grande rilievo nel panorama culturale nazionale. Un programma di qualità riconosciuto, sancito anche dalla presenza di media partner di grande prestigio come “La Repubblica” oltre che dall’emittente  Radio Lattemiele.

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Moltissimi incontri con gli autori, tutti ad ingresso libero (tranne poche eccezioni), e la possiblità per i moltissimi visitatori attesi da tutta Italia  di ascoltare e confrontarsi in dibattiti su grandi temi di attualità, di  storia, di filosofia e scienza ma anche  di ascoltare  le parole  della letteratura, della poesia , talvolta accompagnate dalla magia della musica. Qualche nome? Massimo Giannini, Dacia Maraini, Paolo Crepet, Gian Antonio Stella e Paolo Rossi, Gherardo Colombo e Marco Paolini, Sveva Casati Modignani, Piercamillo Davigo e Marco Travaglio, Valerio Massimo Manfredi, Margherita Hack, Pino Roveredo e Dario Franceschini, Corrado Augias, Giovanni Baglioni, Ezio Mauro, Francesco Guccini e Roberto Vecchioni, Massimo Cirri, Andrea Segrè, Mario Tozzi, Giuliano Montaldo e Dario Vergassola. Sarà dedicato un importante spazio ai libri, alla presentazione di nuovi titoli ma anche alla mostra mercato dei librai della città nei vari luoghi degli incontri e al Centro Culturale Altinate San Gaetano con la piccola editoria. Ad una proposta dal così alto valore culturale non poteva mancare la partecipazione delle scuole agli incontri con gli autori appositamente previsti di mattina  a Palazzo della Ragione e nelle varie scuole di Padova. Partecipano anche Progetto Giovani del Comune di Padova, che cura una serie di incontri di letteratura, alcune librerie come Pangea, Feltrinelli, Pel di Carota; molte associazioni tra cui Hemispheres, Caffè letterario angolo dell’avventura, Leggereperleggere. Un festival che ha saputo coinvolgere anche la grande musica classica della città con la partecipazione dei  Solisti Veneti e dell’Orchestra da Camera di Padova e del Veneto.

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Non resta che segnalarvi il programma della Fiera delle Parole, gli autori dell’edizione 2012. Potete trovare informazioni ed interagire con lo staff anche grazie alla pagina facebook, tramite twitter ,al canale youtube dove sono caricati i video della scorsa edizione e attraverso flickr dove potete caricare le vostre foto e vedere quelle già caricate utilizzando il tag “lafieradelleparole”.

Domani, martedì 9 alle ore 17, presso l’Aula Magna del Bo l’inaugurazione della Fiera delle Parole Intervengono Giuseppe Zaccaria, Rettore dell’Università di Padova, Flavio Zanonato, Sindaco di Padova, Roberto Furlan, Presidente della Camera di Commercio e Bruna Coscia, Presidente Cuore di Carta. Che dire? Scoprite il programma per scegliere gli incontri che più vi interessano e partecipate numerosi! 

Per i visitatori e per i turisti che saranno a Padova in queste giornate, segnalo come sempre il sito di Turismo Padova Terme Euganee e della PadovaCard, un vero e proprio passpartout per scoprire tutte le bellezze del patrimonio artistico e culturale della città!

Buona Fiera delle Parole! 😉


Alberto Botton
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Con il post di oggi ho pensato di presentarvi una nuova guida per padovani e turisti in uscita nelle librerie di Padova da domani, giovedì 27 settembre. Non si tratta di una guida qualunque ma della collana delle “101 cose da fare..” della Newton Compton Edizioni, a tiratura nazionale, e per questo si potrà ordinare ovunque in Italia, nonché acquistare online o come ebook. “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita” è il titolo esatto di questa guida che si propone come una pubblicazione agile e veloce per conoscere la città attraverso esperienze, cose concrete da fare, luoghi da visitare e risponde così a quel modo di promuovere una destinazione turistica attraverso leve emozionali.

In realtà attendevo questa nuova pubblicazione perchè già lo scorso anno, tramite facebook, avevo conosciuto Paola Tellaroli (paola.tellaroli@gmail.com), l’autrice del libro che aveva iniziato a raccogliere materiale per realizzare questo suo progetto. Ricordo ancora che mi contattò lei stessa per pormi una sfilza di domande a molte delle quali ammetto di non aver saputo rispondere neppure io che mi ritengo un buon conoscitore di Padova. Questo a riprova che sono davvero moltissimi gli aspetti nascosti di questa città e le sfiziose curiosità che la impreziosiscono, ragion per cui questo libro saprà rivelare conoscenze e suggerire esperienze al turista più curioso ed esigente così come al padovano che vorrà approfondire la conoscenza della propria città…e sono sicuro che proprio i padovani rimarranno sorpresi e troveranno alcune di queste “101 cose da fare…” come vere e proprie scoperte. Ho incontrato Paola qualche mese fa ad una visita guidata al Parco Treves (in seguito della quale scrissi questo post) con penna e quaderno degli appunti in mano, pronta a chiedere informazioni alla guida che ci accompagnava, dimostrazione che questo suo lavoro è frutto di mesi di impegno e di ricerca rigorosa e non di certo superficiale. Qualche giorno fa Paola stessa ha annunciato sempre tramite la rete, l’imminente uscita nelle librerie del libro e la realizzazione del suo sogno! Un progetto ed un impegno costante che mi erano sembrati un po’ “strani” per una ragazza mantovana, quasi una sfida, ma che ho poi compreso rivolgendo direttamente a lei alcune domande.

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“Innanzitutto, ciao Paola. Vuoi presentarti ai lettori del blog? Chi è Paola Tellaroli?”

