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21/10/2009

L'Appiani, tempio della vecchia Padova


Chi legge questo blog ha ormai capito che sono tifosissimo del Padova, la squadra della nostra città a qui pure sono molto legato, città viva che offre molti temi di discussione; ho infatti fin cui parlato degli argomenti più svariati come i personaggi illustri che vi hanno soggiornato, le bellezze artistiche, le linee di sviluppo della città, il turismo in città e provincia, le offerte culturali, la vivacità del suo centro storico.

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Lo Stadio Appiani, baluardo della patavinitas

Quest'oggi tuttavia voglio parlare ancora una volta del Calcio Padova, non esaltando le gesta della squadra che indubbiamente lo meriterebbe, ma celebrando un luogo che negli anni è diventato un simbolo, quasi uno spazio "sacro" passatemi l'esagerazione, per la città. Nell'anno in cui il Calcio Padova compie 100 anni è giusto celebrare la storia di questo club (leggi la storia cliccando qui) che tanto ha significato per i padovani doc, quantomeno quelli orgogliosi di esserlo. Si, perchè da questo punto di vista Padova è un po' come Milano e conta tra i proprio abitanti molte persone che sono diventati padovani d'adozione, ex studenti fuori sede rimasti in città dopo la laurea, ad esempio, e che quindi magari non si sono affezionati (per ora) ai colori biancoscudati. Sarà un post lungo, portate pazienza e leggete tutto fino alla fine o quantomeno vi invito a seguire i link che mi metterò.

Se la squadra ha celebrato in modo strepitoso questi 100 anni conquistanto sul campo la serie B dopo 11 anni e iniziando il campionato in modo altrettanto strepitoso io vorrei, a modo mio celebrare questi 100 anni parlando del mitico Stadio Appiani, il tempio del calcio cittadino  per 70 anni dal 19 ottobre 1924 (Padova-Andrea Doria 6-1) al 24 maggio 1994 (Padova-Palermo 0-0)in cui generazioni di padovani hanno trepidato e grondato passione per decenni. Leggete questo bellissimo ricordo da parte di un tifoso , Sandro Baraldi, sul sito del tg di telenuovo.

Un luogo quindi che è stato vissuto da molte generazioni di padovani e, parlando con i tifosi che l'hanno vissuto, ognuno è in grado di tirare fuori i propri aneddoti, spesso legati agli anni più felici del Calcio Padova piuttosto che della propria vita che come diceva Nick Hornby nel suo bestseller Febbre a 90° è per i tifosi collegata e corre parallela a quella del proprio club. La scorsa primavera si è celebrato, sempre all'interno delle celebrazioni per il Centenario il Nereo Rocco day, con partita di giovani calciatori del Padova accompagnati dai Panzer di Rocco degli anni '50, il capitano Zanon, il campione svedese Kurt Hamrin, Humberto Rosa e altri che nell'occasione hanno ricordati i compagni che ora non ci sono più, il tutto prima della presentazione del bellissimo libro di Gigi Garanzini, "Nereo Rocco", alla presenza appunto dei vecchi miti del passato. In quell'occasione feci alcune foto ed in particolare parlare con un anziano tifoso che orgogliosamente esibiva la sua bandiera che porta allo stadio da 40 e passa anni. Vedi le foto cliccando di seguito: foto 1, foto 2, foto 3, foto 4

Ormai è da 15 anni che lo Stadio Appiani non è più lo stadio del Calcio Padova, trasferitoso nel nuovo quanto pessimo Stadio Euganeo ma l'attaccamento a questo luogo rimane immutato proprio perchè è diventato un baluardo, uno degli ultimi, della Padova popolare, a mio avviso. Le città cambiano, certamente, ma ci sono alcuni luoghi che è giusto preservare se non altro per una questione di identità.

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Ricordi personali:

Se penso all'Appiani la mia mente va a quando fin da ragazzino mi recavo allo stadio con mio papà o mio zio, a volte con un mio amico e il padre iscritto al mitico Club Dea Cioca della Paltana, uno stadio strapieno di gente, stretta come sardine, ricordo il profumo dell'erba del campo, e del tabacco di chi mi fumava accanto e di come a volte mio papà mi doveva alzare sulle sue spalle per farmi vedere meglio la partita. Erano i primi anni '80 in cui ricordo ancora militavano Cerilli, il portiere Maiani, Boito, Restelli e altri. La cosa che da bambino mi faceva sorridere era che sembrano tutti uguali i giocatori del Padova, quasi tutti con i capelli ricci scuri e con i baffi (vedi Fellet, Rastelli, Fanesi, Giansanti, Perego) bah..sarà stata la moda di quegli anni. Avevo 7 anni o giù di lì e mi ricordo ancora il che è tutto dire...E poi gli annunci pubblicitari, sempre gli stessi "Trenfor, casa della poltrona a Roncaglia di Ponte S. Nicolò", "Caffè bianco o caffè nero? Il Caffè che vale un Perù" o la simpatica macchietta che vendeva caramelle agli ingressi gridando come uno strillone "Caramelle all'anice, all'arancia, doppiamenta..per tutta la partita. 'Na carta da mie"...

