padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogCiao a tutti! Come fatto per il post di lunedì (rileggi) anche oggi voglio comunicare che dopo oltre 3 anni e mezzo di blog e 570 posts, il blog di Padova su virgilio.it così come gli altri local blog del progetto “VirgilioCittà” si sta avviando alla sua conclusione. Da inizio marzo (salvo imprevisti) non troverete più i nostri post all’indirizzo virgiliopadova.myblog.it/ bensì sul nostro nuovo sito “Il blog di Padova” all’indirizzo www.blogdipadova.it.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogIn questi anni di blog, una delle rubriche che mi ha dato maggiori soddisfazioni, nel curare e nel diffonderne i contenuti è stata senz’altro quella de “Le strade di Padova”, ispirate dall’omonimo libro di Giuseppe Toffanin (Jr), principale fonte dei miei stessi approfondimenti come scrissi nel primo post di questa rubricanoto giornalista e scrittore (Padova, 1932- Grisignano di Zocco 1994), ha scritto moltissime pagine sulla città di Padova, la sua storia, suo costume, la sua cultura. E’ stata una soddisfazione ricevere una mail di approvazione dal figlio di Giuseppe Toffanin, il signor Paolo, così come quelle di altri padovani che in questa rubrica hanno rispolverato curiosità e aneddoti raccontati loro da nonni e genitori. Ho avuto pure la soddisfazione di essere contattato da due scrittori in cerca di approfondimenti per “costruire” il contesto della Padova storica su cui far muovere i personaggi dei loro prossimi romanzi.

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Strade di Padova” eVecchia Padova, due rubriche che ho a cuore e ho intenzione di riportare nel nuovo sito (blogdipadova.it) perchè, come ho ripetuto più volte in questo blog, a mio avviso la cultura popolare, la vita della gente comune, i mestieri e gli stili di vita (che cambiano con il cambiare degli anni, con il cambiamento dell’economia, e il cambiamento anche fisico della città stessa), sono questi elementi ad esprimere e a narrare l’autenticità di una città e a disvelarne l’identità.”

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Parlando di turismo, ritengo che i residenti, i cittadini siano i primi turisti della propria città e lo possono essere se sono persone curiose e se sentono un certo senso di appartenenza, di orgoglio civico. In questo caso i residenti possono essere anche i primi promotori turistici come ho sostenuto nel corso della presentazione al centro culturale Altinate-S. Gaetano (altra bella soddisfazione!) del libro “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita”, di Paola Tellaroli. Ritengo infatti che per quanto le punte di diamante, le grandi attrazioni culturali di Padova siano quelle note, anche una maggior diffusione e valorizzazione della storia locale e della cultura popolare della città possa avere una duplice valenza: turistica ma prima di tutto un’operazione per favorire un maggior attaccamento alla propria città ed orgoglio civico da parte dei padovani.

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Un esempio di come anche un episodio di storia locale possa avere valenza turistica, secondo me è  l’8 febbraio 1848. Ritengo sia un delitto venga festeggiato solo da qualche decina di goliardi, con turisti attorno ignari di cosa stia succedendo e di quali fossero le ragioni di tali celebrazioni. Una giornata in cui studenti e popolani della città si sono sollevati, tra i primi in Europa, per reagire all’oppressione straniera e costruire un’Italia unita, penso meriti maggior visibilità: non a caso la via più centrale, più importante della città, tra Municipio, Palazzo del Bo (sede dell’Università) e Caffè Pedrocchi è proprio via 8 febbraio 1848, la prima via a cui ho dedicato un post nella mia rubrica. 

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Luigi Nardo al termine del suo libro “Ma quando penso a Padova…” lanciò già anni addietro una suggestione o forse solo un suo sogno e cioè quello di un museo della civiltà cittadina di Padova, così come ci sono quelli della civiltà contadina. Al di là di saltuarie esposizioni manca un Museo di Padova, uno spazio in cui venga mostrata la storia della città…Se i bellissimi Musei Civici coprono la parte relativa all’antichità manca un spazio in cui venga presentata la vita cittadina fino ai giorni nostri, includendo il ‘900, i cambiamenti urbanistici, lo sviluppo della città fuori le mura, i mezzi di trasporto pubblico, il passaggio dalle osterie e vecchie trattorie popolari, ai bar da fighetti di oggi, piuttosto che i segni della nuova città multiculturale.

padova,veneto,turismo padova,turismo veneto,le strade di padova,padova popolare,vecchia padova,cultura popolare,blog di padova,padova blogUn esempio che ho visto ed apprezzato con i miei occhi è il “People’s Palace” di Glasgow in cui vengono esibite con grande rispetto anche immagini ed episodi storici, ritagli di giornali, fotografie in merito alla storia delle squadre di calcio della città e dei principali club sportivi della città quando invece da noi, il tema calcio e parlando di Calcio Padova vengano considerati con un atteggiamento snob come una “questione” per trogloditi…la rubrica “Vecchia Padova (cultura popolare)” contiene di fatto anche i post delle “Strade di Padova” così come alcuni post relativi alla rubrica “Calcio Padova 1910” poichè anche la squadra di calcio fa parte della storia e della vita vissuta dai padovani, di generazione in generazione. Un luogo in cui un anziano possa mostrare al nipotino com’era la Padova della sua infanzia, in cui si possa ricordare il passato e progettare il futuro… 

Nello scrivere i post della rubrica le “Strade di Padova” non ho preteso di essere esaustivo…Qualche altra via importante del centro storico l’avrei potuta presentare ma per ora accontentavi di queste. 😉 Dalla pagina facebook del blog di Padova potete vedere qualche immagine della Padova che fu. Buona visione e buona lettura!  http://virgiliopadova.myblog.it/le-strade-di-padova/

Alberto Botton

Mail to: vpadovablog@virgilio.it 

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All’interno della rubrica “Le strade di Padova”, il post di oggi è dedicato a via XX Settembre, una via tra le più lunghe di quelle del centro storico e che collega via Umberto I, all’altezza del Ponte delle Torricelle a Piazza Castello. Una via che rispetto ad altre, piene di negozi, bar e luoghi di interesse turistico può essere considerata secondaria ma non per questo si tratta di una via priva di interesse e di importanza, specie per chi vuole scoprire gli angoli meno conosciuti della città spesso pieni di un fascino particolare in grado di regalare suggestioni a chi sa coglierle.

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Utilizzando come primaria fonte di informazione “Le strade di Padova” di G. Toffanin di cui ho scritto nel primo post di questa rubrica, inizio proprio dalla data cui è dedicata la via. Si tratta del XX settembre 1870, data della presa di Roma. Nel 1912, alla fine della via, prima di giungere in Piazza Castello, venne eretto il monumento di Augusto Sanavio con il bersagliere in bronzo che si stacca da un masso di granito. L’entrata a Roma e la conclusione del potere temporale suscitarono anche a Padova lunghe polemiche e discussioni. In precedenza la via ebbe altri nomi come via S. Luca per la chiesetta dedicata all’evangelista, dove aveva sede la fraglia (corporazione) dei tagliapietra.

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Passando davanti alla Chiesetta di S. Luca (vedi foto a destra) si può leggere la targa a Bartolomeo Cristofori, un altro illustre padovano diventato ormai semisconosciuto. Eppure questo artigiano italiano, costruttore di clavicembali e altri strumenti a tastiera è considerato uno degli l’inventore del pianoforte. Scusate se è poco ma è tipico dei padovani non sfoggiare certi “riconoscimenti”…Nell’iscrizione si legge “Bartolomeo Cristofori, cembalaro padovano inventore del pianoforte fu battezzato in questa chiesa il 6 maggio 1655…Iscrizione posta dal Comune di Padova nel 1955 al 3° centenario dalla nascita e se cercate un po’ in internet potete verificare di persona come costui sia veramente considerato l’inventore del pianoforte!

