vecchia20.jpg.jpgCiao! Per questo venerdì non vi darò dei suggerimenti su come trascorrere il fine settimana. Vi do carta bianca, so che  farete del vostro meglio per cercare di trascorrerlo come meglio vi aggrada. Quest’oggi scorrendo foto fatte qualche anno fa nel corso di un mio breve viaggio in Scozia mi è venuto in mente un possibile argomento su cui scrivere un post di questo mio blog, cosa che ho appena iniziato a fare. Vedendo una foto di Glasgow, infatti, mi è venuto in mente il “museum of transport”, una collezione incredibile di modellini e di mezzi originali del trasporto pubblico della città scozzese e mi sono chiesto chissà che fine avessero fatto i vecchi bus di Padova, quelli verdi che ricordo dalla mia infanzia, quelli con il posto per il controllore a bordo piuttosto che le carrozze del vecchio tram o di un omnibus o del tramway, il tram che scorreva su binari trainato da cavalli.

2277_b.13819.jpgVengo da una famiglia di tramvieri e ho sempre sentito parlare fin da piccolo dei vari mezzi di trasporto pubblico. Mio papà ha guidato  gli autobus, quelli dell’ACAP, mentre mio nonno il filobus e mio bisnonno persino il vecchio tram elettrico quando c’era ancora la Società Anonima della Tramvia di Padova (SATP). Il tema della mobilità urbana è di estrema attualità considerato il fatto che riuscirsi a muoversi e a spostarsi rapidamente all’interno di una città così come tra città diverse è una questione cruciale per determinare la qualità della vita e allo stesso tempo un servizio importantissimo per lo sviluppo economico. Oggigiorno, le aree urbane sono in crescita in tutto il mondo, la popolazione mondiale che vive nelle città ha superato quella nelle aree rurali e le città, specie quelle con una certa dimensione e massa critica, rappresentano dei nodi fondamentali per la crescita economica e se vogliono rendersi competitive ed attrattive non possono non erogare un ottimo servizio di mobilità. Personalmente ritengo che da questo punto di vista il servizio pubblico a Padova sia buono e, a pochi giorni, dalla partenza del nuovo metrobus all’Arcella, mi auguro si possa procedere con la realizzazione delle altre linee.

filobus.jpgMa non di mobilità in senso stretto voglio scrivere oggi ma semmai, ancora una volta, di memoria storica di una città. Come è stato per me evidente, entrando nel “Museum of transport di Glasgow”, la storia dei mezzi pubblici di una città è parte della storia della città stessa. Mi ha fatto un certo effetto vedere dei nonni spiegare, salendo su un vecchio mezzo degli anni ’50, com’era la città in quegli anni e da li raccontare di quando, da giovani, si usava quel mezzo. Così sarebbe ovunque, credo. Sarebbe davvero una bella cosa se esistessero o se fossero parcheggiati da qualche parte dei vecchi mezzi del trasporto cittadino, e magari poterli esporre in una qualche occasione. Perchè no? Alla festa dell’agricoltura di un paio d’anni fa in Prato della Valle ho visto dei vecchissimi trattori Landini ma è vero che quì si parla di agricoltura ed è vero che si sente parlare di musei della civiltà contadina, di parchi etnografici della civiltà contadina ma mai di musei della civiltà cittadina.  A Glasgow c’è pure il People’s Palace, un centro civico e museo della storia della città di Glasgow, della gente comune  e di come viveva. Qualche mese fa presentando un libro di Luigi Nardo con un mio post (rileggi quì), avevo accennato alla sua proposta, alla fine del libro, di creare un museo della civiltà cittadina. Forse, nei paesi anglossassoni, in cui le città hanno una storia più recente risalente alla rivoluzione industriale, hanno una maggiore sensibilità e desiderio di ricordare e soprattutto valorizzare la loro storia recente, l’ultimo secolo, anche per una questione di identità. Da noi, invece, l’idea di museo che riguardi la storia dell’Ottocento o del Novecento pare non venire contemplata. Come detto sopra, oltre che essere un’attrattiva per i turisti, un museo dei trasporti e/o della civiltà cittadina sarebbe anche un modo, uno strumento grazie al quale una città, in questo caso Padova, potrebbe mantenere viva la propria identità e stimolare un certo orgoglio civico. I vecchi tram di Padova furono costruite dalle Officine Meccaniche Stanga, altra storica azienda padovana; storia della vita di generazioni di padovani per chi ci lavorava o per chi utilizzava il trasporto pubblico. In Internet si trova un museo virtuale del tram di Torino e l’argomento “storia dei trasporti pubblici in Italia” è trattato nel forum SkyscraperCity, il forum sui temi delle città, in questa pagina quì.