Poi il ricordo va agli anni in cui, cresciuto, ho iniziato a frequentare la curva nord dietro lo striscione degli Hell's Angels Ghetto (vedi foto a sinistra della metà degli anni Ottanta). Anni in cui con la maglia del Padova passarono giocatore come Albertini, Di Livio, Benarrivo, Galderisi, Pippo Maniero e un giovanissimo Alessandro Del Piero. E la curva per me un vero luogo di aggregazione giovanile, di divertimento. Le tribune a due metri dal campo e la passione dei tifosi che incombeva sui giocatori in campo. Una vera arena che incuteva timore reverenziale nei giocatori avversari a tal punto da essere soprannominata la Fossa dei Leoni ( da cui il nome del primo gruppo ultras di Padova, Leoni della Nord).

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Guardando video  e vecchie foto in bianco e nero del mitico Padova degli anni '50, quello del Paròn Nereo Rocco, quasi quasi ci si commuove pensando a quegli anni in cui il Padova era tra le prime squadre italiane fino a raggiungere il 3° posto in serie A, miglior risultato di sempre, sul finire di quel decennio. In particolare ho in mente due foto: una in cui si vede esultare Humberto Rosa e Brighenti per un gol contro la Roma con alle loro spalle il muro di gente dei popolari e dei distinti (foto a destra che è anche la copertina  del libro di Pino Lazzaro, "La fossa dei Leoni")  ed un altra in cui l'asso svedese Kurt Hamrin portato in trionfo dopo una vittoria in cui si vede la vecchia tribuna ovest con la copertura in legno con su disegnato lo scudo padovano. Uno stadio suggestivo, all'inglese, che abbinava una perfetta visibilità e che vista la vicinanza del campo dava ai tifosi un ruolo attivo, da 12° uomo in campo, cosa che non può avvenire in uno stadio come l'Euganeo.

L'Appiani è un monumento e come tale va difeso:

Quando è stato annunciato dall'amministrazione comunale l'abbattimento prossimo della gradinata apriti cielo! I tifosi appassionati tutt'ora contestano con forza questa decisione. Durante lo scorso campionato è nato un comitato contro l'abbattimento della gradinata che ha raccolto molte firme per provare a far cambiare idea all'amministrazione, comitato composto da vari tifosi della tribuna Fattori compresa Francesca Appiani, la pronipote di quel giovane e sfortunato bomber del Padova morto in guerra nel Carso e a cui è intitolato lo stadio.

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Per fortuna, poi l'amministrazione ha voluto sottolineare che al posto della gradinata verrebbe realizzata una tribunetta a terrapieno come lo era nelle origini, meno invasiva e che potrebbe diventare una passeggiata verso il vicino parco. L'importante è che poi, non si "smonti" l'Appiani pezzo per pezzo prima di farne poi un parcheggio...questo si sarebbe un vero sacrilegio. L'importante è che rimanga il campo per farci giocare magari le giovanili del Padova affinchè il luogo continui a vivere.

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Una straordinaria iniziativa che celebra questo luogo e che senz'altro aiuterà a perpetuare la memoria del mitico Appiani, è quella di alcuni ragazzi che hanno avuto l'idea di costruire un plastico dello Stadio Appiani (vedi la foto qu' a destra presa dal blog dei suoi realizzatori). Un modellino in scala 1:87 quindi abbastanza grande, riprodotto fedelmente in tutti i particolari, così com'era nel 1994, suo ultimo anno di attività. Gli ideatori e realizzatori di questa straordinario progetto sono Luca Carnieletto, 32 anni, ed alcuni suoi amici, che la scorsa settimana sono stati omaggiati anche da un articolo di Furio Stella su "Il mattino di Padova" (vedi l'articolo). I ragazzi chiedono un aiuto a chi avesse foto della curva nord e della gradinata est di renderle disponibili in modo tale da rendere il più fedele possibile la ricostruzione del plastico. E' possibile seguire l'avanzamento dei lavori su internet tramite il blog http://plasticoappiani.blogspot.com/ e pure una pagina su facebook molto partecipata. Pare che l'obiettivo sia quello di terminare i lavori per il giorno 29 gennaio 2010, giorno in cui il Calcio Padova compirà 100 anni e che poi potrebbe diventare un pezzo forte del museo che verrò realizzato presso lo stadio Euganeo.