Paola Tellaroli non è una scrittrice, ma una ragazza che ha sempre avuto la passione di scrivere e finalmente ha realizzato un sogno. Sono una ragazza normale, se così si può chiamare una dottoranda in statistica! 
Ho cambiato diverse città nel mio percorso di studi: nata in provincia di Mantova, mi sono trasferita a Bologna per iniziare l’Università, ho fatto un Erasmus in Francia e poi mi sono spostata a Milano. Poi per puro caso ho trovato lavoro qui a Padova, dove mi sono trasferita senza mai averla vista una volta prima di arrivare con le valigie! Qui dovevo scrivere la tesi con l’idea di fermarmici solo un anno per poi volare all’estero. Ma così non è stato: forse grazie al fatto che venivo da una città che non faceva per me com’era Milano, tutto di Padova mi è sembrato più bello e ho apprezzato ogni singola – anche banale – cosa, grazie alla città e alle persone magnifiche che ho incontrato.

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“Come ti è nata l’idea di questa guida e come mai proprio le “101 cose da fare a Padova…”?”

Quando sono arrivata a Milano ero spaesata e la guida “101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita” mi ha fatto conoscere la città, riuscendo quasi a farmela piacere, pensa! Poi, curiosa, ho letto quella di Bologna, per l’affetto che mi lega a questa città. Così, arrivata a Padova, non conoscendo niente e nessuno, d’istinto mi sono messa a cercare questa guida per conoscere la città in cui mi ritrovavo a vivere, e ho scoperto che non esisteva! La cosa non mi ha stupita, visto che – come ripeto allo sfinimento anche nel libro – Padova è terribilmente sottovalutata! Perciò ho stilato una mia personale lista con l’aiuto di un’amica che abitava qui da più tempo e ho mandato una mail all’editore consigliando di sviluppare questa idea. E in pratica mi hanno risposto: “Interessante, fallo tu!”.

“Quali sono state le difficoltà che hai incontrato e i tempi di realizzazione di questo tuo progetto?”

Inizialmente ho temuto, come tutti gli increduli continuano a sostenere, che non ci fossero così tante cose da fare a Padova, che mi fossi fatta un po’ prendere dal sentimento per questa città. E invece poi è stato molto più facile di quanto credessi, le cose sono venute da sé e anche i tempi sono stati piuttosto brevi. Da quando ho iniziato seriamente a scriverlo ci ho impiegato circa sei mesi, senza ovviamente contare la fase di progettazione, documentazione e interviste.

padova,blog di padova,padova blog,guida turistica di padova,guida padova,101 cose da fare a padova almeno una volta nella vita,newton compton,newton compton editori,guide newton compton,turismo padovaEh già, come sostengo da tempo, penso che i primi increduli sul valore della propria città siano proprio i padovani….Attraverso il tuo lavoro di ricerca quali delle 101 cose ti hanno sorpresa e meravigliata di più?”

Ammetto che alcune cose quando ho iniziato a scrivere il libro non le conoscevo, ma poi sai, si innesca un fenomeno per il quale amici o amici di amici mi contattavano dandomi consigli o idee e il gioco è stato fatto. Pensa che ho dovuto anche scartare diversi punti per rientrare nel format dei 101! 

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Il lavoro di ricerca di informazioni è stato davvero uno spasso! Il punto che mi ha sorpresa di più è stato certamente scoprire che esiste una copia di Padova in Polonia, mentre il punto che mi ha più divertita scrivendolo è stato quello in cui parlo delle innumerevoli targhe sparse per la città..ci avevi mai fatto caso? Poi non potevo credere alle mie orecchie quando mi hanno detto che il personaggio di Indiana Jones è ispirato a un padovano (Belzoni qui a fianco ndr), ho trovato molto divertente la storia della falsa tomba di Antenore, ho scoperto la bellezza di Parco Treves (foto sopra a sinistra) – dove mi sembra di capire che la maggior parte dei padovani non ha mai messo piede, sono entrata nella casa di Galileo, ho passeggiato nei sotterranei della città, mi ha fatto molto ridere la storia del Club Ignoranti e ho scoperto che in città esiste una camera marziana… questo non lo sapevi nemmeno tu, vero!? 

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Eh si, come dicevo all’inizio questa è una delle cose che ho scoperto anch’io solo grazie alle tue ricerche. Come dire una garanzia che tra le 101 cose da fare più di qualcuna sarà senz’altro una scoperta anche per i padovani.

Si, tra le 101 esperienze proposte nel libro ci sono: prendere un Polifonico nel bar più goliardico di Padova, restare a bocca aperta di fronte all’opera di Giotto e ai luminosi misteri degli Scrovegni, toccare il cielo con un dito in cima alla Specola, fantasticare lungo le riviere, prendere il sole stesi sull’isola della città, affinare i cinque sensi nel roseto di Santa Giustina, fare un salto indietro nel tempo con il precinema, percorrere la via di Indiana Jones, imparare l’inglese a suon di spritz, intrufolarsi nei luoghi della Padova che non si vede, inseguire le opere di Kenny Random etc etc. Quindi esperienze che hanno a che fare con la Padova antica, con la città d’arte ma anche con la vivace città universitaria che è oggi. 

“E tu, da padovana d’adozione quale idea di Padova ti sei fatta?”

Io adoro questa città. Elegante e vivacemente studentesca com’è, nasconde e offre tanto, e questo la rende affascinante e interessante al tempo stesso. Però, al contrario di altre città, non ho dovuto cercare molto per trovare le cose di cui avevo bisogno. Forse è stata fortuna nelle coincidenze, come in tutto, ma anche merito delle persone che vivono qui, oltre che alla città in sé. Ma in fondo, una città non è le persone che la costituiscono?

