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Come avevo preannunciato al termine del post dello scorso lunedì, quello dedicato al conflitto “residenti vs Padova e la sua vita notturna” (fra parentesi un record per me di visite e di condivisioni, leggi qui, a testimonianza di quanto la questione sia sentita), quest’oggi spazio ad una realtà nuova che si sta proponendo come protagonista attiva nell’intento non solo di risolvere il problema ma anche di avviare progetti ed iniziative per valorizzare e migliorare la città.

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Sto parlando del Movimento del Buonsenso, nato grazie all’iniziativa di Elisabetta Beggio, in seguito ad uno spiacevole fatto capitato la scorsa estate quando una studentessa spagnola, in Italia per il progetto Erasmus, è stata ferita in seguito ad una rissa in Piazza dei Signori. Da questo fatto è partita una raccolta firme per chiedere la sospensione dell’ordinanza del sindaco di chiusura dei locali del centro a mezzanotte, affinchè bar e locali con la loro clientela possano funzionare anche da “presidio sociale” contro quella microcriminalità (sia quella vera sia quella percepita) che tanta insicurezza genera connotando così lo spazio pubblico del centro storico in modo positivo, e favorendo la vitalità della città anche nelle ore più tarde. Per la cronaca la raccolta firme è giunta a 4740 ed è possibile continuare a firmare presso i locali aderenti (leggi riguardo alla petizione e i locali dove è possibile firmare) che sostengono questa richiesta.

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Nel corso dei mesi, il Movimento del Buonsenso ha raccolto lungo il proprio percorso singoli, esercenti, studenti disponibili e volenterosi a mettere la propria firma, collaborare e a dare il proprio appoggio alle iniziative del movimento. Molte delle firme sono state raccolte anche tra gli stessi residenti delle piazze che, piuttosto di vedere la propria città rischiare di finire nel degrado e lasciare campo libero allo spaccio, preferiscono un po’ di rumore o qualche schiamazzo durante la sera, più facilmente controllabile con la collaborazione dei gestori dei locali, delle forze dell’ordine padovane e con la sensibilizzazione degli stessi giovani. Dopo vari incontri è nata l’idea del progetto Agorà che va ben oltre l’iniziale richiesta di prolungamento dei permessi di apertura dei locali ma che, in modo propositivo, vuole rappresentare un’offerta di partecipazione, di cultura, di eventi a beneficio della città, dei residenti, degli studenti, dei turisti e di chiunque frequenta la città.

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Mi trovo in uno dei locali aderenti al progetto Agorà assieme ad Elisabetta Beggio, la portavoce del Movimento del Buonsenso, e ne approfitto per chiedere direttamente a lei di che si tratta. Ciao Elisabetta, vuoi parlarci del progetto Agorà, di come nasce e con quali obiettivi?

“Ciao Alberto. Certo! Da sempre i caffè, poi divenuti bar, poi pub, poi più semplicemente locali, sono punto di riferimento per darsi appuntamento, per bere qualcosa in compagnia o soli con i propri pensieri…Ispirandosi quindi al concetto del “caffè senza porte” e dell’agorà dell’antica Grecia, il Movimento del Buonsenso ha messo a punto un progetto che ha la volontà di coinvolgere i locali del centro in un contesto sociale. Abbiamo immaginato le nostre Piazze, nate come veri e propri salotti, che si fondono con i locali creando un unico luogo di sana aggregazione. Cittadini che s’incontrano con lo scopo di stare insieme, di chiacchierare, di confrontarsi. Essendo una scrittrice, la mia mente è terreno fertile per fantasia e immaginazione. Sono convinta che sognare non sia mai sbagliato, poiché talvolta i sogni si avverano. E il mio sogno è quello di vivere, e di regalare a mia figlia, una realtà che sia frutto di un cambiamento radicale che nasce dal cuore della gente”. 

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Quindi tu che opinione ti sei fatta di questi giovani? A me sembra che a volte vengano  raccontati in modo grottesco, da una parte come i “bravi ragazzi” che studiano e lavorano (i più “fortunati”) e magari partecipano ad attività di volontariato e dall’altra come persone prive di valori e la cui unica forma di divertimento pare sia il bere in compagnia, finendo spesso per esagerare e arrecare disturbo alla quiete pubblica.
 
“Qualcuno ha affermato che questa generazione è bruciata! Beh, io non lo credo; credo invece che sia indispensabile metterla nelle condizioni di dare. I giovani hanno competenze, fantasia, talento, volontà, spirito di sacrificio. Certo, talvolta cadono nell’esagerazione concedendosi serate al limite, ma Vi garantisco che sono più “genio” che “sregolatezza”, la quale è solo frutto di frustrazione o semplice necessità di evasione da ritmi serratissimi. Il mio sogno è che la città diventi un corpo unico guidato dalla potenza innovatrice dei giovani e dalla saggezza di chi giovane non lo è più”.
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Condivido! Da questa visione nasce quindi il Progetto Agorà….
 
“Si, ecco che nasce questo progetto, grazie al quale ho conosciuto diversi giovani universitari e sono pronta a scommettere su di loro. Il Progetto Agorà, si articola in modo semplice e fruibile per tutti. I locali che vi aderiscono decidono in piena autonomia giorni e orari da dedicare al Progetto. In pratica, si tratta di destinare il locale o parte di esso, un’ora o più a settimana in cui sia possibile sedere senza obbligo di consumazione. “Caffè senza porte” dunque, a disposizione di chiunque abbia voglia di scambiare opinioni, leggere un libro, proporre un argomento su cui dibattere, studiare, chiacchierare e conoscersi. Un modo nuovo di stare insieme dunque. Immaginate giovani e anziani che si scambiano idee, che si raccontano aneddoti, ragazzi e ragazze che si corteggiano guardandosi negli occhi seduti a un tavolino, musica rilassante in sottofondo, parole di cultura ed esperienza che si combinano dando vita a una ricchezza inestimabile. Immaginate la piazza che entra nel bar e il bar che entra nella piazza, creando uno spazio non immaginario ma concreto in cui la città si mescola, vive e si arricchisce con lo scambio di parole vere.
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Nell’era di facebook, di blog, di sms, riscoprire la comunicazione verbale propositiva è certo una sfida, ma dal passato bisogna saper cogliere e i caffè letterari sono un esempio cui attingere. I gestori dei locali (sulla destra un’immagine da un pub letterario di Dublino) cui ho proposto l’iniziativa hanno aderito con entusiasmo poiché ne hanno immediatamente colto lo spirito: tacciati troppo spesso di essere coloro che si “approfittano” dei giovani avventori, hanno intuito l’opportunità per dimostrare il loro desiderio di contribuire a migliorare la nostra meravigliosa città, proponendosi come collaboratori fattivi di un’azione sociale vera a propria. Pensate che moltissimi studenti non sono a conoscenza che la Sala Verde del Pedrocchi è da sempre a disposizione di chiunque senza obbligo di consumazione! Questo mi ha stupita veramente”. 
 
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Mi permetto di aggiungere che oltre all’allargamento dello spazo pubblico questa “rete” di locali ospiterà anche eventi culturali molto variegati e stimolanti, proprio con l’intento di dare alternative a chi fruisce questi locali, in particolare a quei giovani abituati a “fare serata” chiaccherando e bevendo ad oltranza…dico bene? 
 
 “Assolutamente si! Il 31 gennaio, presso il RistoCaffè “Nero di seppia” di via S. Francesco, taglieremo il nastro con il pittore Alessandro Canini che si esibirà nell’atto di dar vita a un ritratto presso uno dei locali Agorà. Guardate qui l’evento su facebook denominato “Una serata tra le Chine al Caffè”! Questa è la prima tappa di un lungo percorso che porterà l’arte, in ogni sua espressione ed eventi culturali di vario genere (reading, performance, magari piccoli concerti in acustico) nei locali del centro storico proprio con l’intento di vivacizzarlo e dare alternative a chi troppo spesso eccede con il consumo di alcohol. Il sogno è ora realtà”. 
 