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Successivamente la via ebbe il nome di Riviera delle Lavandaie (vedi foto a sinistra dall’album sulla pagina facebook del blog intitolato “Vecchia Padova”) poichè, non essendovi tra il ponte delle Torricelle ed il ponte S. Gregorio gli edifici che oggi si innalzano, giornalmente le donne della zona si recavano al canale per lavar e sciacquare i panni. Doveva essere un momento quotidiano di incontro tra le donne del rione, una vita vissuta molto più all’aperto, condividendo molto più della propria quotidinità con i vicini rispetto ad oggi. Quando il Municipio autorizzo le nuove costruzioni, i frontisti del lato destro della via, insorsero poichè si ritenevano lesi nel loro diritto di accesso al canale e citarono in giudizio il Comune.

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In Riviera delle Lavandaie abitò Carlo Francesco Ferraris (Montecalvo 1850- Roma 1924), professore di statistica, economia e diritto amministrativo all’Università di Padova dal 1885 nonchè rettore dell’Università dal 1891 al 1896. Divenne poi Ministro dei Lavori Pubblici. Fu durante il suo rettorato che, imponendosi, fece finalmente collocare sul Palazzo del Bo, angolo via Cesare Battisti la lapide a ricordo dell’8 febbraio 1848 il cui testo era stato già scritto da tempo da A. Tolomei ma che tardava ad essere collocata per via di un riavvicinamento con l’Austria tant’è che il testo fu leggermente modificato e anzichè “alle irruenti soldatesche austriache” si usò l’espressione più generica “alle irruenti orde straniere” successivamente ad un intevento sulla questione dell’Ambasciata di Vienna a Roma. Rileggi il post dedicato a via 8 febbraio 1848 per approfondire. Al n. 10, dove sorgeva lo stallo alla Campana, fu eretta nel 1900 il primo esempio di casa in stile “floreale”.

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Pensando a questa via mi viene in mente che doveva essere ben frequentata anche da forze dell’ordine, agenti di polizia penitenziaria vista la vicinanza tra questura ed il carcere di Padova che fino all’apertura del supercarcere Due Palazzi nei primi anni Novanta trovava spazio in quello che era il castello di Padova, il castello carrarese dimenticato dai padovani per via che da secoli le sue tracce erano state distrutte, nascoste e coperte per far spazio prima alla caserma austriaca e poi al carcere di Padova. Il Castello di Padova è stato in assoluto il primo argomento del primissimo post di questo blog, oltre 3 anni fa. Il carcere è un luogo chiuso per eccellenza e separato dal resto della città ed è per questo che nei secoli i padovani hanno perso la memoria e il ricordo di questo monumento.  Rileggetelo quì! 

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Da diversi anni, il comune di Padova, in particolare l’assessorato alla cultura si sta impegnando per riconsegnare alla città questo monumento, molto si è fatto in termini di restauro e di messa in sicurezza di un edificio che cadeva a pezzi, affrreschi sono stati disvelati anche se molto resta ancora da fare. ne approfitto per segnalare la campagna dei Luoghi del Cuore del FAI alla quale il castello di Padova concorre per reperire fondi da utilizzare per il restauro di una sala. Il Comune di Padova infatti aderisce al Progetto I luoghi del cuore a cura del FAI-Fondo Ambiente Italiano. Firma per il CASTELLO CARRARESE “Un luogo del cuore e dell’anima dove l’identità storica e memoria della città si fondono” (Andrea Colasio Assessore alla Cultura del Comune di Padova) Firma su www.iluoghidelcuore.it

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Tornando a Piazza Castello, piazza alberata di tigli, nel 1806 Napoleone vi istituì una “casa di forza” e per un certo periodo la piazza prese il nome di contrada Casa di Forza; quindi venne adattato a reclusorio e tale è rimasto fino alla dismissione del carcere. A levante, dice Toffanin nel suo “Le strade di Padova”, tra via Andreini e via XX settembre non c’era il blocco di edifici costruito nel 1923-24 e nel Settecento si tenevano esecuzioni terminali, o anche, di sera, spettacoli pirotecnici. Sul lato occidentale della piazza si innalzava la chiesa dei padri minori Riformati, dedicata a S. Carlo Borromeo, con il convento (1633-1638), ma tutto fu soppresso nel 1810 e successivamente abbattuto. Qui sorgevano anche le officine dei Calore detti Fai (ditta fondata nel 1830 da Pietro Calore morto nel 1907, poi portata avanti dal figlio Domenico, morto nel 1918) che costruivano carrozze e carrozzerie per le prime automobili e nel campo dei trasporti (con cavalli) detenevano quasi un’esclusiva: dal tram agli stallaggi, dalle rimesse al servizio privato, dalle spedizioni merci alle pompe funebri. Il 2 ottobre 1912, di fronte al reclusorio, venne impiccato con i suoi complici un certo Giovanni Stella, un brigante della bassa padovana che si rifugiava anche nella zona collinare, che aveva compiuto scorrerie ed atti criminali di ogni genere a tal punto che c’era un detto “Farghene peso de Stela” che a questo punto possiamo rispolverare! 😉

Per chiudere questo post segnalo come sempre il sito dell’ente turistico Turismo Padova Terme Euganee e la Padovacard, opportunità per visitare la città godendo di molte gratuità ed agevolazioni.

 

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All’interno della rubrica “Le strade di Padova”, il post di oggi è dedicato a via del Santo, una delle strade più percorse dai visitatori di Padova poichè collega la zona pedonale del centro storico, in particolare via S. Francesco, alla Basilica di S. Antonio ma anche una via molto significativa per tutti quegli studenti di scienze politiche, geografia, statistica che la frequentano o l’hanno frequentata negli anni passati.

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A partire da via S. Francesco, all’altezza di Palazzo Zabarella, sede della Fondazione Bano che ogni anno propone le mostre ed esposizioni tra le più interessanti in città, si imbocca via del Santo, intitolata ovviamente al “Santo senza nome” di Padova, vale a dire S. Antonio. Ai non padovani segnalo il detto di Padova, come la città dei 3 senza: città del prato senza erba (Prato della Valle aveva il fondo terroso), città del caffè senza porte (il Caffè Pedrocchi era aperto 24h su 24h) e del Santo senza nome poichè S. Antonio era ed è per i padovani comunemente “Il Santo” per antonomasia…

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All’inizio della via sulla destra troviamo i Palazzi Wollemberg, il primo una lunga costruzione settecentesca caratterizzata da eleganti finestre con archi sostenuti da colonne binate, dove a metà dell’Ottocento nacque l’economista Leone Wollemborg, fondatore della prima Cassa Rurale Italiana e nel 1901 Ministro delle finanze. Successivamente al civico 26 incontriamo un altro Palazzo Wollemborg, attuale sede dell’Istituto di Geografia, fu rifatto dall’architetto Noale. Rilevanti, inoltre, sono i resti di strutture portuali visibili dal cortile interno. Quasi di fronte al civico 51, Palazzo Romiati, altro palazzo degno d’interesse progettato da G. Jappelli, segno della fioritura neogotica in città anche se questo palazzo è stato rovinato esteticamente sul finire dell’Ottocento una volta innalzato di un piano. Proseguendo lungo la via, sul lato destro, troviamo Palazzo Dottori (vedi foto a destra). Costruito nel 1775 fu sede della Banca d’Italia; attualmente ospita Scienze Politiche. Edificato dall’architetto conte Andrea Zorzi è uno degli edifici più gradevoli della in stile palladiano presente in Padova. 