Eh si Paola, penso anch’io sia così! Complimenti per questo tuo lavoro e soprattutto grazie da parte di un padovano, il sottoscritto, che ci tiene affinchè la propria città venga conosciuta ed apprezzata il più possibile!

Da domani in libreria!! Acquistatela oppure prenotatela e poi Acquistatela! 😉

Alberto Botton
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Questo settembre Padova dimostra, grazie a giovani dalle idee chiare, alla loro passione e alla fede in ciò che fanno di essere una città che può avere una sua centralità nella scena nazionale. Basta sentire giovani che parlano di Milano e/o Bologna come uniche realtà “cool” in opposizione a Padova che invece non offrirebbe nulla…Non se ne può più! Del Padova Vintage Festival in programma questo fine settimana vi ho scritto nel post di lunedì come di un evento di livello nazionale così come lo è senz’altro il Sugarpulp festival di cui vi parlo oggi in programma a fine mese. Dal settore della moda vintage e non solo alla letteratura noir e non solo due eventi pazzeschi che spero possano incoraggiare altri giovani ad intraprendere percorsi simili in altre nicchie o settori.

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Sugarpulp Festival quindi, giunto alla sua seconda edizione, in programma il 28, il 29 ed il 30 settembre a Padova presso il centro culturale Altinate-S.Gaetano, il festival dedicato alla letteratura noir, pulp, thriller pensato ed ideato da Sugarpulp.it, sito di riferimento del giovane movimento letterario padovano di cui Laura Sicolo ha scritto nel post “Sugarpulp svela il lato noir di Padova”, Parliamo di un “movimento letterario che sta immaginando un Nordest diverso dal rassicurante quadretto economico-culturale a noi familiare. “Il Nordest è casa nostra, è la nostra terra. Il nome stesso del movimento, Sugarpulp si rifà alla polpa da zucchero della barbabietola, uno dei prodotti tipici del territorio veneto” – spiegano gli ideatori del Movimento.

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“Stiamo parlando di un territorio in cui il colore del noir si cela perfettamente dietro quello della barbabietola: qui anche la delinquenza ha la faccia pulita della borghesia che lavora; qui non si ostenta ma si nasconde, qui i grandi cortili delle case sono protetti, recintati, invisibili””. In effetti il Veneto ed i veneti come sono rappresentati dai media, o nel corso degli anni dai vari film? Pensateci un attimo e ditemi se quello del “Sior paron” o della “macchietta” capace di esprimersi solo in dialetto corrisponde al Veneto reale. Il Veneto reale è una terra che ospita una società molto complessa e frastagliata che il più delle volte emerge solo nei trafiletti della cronaca locale con fatti che con il “political correct” hanno ben poco con cui spartire. Quante storie possono emergere da una realtà di questo genere, finora nascosta solo dal pudore di generazioni afflitte da vincoli perbenisti da “basabanchi” che Sugarpulp spazzerà via! Leggete il manifesto di Sugarpulp! 

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“Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale”. La frase di Isaac B. Singer riassume la filosofia di Sugarpulp da cui si può capire come un piccolo sito di recensioni librarie sia diventato, in tre anni, uno dei fenomeni culturali più vivaci e interessanti a livello nazionale: movimento letterario, associazione, festival e network che produce contenuti, promuove autori e veicola idee. Basta visitare il sito ufficiale Sugarpulp.it , seguire Sugarpulp su facebook, seguire gli aggiornamenti di Sugarpulp su twitter, guardare i video, le interviste sula canale youtube di Sugarpulp, nonchè leggere il blog di Giacomo Brunoro (uno dei fondatori del movimento Sugarpulp assieme a Matteo Righetto e a Matteo Strukul che vedete nell’immagine sopra a destra assieme a Massimo Carlotto) all’interno del sito del corriere del Veneto per rendersi conto di quanta “polpa” ci sia dietro a questa realtà!

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Il festival Sugarpulp 2012 sarà anche l’occasione per presentare l’ultimo romanzo di Matteo Righetto “Savana padana” (già autore di “Bacchiglione Blues”), un western che Massimo Carlotto ha definito “una storia incendiaria” arricchita da “una scrittura arguta e dissacrante” e celebrare il recente riconoscimento di Matteo Strukul e Alessandro Vitti vincitori del Leone di Narnia come migliore serie a fumetti italiana per il 2012 con “Red dread“, la versione a fumetti del romanzo pulp “La ballata di Mila”. Tre giorni di incontri, tavole rotonde, feste, workshop, presentazioni, mostre fotografiche ed eventi: il primo e unico party culturale italiano torna per una seconda edizione ricca di sorprese e novità. 

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Durante il festival saranno moltissimi gli workshop e le opportunità di incontrare autori, sia di libri, sia di fumetti. Il festival conferma anche quest’anno la sua vocazione internazionale portando a Padova autori del calibro di Linwood Barclay, Allan Guthrie, Maxim Jakubowski e Tim Willocks; insieme a loro anche grandi maestri del noir italiano come Maurizio De Giovanni, Fulvio Ervas e Alan Altieri (ecco l’elenco completo con link alle loro schede). Tra i protagonisti del festival anche un gigante del fumetto mondiale come Giorgio Cavazzano, sceneggiatori del calibro di Tito Faraci e Pasquale Ruju, “rockstar” del fumetto internazionale come Stefano Tamiazzo, Alessandro Vitti e Niccolò Storai, oltre agli sceneggiatori e ai disegnatori della Scuola Internazionale di Comics di Padova (scoprili tutti scoprili cliccando quì). Ci saranno anche una serie di corsi  della serie SugarLab molto interessanti su “scrittura”, “comics”, “editoria digitale”, “fotografia”, “sel publishing”, “traduzione”, “food”. Sono imbarazzato ed intimidito dalla ricchezza della programmazione sicchè per evitare di saltare qualcosa  scoprite voi stessi il programma completo del festival! 