Visitando il sito del Movimento del Buonsenso risultano ben chiari gli obiettivi (nell’immagine qui sotto a destra Elisabetta Beggio e Davide Favero nel corso di una presentazione presso il caffè Pedrocchi). Quest’oggi abbiamo segnalato la raccolta firme relativa al progetto “Libertà al centro” e il progetto Agorà ma altre sono le iniziative ideate che state portando avanti; tra di queste il progetto “Vivere il verde pubblico” ed il progetto “Aurora: un futuro possibile” un’interessante proposta a sostegno dell’autoimprenditorialità giovanile. 
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“Si certo, gli obiettivi che ci siamo dati rispecchiano il desiderio che la nostra città diventi un esempio da imitare, un luogo in cui cittadini, turisti, studenti, sentano il loro cuore legato per sempre alle sue piazze, ai suoi monumenti, alla sua storia, al suo stile di vita che deve essere a misura d’uomo, che si tratti di bambino, giovane o anziano. Padova ha un’enorme potenzialità, data dal prestigioso Ateneo e dalla cultura che si respira in ogni angolo; dalle sue tradizioni e dalla voglia che ognuno di noi ha di dare il meglio. Anzi, vorrei cogliere l’occasione di questo spazio per invitare quelle persone di “buonsenso” che volessero dare il loro contributo a contattarci (eccovi la pagina dei contatti del Movimento del Buonsenso). Siamo ancora un movimento giovane  ed abbiamo bisogno dell’entusiasmo e delle idee di chi vuole concretamente fare qualcosa per la nostra città. L’invito è esteso anche ad artisti, scrittori, poeti o associazioni che fossero interessare ad organizzare assieme a noi i prossimi eventi presso i locali aderenti al progetto, una “rete” di locali che via via aumenta sempre di più!”

Grazie Elisabetta e buon lavoro dunque affinchè questo gruppo di persone così volenterose riesca a concretizzare i propri propositi a tutto vantaggio della città!
 

Alberto Botton

Mail to: vpadovablog@virgilio.it 

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Ciao a tutti, quest’oggi parliamo di letteratura e di Padova con un post che ingrasserà un po’ la rubrica “Le interviste di VirgilioPadova”. Sono infatti seduto in un bar dell’antico ghetto ebraico di Padova con  Simone Marzini, scrittore padovano ed esponente del movimento letterario Sugarpulp di cui già vi ho parlato presentando anche la scorsa edizione dello Sugarpulp festival di settembre (leggi quì). Ho pensato di intervistare Simone, già autore di “Portello Pulp” e del nuovo “Nordest farwest” e di citare Sugarpulp perchè ritengo che la letteratura, i romanzi in questo caso di genere noir, pulp, western o poliziesco, come nel caso di sugarpulp, così come per il cinema possano dare il loro contributo ed avere un ruolo nella promozione di un territorio.

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Ciao Simone, il cabernet l’abbiamo ordinato, le polpette sono sul tavolo. Vado con la prima domanda finchè mandi giù il primo sorso. Beh, innanzitutto ti chiederei di presentarti ai lettori e se puoi dirci come è nata questa tua passione per la scrittura…

Dunque, ciao a tutti e grazie ad Alberto per questa intervista/chiaccherata davanti a questo buon bicchiere di vino. Mi chiamo Simone Marzini, ho 37 anni e sono sempre stato un lettore forte. Lettore di tutto: fumetti, libri, manuali. La passione per la scrittura è stato un naturale prosieguo della passione per le storie. Ci sono delle immagini che mi colpiscono e mi diverto a inventare delle storie su queste cose. Alle volte diventa quasi una specie di ossessione, e in quei casi l’unico modo per liberarmene è scriverle.

Capisco, quasi un’esigenza terapeutica la tua, hehe. E come è avvenuta la scelta del genere narrativo dei tuoi libri? la letteratura noir e pulp era il tuo genere preferito o il genere di questi tuoi primi lavori è stata casuale?

Ho iniziato a scrivere le cose che più mi piacevano: fantascienza e noir. Solo che il risultato non è mai stato soddisfacente, perché era una derivazione delle cose che mi piacciono, ma le ambientazioni sembravano finte. Poi è esploso a Padova il movimento Sugarpulp, e ho iniziato a leggere un po’ di romanzi ambientati nella mia città, per curiosità, ed è stata la svolta. Leggere Carlotto, Righetto, Strukul, per poi passare a Scerbanenco, mi ha fatto capire che raccontare la realtà che viviamo è la chiave di volta per scrivere un romanzo onesto che comunichi qualcosa. Obbiettivo che spero di aver raggiunto, anche se le mie opere sono venate di grottesco e in alcune parti surreali. Ma mai irreali. 

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Ok. Parliamo del tuo primo romanzo “Portello Pulp”, edito da Edizioni La Gru per la Collana CortoCircuito. Come è nato questo romanzo e che riscontro stai avendo da pubblico e critica? Immagino comunque che le soddisfazioni siano molte… 

Portello Pulp è nato per gioco. Avevo già scritto tre romanzi, mai pubblicati, che mi sono serviti a trovare lo stile e la voce. Scrivevo considerando quello che il lettore avrebbe poi pensato del mio romanzo. Che è il modo migliore per non farsi pubblicare. Con Portello ho deciso di dare libero sfogo alla fantasia, senza pormi vincoli. L’unica cosa che volevo era realizzare un libro che tenesse incollati i lettori dalla prima all’ultima pagina. Per fare questo ho dovuto tagliare tutto il superfluo: è stato un processo di sottrazione che mi ha ripagato. E fra l’altro ci è voluto più tempo per revisionare il romanzo che per scriverlo. Soddisfazioni ne ho avute tante: non sarei riuscito a pubblicare facilmente il secondo senza di lui. E poi scoprire che era stato citato nelle “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita” che tu stesso hai presentato assieme all’autrice Paola Tellaroli,e che consiglio a tutti, e senza che io conoscessi l’autrice, mi ha sorpreso non poco. 

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E veniamo all’ultimo nato “Nordest farwest”, edito invece dalle Edizioni Biblioteca dell’Immagine. Che storia racconti in questa tuo secondo romanzo?

Dopo Portello Pulp ho deciso che avevo ancora qualcosa da dire sul Nordest, e che avrei scritto una trilogia. Nordest Farwest è il secondo romanzo, e seppure richiama per alcuni aspetti Portello Pulp, credo rappresenti un’evoluzione del mio stile e delle tematiche. Portello Pulp racconta le vicende di tre disperati (un benzinaio, una guardia giurata che si crede Rambo e un disoccupato maniaco sessuale) che cercano di uscire da una brutta situazione usando il loro cervello bacato. Con Nordest Farwest ho voluto raccontare un altro tipo di disperazione, sempre senza rinunciare al mio stile narrativo, per cui le storie anche nei momenti più agghiaccianti, strappano una risata. Sulla trama io cerco sempre di evitare di svelare colpi di scena,(ce ne sono molti, e raccontare parti del libro. Comunque posso dire che all’interno c’è un personaggio che gira per la campagna veneta su un cavallo finto di quelli a bastone vestito da Zorro, un operaio cocainomane di nome Diavolina, una coppia improbabile di ricchi industriali, un investigatore privato con sede a Vigonza di nome Marlon Bianchi, e tanti altri personaggi. 

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Mi sembra di capire che anche tu, come gli altri scrittori del movimento Sugarpulp, hai fatto tua la frase di Isaac Bashevis Singer “Più uno scrittore è dei suoi posti, più sono le possibilità che diventi universale”. Per questo una domanda su Padova. Che emozioni ti suscita questa nostra città, quali le suggestioni che ti suggeriscono i vari luoghi e se questi li vedi come potenziali “location” di libri e anche, perchè no, di film? Qui ad esempio sulla destra inserisco una foto di Piazza della Frutta del grande Giovanni Umicini, una foto dalla grande forza evocativa secondo me…

Per me il contatto col territorio è fondamentale per la riuscita di una storia. Contatto col territorio non vuol dire guardare su google maps le location e descriverle, ma viverle. Per cui racconto le zone a me care, i posti che frequento, i luoghi che per me si prestano bene dal punto di vista narrativo, cercando di evocarli con poche parole. La cosa divertente è che gli amici che magari non sento tanto spesso, mi mandano sms quando sono nelle location in cui ho ambientato il libro (bar, piazze, quartieri). E nel caso di Portello Pulp, mi hanno contattato persone che hanno studiato a Padova e vivevano al Portello, per dirmi che era proprio così e che si sono divertiti un sacco a ritrovare luoghi che conoscevano nel mio libro. Secondo me scrivere della città che si conosce e che si ama, rende più credibili e migliori le storie. Padova è una città fantastica per le location. A parte il mare, c’è tutto: zone industriali abbandonate, fiumi, i colli, la campagna veneta, che per me è fantastica. A Padova poi c’è una cosa che mi ha sempre affascinato: la Basilica del Santo. Anche se è in territorio italiano, appartiene allo Stato Vaticano. Lo trovo uno spunto molto interessante per una storia, ma dovrei studiarmi bene i risvolti giuridici. Poi c’è un’altra location che sto approfondendo, ma visto che ho intenzione di ambientarci una storia, preferirei non svelarla. 