Per concludere vi segnalo alcuni link ad qualche video davvero d'effetto. Oggigiorno con le nuove tecnologie si possono montare slideshow di foto e musica con una certa semplicità. Alcuni di questi però sono bellissimi e quindi faccio i complimenti a TessaPadova che li ha realizzati. Vedi video 1 e video 2. Nella rete se ne trovano anche altri con immagini storiche come quelle che vi ho segnalato.

Spero che questo post sia stato di vostro gradimento e come sempre vi invito a scrivere le vostre sensazioni, pareri ed in questo caso i vostri ricordi legati allo Stadio Appiani. Ciao e Forza Padova!

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Commenti

MITO SPORTIVO

Scritto da: Palett | 04/11/2009

Pensavo di essere l'unica persona nel mondo ad avere letto il libro di Lazzaro!
Vedere per credere data di inserimento in mia libreria su Anobii: http://www.anobii.com/jimmyconway

Alla prossima "perla" di patavinitas, ciao!

Scritto da: Alex | 06/11/2009

eheh direi di no. In questi ultimi mesi in occasione degli incontri e delle occasioni di celebrazione del Centenario del Calcio Padova ho incontrato persone, anche giovani, appassionate della storia della società e che amano ricordare aneddoti ed episodi legati magari alla loro giovinezza o infanzia relativi a quando andavano al mitico Appiani con il papà, con lo zio...una storia che lega più generazioni di padovani e che è bello conservare.

Grazie del commento, alla prossima! Ciao!

Scritto da: vpadova | 06/11/2009

...la prima partita che ho visto all'Appiani è stata nientemeno che un Padova-Torino, ma non il Torino moderno", ma quello mitico dei Bacicalupo, Mazzola (il papà di Sandrino), e tutti gli altri campionissimi morti nel tragico schianto di Superga. Vidi quel Padova-Torino ched finì 4 a 4, ed era il 1948! Dal che tu dirai, mamma che vecchio questo tizio. Beh, sono arrivato felicemente ai 70, passando una vita nel calcio, prima come giocatore (un brocco, per la verità...) poi come tifoso e quindi come giornalista al Carlino prima e al Mattino poi. All'Appiani ho vissuto anni di autentiche "battaglie biancoscudate" e potrei scrivere un libro. Anzi, due ne ho scritti a suo tempo, ed uno assieme al "mulo del Trieste" Furio Stella. Ma questo mio messaggio non vuole essere un nostalgico armarcord, magari ritenuto un pò esibizionistico, come si dice sia consuetudine dei giornalisti. Ho letto con piacere e anche un pò di commozione il tuo articolo e alla fine ho pensato che sarebbe stato opportuno dedicare un piccolo ricordo a quello che ritengo sia stato un grande cronista, innamorato come pochi del "suo" Padova, e che oggi molti hanno ingiustamente dimenticato, mentre lui ha dato tanto, tanto, ma proprio tanto al Padova. Mi riferisco a Sergio Calore, immaturamente scomparso ma che avrebbe meritato, a mio modesto avviso, un piccolo angolino alla sua memoria così come è stato fatto per il pur bravo e generoso Gildo Fattori. Il mio è un suggerimento e per intanto mando un saluto, lassù tra le stelle, al caro, indimenticabile Sergio. Ciao "vecio"...

Scritto da: trivellato Gianni | 11/11/2009

Grazie Gianni del commento!
Quando ho visto il suo nome tra i commenti del mio blog ho avuto un sussulto. Addirittura Gianni Trivellato che commenta il mio blog? Ma è proprio quel Gianni Trivellato? Giornalista che si è occupato per tanti anni di Calcio Padova negli anni in cui io iniziavo a seguire i biancoscudati, nei "ruspanti" anni Ottanta?

Leggendo il commento ho poi appreso che si, si tratta proprio di lei e mi fa proprio piacere perchè anche lei fa parte della storia del Calcio Padova. Credo di avere da qualche parte una cassetta in cui ci sono registrati i "rete" di Gildo Fattori nell'anno di promozione dalla C-1 alla B con Bruno Giorgi in cui lei intervista Pilotto e lo stesso Giorgi, se non ricordo male.