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A me piace sottolineare piuttosto un aspetto organizzativo di questo festival. Tra le tante novità di quest’anno c’è la possibilità di contribuire direttamente al festival: come l’anno scorso infatti anche l’edizione 2012 verrà realizzata senza nemmeno 1 euro di contribuiti pubblici. Uno degli aspetti più innovativi per una realtà di questo tipo è stata la scelta di puntare anche sul crowdfunding, sistema molto comune in paesi come gli Stati Uniti ma che qui in Italia non ha ancora preso piede in maniera diffusa. Un sistema che vale la pena approfondire per quanto sia molto semplice: chiunque può donare 20 euro e finanziare il progetto Sugarpulp Festival 2012 attraverso Produzioni dal Basso, sito italiano specializzato in crowdfunding. I soldi verranno effettivamente versati soltanto se si raggiungerà il numero di quote stabilito in partenza (al momento sono già state comprate 84 quote su 250 disponibili). Per donare questi 20 euro cliccate quì!

Alberto Botton

Mail to: vpadovablog@virgilio.it

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Ciao a tutti, quest’oggi ho pensato di scrivervi riguardo ad un libro che ho acquistato da poco e appena finito di leggere. Si tratta de “Il cameriere di Rocco”, l’ultimo libro di Furio Stella, scrittore e giornalista de “Il Mattino di Padova” che i tifosi del Padova conoscono bene per via che da tanti anni racconta le vicende dei biancoscudati con professionalità, arguzia e con la fantasia e l’estro che lo contraddistinguono a tal punto che, se fosse un calciatore, probabilmente sarebbe un giocatore della tipologia “genio e sregolatezza”.

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Avrete capito quindi che il Rocco del cui cameriere si parla nel libro (edizioni La Torre, euro 10,00) non è Rocco Siffredi e neanche Rocco Papaleo ma di Nereo Rocco, aka (as known as) il “mitico” Paron, l’allenatore triestino, guarda caso proprio come l’autore del libro Furio Stella, che dopo i successi con Triestina e con il grande Padova del finire degli anni Cinquanta-inizio Sessanta che per 5 o 6 anni era diventato una tra le “grandi” del calcio italiano, divenne famoso in tutta Italia come l’allenatore del Milan e forse ingiustamente etichettato come emblema del calcio difensivo visto che il Padova del 1958 portò 6 giocatori offensivi (nel gioco e non nello sproloquio) ai mondiali di calcio. Nereo Rocco che il 20 maggio prossimo avrebbe compiuto 100 anni e che, per questa ricorrenza la città di Trieste gli sta dedicando una mostra (vedi http://www.mostranereorocco.it/).

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Furio Stella qualche tempo fa ha conosciuto una signora, una tifosa del Padova, Nadia Seresin, il cui padre era appunto il cameriere di Rocco, quel cameriere che serviva lui e la squadra nella storica e popolare Trattoria Da Cavalca di via Daniele Manin, a due passi da Piazza delle Erbe, in quell’angolo in cui ci starebbe bene uno statua di bronzo del Paron che cammina assieme al capitano Scagnellato…Scusate le divagazioni ma è da lì, da questo incontro con questa signora che è nata l’idea di questo libro, un romanzo leggero e divertente che omaggia la città di Padova, le sue curiosità più nascoste, il suo lato più popolare di cui anche la squadra di calcio fa parte. Guardate questa foto sulla destra che ho trovato su una delle varie pagine dedicate al Calcio Padova (le immagini di questa pagina le ho utilizzate per contestualizzare la storia raccontata nel libro): sulla sinistra ovviamente Nereo Rocco, al cui fianco siede il capitano Aurelio Scagnellato e più in là il bomber Sergio Brighenti, seduti a tavola, sciuramente Da Cavalca e alle spalle di Rocco si vede un cameriere in camicia bianca e cravatta nera che parla con il “capitano”. Che sia proprio lui, il nostro cameriere di Rocco? 

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Per questo alla presentazione erano presenti molti tifosi e tra di loro anche due grandi giocatori del Padova di Rocco, il difensore Gastone Zanon ed Humberto Rosa: due istituzioni per il Calcio Padova. L’autore, nella presentazione del 18 aprile scorso, ha raccontato con la sua solita “verve” questo suo “progetto letterario”, quest’intreccio tra realtà quotidiana, con i suoi problemi e i suoi scazzi ed “illusione”, per non dire “magia”, illusione e magia che la suggestione di certi luoghi può provocare. Quasi uno spettacolo, un “reading” a cui hanno partecipato la sorella dell’autore, l’affermata attrice teatrale Carla Stella e anche l’ottantenne Humberto Rosa che con la sua proverbiale simpatia ha letto un brano del libro, quello in cui si descrive proprio un suo goal all’Appiani contro la Juventus, partita tra le più importanti del Padova e momento topico del libro (vedi qui sopra a sinistra l’immagine del gol di Rosa presa da “Lo sport illustrato” del 27 febbario 1958, reperito nel mercatino dell’antiquariato di Prato della Valle qualche tempo fa. Rosa è quello al centro in maglia bianca ovviamente mentre in primo piano, di spalle con il numero 7 il grande campione svedese Kurt Hamrin).blog di padova,padova blog,"il cameriere di rocco",furio stella,nereo rocco,calcio padova,padova popolare,padova libri,edizioni la torre,stadio appiani,trattoria da cavalca 

Padova popolare, Calcio Padova, cameriere della storica trattoria “Da cavalca”…potevo non acquistare questo libro? Certo che no!!..e anche farmelo autografare da Humberto Rosa che da allenatore del Padova, negli anni Sessanta, ci portò anche in finale di Coppa Italia…persa malauguramente contro il Milan, per un rigore che non si sa se ci fosse…e ovviamente la dedica dell’autore che è quella che vedete quì a fianco “Al gurmè Alberto. Grazie e bon appetit!”. Non lo sapeva ma gliel’ho detto io che se fossi stato il protagonista del libro sarei finito a mangiare con il Paròn, visto che mi ritengo una buona forchetta, più che un gourmet”!