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Stai quindi lavorando al terzo capitolo della trilogia o altri progetti? 

Sì, cerco di non fermarmi mai! Sto buttando giù il plot del terzo romanzo che andrà a chiudere la trilogia pulp, ma con molta calma. Sto inoltre scrivendo soggetto e sceneggiatura di un fumetto (o graphic novel, come va di moda chiamarle adesso, anche se io preferisco chiamarli fumetti) insieme a un amico disegnatore, e poi ho ricevuto due proposte di collaborazione molto interessanti con cui mettermi alla prova. La prima è da parte di un illustratore padovano che adesso vive in Francia, bravissimo, per fare insieme un racconto illustrato. La seconda da parte di un amico per scrivere insieme un romanzo a quattro mani. Sono cose che non ho mai fatto e su cui mi piacerebbe cimentarmi. Il problema è sempre trovare il tempo: non posso mica rinunciare agli spritz in Piazza delle Erbe! 

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Eh, come ti capisco. Sono problemi, eh!! 😉 Oltre all’attività di scrittore, che altro fai nella vita? 

Lavoro! In un campo totalmente diverso: sono socio di un’azienda che realizza accessori moda fatti a mano. Che comunque ha sempre una sua dose di creatività. Nel tempo libero invece sono un super appassionato di serie tv americane e inglesi, che guardo rigorosamente in lingua originale con i sottotitoli. Credo si veda anche nei miei romanzi, che hanno un taglio narrativo molto cinematografico. Su questa passione scrivo degli articoli per gli amici di Sugarpulp, con recensioni e consigli sulle serie tv da guardare e su quelle da evitare nella rubrica sugarSERIES all’interno del sito http://sugarpulp.it/ che consiglio a tutti di visitare e di leggere.  

Bene grazie molte Simone di quest’intervista e buona fortuna per tutti i tuoi progetti! Vi saluto ricordandovi che “Nordest Farwest” si trova in tutte le librerie del padovano compresi i centri commerciali così incentiviamo l’economia locale e segnalandovi il sito di Simone www.simonemarzini.it tramite il quale potete interagire con il Simone e seguire la sua attività e la pagina facebook del libro: www.facebook.com/nordestfarwest

Spero inoltre di aver incuriosito quei pochi che ancora non lo conoscono e spingerli ad approfondire la conoscenza di Sugarpulp, una realtà padovana e veneta, che merita davvero di essere conosciuta (guardate un video trailer del loro manifesto dal loro canale youtube)! 


Alberto Botton
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Con il post di oggi ho pensato di presentarvi una nuova guida per padovani e turisti in uscita nelle librerie di Padova da domani, giovedì 27 settembre. Non si tratta di una guida qualunque ma della collana delle “101 cose da fare..” della Newton Compton Edizioni, a tiratura nazionale, e per questo si potrà ordinare ovunque in Italia, nonché acquistare online o come ebook. “101 cose da fare a Padova almeno una volta nella vita” è il titolo esatto di questa guida che si propone come una pubblicazione agile e veloce per conoscere la città attraverso esperienze, cose concrete da fare, luoghi da visitare e risponde così a quel modo di promuovere una destinazione turistica attraverso leve emozionali.

In realtà attendevo questa nuova pubblicazione perchè già lo scorso anno, tramite facebook, avevo conosciuto Paola Tellaroli (paola.tellaroli@gmail.com), l’autrice del libro che aveva iniziato a raccogliere materiale per realizzare questo suo progetto. Ricordo ancora che mi contattò lei stessa per pormi una sfilza di domande a molte delle quali ammetto di non aver saputo rispondere neppure io che mi ritengo un buon conoscitore di Padova. Questo a riprova che sono davvero moltissimi gli aspetti nascosti di questa città e le sfiziose curiosità che la impreziosiscono, ragion per cui questo libro saprà rivelare conoscenze e suggerire esperienze al turista più curioso ed esigente così come al padovano che vorrà approfondire la conoscenza della propria città…e sono sicuro che proprio i padovani rimarranno sorpresi e troveranno alcune di queste “101 cose da fare…” come vere e proprie scoperte. Ho incontrato Paola qualche mese fa ad una visita guidata al Parco Treves (in seguito della quale scrissi questo post) con penna e quaderno degli appunti in mano, pronta a chiedere informazioni alla guida che ci accompagnava, dimostrazione che questo suo lavoro è frutto di mesi di impegno e di ricerca rigorosa e non di certo superficiale. Qualche giorno fa Paola stessa ha annunciato sempre tramite la rete, l’imminente uscita nelle librerie del libro e la realizzazione del suo sogno! Un progetto ed un impegno costante che mi erano sembrati un po’ “strani” per una ragazza mantovana, quasi una sfida, ma che ho poi compreso rivolgendo direttamente a lei alcune domande.

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“Innanzitutto, ciao Paola. Vuoi presentarti ai lettori del blog? Chi è Paola Tellaroli?”

Paola Tellaroli non è una scrittrice, ma una ragazza che ha sempre avuto la passione di scrivere e finalmente ha realizzato un sogno. Sono una ragazza normale, se così si può chiamare una dottoranda in statistica! 
Ho cambiato diverse città nel mio percorso di studi: nata in provincia di Mantova, mi sono trasferita a Bologna per iniziare l’Università, ho fatto un Erasmus in Francia e poi mi sono spostata a Milano. Poi per puro caso ho trovato lavoro qui a Padova, dove mi sono trasferita senza mai averla vista una volta prima di arrivare con le valigie! Qui dovevo scrivere la tesi con l’idea di fermarmici solo un anno per poi volare all’estero. Ma così non è stato: forse grazie al fatto che venivo da una città che non faceva per me com’era Milano, tutto di Padova mi è sembrato più bello e ho apprezzato ogni singola – anche banale – cosa, grazie alla città e alle persone magnifiche che ho incontrato.

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“Come ti è nata l’idea di questa guida e come mai proprio le “101 cose da fare a Padova…”?”

Quando sono arrivata a Milano ero spaesata e la guida “101 cose da fare a Milano almeno una volta nella vita” mi ha fatto conoscere la città, riuscendo quasi a farmela piacere, pensa! Poi, curiosa, ho letto quella di Bologna, per l’affetto che mi lega a questa città. Così, arrivata a Padova, non conoscendo niente e nessuno, d’istinto mi sono messa a cercare questa guida per conoscere la città in cui mi ritrovavo a vivere, e ho scoperto che non esisteva! La cosa non mi ha stupita, visto che – come ripeto allo sfinimento anche nel libro – Padova è terribilmente sottovalutata! Perciò ho stilato una mia personale lista con l’aiuto di un’amica che abitava qui da più tempo e ho mandato una mail all’editore consigliando di sviluppare questa idea. E in pratica mi hanno risposto: “Interessante, fallo tu!”.

“Quali sono state le difficoltà che hai incontrato e i tempi di realizzazione di questo tuo progetto?”

Inizialmente ho temuto, come tutti gli increduli continuano a sostenere, che non ci fossero così tante cose da fare a Padova, che mi fossi fatta un po’ prendere dal sentimento per questa città. E invece poi è stato molto più facile di quanto credessi, le cose sono venute da sé e anche i tempi sono stati piuttosto brevi. Da quando ho iniziato seriamente a scriverlo ci ho impiegato circa sei mesi, senza ovviamente contare la fase di progettazione, documentazione e interviste.

padova,blog di padova,padova blog,guida turistica di padova,guida padova,101 cose da fare a padova almeno una volta nella vita,newton compton,newton compton editori,guide newton compton,turismo padovaEh già, come sostengo da tempo, penso che i primi increduli sul valore della propria città siano proprio i padovani….Attraverso il tuo lavoro di ricerca quali delle 101 cose ti hanno sorpresa e meravigliata di più?”