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A testimonianza della fervida fioritura artistica di quel periodo è anche Palazzo San Bonifacio costruito sull’area delle case del noto collezionista ottocentesco padovano Antonio Piazza. Una sala del piano nobile ospita alcuni bassorilievi del Canova raffiguranti scene mitologiche e della vita di Socrate. Di fronte, al civico 57, vi è l’Istituto Magistrale “Duca d’Aosta”, che include la Biblioteca Carmeli, voluta dal padre francescano Michelangelo Carmeli, professore di lingue orientali all’Università, nel 1753. Questo edificio rientrava nel complesso di S. Francesco Grande che racchiudeva cinque poli: l’Ospedale, il Convento, la Chiesa, la Scuola della Carità e il tempietto di S. Margherita, ubicati nell’area tra le vie S. Francesco, Santo e Galilei. Lo scorso anno è stata restituita alla città la Sala Carmeli (leggi quì), danneggiata nel 1995 da un incendio, causato da un corto circuito, che ne rovinò in modo irreparabile il ballatoio della libreria, distruggendo parte del tetto e rovinandone gli affreschi.

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Più avanti, il punto in cui via del Santo incrocia con via Rudena e via Galilei, veniva detto “Crosara del Santo” (vedi l’immagine di apertura) in quanto rappresentava un punto di riferimento per quella che era una vera e propria contrada, la contrada del Santo, poichè molto più racchiusa rispetto ad oggi. La piazza del Santo infatti comprendeca via Cesarotti mentre via Belludi fu aperta solo nel 1927. Il sagrato della Basilica era occupato dal cimitero e la statua di Donatello del Gattamelata ha la struttura, senza esserlo, di una tomba. Raccontare la biografia di uno dei santi più famosi e venerati dal mondo cattolico è superfluo in questa sede. Il legame tra Padova e S. Antonio sono radicatissimi, il fatto stesso di definirlo semplicemente “Il Santo” ne è testimonianza, tuttavia può essere altrettanto vero che per certi aspetti, la Basilica del Santo rappresenti un'”insula” con una vita a sè stante, testimonianza di questo è il turismo religioso per cui molti pellegrini in visita al Santo sono espressamente interessati al Santo e magari non hanno il tempo per visitare la città nel suo insieme. Tra le altre cose, la Basilica con gli edifici e le opere annesse, per via del Concordato del 1929, appartiene alla Santa Sede, a cui spetta la libera amministrazione (a destra un’incisione di piazza del Santo in un incisione di Rouargue da disegno di S. Prout pubblicata sul libro “Le strade di Padova” di G. Toffanin).

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Tornando alla Crosara del Santo, l’incrocio tra via del Santo, via Rudena e via Galilei (in fondo alla via la casa dove visse il famoso scienziato), da segnalare che qui sorgeva “il palazzo in cui Jacopo Donati ospitò, nell’ottobre 1433, Cosimo de’ Medici, il padre della patria, esiliato dai fiorentini prima a Padova e poi a Venezia.  Procedendo verso la Basilica del Santo, sulla sinistra la casa dove visse Giovanni Prati (fonte “Le strade di Padova” di G. Toffanin di cui ho scritto nel primo post di questa rubrica). Successivamente su quella che era la casa dei signori Monici, al civivo 47, si può notare la targa commemorativa dell’arresto, avvenuto il 19 novembre 1943 di Silvio Trentin, partigiano e giurista italiano, docente universitario di diritto amministrativo. Procedendo si trovano le belle case gotiche Casale (ora Presbyterium) presso la quale ebbe sede l’editrice “Tre Venezie”, cenacolo di artisti e letterati e casa Tolomei sul lato destro più verso la fine della via.

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Man mano che ci si avvicina alla Basilica aumentano i negozietti di souvenir, bar, ristoranti ed hotel, nati per soddisfare la domanda dei turisti religiosi.

Come detto all’inizio si tratta di un percorso quasi obbligato per quei turisti che dalla zona centrale delle piazze si dirigono verso la Basilica del Santo e viceversa sicchè segnalo come sempre il sito dell’ente turistico Turismo Padova Terme Euganee e la Padovacard, opportunità per visitare la città godendo di molte gratuità ed agevolazioni.

E voi, anneddoti, curiosità, conoscenze, approfondimenti riguardo a questa via?

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Ciao e buon lunedì! Quest’oggi volevo segnalarvi una bella iniziativa proposta da Legambiente -Salvalarte e dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova. Si tratta di un corso di formazione per volontari a tutela dei beni culturali e finalizzato all’apertura al pubblico di monumenti in via San Francesco (foto dal blog “Still cities-urban photography) , la “via dei portici alti”, una delle più preziose della città, un corso che si ripete già da qualche anno. Intervistata Teresa Griggio, vice presidente di Legambiente Padova, fa notare che “Ogni anno sono un centinaio gli iscritti al Corso e una quarantina diventano volontari di Salvalarte a conferma della grande sete di cultura e del desiderio di cura e promozione della città”. Senz’altro un numero considerevole ma che deve rassicurare anche quanti non possono o non hanno tempo di per fare i volontari visto che il corso non è vincolato all’attività di volontariato. 

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D’altra parte l’assessore alla cultura Andrea Colasio a sua volta sottolinea come  “Questo è il terzo anno di collaborazione tra l’Amministrazione e Legambiente e grazie al lavoro comune e ai corsi di formazione i volontari di Salvalarte sono riusciti ad aprire al pubblico la Torre dell’Orologio e la Reggia Carrarese”. Si tratta quindi e sopratutto di corsi utili a chi si vuol far carico attivamente e concretamente, svolgendo l’attività di volontario per Salvalarte, della cura e della promozione del patrimonio culturale della città (scopri dal sito di Legambiente Padova, i monumenti aperti grazie ai volontari di Salvalarte e gli orari delle visite!). Personalmente, visitando lo scorso anno la Reggia Carrarese ho verificato personalmente con i miei occhi e sentito con le mie orecchie la passione che ci mettono questi volontari nel trasmettere ai padovani e ai visitatori quanto hanno appreso riguardo ai monumenti della nostra città, una passione nel conoscere e raccontare la propria città che dovrebbero avere un po’ tutti i padovani. Come sottolineo spesso, Padova, checchè ne dicano molti padovani, è sempre più una città turistica e accoglienza così come un certo orgoglio nel farla conoscere, sono componenti importanti che ogni cittadino può mettere in campo gratuitamente per il bene della propria città. 

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Chi è interessato quindi può approfondire le informazioni sul Via S. Francesco, la via dei “Portici Alti” -Corso per volontari a tutela dei beni culturali.  Via San Francesco, per quanto io la ricordi anche per via dei molti pranzi alla mensa universitaria S. Francesco,  è uno scrigno denso di storia e patrimonio artistico e Legambiente è presente nella strada con le attività di apertura di alcuni monumenti da più di 10 anni: “Il percorso di formazione porterà ad approfondire quella che i padovani chiamavano la “Via dei portici alti”, passeggiando idealmente tra la Padova Romana, i luoghi delle corporazioni, gli antichi palazzi e i monumenti per arrivare al futuro Museo della Medicina, dice ancora Teresa Griggio. Insieme all’Associazione Arcadia (la stessa associazione che tra le varie cose, si occupa di gestire le visite guidate ai sotterranei di Palazzo della Ragione) stiamo tentando di riaprire al pubblico il Ponte Romano di San Lorenzo, proprio all’inizio di via S. Francesco”. Per iniziare ad approfondire la conoscenza di via S. Francesco, vi segnalo anche il mio post, scritto qualche tempo per la mia rubrica “Le strade di Padova”. Rileggi “Le strade di Padova – via S. Francesco”.

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Il corso mira a migliorare le attività che già si svolgono presso la Scuola della Carità (sulla sinistra un affresco), l’oratorio di Santa Margherita e la nuova riapertura del Ponte romano di San Lorenzo (sul ponte avevo scritto nei primi mesi di questo blog il post dedicato alla Padova Romana “Patavium ed il Ponte S. Lorenzo”)  per farli così conoscere ed apprezzare a cittadini e visitatori. Si inizierà il 26 marzo, le lezioni saranno in orario serale dalle 20.30 e si svolgeranno presso sala Anziani a Palazzo Moroni, nell’edificio del Comune di Padova, o alla Scuola della Carità in via San Francesco 61 e si concludono verso le 22.15. Alcuni incontri si terranno il sabato mattina. Alla fine del Corso a tutti i partecipanti sarà rilasciato l’attestato di partecipazione. Ai fini del rilascio è necessario frequentare l’80% del corso. Per leggere il programma nel dettaglio scaricate quì il depliant!