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Furio Stella  (vedi foto a sinistra) scrive bene e questo libro ne è evidenza. Un libro ben scritto che si legge tutto d’un fiato e che porta il lettore ad immergersi in un’atmosfera a tratti surreale come del resto il narratore che, passeggiando per Padova e raccontandoci aneddoti e curiosità legate alla città, si trova a vivere flashback e ritorni al passato causati da forze misteriose ma forse più semplicemente dalla suggestione che certi luoghi della città provocano in chi queste suggestioni le sa cogliere.

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Suggestioni che funzionano come un vero e proprio “stargate” in grado di condurre il protagonista in un’altra dimensione temporale e a rivivere da spettatore, a bordo campo all’Appiani, quella mitica partita del 1958 tra il Padova di Rocco, Scagnellato, Humberto Rosa, Brighenti ed Hamrin e la Juventus di Boniperti, Charles, Stacchini (nella foto sulla destra Aurelio Scagnellato e Gianpiero Boniperti si tringono la mano prima della partita). Un po’ come Midnight in Paris, uno degli ultimi anni di Woody Allen in cui uno scrittore in cerca di ispirazione a Parigi si ritrova catapultato in altre epoche e a conversare con Hemingway, Scott Fitzgerald, Picasso e tutto il milieu culturale del tempo. Camminando per Padova, in certi luoghi, in certi momenti e sopratutto se si ha una certa sensibilità e si sa ascoltare la propria città certe suggestioni si possono vivere e quindi il ristorante, ora chiuso, alle piazze, può torna ad essere la trattoria Da Cavalca, aperta e con la squadra del Padova che pranza prima di andare a giocare la sua partita, con il cameriere di Rocco che sistema le fioriere all’ingresso, se si passa davanti all’Appiani si può immaginare che un ragazzino vada a recuperare un lenzuolo spinto via dal vento dopo che i coniugi Zotti, l’avevano steso, assieme alle divise dei giocatori del Padova, sulle gradinate dello stadio affinchè asciugassero prima e molte altre ancora che l’autore si terrà per il prossimo libro! 

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Premio-galileo.jpgRientra nella programmazione di Universi Diversi la premiazione del prestigioso Premio letterario Galileo,  giunto alla quinta edizione. Il Premio Galileo nasce per il desiderio di valorizzare le tradizioni di eccellenza che la città vanta nel campo della ricerca scientifica e promuovere iniziative a sostegno della diffusione di una cultura tecnico-scientifica. Il Comune di Padova, infatti,  promuove questo premio da alcuni anni con l’intento di favorire nei giovani l’interesse per le scienze e il pensiero razionale anche nella prospettiva del loro futuro percorso di studi.

L’Amministrazione comunale nomina ogni anno una giuria scientifica, formata da scienziati, ricercatori, giornalisti, scrittori, un presidente e una giuria degli studenti (vedi i componenti della giuria).

Mario_Tozzi.jpg

La giuria scientifica, dopo Umberto Veronesi, Carlo Rubbia, Margherita Hack e lo storico della scienza Paolo Rossi, sarà presieduta quest’anno da un grande divulgatore: il primo ricercatore del Cnr Mario Tozzi, popolare conduttore della trasmissione tv «La Gaia scienza», il noto geologo televisico che parla con la piccozza in mano. In un intervista pubblicata da “Il Mattino di Padova” esprime la sua opinione sulla situazione della divulgazione scientifica in Italia, opinione che si rivela drastica. «E’ disastrosa. – afferma – Stavamo meglio qualche tempo fa. Oggi, se togliamo Quark, in Tv non vedo altro. Le televisioni commerciali non fanno nulla, noi su La7 con poche risorse, ci proviamo. Va un po’ meglio l’editoria, ma per quanto riguarda la comunicazione di massa il panorama è tragico».

Premio Galileo 2011.JPGLa giuria si è riunita venerdì 21 gennaio 2011 e ha selezionato i cinque FINALISTI DEL PREMIO GALILEO 2011.

Queste le opere selezionate (leggi le schede dei libri) :
Piergiorgio Odifreddi, C’è spazio per tutti, Ed. Mondadori 2010
Andrea Rinaldo, Il governo dell’acqua, Marsilio Editore, 2009
Paolo De Bernardis, Osservare l’Universo, Ed. Il Mulino, 2010
Larry Squire-Eric Kandel, Come funziona la memoria, Ed. Zanichelli, 2010
Angelo Guerraggio-Pietro Nastasi, L’Italia degli scienziati, Ed. Bruno Mondadori 2010

Dopo la selezione della cinquina finalista, a decidere il libro vincitore è comunque, anche quest’anno, la giuria popolare formata da studenti di 99 scuole superiori di secondo grado provenienti da tutta Italia: sicchè se vedrete un mare di scolaresche in giro per la città sappiate che potrebbero essere i preziosi giurati del Premio Galileo.

438097232.jpgLa premiazione dell’opera vincitrice si svolgerà domani, giovedì 5 maggio 2011 alle ore 16:00 presso il Centro culturale Altinate/San Gaetano. Sarà possibile seguire la premiazione anche tramite una diretta web: sarà disponibile a breve il link per poterla seguire.