Secondo me, a volte, la realtà delle cose è costruita dal nostro modo di vederle e dalla sensibilità di ognuno. Ancora oggi, quando si parla al passato, quando si parla del tifo per una sqaudra e la si lega alla storia di una città, il calcio può ancora avere delle vene "romantiche" perchè si parla della vita e di relazioni tra persone che poi si ricordano negli anni...è anche il ricordo dell'emozione di un pallone che rotola verso la porta ma non solo questo.

Non senza imbarazzo, devo dire di non ricordare Sergio Calore, forse perchè quando lavorava io ero troppo piccolo (ho 33 anni) e, forse, anche perchè non è stato ricordato da chi di dovere, come sta facendo lei ora. Cercherò di rimediare e, la ringrazio, per aver ricordato questa persona, cronista e grande tifoso del Padova che senz'altro sarebbe contento di vedere il Padova di oggi, di nuovo in serie B nell'anno del suo Centenario!

Scritto da: vpadova | 11/11/2009

...innazitutto bando a quel "lei" che mi fa sentire ancora più vecchio di quello che sono! Eppoi sono io che devo ringraziarti per aver dato, con il tuo articolo, una spolveratina ai miei ricordi di quei mitici anni ottanta. Capisco che a "soli" 33 anni tu possa non ricordare Sergio Calore, ma ti assicuro che è stato uno dei migliori cronisti del Calcio Padova, e non solo negli anni di Farina e di Pilotto, ma anche prima. Ti faccio un esempio: io il grande "paron" l'ho conosciuto a Trieste, quando lavoravo al Piccolo, e la domenica sera assieme a Colautti e qualche altro amico andavamo a prenderlo alla stazione di ritorno da Milano; Sergio invece il grande Nereo lo ha conosciuto e anche frequentato (ah! quel quasi leggendario ritrovo da Cavalca!) negli anni in cui, come tu hai scritto, il Padova arrivò terzo in serie A dopo aver a lungo contrastato lo scudetto alla Juve. Sergio ti ripeto è stato un grande cronista e un grande innamorato del Padova, ma aveva un "diffettuccio", se così lo si può chiamare: era cioè estremamente umile e modesto e questo, nel mondo chiassoso ed esibizionista in cui viviamo, lo ha relegato ad un ingiusto ruolo di ...soldato semplice. Eppure spesso, proprio "el paron", sempre a Trieste, mi chiedeva: "Ciò, padovan, dime come sta el to colega Calore e porteghe el mio saludo". Mi concedi un attimo di romanticismo? Forse, ora che sono lassù, mi piace pensarli mentre giocano un tressette davanti ad una brocca di buon merlot. E perchè non crederci? Ciao e, ovviamente, Forza Padova!

Scritto da: trivellatogianni | 11/11/2009

Va benissimo, "bando" al lei allora!
Grazie anche di questo commento che mi riporta all'epoca "mitica" del Calcio Padova: l'Appiani, el "paron", Cavalca...mi ci sarei trovato bene pure io visto che sono una buona forchetta!! E da tifoso del Padova non si può non avere un po' di invidia per chi ha vissuto quell'epoca..
Ricordo di aver visto anni fa un intervista a Gianni Brera, un altro che associo a quei tempi, a quel calcio e quel modo di parlarne davanti ad un bel bicchere di vino (che Gigi Garanzini, autore del libro su Rocco ha ereditato)...
Per cui sì, perchè no? Sergio Calore ed "il paròn" che giocano a tressette da lassù, con davanti una brocca di merlot!
Ciao Gianni e Forza Padova!

Scritto da: vpadova | 11/11/2009

...ragazzo mio, quanti ricordi, quanti armarcord! El paron avrebbe detto: "Va in mona, mulo! Ti me fa vegnir 'na nostalgia..." Cmq ancora un breve scritto, poi lascio spazio ad altri e soprattutto al tuo lavoro, non voglio essere troppo invadente. Ecco il quanto: a proposito di Brera, ricordo che ospite una serata al Lyons di Trieste, confidò ad alcune persone presenti di aver deciso di smettere di bere per non voler fare una brutta fine. E il riferimento al "paron", che era già passato a miglior vita, anche se non diretto, risultò evidente. Poche settimane dopo un mio collega di Milano mi confermò che Brera beveva appena qualche goccetto a tavola, perchè voleva vivere il più a lungo possibile. Ironia della sorte: tu saprai che Brera ci lasciò...le penne in un incidente stradale, di ritorno da una conviviale dove aveva preticamente bevuto solamente acqua minerale... Ciao e ancora Forza Padova...

Scritto da: trivellatogianni | 11/11/2009

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