Ammetto che alcune cose quando ho iniziato a scrivere il libro non le conoscevo, ma poi sai, si innesca un fenomeno per il quale amici o amici di amici mi contattavano dandomi consigli o idee e il gioco è stato fatto. Pensa che ho dovuto anche scartare diversi punti per rientrare nel format dei 101! 

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Il lavoro di ricerca di informazioni è stato davvero uno spasso! Il punto che mi ha sorpresa di più è stato certamente scoprire che esiste una copia di Padova in Polonia, mentre il punto che mi ha più divertita scrivendolo è stato quello in cui parlo delle innumerevoli targhe sparse per la città..ci avevi mai fatto caso? Poi non potevo credere alle mie orecchie quando mi hanno detto che il personaggio di Indiana Jones è ispirato a un padovano (Belzoni qui a fianco ndr), ho trovato molto divertente la storia della falsa tomba di Antenore, ho scoperto la bellezza di Parco Treves (foto sopra a sinistra) – dove mi sembra di capire che la maggior parte dei padovani non ha mai messo piede, sono entrata nella casa di Galileo, ho passeggiato nei sotterranei della città, mi ha fatto molto ridere la storia del Club Ignoranti e ho scoperto che in città esiste una camera marziana… questo non lo sapevi nemmeno tu, vero!? 

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Eh si, come dicevo all’inizio questa è una delle cose che ho scoperto anch’io solo grazie alle tue ricerche. Come dire una garanzia che tra le 101 cose da fare più di qualcuna sarà senz’altro una scoperta anche per i padovani.

Si, tra le 101 esperienze proposte nel libro ci sono: prendere un Polifonico nel bar più goliardico di Padova, restare a bocca aperta di fronte all’opera di Giotto e ai luminosi misteri degli Scrovegni, toccare il cielo con un dito in cima alla Specola, fantasticare lungo le riviere, prendere il sole stesi sull’isola della città, affinare i cinque sensi nel roseto di Santa Giustina, fare un salto indietro nel tempo con il precinema, percorrere la via di Indiana Jones, imparare l’inglese a suon di spritz, intrufolarsi nei luoghi della Padova che non si vede, inseguire le opere di Kenny Random etc etc. Quindi esperienze che hanno a che fare con la Padova antica, con la città d’arte ma anche con la vivace città universitaria che è oggi. 

“E tu, da padovana d’adozione quale idea di Padova ti sei fatta?”

Io adoro questa città. Elegante e vivacemente studentesca com’è, nasconde e offre tanto, e questo la rende affascinante e interessante al tempo stesso. Però, al contrario di altre città, non ho dovuto cercare molto per trovare le cose di cui avevo bisogno. Forse è stata fortuna nelle coincidenze, come in tutto, ma anche merito delle persone che vivono qui, oltre che alla città in sé. Ma in fondo, una città non è le persone che la costituiscono?

Eh si Paola, penso anch’io sia così! Complimenti per questo tuo lavoro e soprattutto grazie da parte di un padovano, il sottoscritto, che ci tiene affinchè la propria città venga conosciuta ed apprezzata il più possibile!

Da domani in libreria!! Acquistatela oppure prenotatela e poi Acquistatela! 😉

Alberto Botton
Mail to: vpadovablog@virgilio.it 

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Torna quest’oggi la rubrica Padova Creativa con questo articolo curato da Laura Sicolo, dal 1983 appassionata talent scout di nuove idee e creatività all’ombra del Santo. Si tratta di un’intervista riguardante una realtà culturale di una grande città europea che potrebbe ispirare e dare un contributo al dibattito sulla gestione degli spazi culturali anche di Padova e che ho deciso di pubblicare in quanto “richiesta di sostegno” rivolta alla società civile e al mondo della cultura italiana.

Intervista a Barbara Fragogna, curatrice del Tacheles 

Siamo nel cuore di Berlino, più precisamente a Mitte, all’interno del Tacheles, uno dei maggiori centri culturali ed artistici della capitale tedesca. Ogni centimetro di mura di questo “cantiere creativo di 4 piani” racconta qualcosa: un pezzetto di vita di un artista, un’emozione diventata colore o un progetto onirico fatto di una combinazione di forme che – anno dopo anno, tag dopo tag – vive ormai di vita propria. 
Sono spesse le mura del Tacheles e a raccontarcele è proprio la curatrice del centro Barbara Fragogna, che da 4 anni organizza e gestisce le mostre e gli eventi di uno dei centri artistici più amati di Berlino e che – purtroppo – rischia la chiusura definitiva.

Originaria di Venezia, Barbara (quì sotto a sinistra assieme a me) è entrata nel Tacheles come pittrice e – come gli altri artisti del centro – ha trasformato uno dei 30 studi dell’edificio nel suo atelier e spazio espositivo, dove l’ho conosciuta ed intervistata e dove abbiamo parlato anche di Padova.

IMG_5425.jpgBarbara ci racconti un po’ com’è il Tacheles?
“Al Tacheles ci sono tra 50 e 80 artisti. Si tratta per lo più di visual artists, performers, musicisti e pittori. Lo stabile ha un totale di 30 studi e 2 spazi collettivi per lo più dedicati alle esposizioni artistiche internazionali. Nel 2011 abbiamo risposto all’appello del Direttore del Cam di Casoria Antonio Monfredi ed abbiamo ospitato in uno di questi spazi MAYBE 2011, una esposizione di denuncia che mirava a sensibilizzare sul tema della camorra nel sud italiano. Il progetto rischiava di non trovare nessun polo culturale pronto ad ospitarlo, visto il tema delicato e “scomodo” diciamo. Abbiamo così contattato Antonio Monfredi e messo a disposizione i nostri spazi e siamo davvero felici di averlo fatto perché la mostra ha avuto molto successo”.

Come sarebbe Berlino senza un centro così dinamico e creativo come questo?
“Berlino è oggi come era New York negli anni ’80, Londra negli anni ’60 e Parigi negli anni ’20, tutte città che hanno saputo attrarre artisti e creativi diventando dei veri e propri centri pulsanti di nuove concezioni culturali e correnti artistiche.
In queste metropoli è poi subentrata la speculazione: locali, affitti e vita in generale sono diventati più costosi, costringendo così questa classe creativa a spostarsi in altre città più accessibili e sostenibili per le proprie tasche. Ora queste città vivono delle eco di quello che erano in passato.
Allo stesso modo, tra 10 anni la gente probabilmente verrà a Berlino e vivrà l’eco dell’atmosfera underground e così alternativa che viviamo in questo momento.”

Tacheles_2.JPGCome nasce un polo culturale così diverso rispetto ai classici musei?
“Il Tacheles nasce 22 anni fa con la caduta del muro. In quel periodo interi edifici venivano abbandonati dai berlinesi che si spostavano nella parte ovest della città, rimanendo così inoccupati. In uno di questi stabili si è insediata una serie di artisti che ha iniziato ad utilizzare gli spazi come studi e laboratori. Con il passare del tempo parte dell’area ed anche lo stesso Tacheles sono stati venduti a privati e – dopo ulteriori passaggi burocratico-finanziario – sono di proprietà di una banca che chiede ora lo sgombero dell’edificio.
Il quartiere è oggi puntellato di tanti caffè, di locali alla moda ed eleganti palazzi ed il Tacheles è rimasto lì dove era, con il suo via-vai di artisti, creativi e turisti. E’ l’inevitabile processo di gentrification, la zona è ormai un quartiere alla moda ed il nostro stabile è considerato un pugno nell’occhio da eliminare”.