Con la collaborazione di: Schueco, Safilo, Consorzio Venezia Nuova, Morellato, Coveco, Telecom, APS Advertising, NE-T Telerete, MAAP e Società Autostrade. La Fondazione Antonveneta sostiene il Premio Galileo. Collaborano con il premio Galileo anche il Planetario di Padova,Consorzio di Promozione Turistica di Padova, Noleggiami.eu, Bookstore. Media sponsor: Focus, Coelum, Il Mattino di Padova, La Tribuna di Treviso, La Nuova di Venezia e Mestre.

PS:Come sempre lo spazio commenti è aperto per dire la vostra e commentare. Ricordo inoltre la pagina facebook “Il blog di Padova” sulla quale potete interagire, esprimere opinioni su quanto avviene in città e postare foto o video che la riguardano. Basta cliccare su “like” nello spazio “fb” a fondo pagina.

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P1060023.JPGCiao a tutti, quest’oggi ho pensato di iniziare la settimana presentandovi una nuova categoria di questo blog che di fatto sarà una “sottocategoria”. Ho pensato infatti di parlarvi, ogni tanto, delle strade di Padova, quelle più conosciute del centro storico e altre magari degne di nota per qualche curiosità. Le strade di una città sono il placoscenico dove va in scena la vita della comunità e negli anni sono state costruite, modificate, hanno visto cambiare il loro aspetto, il loro scenario circostante, alcune sono sparite assieme ad interi rioni, altre mantengono lo stesso tracciato della Patavium romana, molte hanno visto cambiare il loro nome ma senz’altro hanno molto da raccontare sulla storia della città e delle persone ci hanno vissuto.

La categoria in questione sarà quindi “Le strade di Padova”, categoria che rientra in quella già esistente de “La Vecchia Padova (cultura popolare)”, e l’idea mi è venuta sfogliando un libro da pochi giorni acquistato (vedi a destra il libro davanti allo schermo del mio pc) proprio per raccontarvi qualcosa di nuovo sulla nostra città. Mi riferisco proprio a “Le strade di Padova. La vita millenaria della città, la sua storia, i suoi monumenti, le sue tradizioni, rivissute attraverso  la fitta intelaiatura delle vie e delle piazze di oggi” di Giuseppe Toffanin (jr), editrice Newton % Compton Editori, per cui post va anche a rimpinguare la categoria “libri e fumetti“. Ho inoltre inserito questo post nella categoria “turismo” perchè ritengo che quanto concerne la storia e la cultura popolare di una città possano essere temi di interesse turistico e attorno ai quali costruire e pensare eventuali itinerari, categoria quella del “turismo” molto ampia dunque che riguarda la sua città nel suo complesso, a maggior ragione se parliamo di turismo urbano!

Padovaincisionedellaprimametadel8PiazzadelleErbe.jpgGiuseppe Toffanin, noto giornalista e scrittore (Padova, 1932- Grisignano di Zocco 1994), ha scritto moltissime pagine sulla città di Padova, la sua storia, suo costume, la sua cultura, conosciuto come Giuseppe Toffanin jr per via che il padre portava il suo stesso nome, padre che è stato una personalità del mondo accademico padovano ed italiano. “Strade di Padova” è di fatto uno stradario che elenca tutte le vie e le strade del Comune di Padova, anche quelle periferiche, andando alla ricerca dei nomi originali e storici delle strade stesse, spesso sostituite per celebrare qualche personaggio o qualche fatto di caratura nazionale. In particolare negli anni del risorgimento e dell’Unità nazionale c’era un nuovo stato da costruire anche nel cuore del popolo sicchè molte vie i cui nomi erano dedicate a personaggi o famiglie locali hanno iniziato a chiamarsi “via decorati al valor civile”, Fratelli Bandiera, Corso Garibaldi, Piazza Cavour etc etc, giusto per citarne alcune. Nel libro troverete però moltissime informazioni riguardo alla toponamistica della città e allo sviluppo delle sue arterie stradali sin dalle epoche antiche e preistoriche. Pare che l’area in assoluto più antica sia quella attorno al Canton del Gallo nei pressi del quale furono rinvenute sepolture della Padova preromana. Curiosità su edifici che ora non esistono più, su botteghe storiche e popolari che magari ora sono negozi di moda, insomma in questo testo potrete essere catapultati nella Vecchia Padova ed esserne suggestionati vedendo anche vecchi immagini e stampe in bianco e nero. Nella bancarella di Piazza Garibaldi (..appunto!) mi hanno detto di questo libro che ne sono rimaste poche centinaia di copie dopodichè sarà finito e difficilmente ristampato…

Nello scrivere post per questa rubrica “Le strade di Padova” mi servirò quindi molto di questo libro, senz’altro riportandovi qualche brano, così come attingerò a piene mani dall’archivio fotografico di PadovaNews, una galleria sulla vecchia Padova, molto ben fornita (vedi cliccando quì) e da cui ho preso l’immagine quì sopra che raffigura un’incisione di una Piazza delle Erbe della prima metà dell’800!

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barcaro Riccardo.jpgLo spunto per il post di oggi lo devo ad un servizio del tg1 (così come lo si critica è giusto rendergli merito quando è il caso…) della scorsa settimana nel corso del quale è stato intervistato Riccardo Cappellozza, anziano signore di Battaglia Terme noto tra i suoi conpaesani come l'”ultimo dei barcari” (vedi il video).