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Per partecipare bisogna iscriversi entro il 20 marzo contattando Legambiente Padova
* mandando una mail a salvalarte@legambientepadova.it
* telefonando allo 049.856.12.12
* recandosi nella sede di Legambiente, in Piazza Caduti della Resistenza 6, Padova

N.b. l’iscrizione sarà confermata solo dopo la risposta di Legambiente e ad avvenuto pagamento della quota di iscrizione (20 euro. Soci legambiente e studenti: 5 euro), comprensivo di materiale di documentazione. Le iscrizioni sono a numero chiuso, massimo 100 posti.

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Si tratta dell’unico particolare esistente (a mio conoscenza) che possa testimoniare ad un turista l’origine di questa strada e fargli comprendere del perchè dell’uso del termine “riviera”. Per un approfondimento sui canali fluviali di Padova vi rimando al bel sito “Magico Veneto”. Tutt’ora comunque le meglio note come “riviere” continuano ad essere una strada “ibrida” che se un tempo erano un po’ strada un po’ canale nel tratto fino alla Feltrinelli, con il divieto del traffico al pubblico privato ha perso il valore di strada ad alto scorrimento. Ora a dare unità all’intero percorso è proprio la linea del tram che in questo tratto conta le fermate più centrali (Santo, Tito Livio, Ponti Romani)

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Ma andiamo con ordine. Da via Luca Belludi in direzione nord svoltando a sinistra si imbocca Riviera del Businello che conduce sino all’incrocio con via Rudena. Il tratto successivo fino all Questura di Padova in piazzetta Palatucci è denominato Riviera Ruzzante. Come sempre mi avvalgo del libro “Le strade di Padova“, preziosissima fonte, di Giuseppe Toffanin il quale sosteneva che definendo queste vie, “riviere”, si sarebbe fatto un torto alle “vere” riviere e cioè a Riviera Mussato dove passa il cosidetto “Tronco Maestro”. “La Contrada del Businello occupava un tempo la strada dalla vecchia via L. Belludi a via Donatello, sino a quando si aperse la comunicazione diretta tra il Santo e il Prato della Valle. Il toponimo risale al XIV secolo: o ad una famiglia, o a “busenum”, busenellum”, condotta d’acqua.

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Lo attraversa il cosidetto Ponte della Morte (nella foto a sinistra si vede sullo sfondo in lontananza) che porta alla Chiesa di S. Daniele in via Umberto I da via Rudena, ponte ad un’arcata, risalente al XIII secolo la cui denominazione ha origine incerta: o da un crollo avvenuto nel 1422 che provocò la morte di diverse persone o dal fatto che vi furono giustiziati alcuni assassini oppure dalla vicinanza con il cimitero S. Daniele. Riviera Ruzzante prende il nome ovviamente da Angelo Beolco detto il Ruzzante (Padova 1500-1542. Vedi il post nella rubrica “personaggi illustri” dal titolo “Ruzzante e Padova“) “che visse nella cerchia di Alvise Cornaro tra Padova, Codevigo, S. Angelo di Piove e Pernumia. Questo suo contatto con il mondo contadino lo portò a comporre commedie in dialetto rustico, in pavano, dove impersonava la parte del Ruzzante, villico poltrone, spavaldo, millantatore”, da cui prese il soprannome. La Riviera si chiamava Contrada Albere e prima ancora Contrada Ortesini.

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Passiamo al secondo tratto. Quello della Riviera Tito Livio (a destra foto di fine anni Cinquanta durante dei lavori di ripavimentazione) che prende il nome dal famoso concittadino, storico di epoca romana (Padova 59 a.C-17 d.C) autore della storia di Roma “Ab urbe condita” che visse a Roma ma tornò in età avanzata a morire a Padova. “La strada si chiamava Riviera S. Giorgio, trovandosi la Chiesa di S. Giorgio con il convento delle monache benedettine; ora quanto rimane della chiesa è trasformato nel teatro Ruzzante,, ora utilizzato come aula universitaria, il cui porticato ad archi si può vedere sulla sinistra all’altezza del ponte nell’immagine sotto a sinistra. Durante il fascismo vi ebbe sede la Federazione Fascista”.

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Oltre al palazzo S. Stefano, sede della prefettura e della Provincia, che si trova all’angolo con via S.Francesco davanti alla Tomba di Antenore, mitico fondatore della città, nel retro c’è il giardino dove si trova un rifugio antiaereo costruito dai tedeschi nel 1944. Da quì si accede attraverso un modesto cortiletto al glorioso liceo classico Tito Livio (dove studiò tra i vari esponenti della classe dirigente anche il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano) che vi ha sede dal 1819 ed è considerato uno degli istituti d’istruzione superiore italiana di più alta tradizione. Occupa il chiostro dell’ex convento S. Stefano.

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Da via S. Francesco e dal Ponte S. Lorenzo in avanti si passa alla Riviera dei Ponti Romani prima che questa una volta immessasi in Corso Garibaldi prosegua poi come Riviera Mugnai e Largo Europa lungo la quale il Naviglio Interno giugeva alle Porte Contarine e si collegava con il Tronco Maestro. Questo tratto delle “Riviere” ha preso questo nome nel 1959 a memoria dei tre ponti di origine romana che solcavano il canale (oltre al S. Lorenzo, c’erano il Ponte del Portelletto, tra piazza Cavour e via Anghinoni, ed il Ponte Altinate su via Altinate. Il Ponte delle Pescherie su via C. Battisti, all’altezza della Porta Comunale detta della Vacca che introduceva alla Contrada delle Beccherie, sù verso il Pedrocchi laddove c’è il negozio della “Swatch”, piena di botteghe di macellai, credo non fosse di origine romana). Le case davano sul Naviglio, quando addirittura non erano protette da giardinetti o da qualche albero. Altri edifici si prospettavano, mozzi, posteriormente.

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Insomma anche questo percorso fa vedere come sia cambiata la città nel tempo e come affascinante possa essere ricostruire la vita dei padovani com’era anche solo nel corso del Novecento, piene di storie individuali, vive nei ricordi e nei racconti dei nostri nonni, che rappresentano però in modo chiaro la storia e l’identità della città intera.

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Quand’ero bambino via S. Lucia era una delle mie vie preferite di Padova per via dei negozi di giocattoli Frigoberetta (che non c’è più) e Testi.. Proprio nella via dedicata alla Santa che per tradizione di molte zone d’Italia portava i doni ai bambini. Che coincidenza! Via S. Lucia è una via centralissima di Padova che da piazza Garibaldi (rileggi il post dedicato a piazza Garibaldi e al corso) conduce fino a Via Dante (rileggi il post dedicato a via Dante). La strada prende il nome dalla chiesa dedicata alla santa di Siracusa, i cui resti riposano a Venezia. Ma la denominazione è recente nonostante tutto il quartiere  (dissennatamente demolito tra le due guerre) così si conoscesse.