Continuando il colloquio, il tono di Barbara si fa più acceso. Racconta così degli appelli, delle speranze e della paura, perché ogni giorno potrebbe essere l’ultimo, lì al Tacheles.
“Abbiamo raccolto 175 mila firme contro lo sgombero ed ora stiamo attivando anche una raccolta di fondi tramite il nostro sito e la piattaforma di crowdfounding IndieGoGo (http://www.indiegogo.com/) per acquistare lo stabile e creare una fondazione pubblica che possa conservare il centro e la sua arte con lo spirito che li contraddistingue, vale a dire un luogo fatto dalla gente per la gente. Insieme a Claudia di Giacomo ci stiamo attivando anche a livello internazionale con delle campagne paese per paese, primi fra tutti Italia, Spagna ed Argentina, dove abbiamo molti contatti ed associazioni che ci sostengono.
Padova è stata tra le prime città a rispondere al nostro appello ed a rendersi parte attiva della campagna di sensibilizzazione. Alle associazioni della città che si dimostrate interessate invieremo un kit “speciale” contenente una serie di foto che ci sono arrivate tramite il nostro sito. In tutti gli scatti ci sono persone di ogni parte del mondo con in mano una cartolina con scritto I support Tacheles. Agli organizzatori dell’evento chiederemo di fare altrettante foto e di inviarcele perché verranno poi utilizzate in una mega installazione fotografica che faremo qui nel centro il prossimo Agosto. E’ poi a discrezione dell’associazione decidere se attivare durante la serata una raccolta di fondi o devolvere parte dell’incasso alla causa.”

Il 22 giugno ci sarà la sentenza del tribunale che renderà ufficiale ed esecutivo lo sgombero del Tacheles ma vi sono ancora delle speranze che le cose possano cambiare. Se volete anche voi sostenere la causa potete partecipare alle due serate di raccolta fondi che verranno organizzate questo mese a Padova: la prima si è tenuta il 6 Giugno ai Carichi Sospesi ed una seconda sarà organizzata durante il Festival di Radio Sherwood (leggi dal sito di sherwood.it). 

Sito: http://super.tacheles.de/cms/
Pagina Facebook: http://www.facebook.com/pages/Kunsthaus-Tacheles-Berlin/116751221717217
Per organizzare un evento di supporto al Tacheles: Barbara Fragogna amarantola@yahoo.it

Articolo curato da Laura Sicolo  

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logo_antenna_280x190.jpgCiao a tutti! Con quello di oggi aggiungiamo un nuovo post alla rubrica “Le interviste di VirgilioPadova”. “Aggiungiamo” non per usare un plurale maiestatis ma per specificare che non sono stato l’unico autore. Qualche giorno fa, infatti, ho pensato di intervistare i responsabili e protagonisti di una realtà cittadina che sta emergendo, speriamo e me lo auguro davvero, fatta di persone, di giovani in grado di farsi valere per la loro attività, creatività e competenza e di apportare il loro contributo alla crescita del loro settore e quindi alla città stessa.

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Mi trovo infatti con Damiano Rocco e Gianluca Parisella, rispettivamente fondatore ed internet pr di Antenna Lab, innovativo centro con sede a Padova dedicato alla formazione, all’innovazione, allo sviluppo ed alla diffusione delle tecniche di produzione audio-visiva che vorrei far conoscere ai lettori di questo blog. Ciao, volete presentare voi stessi ed Antenna Lab e raccontarci un po’ come nasce e con quali obiettivi?

Sia io che Gianluca abbiamo alle spalle varie esperienze in campo artistico-musicale e tutt’ora stiamo “coltivando” più progetti legati all’arte digitale e alla musica elettronica. Ho fondato Antenna Lab da poco più di sei mesi con l’intenzione di creare un centro dedicato alla formazione sui linguaggi e le tecniche di produzione audio-visiva ma anche un punto di riferimento per la nascita di una community di creativi, tecnici e operatori del settore audio-visivo.
Antenna Lab è Ableton Certified Training Center ed io stesso sono un docente qualificato Ableto
n.

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Guardando il vostro sito, alla sezione “team” si può vedere come i trainer di AntennaLab siano davvero molto qualificati e come possano vantare esperienze di rilievo a tutto vantaggio dell’offerta didattica che proponete. Quali sono gli ambiti formativi in cui siete specializzati e a chi proponeti i vostri corsi e momenti di formazione?

I nostri corsi per il momento vertono principalmente su software utilizzati nella produzione audio-visiva, grafica e fotografica; nello specifico tutta la Creative Suite di Adobe, Final Cut Studio e Logic di Apple, Ableton Live, per il quale siamo uno dei centri certificati in Italia. Abbiamo un occhio di riguardo anche per i “performer musicali” oltre che i corsi di Ableton Live ci sono corsi dedicati al mondo del djing come quelli dedicati a Traktor e Scratch LIVE.
L’offerta didattica si rivolge sia a neofiti che vogliono avvicinarsi a questi strumenti, sia a professionisti che vogliono approfondire le proprie conoscenze. A questo proposito offriamo anche percorsi di formazione individuale e aziendale personalizzata.

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Personalmente ho scoperto dell’esistenza di Antenna Lab tramite twitter e la presentazione di Feed, evento dedicato a giovani designer in grado di realizzare prodotti con elementi di scarto e di recupero mentre si è da poco conclusa l’esperienza con il NU FEST, festival internazione organizzato da Veneto Jazz. Come è andata? E quali sono i prossimi eventi in programma o che magari avete in cantiere?

L’esperienza del Nu Fest è andata molto bene è ha dimostrato come Antenna sia un luogo malleabile ed adatto ad ospitare anche workshop più atipici come quello di Alex Pierotti e Eric Van Ossealaer ma anche eventi di piccola portata, cosa che si era già resa palese con FEED (fashion-eco-ethic-design). Inoltre Antenna ha dimostrato come il suo staff sappia collaborare in sinergia con altre realtà, per rendere reali progetti e idee. A giugno ospiteremo la “tappa padovana” di Young Digital Lab. Stiamo inoltre lavorando per preparare la seconda edizione di FEED, e presto definiremo date e modalità.

41798_277527661791_7549575_n.jpgBene! Davvero molto interessante l’esperienza Young Digital Lab, una società di web communication incentrata sulla comunicazione nell’era dei social network e su un approccio “social” al marketing, web marketing e alla comunicazione. Invito chi è interessato a questo tema a visitare il sito (vedi anche la pagina facebook).

Si, è davvero interessante così come lo sono i workshop che porteremo a Padova, interessanti e formativi. Dopo le due tappe romane di inizio anno, e dopo più di un anno dalla prima edizione del corso-evento Young Digital Lab, su grande richiesta gli Young Digitals arriveranno in città a giugno dopo la tappa milanese di maggio.
verranno affrontati i sempre nuovi ed emergenti trend legati al Social Web e al Social Media Marketing in un corso verticale avanzato: dall’ascolto delle conversazioni online allo sviluppo delle strategie Web, dalla co-creazione come strategia per l’innovazione allo storytelling come approccio alla comunicazione, dalla gestione operativa dei canali social alla misurazione dei risultati, tutto questo muovendosi tra like, dislike, check-in e badge. Un corso giovane per l’età dei docenti, dinamico nello stile e collaborativo per missione, indispensabile per quelle aziende e agenzie che vogliono avere una marcia in più per orientarsi tra le sempre nuove evoluzioni di Internet, senza mai dimenticare di osservare e comprendere lo scenario generale entro cui ci si muove.

5489406974_57603803db.jpgNon mancherò di segnalare l’evento! Dal sito si legge “ Antenna Lab intende farsi promotrice della nascita di una comunità di musicisti, artisti visivi, tecnici ed professionisti del settore audio-visivo che dia vita ad un confronto ed una ricerca costante con l’obbiettivo di accrescere le singole conoscenze e l’innovazione del settore”. In determinati settori quali il marketing o magari quelli più innovativi, mi pare che si tenda sempre a citare le grandi città come Milano o Torino ad esempio. Per fortuna stanno emergendo in città realtà in grado di sfatare questi vecchi clichè come voi o l’incubatore di Start up M31 con molti giovani di talento che ci lavorano e producono idee imprenditoriali ad alto contenuto di tecnologia ed innnovazione. Che ne pensate? Com’è Padova da questo punto di vista? E nello specifico del vostro settore la vostra è una sfida o comunque anche a Padova c’è quel capitale sociale fatto di professionalità, competenze ed esperienze tale da poter far crescere il settore in città?