Il signor Cappellozza (vedi a destra in una foto di molti anni fa, presa dal sito degli Amissi del Piovego), infatti, è l’ultimo ad aver esercitato una professione che a Padova e dovunque ci fosse stato un corso d’acqua in provincia, ma un po’ in tutto il nord, era piuttosto diffusa. Mi riferisco all’antico mestiere del barcaro, di colui cioè che trasportava merce su una barca lungo fiumi e canali.

Ho già scritto mesi fa di Padova città d’acque e di come canali e corsi d’acqua (approfondisci quì) costituissero le principali arterie del traffico lungo le quali venivano trasportate le merci. Il rione del Portello, sorta di quartier generale dei barcari di città, prende il nome dal porto fluviale al quale attraccavanoe barche in arrivo dalla laguna, le pescherie erano in pieno centro vicino al palazzo del Bò in rivera dei Ponti romani e molte le stampe e le foto antiche in cui  si vede un centro storico attraversato quasi ovunque dai canali, si vedono ponti costruiti in vari epoche storiche, si vedono barche in navigazione piuttosto che ormeggiate, così come sono diverse le immagini in cui si vedono, lungo i canali, delle chiatte trasportate dalla forza di cavalli in marcia sugli argini. Tornando a Battaglia Terme, lungo il canale Battaglia veniva trasportata la trachite, preziosa materia prima per le costruzioni in città e non solo, estratta dai Colli Euganei e portata a Padova e poi nei porti di Venezia e della laguna.

p013.jpg.jpgL’acqua e la vita lungo i canali erano quindi un carattere distintivo dell’identità padovana e del suo territorio circostante (a sinistra barche lungo il Piovego vicino ai Giardini dell’Arena e a Piazzale Boschetti, foto dalla galleria di PadovaNews), prima che le autostrade d’acqua non venissero sostituite dalle autostrade d’asfalto, e di questo rapporto tra uomo e territorio attraverso la vita dei barcari, professione tramandata di padere in figlio, parla il libro del giornalista Francesco Jori e dello stesso Riccardo Cappellozza “L’ultimo dei barcari” Ed. Biblioteca dell’Immagine. Il signor Cappellozza, già da parecchi anni, ha infatti deciso di dedicarsi ed a’impegnarsi per mantenere viva la memoria dei barcari e di quel mondo tra terra ed acqua che oggi è scomparso, anche troppo prematuramente.  Se andate a Battaglia Terme, un piccolo comune a sud di Padova, alle pendici dei Colli Euganei, potete vedere il frutto della sua determinazione , dei suoi sacrifici per decenni, e cioè il Museo della Navigazione fluviale (vedi bellissime foto dal sito Magico Veneto, cliccando quì) il primo nel suo genere in Italia, dietro al quale c’è anche un Centro di Documentazione storica sulla navigazione fluviale e la “militanza” del signor Cappellozza nell’Associazione per la cultura e la tradizione fluviale. Il museo è molto interessante, pieno di oggetti di uso quotidiano dei barcari e di modellini di imbarcazioni utilizzate e vi si può accedere a prezzo ridotto se possessori della PadovaCard (leggi quì una descrizione del museo).

0.jpgRiccardo Cappellozza (foto a destra all’interno della sua seconda casa, il Museo della Navigazione), insignito padovano eccellente 2008 (vedi il video), che ha anche un suo sito-biografia (vai al sito), nell’intervista al tg1 persone fa notare, con delusione e giusto disappunto come la sua professione di barcaro sarebbe potuta sopravvivere se solo il nostro paese avesse fatto la scelta politica, credo, di puntare di più sulle vie ecologiche del trasporto fluviale come in molti altri paesi europei. Certo in Italia abbiamo un solo grande fiume, il Po’ e forse con un portata d’acqua in alcuni tratti non sufficiente,ma fpiù probabulmente, secondo me, lo stato d’abbandono dei nostri fiumi e canali è proprio la conseguenza del fatto che è stata tolta loro una funzione che per secoli hanno sempre esercitato. Quanti tir in meno sulle strade, quanto inquinamento in meno e quanta efficienza in più se il trasporto delle merci corresse sulle vie ferrate e sulle vie d’acqua piuttosto che su gomma? Ma ahimè l’attualità a Battaglia Terme è ancora più dura da accettare per lo stesso Cappellozza per i problemi legata alla scarsa cura e manuntenzione dell’amato canale Battaglia che lo scorso ottobre hanno causato il cedimento del muro di separazione tra strada e canale, come denuncia Cappellozza sulle pagine del Mattino di Padova (leggi quì).

A Padova, oltre che ripensare ad una riapertura di qualche canale, oggi in città, per recuperare l’identità di  città d’acque per la quale da anni lotta la nota associazione Amissi del Piovego (l’ultima polemica con l’amministrazione comunale riguarda il parcheggio interrato di Largo Europa laddove secondo gli “amissi” potrebbe essere recuperato il’antico porto fluviale,leggi quì) un tema che mi viene da riproporre è quello annoso dell’illustre incompiuta dell’idrovia Padova-Venezia, idea che mi pare sepolta e che invece forse sarebbe potuta essere molto più utile di una nuova strada camionabile. E voi che ne pensate?

Per concludere, agli interessati ricordo il libro “L’ultimo dei Barcari” di Jori, Cappellozza, ed.Biblioteca dell’ Immagine, costo 12 euro, la cui presentazione si può vedere anche in questo video e gli altri correlati, che consiglio anche per le immagini d’epoca. Ciao e alla prossima!

P1020563.JPGCiao e buon inizio settimana!