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Un quartiere ampio e vasto pieno di fascino in particolare quando cala la sera o si abbassa un po’ di nebbia d’autunno. Un quartiere che sarebbe bellissimo poter avere ancora, risanato, ma pur sempre in piedi, un altro pezzo di “Patavinitas” scomparso di cui forse abbiamo solo qualche vecchia foto (anzi se qualcuno mi sa indicare se ci sono o dove poterle vedere mi farebbe un gran piacere)… Questo borgo medievale arriveva fino a Ponte Molino e alle mura della città e il suo sventramento è “servito” a lasciar posto agli edifici chiaramente di architettura fascista (vedi Razionalismo italiano) di Piazza Insurrezione, dei palazzi della Borsa, della Camera di Commercio e della zona circostante (uno dei pochi edifici rimasti in piedi è quello della Mondadori che nei piani superiori ospita dal 1830 il Gabinetto di lettura e società di incoraggiamento (per visitarlo appuntamento alle ore 18 del 30 agosto  con i Notturni d’Arte!)

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Sulla  sinistra rimangono alcuni pregevoli edifici medievali e palazzi risalenti al Trecento. La più nota è la cosidetta Casa di Ezzelino (vedi immagini iniziale), che fu residenza di Ezzelino III da Romano, vicario di Federico II, la cui dinastia dominò sanguinosamente il Veneto Centrale nel XII secolo. Sotto a questo palazzo si apre il passaggio di via Marsilio da Padova che conduce a Piazza della Frutta. Sul muro la lapide commemorativa delle vittime della rappresaglia nazifascista del 17 agosto 1944, impiccate di fronte. Al più famoso di queste vittime, Flavio Busonera, è intitolata la strada che da lì conduce verso Piazza Insurrezione, oltre che l’ospedale Busonera, sede dello IOV (Istituto Oncologico Veneto). Oltre la Casa di Ezzelino, la casa Dondi sul volto di via Pietro d’Abano che ospitò dal 1509 al 1571 il Collegio Lambertino, istituito dal medico bresciano Girolamo Lambertini per gli studenti suoi concittadini. Fa angolo con via Boccalerie una casa sempre medievale arricchita da cornici e barbacani (vedi terza immagine sulla destra).

Alla prossima strada di Padova

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padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaTorno quest’oggi a parlarvi di Padova e delle sue strade con la rubrica “Le strade di Padova”, ispirata dal libro dal titolo omonimo di Giuseppe Toffanin, come ho spiegato nel post di presentazione di questo spazio, principale fonte per questi posts. Apro una piccola parentesi per dire che questo blog dev’essere ben indicizzato nei motori di ricerca se ieri sono stato contattato addirittura dal “Il Geco di città”, trasmissione radiofonica di RadioDue, per una breve intervista su Giovanni Belzoni e via Belzoni di cui avevo parlato in questa rubrica. Eh si…son soddisfazioni! Guardare quì per credere! 🙂 PS: Mi hanno chiesto info sul “Muro” di via Anelli!! Pensate voi quanto restano nella mente certe esagerazioni giornalistiche…

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaLa strada di cui parlerò oggi è Corso Garibaldi, partendo dall’omonima piazza. Al termine del liston o della zona pedonale si giunge a Piazza Garibaldi per poi imboccare il Corso in direzione della stazione dei treni, un percorso che quotidianamente fanno molti studenti pendolari per rientrare a casa. Piazza Garibaldi è nota perchè da sempre luogo di ritrovo dei più giovani. Quante volte ci si è dati appuntamento “davanti a Ricordi”, chiuso quest’anno dopo 38 anni! Io ricordo questa piazzetta anche perchè andavo spesso con i miei genitori da Upim, il grande magazzino che c’era prima della Rinascente.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaPrima di chiamarsi Piazza Garibaldi si chiamava Piazza dei Noli o della Paglia per il fatto che vi giungevano le carrozze di posta, le diligenze, vi sostavano i vetturini, si teneva il mercato del fieno e dei foraggi. Tra le molte locande, tutte attorno, primeggiava l’albergo Fanti-Stella d’Oro, cessato soltanto negli anni Venti del nostro secolo, dove avevano soggiornato insigni personalità di passaggio per la città. Al centro della piazza la statua dell’Immacolata o Madonna dei Noli (messa lì , pare, per limitare il turpiloquio o la blasfemia dei vetturini), madrina di tranvieri e autisti (lo so perchè vengo da una generazione di tranvieri Acap) oltre che di tassisti e pompieri anche i Vigili Urbani, i guidatori di autobus e il personale delle autoambulanze, festeggiata ogni anno l’8 dicembre.. Una ricorrenza ed una festività popolare molto sentita in città (a destra un’immagine dell’8 dicembre scorso!). La statua esiste sin dal 1756, dapprima sistemata in un angolo, poi trasferita nella chiesa di S. Andrea e poi ricollocata al centro, nella posizione attuale nel 1954.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaLa denominazione attuale fu data dai padovani subito dopo la visita di Garibaldi in città. L’eroe dei due mondi giunse a Padova, annessa al Regno d’italia il 6 marzo 1867, proveniente da Venezia. Scese dalla carrozza nei pressi dell’Università dove volle entrare facendosi spazio tra due ali di folla. Dopodichè fu ricevuto dal suo amico Paolo da Zara nella sua casa di via Umberto I, dove, come ho scritto anche nel post dedicato a quella via, disse una frase che i cronisti dell’epoca si segnarono. “Vi ringrazio padovani, della cara accoglienza. Mi sembrate gente più di fatti che di parole”. Piazza dei Noli divenne quindi Piazza Garibaldi e l’attuale statua che ora si trova all’ingresso dei Giardini dell’Arena un tempo si trovava al posto della colonna della Madonna dei Noli. Sino all’apertura della stazione dei treni, la piazza era vivacissima per il via vai dei mezzi pubblici in arrivo o partenza per le altre città. Negli anni questa piazza ha subito varie modifiche, l’ultima con il rinnovo dell’arredo urbano, il posizionamento di panchine e di qualche alberello.

padova,turismo padova terme euganee,padovacard,corso garibaldi padova,piazza dei noli padova,rinascente padova,arena romana,giardini dell'arena,padova cultura,strade di padovaL’attuale Corso Garibaldi che poi diventa Corso del Popolo costituendo un rettifilo che collega la zona pedonale ed il centro alla stazione ferroviaria fu aperto solo nel 1906 ed in origine era per tutto il tratto denominato Corso del Popolo. Fu nel 1933 che il tratto meridionale, quella prima del ponte sul Piovego (che fu aperto il 1° novembre del 1908) fu dedicato a Garibaldi. Prima di giungere nei pressi della Chiesa degli Eremitani, dell’Arena Romana e della Cappella degli Scrovegni, da un lato e di Palazzo Zuckermann dall’altro che precede l’edificio delle Poste, la via attraversava il canale che dalle Porte Contarine, passava per Largo Europa (allora si chiamava Riviera Mugnai) e si immetteva nelle riviere sfiorando la sede della Cassa di Risparmio, Palazzo Donghi. Nel sottopasso della Stua c’è il mitico bar “Tranquillino” che da generazioni ospita i ragazzini che marinano la scuola…eheh.

Come detto, su via Garibaldi si “affaccia” il complesso museale più importante della città, i Musei Civici agli Eremitani, con la Cappella degli Scrovegni all’interno dell’Arena Romana e il Palazzo Zuckermann.

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padova,strade di padova,turismo padova terme euganee,piazza cavour,cultura popolare,cinema eden,galleria civica padovaTorno quest’oggi a parlarvi di Padova e delle sue strade con la rubrica “Le strade di Padova”, ispirata dal libro dal titolo omonimo di Giuseppe Toffanin, come ho spiegato nel post di presentazione di questo spazio, principale fonte per questi posts.