Certamente le aree in cui sono richieste competenza nell’ambito grafico, video e audio si sono allargate negli ultimi anni uscendo dai territori classici come i grandi studi televisivi, cinematografici etc. Il Veneto ha visto, come d’altro canto altre regioni, il proliferare di tanti piccoli studi che lavorando nell’ambito del web, della comunicazione, del marketing, fanno ricorso alle tecniche e ai mezzi che vengono trattati nei nostri corsi. Il settore è quindi certamente in crescita e questo è uno dei motivi che mi ha spinto ad avviare una esperienza come quella di Antenna Lab. In Veneto sono nate molte start up che si rivolgono a bussiness innovativi e Padova, sia per la presenza di una grande Università sia per i capitali presenti sul territorio, ha le caratteristiche per distinguersi nell’ambito dell’innovazione tecnica e creativa.

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Insomma una città in cui il talento e le passione dei giovani possono emergere grazie alla loro determinazione e alla competenza e ritagliarsi uno spazio da protagonisti. Ricordo la scorsa estate quando ho visto il bellissimo spettacolo di 3d Mapping Projection sulla facciata della Torre dell’orologio in occasione dell’ultima serata dell’Estate Carrarese realizzato dalla Drawlight e Target e le parole dell’assessore Colasio riguardo alle sue intenzioni di dare spazio alle nuove tecnologie legata alle arti visive così come la sua idea di dedicare a queste forme d’arte uno spazio all’interno del Castello dei Carraresi quando questo sarà restaurato e funzionale. Un settore e le competenze, quella di AntennaLab che ben si prestano a collaborazioni con partner di altri settori, come ad esempio il turismo e la promozione territoriale, che seguo particolarmente da vicino nel mio blog. Che ne pensate? Magari avete già avviato collaborazioni e partnership in questo senso?

Proprio perchè Antenna non è solo un ente di formazione ma si pone come soggetto promotore di innovazione e creatività contemporanea sul territorio, siamo aperti a collaborazioni con altre realtà che con noi condividono uno “sguardo in avanti”. Giusto per citare alcuni partner: Nedac per i workshop del Nu Fest, Art & Things e Spazio Anna Breda nell’ambito di FEED e di Design Talk Show, Young Digital Lab per i prossimi workshop dedicati al social media marketing.

Segnalando a chi legge che potete seguire AntennaLab su facebook, twitter, sul canale youtube, sul blog e sul sito ufficiale ringrazio Damiano Rocco e Gianluca Parisella per la disponibilità e auguro loro buona fortuna per i loro progetti!

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Ciao a tutti e buon inizio settimana! Con questo post siamo alla seconda “puntata” di una nuova rubrica del blog vale a dire “Le interviste di VirgilioPadova”. Dopo l’“Intervista a Stefan Marchioro, direttore di Turismo Padova Terme Euganee, quest’oggi è la volta dell’intervista all’archeologa Angela Ruta.

Spesso in questo blog mi capita di scrivere riguardo alla storia di Padova utilizzando varie fonti di informazioni ed approfondimento ma a chi chiedere direttamente informazioni sulla Padova (e non solo) antica se non direttamente alla dott.ssa Angela Ruta? Così proprio a lei ho chiesto l’intervista che mi è stata concessa con grande disponibilità. Una decina di giorni fa, quindi, ci siamo seduti ai tavolini del Caffè Pedrocchi, e abbiamo fatto una bella chiaccherata che vi riporto di seguito.

Buongiorno dott.ssa Ruta, vuole raccontarci qual è stato il percorso della sua carriera che la premia come una delle massime esperte in archeologia?

Buongiorno. Certamente. Mi sono laureata in lettere classiche all’università di Padova e specializzata in archeologia all’università di Pisa. Sono stata archeologa presso la Soprintendenza Beni Archeologici del Veneto con incarichi di tutela del territorio delle province di Belluno, Treviso, Vicenza e Padova fin dal 1978. Soprintendenza che ricordo essere un ente interno dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali (MIBAC). Dal 1992 al luglio 2009 ho inoltre ricoperto il ruolo di direttore del museo nazionale atestino di Este e coordinatore della tutela archeologica di Padova, quindi con molte esperienze di scavo in ambiente urbano. Dal 2009 sono quindi in pensione ma continuo a lavorare a molti progetti visto che l’archeologia è la mia passione. La mia specializzazione è l’archeologia antica, pre-romana,e quindi continuo ad occuparmi di sviluppo urbano nel Veneto del primo millenneio a.C, di necropoli e riti funebri, della sfera del sacro, di confinazione. Considerata la mia esperienza al Museo Atestino e come curatrice di mostre rivolgo la mia attenzione anche alla comunicazione museale, archeologica e più in generale culturale.

carta.jpegCome coordinatrice della tutela archeologica di Padova avrà senz’altro ben chiaro come la città si è evoluta nel corso della sua storia, sin dai primi nuclei abitativi all’interno dell’ansa di quello che era il Medoacus, il fiume Brenta che allora scorreva nell’alveo dell’attuale Bacchiglione.

Si, i moltissimi scavi che sono stati fatti ci hanno consegnato informazioni preziose per stabilire come fosse la città nelle varie epoche. Pensate che nel 1976 fu fatta a Padova una bellissima mostra sulla Padova pre-romana che ebbe un grande successo di critica e di pubblico e diede il via, nei successivi anni a una serie davvero impressionante di scavi sicchè quando ho pubblicato nel 2005 il mio libro “La città invisibile” (ed. TipoArte) le informazioni che avevo a disposizione erano molto più numerose. Non tutti sanno ad esempio che la città nacque e si sviluppo a partire da due nuclei di “villaggi”, presso l’ansa del fiume (per intenderci a sinistra della Riviera Ponti Romani, dove passava il fiume Medoacus ed in epoca moderna il naviglio interno) ma anche nella controansa (a destra della Riviere) ed ognuna aveva un’area sacra, una necropoli indipendente. Una prima era posizionata a sud-ovest del Prato della Valle ed un’altra nella zona più a est della città. Altra curiosità è che le abitazioni sorgevano su dei dossi sistemati a pettine poichè le zone più in basso venivano spesso allagate dalle esondazioni del fiume.

164_arena_ovest.jpgIl titolo del suo libro, “La città invisibile”, purtroppo non più disponibile, non da molte speranze a chi, con una certa curiosità come il sottoscritto vorrebbe vedere qualche traccia della Padova più antica…

Considerato il fatto che la città di cui parliamo è invisibile proprio perchè si trova diversi metri sotto terra e che le abitazioni erano costruite in materiale deperibile non ci sarebbe molto da vedere ma gli scavi sono serviti e servono ai tecnici esperti per trarne informazioni anche su quella che era l’urbanistica di allora. Comunque consiglio una visita ai Musei Civici agli Eremitani, al Museo Archeologico nella fattispecie. L’ esposizione inizia proprio con reperti di epoca preromana, provenienti da necropoli patavine, databili dall’VIII al III secolo a.C.  Fra i più interessanti gli 88 pezzi della tomba dei “vasi borchiati” risalente alla fine dell’VIII – inizi del VII secolo a. C. E per chi è appassionato e vuole saperne di più sui Veneti antichi raccomando una vista al Museo Nazionale di Este.