Quest’oggi volevo parlarvi di un’opera editoriale in uscita già da qualche settimana in edicola. Effettivamente avrei dovuto parlarvene prima ma penso si possibile in qualche modo ordinare le uscite precedenti. Da venerdì scorso è infatti in edicola il 4° volume dei “Veneti“, un’opera in 5 volumi sulla storia dei Veneti e del Veneto dall’arrivo dall’Asia Minore degli “Enetoi” (così chiamati da Omero), in fuga dopo la guerra di Troia, fino alla caduta della Serenissima e all’occupazione dei Francesi e degli Austriaci (1797-1815) nelle varie riprese fino al tenativo di riscatto di Daniele Manin e la sua Repubblica (1848).

Si tratta di una collana di 5 volumi illustrati da oltre mille immagini storiche, tratte da dipinti, affreschi, stampe, incisioni e fotografie. Cinque volumi storici illustrati e mai pubblicati prima. A soli 9.90 euro oltre il prezzo del giornale, con il Mattino di Padova, la Tribuna di Treviso e la Nuova Venezia e Mestre.

L’opera è stata curata dal prof. Giulio Felisari con la collaborazione di Alessandra Artale, Ernesto Brunetta, Marilia Ciampi Righetti, Luigi Robuschi con contributi di vari esperti in ciascun volume.

Ho quì a portata di mano i miei 3 volumi (vedi foto in alto a destra-oggi andrò a prendere il 4°) e devo dire che si tratta di un’opera di qualità. I volumi di grande formato, belli cartonati, solidi, e sfogliandoli si apprezzano la qualità delle immagini, delle fotografie oltre ovviamente l’interesse delle notizie contenute. Ritengo possa essere uno strumento utile anche per guide turistiche della nostra regione che quì potranno acquisire nuove informazioni, aneddoti e curiosità da trasmettere ai nostri ospiti e lo stesso vale per tutti i cittadini interessati a riscoprire la storia della nostra regione.

Nel suo “Bestiario Veneto” Marco Paolini sostiene l’importanza dell’identità di ciascuno di noi e di un territorio anche e soprattutto nell’operazione di confronto con chi viene da fuori ed ancora non ci conosce, sia esso un turista ma anche e soprattutto un nuovo abitante proveniente da terre lontane. Nell’epoca della globalizzazione, infatti, locale e globale rimandano in continuazione scambi e confronti ed è per questo che la ricchezza di un territorio, la sua cultura, la sua storia deve essere valorizzata.


Ben ritrovati per questo post di fine settimana. Questa volta non starò ad elencare feste e party vari in programma in giro per città e provincia un po’ perchè personalmente non sono troppo nell’umore di pensare a feste (ebbene si anche i blogger a volte si sentono tristi e giù di morale ma non temete che hanno mille risorse per risollevarsi) e poi perchè vi potrebbe bastare il post di venerdì scorso, in cui ho parlato delle “feste del gusto”. Potrei parlarvi di altre sagre ma non mi va e siccome decido io ho pensato di parlarvi di un evento carino ed interessante che si svolgerà a Padova in questo fine settimana.

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Mi riferisco a “Padova art & comics”, una manifestazione sulle arti figurative e cioè sull’illustrazione, sul fumetto, il cinema d’animazione, sulla grafica pubblicitaria, la colorazione digitale, il web design, la scrittura creativa. La manifestazione si terrà nella “piazza centrale” del nuovo centro culturale Altinate, che ho citato anche nel post di mercoledì scorso come location prevista per una probabile futura mostra del papiro di laurea.

Personalmente i fumetti mi piacciono molto, in alcuni casi secondo me sono proprio una forma d’arte. Non sono un appassionato “fanatico” (senza offesa per chi si ritiene fanatico) ma mi piacciono. Tutt’oggi, all’età di 33 anni, ogni tanto mi piace leggere un Topolino, un fumetto di Alan Ford (vedi nell’immagine il gruppo TNT a destra) e sui giornali cerco sempre la vignetta satirica, idem su internet dove leggo spesso Dilbert, l’impiegato costretto a lavorare nel suo ufficetto modulare striminzito. Ho seguito l’intera serie di Brian the Brain, fumetto di nicchia, direi, inquietante ma che fa riflettere, per me un cult.

L’ingresso a “Padova art & comics” è libero ma se volete partecipare ai vari workshop bisogna prenotare sicchè leggete quà il programma dei workshops e dell’intera manifestazione.

Come sempre vi chiedo di scrivere un commento, un parere, anche se pochi di voi mi ascoltano, grrr… Almeno una volta ogni tanto, non vi costerà mica fatica, eh? Basta registrarsi! Caspita, un blogger che sta sgridando i suoi lettori perchè non lo commentano, ma si era mai visto? Per fortuna che hanno chiuso il manicomio di Brusegana!! eh eh. Insomma, almeno da piccoli avrete letto qualche fumetto, no? Quali erano i vostri preferiti? Suvvia raccontate! Ciao! Potrei iniziare a mettere in palio spritz per i commentatori… 😉

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Oggi è l’11 settembre. Una data che ha acquisito un valore, un peso fortissimo nella società occidentale e che verrà ricordata come si ricordano a memoria le date più importanti della storia. Non occorre che vi racconti quello che successe 8 anni fa. Piuttosto ditemi voi cosa è rimasto secondo voi dell’11 settembre e quali le conseguenze che ancora oggi subiamo sulla nostra pelle. Tema tosto, no? Ma le celebrazioni cosa servono se non ci si ferma un attimo a riflettere?

Questa mattina  alle ore 10,30 presso il memoriale “Memoria e luce” si terrà la cerimonia commemorativa delle vittime dell’11 settembre 2001.

E’ anche l’occasione per mostrare ai non padovani questo monumento (foto a sinistra da ilsole24ore.com), l’unico commemorativo dell’11 settembre in Europa, realizzato da  Daniel Libeskind a cui fu commissionato anche il recupero di Ground Zero. Clicca quì per vedere la pagina dello studio dell’architetto americano.