In realtà il post di oggi è dedicato non ad una via ma bensì ad una piazza e cioè a Piazza Cavour, una piazza centralissima a cui si accede percorrendo via 8 febbraio 1848 dal Canton del Gallo passando di fianco al Caffè Pedrocchi, superando piazzetta Garzerie (sulla destra) e giungendo quindi alla Piazza che si trova sulla destra.

padova,strade di padova,turismo padova terme euganee,piazza cavour,cultura popolare,cinema eden,galleria civica padovaIn  Piazza Cavour, alle spalle del plateatico di un wine bar di recente apertura, di fianco al vicolo che porta verso porta Altinate, sorgeva l’Albergo Savoja-Croce d’Oro, il più elegante della città, chiuso nel 1920. Fu il primo ad avere camere da bagno private, ascensore, riscaldamento centrale, giardino d’inverno,  omnibus-automobile alla stazione ferroviaria. A fianco, laddove ora c’è una banca, vi era il palazzo settecentesco dei nobili Donà. Nell’angolo della piazza, dove ora c’è il Brek, i più “adulti” ricorderanno il cinema Eden. Ho scritto un post qualche tempo fa dal titolo “Padova e i suoi cinema che furono ma resta un Altino da salvare” in cui ho scritto di come i moltissimi cinemi del centro città siano stati chiusi o abbiano cambiato destinazione d’uso. Il cinema Eden è tra questi, cinema che nel durante la seconda guerra mondiale fu ribattezzato Adua per non creare equivoci con il nome del ministro degli esteri inglese Hayden. Il cinefilo padovano Piero Tortolina lo spiega nell‘intervista che rilascia per un documentario. Prima, ai primordi, c’era la Fiat con un garage di una delle sue prime filiali quando non c’era pericolo che le auto intasassero neanche le strade del centro. Poi dovette traserirsi in corso del popolo e poi andarsene anche da lì.

padova,strade di padova,turismo padova terme euganee,piazza cavour,cultura popolare,cinema eden,galleria civica padovaPiazza Cavour si era chiamata piazza delle Biade e piazza delle Legne (per il commercio dei cereali o del legname). Il monumento al Cavour è opera dello scultore Chiaradia (1888); ora è spostato , neppure felicemente, ma si trovava al centro della piazza, secondo l’usanza ottocentesca di collocare le statue nel mezzo e di ritrarre il celebrato il più realisticamente possibile , ragion per cui lo statista infila il suo dito indice nel panciotto. Negli anni Venti esisteva il Palazzo Zaborra si aprirono i grandi magazzini della Rinascente. Sicchè si tratta di un ritorno quello della Rinascente dopo che per diversi anni quello era diventato lo store della Upim. Almeno io da ragazzino, negli anni ’80 e parte del ’90 ricordo infatti l’Upim ed esattamente non ricordo quando avvenne il cambio con la Rinascente. “Prima che la via divenisse pedonale (ricordo che per l’attuale liston ci passava il vecchio tram!), in un’abbastanza contenuto traffico automobilistico, le luci dei bar Racca o Aperol erano la sera (e notte) le ultime a spegnersi, affollati entro e fuori dai “viveurs” padovani, piuttosto tranquilli, impegnati soprattutto in discussioni sportive o resoconti difficilmente accertabili di altre avventure” (dal libro Le strade di Padova di G. Toffanin).

padova,strade di padova,turismo padova terme euganee,piazza cavour,cultura popolare,cinema eden,galleria civica padovaAltro ricordo di piazza Cavour, da ragazzino, era che laddove ora sorge il Caffè Cavour, negli anni ’80 fu aperto il primo fast food padovano, Master’s, che divenne il luogo di ritrovo preferito da quella sorta di tribù urbana di allora che erano i paninari. Ricordate? Quelli con le Timberland, i jeans Levi’s e la cintura El Charro, le felpe Best Company o le camicie a quadri Najoleari e ovviamente il Moncler come giubbotto: giovani e meno giovani che si esprimevano con uno slang tutto particolare che li distingueva da altri gruppi. “Troppo giusti!” aheh. Già sul finire degli anni ’80, se non erro, piazza Cavour ed in particolare la ringhiera attorno alla galleria che sta in centro alla piazza, divenne il luogo di ritrovo degli ultras del Padova, la seconda generazione degli Hell’s Angels Ghetto, il gruppo di appassionati del Calcio Padova che fu fondato nel 1982 da ragazzi del Ghetto e dopo una certa ora di sera i paninari se ne andavano perchè non erano ben visti da questi. Quel che si dice spazio pubblico come relazione tra luogo e chi lo vive…Ora le nuove panchine sono spesso occupate da persone che si fermano a fare due chiacchere, da anziani che si ritrovano con gli amici/amiche, da qualche mamma a passeggio con il proprio pargolo mentre il basamento della statua è spesso “usato” da adolescenti come luogo di ritrovo e di incontro con i coetanei.

padova,strade di padova,turismo padova terme euganee,piazza cavour,cultura popolare,cinema eden,galleria civica padovaAttualmente la piazza è stata oggetto di rinnovamenti dal punto di vista dell’arredo urbano, alcuni dei quali, come le palle di ferro antiparcheggio, sono state oggetto di qualche polemica. La galleria ospita spesso esposizioni temporanea, è stata predisposto un ascensore per disabili, la cui struttura dall’aspetto futuristico esce sulla piazza, è stato installato un pannello a cristalli liquidi in cui vengono trasmesse e segnalate comunicazioni ai cittadini e pubblicizzate le offerte culturali a vantaggio dei turisti. Ampio spazio è stato concesso ai plateatici dei pubblici esercizi sulla piazza che appare molto “piena” di elementi d’arredo e non ha più l’aspetto austero che aveva quando centro della piazza, sopra all’attuale Galleria Civica “Cavour” (sotterranea), e principale punto di riferimento era la statua del Cavour.

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4570633176_48e25eaa86.jpgPer la categoria “Le strade di Padova” quest’oggi è la volta di via Dante, strada molto importante nella storia dell’urbanistica cittadina. Via Dante, infatti, che inizia da Piazza dei Signori e prosegue fino a Ponte Molino (che, pare, fosse il punto di osservazione da cui Galielo Galilei face le sue scoperte nel periodo padovano) era parte del “cardo” della Patavium romana e cioè l’asse, o uno degli assi viari fondamentali nella direttrice Sud-Nord e viceversa mentre in epoca medioevale era detta Strà Maggiore per via della bellezza dei suoi palazzi (foto di “copertina” presa dal photostream flikcr di Gioven: guardate quì tutte le sue belle foto di Padova!).

P1060094.JPGIn epoca Carrarese qui si trovavano le scuderie della Reggia. La denominazione Strà Maggiore, per la bellezza dei palazzi e perché, come detto, è sempre stata una delle vie cardini della città, quella che portava da nord a sud, ha durato fino ai primi del ‘900. L’attuale denominazione, ovviamente, è stata data in onore del sommo poeta fiorentino. Dalle pagine del libro di Giuseppe Toffanin, “Le strade di Padova” e di cui potete leggere quì, da cui ho preso l’idea, il nome della rubrica e da cui attingo a mani basse per parlarvi delle vie di questa città, riporto: “Fino al 1900 si chiamò Strada Maggiore, considerata la più importante e signorile, perchè vi passava il traffico da ponte Molino, per i palazzi e i complessi religiosi che la fiancheggiavano. Molti sono scomparsi, ma la lunga via porticata è sostanzialmente rimasta quale era, tra le meno deturpate”.

P1060098.JPGIniziando a percorrerla da Piazza dei Signori, sulla sinistra il Palazzo Zigno terminato dall’architetto Bernerdino Maccarucci nel 1785. Sorse sull’area in cui nel 1778 bruciò lo Stallone, dapprima locale capace di ospitare un gran numero di cavalli, poi usato come teatro. Più avanti le case di Monturso de’ Montursi (vedi foto a destra) (erroneamente chiamata casa Riello dal nome di un restauratore ottocentesco) trecentesca, e quella dove ebbe sede la tipografia Volpi diretta da Giuseppe Comino. Nell’Ottocento, al piano inferiore si aprì la birreria “Agli Stati Uniti”, frequentatissima la sera da professionisti e commercianti.”