Anche testimonianze della Patavium romana non è che ce ne siano moltissime di visibili, anche perchè molte di queste sono interne a proprietà private, nei sotterranei dei condomini etc. Della Padova romana sono visibili i resti dell’Arena (vedi sopra a destra). Patavium era una delle città romane più importanti e la sua arena era paragonabile a quella di Verona e di Pola. Quando si draga la canaletta dell’Isola Memmia in Prato della Valle emergono i resti del Teatro Romano, lo Zairo, che doveva essere davvero imponente e le cui rovine, immese in un ambiente paludoso, erano visibili ad Andrea Memmio quando progettò il Prato della Valle. Il Ponte S. Lorenzo, le cui arcate sono parzialmente visibili (si tratta di un ponte romano a 5 arcate!ndr) attraverso il pannello posto all’incrocio tra via S. Francesco e Riviera Ponti Romani (e di cui ho scritto in un mio vecchio post “Patavium ed il Ponte S. Lorenzo). Testimonianze architettoniche della Padova romana scomparse anche perchè le rovine furono utilizzate nel medioevo come vera e propria cava per ricavarne materiale da riutilizzare per successive costruzioni.

internet 019.jpgPoi quà e là ci sono delle testimonianze, delle tracce all’interno di proprietà private, spesso visibili attraverso pannelli trasparenti, che, talvolta, chiedendo è possibile vedere. Come ad esempio, all’incrocio tra via Dante e corso Milano, sotto la Banca Antonveneta è visibile un tratto di strada romana, un’asse viario importante di Patavium. Vicino al centro culturale S. Gaetano pure ci sono dei tratti di pavimentazione di strada romana così come nel giardino di Palazzo Maldura in piazza Mazzini dove ci sono le aule di Lingue straniere c’era una necropoli romana ed è visibile una parte recintata segnalata da un pannello informativo. Un bellissimo pavimento a mosaico dell’ 8 secolo d.C è visibile in via S. Fermo all’interno della Banca Popolare di Ravenna paragonabile a quello di S. Marco a Venezia, così come si trova all’interno della Chiesa S. Fermo e Rustico (se volete approfondire o semplicemente sfogliare, vede le immagini, scaricatevi il libro “La casa vicariale dei Santi Fermo e Rustico. Recupero di un’architettura di Padova dall’epoca preromana al Liberty” lavora a cui Angela Ruta ha partecipato.ndr). Sta inoltre per essere terminato il restauro di Palazzo Dondi dell’Orologio in via Cesare Battisti e negli scavi nel giardino sono stati rivenuti importanti cippi patavini che delimitavo spazi e confini urbani.

P1060038.JPGIn Largo Europa, sotto al Ristorante Zaramella, è visibile un pezzo di cinta muraria della Padova romana. Non visitabile a Palazzo Zabarella in seguito a scavi svolti negli anni Novanta sono stati rivenuti reperti e tracce di epoche diverse sin dall’VIII secolo a.C. Recentemente sono stati scoperti altri pavimenti romani in via dell’Arco in ghetto che rimarranno esposti così come nel cortile dell’Istituto Marconi in via Manzoni è stato scoperto il basamento di un tempio romano extraurbano che segna uno dei luoghi di interesse della via Annia, la strada che da Adria o Bologna portava fino ad Aquileia e che è stata oggetto di un’interessante progetto di recupero e valorizzazione. Avrete visto, specie in via Umberto I i totem verdi, (vedi nella foto a destra) pannelli illustrativi del progetto “via Annia” , progetto arricchito anche da 2 sale all’interno dei Musei civici dotate di stazioni multimediali (leggi anche quì!) (nel mio post “Le strade di Padova-Via Umberto I” avevo accennato al progetto)

Sono stato qualche tempo fa a visitare i sotterrani del Palazzo della Ragione come ho scritto nel post “I sotterranei di Palazzo della Ragione e la (mia) immaginazione”. La guida ha detto ai presenti come si vorrebbero completare gli scavi e predisporre un percorso archeologico. Mi pare di capire che il progetto via Annia vada in questa direzione e che possa essere un passo avanti per valorizzare l’archeologia anche a fini turistici…dico bene?

resolver.jpegE’ una questione annosa quella della valorizzazione turistica dei beni archeologici. Ci sono anche dietro l’angolo bellissimi musei e testimonianze archeologiche visitabili ma storicamente l’archeologia è sempre stata considerata una scienza di nicchia dagli stessi archeologi e questo si manifesta con una certa autoreferenzialità per cui mostre e musei, spesso, sembrano rivolti ad un pubblico di addetti ai lavori, di esperti, di tecnici, in cui al primo posto figura la tutela, la catalogazione, la cronologia dei reperti, quasi un museo-manuale che al grande pubblico non piace, appare grigio e noioso. Di riflesso molte aree archeologiche sono poco valorizzate mentre il mio sogno sarebbe un’archeologia comunicata e rivolta al grande pubblico. Sicchè non è solo un problema di costi di comunicazione ma noi archeologici dovremmo fare autocritica ed iniziare a considere mostre e musei spazi di divulgazione per tutti. A Padova si parla da anni della realizzazione di un percorso archeologico ma ne deduco manchi la volontà politica per realizzarlo ma il progetto di via Annia con l’opuscolo realizzato per le scuole medie, i totem informativi, la segnaletica dedicata, le stazioni multimediali nelle sale dei Musei Civici testimoniano che il cambio di mentalità necessario è stato compreso ed inizia a dare i suoi frutti sicchè speriamo che sempre di più l’archeologia, ferma restando l’importanza degli scavi e delle tutela dei reperti, venga apprezzata ed appassioni più persone possibili anche attraverso un’adeguata comunicazione e narrazione.

Grazie molte per la sua disponibilità. mi unisco anch’io a questo auspicio nella speranza che davvero le scoperte archeologiche di Padova vengano valorizzate di più e messe a disposizione della curiosità dei padovani e dei turisti magari con la concretizzazione di un vero e proprio itinerario archeologico che vada oltre la via Annia.

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stefan.jpegCiao a tutti e buon lunedì! Quest’oggi novità assoluta per il blog che state leggendo e cioè la prima intervista. Nei post che scrivo tengo sempre in considerazione la componente turistica dell’offerta cittadina perchè a vivere la città non ci sono solo i residenti ma anche chi a Padova ci viene per lavorare, studiare, seguire qualche convegno, prendere parte a qualche evento, vedere una mostra o assistere ad un concerto e chi come turista culturale. Una città come Padova, quindi, se vuole essere attrattiva nei confronti di tutti i suoi “fruitori” e non solo dei suoi residenti deve offrire il miglior livello di servizi possibili a tutte queste tipologie di popolazione urbana.

Ho pensato quindi di fare una breve intervista a Stefan Marchioro, direttore di Turismo Padova Terme Euganee, l’agenzia speciale della Provincia che dal 13 gennaio 2003 ha preso il posto dell’ex APT. L’azienda si occupa di curare l’informazione e l’accoglienza turistica (attraverso 3 uffici IAT a Padova, 2 alle Terme e 6 nei punti turisticamente rilevanti della provincia), l’assistenza di operatori turistici, giornalisti ed addetti all’attività di comunicazione, la promozione e la valorizzazione dei tesori culturali, artistici e naturalistici del territorio padovano, la raccolta e elaborazione dei dati statistici sugli arrivi e le presenze nelle strutture ricettive della zona di competenza e collabora con gli enti locali e con gli organismi rappresentativi degli imprenditori nell’organizzazione di altre attività di interesse turistico.

pdterra.jpegSono stato quindi ricevuto nel suo ufficio di Riviera dei Mugnai dove il dr. Marchioro ha cortesemente risposto alle mie domande. 8 anni da direttore in Turismo Padova Terme Euganee: quali sono state le sfide vinte e le maggiori soddisfazioni nel quotidiano impegno per rilanciare il turismo a Padova e quali le maggiori difficoltà che sta incontrando lei personalmente e che la città stessa deve superare per raggiungere il massimo delle sue potenzialità in questo settore?

“Sono stati 8 anni intensi , densi di impegni e di soddisfazioni. Le difficoltà fanno parte di ogni lavoro e attività dell’uomo, l’importante è riuscire sempre a ripartire. Il punto più alto è stato forse quello di essere riusciti, per un certo periodo, a garantire la sempre difficile governance di un settore come quello turistico molto frammentato di suo in una regione come il Veneto in cui questa frammentazione è accentuata da una legislazione particolarmente farraginosa. Il Progetto Strategico del turismo ha consentito di rilanciare Padova attraverso un’immagine coordinata con il claim “Padova Terra Madre di” e “Abano e Montegrotto Terra Madre di…”, di essere molto presenti sulla stampa e i media nazionali ed internazionali attraverso un’intensa attività di affiancamento e assistenza a giornalisti e radiotelevisioni nel raccontare il nostro territorio, l’avere istituito l’Osservatorio Provinciale del Turismo per meglio conoscere le dinamiche del settore e, appunto, la Governance intesa come “Pensare Turismo” quando si amministra (dalla programmazione degli eventi culturali all’urbanistica) oltre che come coordinamento del settore. La maggior difficoltà oggi? Riprendere in modo unitario le fila di questo coordinamento per non vanificare quanto è stato fatto negli anni precedenti…”

da_canova_a_modigliani_mostre_padova.jpgE la situazione attuale? Com’è stato il 2010 per il turismo padovano?