P1060096.JPGNella Casa Monturso de’ Montursi, nel corso di un recente restauro, sono emersi importanti resti della costruzione originaria, fra cui merlature del sottotetto, affreschi e stemmi carraresi a testimoniare come il Montursi fosse vicino alla famiglia dei Carraresi (sulla facciata è visibile un’iscrizione e sull’angolo c’è uno dei Pannelli Mirabilia, il n.16, che approfondisce la questione anche se erroneamente riporta il nome Casa Riello, un resturatore successivo), a tal punto che si ipotizza che questa casa fosse interna alla Reggia Carrarese. Parlo del palazzo subito precedente a quello rosso dove c’è lo SpazioTindaci, per intenderci”. Di fronte il palazzo dei Monti Vecchi (ospitò nel seicento il Monte di Pietà), ora della Banca Popolare Veneta.

P1060107.JPGOltrepassato l’incrocio con via Verdi, sulla destra trovate la torre (vedi nella foto a destra) rimasta intatta dal mediovo (la probabile datazione al 1100 la rande la più antica torre della città) ed il palazzo Da Rio (del 1793), già Dotto de Dauli. La viuzza che c’è sulla destra, prima della torre, si chiama infatti via dei Dotti e conduce in piazza Insurrezione passando davanti al Q Bar, ex Cinema Quirinetta.

P1060111.JPGProprio nell’angolino, all’inizio del vicolo dei Dotto, potete vedere il graffito (stencil) di Kenny Random, il Banksy padovano, le cui opere da anni potete vedere sui muri di Padova (vai alla pagina facebook di Kenny Random e vedi la presentazione della sua mostra nel 2007 nello Spazio Tindaci, proprio in via Dante e ngli ultimi tempi, dopo i grandi visi stilizzati, ora dedrete in giro per la città questo nuovo personaggio con il cilindro in testa che disegna linee, arcobaleni, su cui si muovono i suoi amici animali. In via Vescovado fa uscire dal suo cilindro tantissime farfalle: insomma, graffitti sui muri della città ma che non imbrattano, ma colorano e strappano un sorriso! E voi che ne pensate?  😉

S-agnes.jpgPiù avanti la casa Marchi (1825), sulla sinistra si incrocia poi la Chiesa di S. Agnese. Sconsacrata alla fine degli anni ’20, risale al XII secolo. Il campanile rotondo che si erge sul fianco sinistro della chiesa è romanico e uno dei più antichi della città, il portale è del ‘500, mentre i fregi che lo ornano all’interno sono quattrocenteschi. Ora l’edificio è un’autorimessa. La zona di via S. Agnese era nota per le case chiuse, da cui l’espressione “andare a S. Agnese”. Insomma chissà come doveva essere questa zona prima dello sventramento del quartiere S.Lucia…una zona densamente abitata dove le pessime condizioni igieniche e la promiscuità la fecevano da padrone, poi pure la prostituzione, le case chiuse, insomma uno scenario che ritroviamo nei romanzi di Charles Dickens o nei  “paesaggi urbani” noir de Dottor Jeckill e Mr Hide, piuttosto che in Jack Lo Squartatore. Peccato che non si riesca recuperare storie, immagini, racconti di quell’epoca. Sono sicuro che ci sarebbe materiale per un bel film! Perhè ok tribunare onori a santi ed eroi ma anche qualche noir alla padovana non sarebbe male, no? 🙂 Forse la morale cattolica ha fatto si che quanto ci fosse di immorale e “nero” rimanesse nell’ombra senza mai riemergere ma che sia persa completamente la traccia della Padova popolana mi dispiace non poco. Davvero un peccato perchè come ha già detto la cultura popolare, i racconti che nascono dalla poplo e dalla vita quotidiana siano senz’altro molto affascinanti, almeno per me!

images.jpegIn via Dante sulla destra c’erano pure il casino Fasolo (1821) opere dell’architetto Noale, e poi i palazzi Cittadella- Vigodarzere (nella foto storica sulla sinistra il palazzo è quello sulla destra) (appartenuto ad una delle famiglie più potenti della città) sulla cui facciata un’iscrizione ricorda il soggiorno del re Umberto I e Palazzo Forzadura o Diena (vedi foto del 1920 presa dal libro Le strade di Padova di G.Toffanin), poco prima di giungere alla Porta e al Ponte Molino superati i quali arriviamo a Piazza Petrarca dove troneggia la Basilica della Madonna del Carmine.

Lungo via Dante ci sono due pannelli Mirabilia di cui vi ho parlato la scorsa estate in occasione della presentazione del contenitore di eventi Estate Carrarese (rileggi il post). Ora, i pannelli Mirabilia, oltre ad essere delle guide da leggere sono anche da ascoltare. Se hai un cellulare abilitato alla navigazione wap, è sufficiente inviare al 4881885 (per utenti in roaming al +39 339 99 48255) un sms con il codice riportato sul pannello, e il sistema ti invierà il link su cui potrai guardare e scaricare il video del monumento di tuo interesse.  Il primo pannello è in Piazza dei Signori si possono leggere ed scaricare informazioni riguardo alla piazza e sull’Orologio astronomico, poi imboccata via Dante potete trovarne riguardo a Casa Riello (o meglio Monturso De’ Montursi) (pannello n 16) e riguardo l’antica Scuola di San Giuseppe e la corporazione dei marangoni (a Padova dette “fraglie”) (pannello n.15). Ma potete vedere la mappa di tutti i pannelli Mirabilia collocati a Padova sulla pagina de Teleguide.

 

via dante.jpg

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18_padova_ghetto.jpgPer la categoria “Le strade di Padova” quest’oggi ho pensato di parlarvi di via San Martino e Solferino, la via principale di quello che era il ghetto di Padova. A pochi giorni dalla giornata delle memoria (27 gennaio) ho pensato di scrivere riguardo a quello che era l’esempio più evidente nelle città delle segregazione e della discriminazione di una comunità nei confronti di un’altra.

P1050981.JPGRicordo che l’idea della categoria del blog “Le strade di Padova” mi è venuta dal libro di Giuseppe Toffanin, “Le strade di Padova” e di cui potete leggere quì. Sempre quando devo parlare di una via leggo la voce sul libro di Toffanin e vi riporto dei brani come il seguente. “Il nome di via San Martino e Solferino è una celebrazione di una sanguinosa battaglia tra le forze austriache e i franco-piemontesi che si combattè il 24 giugno 1859 e sancì la fine della seconda guerra d’indipendenza. In precedenza la via era suddivisa in Strada Sirena (da un’insegna di una bottega), strada Urbana (per la Chiesa di S.Urbano) e via Casin Vecchio (esistendovi nell’ex palazzao Buzzacarini un circolo di nobili). Il primo tratto, a levante, comprende l’ex ghetto, istituito nel 1603. Quando i francesi nel 1797 abbatterono le porte dichiarando l’uguaglianza degli ebrei, via Serena prese il nome di via Libera.  Più avanti, oltre l’intersezione con via dei Fabbri, laddove la strada si allarga formando una piccola piazzola c’era la Chiesa di S. Urbano dei monaci benedettini di Praglia; un chiostro del monastero (protendendosi fino a Piazza delle Erbe) è ancora rimasto in parte ed è visibile  all’interno di un portone d’angolo. Demolita la chiesa si aprì l’albergo delle Animette, popolare nell’Ottocento e di modeste pretese, mentre nell’edificio d’angolo con via Soncin c’era il Caffè Gobbato poi Osteria delle Anemette, ritrovo di studenti e scariolanti del vicino mercato delle erbe. Ancora si vedono due medaglioni (vedi la foto a sinistra) con Tiziano  e Raffaello: Luigi Gobbato era appassionato d’arte, e li volle, ma subito gli studenti ribattezzarono i ritratti “Gobbato e sua moglie”.