Il 2010 è stata un’annata positiva. Dopo le difficoltà congiunturali del 2009, in cui comunque il turismo padovano aveva tenuto bene, il 2010 è stato un anno decisamente positivo. Ebbene, per la città di Padova abbiamo registrato un record storico poichè per la prima volta abbiamo abbondantemente superato i 500.000 arrivi e il milione di presenze dati che posizionano Padova sulla scia delle altre principali città d’arte del Veneto, Venezia e Verona. L’aumento della ricettività in città grazie agli investimenti e alla capacità imprenditoriale sono sicuramente risultato dell’operato del sistema turistico e dell’offerta culturale e turistica della città. Buona è stata l’affluenza ai musei e alle mostre grazie ai format ideati dall’ass. Colasio come “L’estate carrarese”, “RAM”, e il “Grande Natale a Padova” appena concluso e l’effetto traino dei maggiori eventi espostivi come la mostra Da Canova a Modigliani. Il volto dell’800, aperta presso le sale di Palazzo Zabarella fino al 27 febbraio 2011. Proprio la scorsa settimana (12 gennaio 2011) sono stati presentati i dati statistici raccolti nel corso della mostra che delineano il profilo turistico dei visitatori che per ben il 13%, scelgono la città patavina per un “short break” o vacanza breve adatto agli amanti della cultura e dell’arte, binomio particolarmente interessante in occasioni di grandi mostre ed eventi culturali. L’indagine statistica è completata con il confronto tra l’attuale mostra aperta a Padova e le precedenti grandi mostre dedicate a Telemaco Signorini e la pittura in Europa, 2009/2010,Mantegna e Padova, 2006/2007  confermando l’andamento positivo del turismo a Padova legato a grandi eventi culturali. Il successo del turismo culturale in città è dimostrato anche da un ulteriore record di questo 2010 e cioè quello della vendita delle PadovaCard, acquistate principalmente per le convenzioni e gratuità nella visita delle attrazioni culturali della città. Ne sono state vendute 13.381, un + 8,50% rispetto allo scorso anno (per info http://www.padovacard.it/). Altra curiosità il ritorno dei tedeschi in città, al primo posto tra gli ospiti stranieri.

La prossima domanda verte su un tema di grande attualità in città. Mi riferisco al centro congressi come strumento per sfruttare le potenzialità del turismo congressuale. Al di là delle polemiche politiche tutti sembrano essere d’accordo sulla necessità di dotarsi di questa infrastruttura.

Si, senz’altro. Il turismo congressuale è rilevante tanto quanto il turismo culturale nella consapevolezza che, per quanto il settore turistico non rappresenti per Padova la voce principale dell’economia cittadina, può concretamente, come esternalità positiva, qualificare l’offerta dei servizi della città determinandone una maggiore attrattività a tutti i livelli. Nel corso degli anni sono di molto aumentati i posti letto in città che ha portato la ricettività cittadina a superare i 7000 posti letto (oltre 23.000 in tutta la provincia). Nonostante l’incremento di arrivi e presenze, il tasso di occupazione e la redditività delle aziende turistiche risente, talvolta negativamente, di questo forte incremento di posti letto sicchè è necessario cercare di attrarre altre tipologie di clienti rispetto ai turisti culturali. Considerato il ruolo della città e le funzioni economiche che esprime, Padova senz’altro ha tutte le carte in regola per proporsi come destinazione di turismo congressuale. E’ necessario però essere veloci e dotarsi di un convention bureau oltre che di un centro congressi tenendo conto che la tendenza è quella di centri congressi urbani, inseriti nel cuore delle città, di medie dimensioni e non di enormi cattedrali nel deserto. Il fattore “tempo”, però, è determinante perchè il mercato delle destinazioni attrezzate ad ospitare importanti convegni e convention si sta saturando.

pdcard.jpegValorizzare un territorio è un’attività complessa perchè complesso è il territorio stesso, fatto di molteplici componenti, attraversato da molte dinamiche e interessi su cui sono molti gli attori che interagiscono. Mi par di capire dalla risposta alla prima domanda che le difficoltà nel valorizzare un territorio dal punto di vista turistico siano ancora maggiori per via proprio della frammentazione del sistema turistico in molti enti i cui ruoli a volte si sovrappongono. Oltre al Piano Strategico del Turismo state pensando anche ad altre iniziative o a dotarvi di nuovi strumenti per poter migliorare la governance territoriale turistica?

All’orizzonte si intravedono delle importanti novità come la legge regionale con la quale il Veneto vuole rivedere l’organizzazione turistica. Tra le proposte più interessanti quella che prevede il presidio delle destinazioni turistiche attraverso un coordinamento strategico che, almeno nelle destinazioni principali, dovrebbe assumere la forma di DMO (Destination Marketing Organization), un ente o un nuovo consorzio in grado di assorbire gli consorzi di promozione turistica così come le aziende quali Turismo Padova Terme Euganee, e di gestire in modo unitario una destinazione assumendosi la responsabilità di tutte le decisioni strategiche, organizzative, operative prese per gestire il processo di definizione, promozione e commercializzazione del prodotto turistico. A Padova, anche grazie allo studio di Josep Ejarque, uno dei massimi esperti in destination marketing,  commissionato dalla Camera di Commercio, ci si sta convincendo di intraprendere la strada della creazione di una DMO, scelta in cui ho sempre creduto.  Il 2011 sarà un anno di transizione in cui cercheremo di preparare la strada per questa nuova organizzazione del sistema turistico padovano cercando delle soluzione a quelle che, al momento, sono ancora questioni aperte. Tra di queste i tempi e le modalità con le quali sciogliere l’Azienda (TPTE) e deterninare se sciogliere o meno anche i due consorzi (città e bacino termale) di promozione turistica ( il che presuppone il consenso dei rispettivi soci) per farli confluire nella DMO piuttosto che far diventare soci i Consorzi stessi e in questo caso la DMO cofinanzierebbe i due consorzi separatamente per la parte non sostenuta dalla Regione. Altra questione quella su come porsi rispetto alla rete di uffici informazioni attualmente esistente e rispetto alle risorse economiche, organizzative e umane per farla funzionare. Problematiche che possono apparire astruse ai non addetti ai lavori ma che sono cruciali per dotare il territorio di una macchina organizzativa più agile ed in grado di coordinare al meglio gli attori pubblici e gli operatori privati impegnati nella valorizzazione e promozione turistica della destinazione turistica padovana. In una parola uno strumento importante per la governance territoriale.

thumb.inc.php.jpegA proposito di governance da qualche anno l’Università degli Studi di Padova organizza un master proprio su questi temi in cui leì  partecipa come membro del comitato scientifico e docente.

Si infatti, si tratta del Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali. Il 21 gennaio chiudono le iscrizioni per la 4° edizione. Per informazioni guardate il sito ufficiale del master. Un master che è cresciuto negli anni e in cui crediamo molto poichè riteniamo fondamentale la formazione di professionisti in grado di approcciarsi al turismo a partire dal territorio e dalle sue specificità come avevi già spiegato tu tramite questo tuo spazio nel post intitolato “Turismo e Formazione: il Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali”. Per avere tutte le informazioni contattare la D.ssa Simonetta Pirredda, tel. 049.8274615 e-mail: simonetta.pirredda@unipd.it.

Grazie a Stefan Marchioro per la disponibilità. Spero abbiate compreso di più il valore di Padova come destinazione turistica al di là del turismo religioso legato al culto per S. Antonio e che questo settore merita la giusta considerazione come opportunità per far fronte all’attuale crisi economica. Sapere inoltre che sempre più persone apprezzano la nostra città dovrebbe essere motivo di orgoglio dei padovani stessi che forse snobbano un po’ il patrimonio culturale della propria città quando invece conoscerlo in prima persona e trasmetterlo a turisti e ad amici di passaggio potrebbe essere un apprezzato gesto di accoglienza. Ciao e alla prossima! 😉

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