P1060006.JPG“Il ghetto, “Loco stabile et separato, deputato agli Ebrei; né alcun cristiano in quello possi star, overo tegnir botéga”, come diceva un avviso del 1603, era chiuso di notte da quattro porte sorvegliate ciascuna da un ebreo e da un cristiano, pagati dalla Comunità Ebraica: quella settentrionale in via delle Piazze, poco a sud di San Canziano; quella orientale, la porta di Santa Giuliana, fatta costruire dal podestà e dal gran consiglio, in via San Martino e Solferino un tempo via Sirena, vicino allo sbocco in via Roma; quella occidentale nella stessa strada, prima dell’incontro con via dei Fabbri; quella meridionale in via dell’Arco, dove confluisce in via Marsala (ho indicato con dei trattini neri le porte sulla mappa a fondo pagina!). Queste porte impedivano l’uscita degli ebrei dopo le due di notte; nel 1797 furono abbattute e gli ebrei vennero chiamati a far parte della municipalità. Rimangono tracce dei cardini presso il lato occidentale della Chiesa di S. Canziano e presso una parete di un edificio all’incrocio di via S. Martino e Solferino con via Roma (vedi i cardini segnalati con le freccine in giallo, foto che ho fatto ieri pomeriggio), dove due lapidi, una in latino e l’altra in ebraico, ricordavano agli ebrei di ritirarsi all’interno del loro quartiere al tramonto.

P1050997.JPGNel ‘600 quasi tutti gli Ebrei d’Italia sono ormai rinchiusi nei ghetti. Nessun ebreo può abitare fuori del ghetto, né uscirne senza il “segno giudaico” (rotella gialla o bianca e rossa, o cappello giallo, o con nastri gialli o velo giallo). Soltanto la Repubblica Veneta permetteva agli Ebrei di passaggio di girare tre giorni senza. Nel ‘600 nel Ghetto vi erano ben 63 frequentatissime botteghe in cui si vendeva di tutto. Gli ebrei esercitavano però soprattutto l’arte della “strazzeria”, il piccolo commercio di cose usate, con le loro botteghe assai frequentate. Molti si dedicarono all’industria degli argentieri da loro iniziata e portata a grande sviluppo, fino al 1777 quando la Repubblica Veneta permise di esercitare il solo mestiere della “strazzaria”. Visto che non erano ammessi presso le corporazioni di Arti e Mestieri, praticavano il prestito del denaro, attività vietata ai cristiani e che garantì a molti prestatori il diritto di residenza grazie all’intercessione dei Signori feudali, che avevano sempre la necessità di procurarsi rapidamente il denaro per mantenere le proprie milizie. Ai loro “banchi” ricorrevano studenti e professori per prestiti e pegni. Il primo banco ufficiale gestito da un ebreo risale al 1372 preso ponte Molino; un altro cominciò la sua attività nel 1369 in piazza delle Legne (attuale Piazza Cavour), dove pare sorgesse anche una sinagoga. Pian piano le loro attività cominceranno a gravare intorno alla zona dove sorgerà successivamente il ghetto” (fonti: www.padovanet.it).

P1050995.JPGDato che agli ebrei era vietato risiedere altrove, come a Venezia, le case del quartiere, eterogenee e spesso ricche di elementi di recupero, si sono sviluppate in altezza e, nonostante le trasformazioni e i rifacimenti, conservano ancora l’impianto romanico. Di particolare interesse le quattro colonne con capitelli tutti diversi in via San Martino e Solferino, di fronte all’imbocco di via dell’Arco. In via dell’Arco si trova l‘Hotel Toscanelli, un tempo sede dell’Accademia Rabbinica, di cui oggi conserva ancora un caminetto con lo stemma della famiglia Salom.

Image00018689.jpegSempre in via dell’arco, all’incrocio con via Spirito Santo e via Marsala si possono ancora osservare le case-torri sopraelevate, tipiche del quartiere ebraico. Palazzo Strozzi, al n. 37 di Via S. Martino Solferino, fu sede delle attività economiche dell’esule fiorentino Palla Strozzi che nel 1434 giunse a Padova. Si narra che il vecchio mercante controllasse i suoi garzoni che tenevano un banco in Piazza delle Erbe dal balconcino sotto il portico. Poco oltre, attraverso un sottoportico, si raggiunge la Corte Lenguazza, con loggetta e ruderi della vecchia Sinagoga. In passato costituiva l’animato centro sociale e religioso del quartiere: qui vi si potevano acquistare gli azzimi e la carne preparata secondo i rigidi precetti ebraici. Nella foto a sinistra, sopra a quella delle case-torri di via dell’Arco la sinagoga rimasta in funzione con la lapide commemorativa della shoah che vedete sulla destra.

P1060002.JPGVerso est, in Via delle Piazze, sorgeva la prima grande Sinagoga di rito tedesco (ora nota come Palazzo Antico Ghetto, vedi il palazzo rosa sulla destra) che fu inaugurata nel 1525 e che nel 1943 venne distrutta da un incendio. Il suo restauro è stato terminato nel 1998.

mostra.jpegAl pianterreno del Palazzo dell’Antico Ghetto di via delle Piazze è aperta fino al 13 febbraio la mostra di  pittura (sulla sinistra particolare di un’opera preso dal sito) di Marta Czok intitolata “I bambini nella guerra e nella Shoah” organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova con il Patrocinio della Comunità Ebraica di Padova. Leggi la dichiarazione dell’artista in merito a questa sua esposizione e a quanto vuole trasmettere. Di seguito un breve brano della dichiarazione. “… Si dice che dovremmo imparare dalla storia ma l’unica lezione che la storia ci insegna realmente, e a fondo, è che non impariamo niente – così le guerre continuano e le loro vittime principali sono sempre i bambini. Pertanto il mio tema, pur avendo avuto inizio mezzo secolo fa nel mio paese d’origine, comprende tutte le giovani vittime, chiunque siano, dovunque siano e, tristemente, dovunque saranno.[…]” – Marta Czok.

ghetto.jpegIntervenuta l’emancipazione degli ebrei nel 1797 e apertosi il quartiere, le bottegucce rimasero tali, modestissime se non misere: rigattieri, alimentari, rimesse. Ora la zona chiamata Ghetto è una delle più belle e caratteristiche di Padova. La bellezza del ghetto sta nelle sue vie anguste, nelle suggestive facciate di alcuni palazzetti, nelle altissime abitazioni, nelle piccole botteghe d’antichissima tradizione, che si sono diffuse anche nelle vie circostanti dopo la soppressione del Ghetto. Oggi in questa suggestiva zona si concentrano molte enoteche e localini tipici così come diverse botteghe di stampe e libri antichi e di antiquariato. Molti edifici sono stati restaurati mantenendo però il loro originario aspetto. Nella via ha sede lAssociazione “In Ghetto” nata 15 anni per promuovere culturalmente e commercialmente un’area ancora poco conosciuta tra i padovani stessi dal cui sito potete leggere questo itinerario corredato da immagini. Antonio Ciscato, negli “Ebrei in Padova” descrisse cosa doveva essere il ghetto: “Lavoro lungo e dispendioso fu quello di ridurre le case in modo che potessero accogliere una popolazione così varia per censo e numero di componenti…L’aspetto del quartiere era miserevole, becnhè vi sorgessero anche case comode e grandi. Le quattro vie che lo attraversavano erano anguste e tortuose, le case alte impedivano al sole di battervi liberamente…Che le condizioni igieniche fossero assai tristi è facile pensare; il soverchio agglomeramento di persone in case umide e tetre favoriva il diffondersi di malattie epidemiche e contagiose”. Sema Cuzzeri, nel 1684, in suo poemetto diceva:

 

“Sorge, nel mezzo della gran cittade

di Padova ver la piazza angusto il Ghetto

ed apron quattro porte a quattro strade

tanto l’uscita altrui quanto il ricetto

mentre sopra le porte angusto regna

glorioso leon veneta insegna”

 

ghetto.pd.jpeg

 

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