tram.jpgA casa ho un piccolo libretto pubblicato dall’ACAP nel 1993 intitolato “I Trasporti Pubblici a Padova. Dalle origini ad oggi”. Mi dispiace non potervelo mostrare ma dal racconto di un secolo di trasporto pubblico emerge chiaramente il legame tra questo mondo e la città. I mezzi si sono innovati con il mutare dell’impianto urbanistico della città e viceversa, ci sono foto di tram e filobus percorrere strade ora interdette al traffico e diventate zona pedonale come quando il tram passava di fianco al Caffè Pedrocchi. L’azienda, i depositivi di mezzi e anche di cavalli, agli inizi del secolo, così come le fermate e le stazioni hanno rappresentato dei punti di riferimento “spaziali” per i padovani. I più giovani non sapranno che piazza Garibaldi, laddove oggi molti teenagers si incontrano era detta “dei noli” e così è chiamata la Madonnina sulla colonna, “Madonna dei noli”, perchè quello era il luogo di partenza dei “nolesini” con le loro carrozze trainate da cavalli. Su quella che è la storia dei trasporti pubblici a Padova, ho notato, che un certo Ivan Furlanis ha iniziato a scrivere una pagina su wikipedia, l’enciclopedia libera più nota agli internauti, anche se è ancora all’inizio. Leggete quì. Le immagini di questa pagina sono prese dalla bellissima galleria di foto storica del sito PadovaNews.

Si parla di trasporto pubblico così come di storia di Padova in quella serie di pubblicazioni uscite con il “Il Mattino di Padova” chiamata “La storia di Padova per immagini”. Non so se sia ancora riperibile in qualche modo ma è molto interessante e fatta bene; personalmente ho tutte le uscite e devo dire che di materiale fotografico, e di spunti per creare anche a Padova un museo della civiltà cittadina ce ne sarebbe eccome. Non ho la presunzione che quanto scrivo venga letto nelle alte sfere ma se questa mia proposta, che vorrebbe dar forza a quella di Luigi Nardo, suscitasse un commento, una rifessione da parte di chi mi legge la cosa mi farebbe piacere. Che ne pensate?

Ciao, buon fine settimana e alla prossima! 😉

jpg_1764961.jpgAnche a Padova in questi giorni uno dei temi di discussione più ricorrenti è l’influenza “suina” e le sue sfortunate vittime per non parlare di quella tragedia familiare che ha portato una giovanissima madre ad accoltellare a morte il figlioletto. Sono temi di discussione seri che meritano una riflessione ma non serve un mio contributo in questo senso…e mi fermo quì. Quest’oggi ho pensato di riportare per iscritto un mio pensiero sui bar e simili di città e provincia, e che riguarda Padova come qualsiasi altra città italiana, un tema molto più terra terra, più adatto a me, eheh 😉

In ogni caso, secondo me, se si va a fondo nel considerare e nell’analizzare anche gli argomenti più leggeri ne può venire fuori qualcosa di interessante. Che cos’è il bar per voi? Un semplice luogo dove la mattina vi recate a bere un caffè e a leggere il giornale prima di andare al lavoro? Il posto dove fate una breve pausa pranzo con un panino e una birretta prima di tornare in ufficio? O forse per voi il bar è quello del quartiere, della parrocchia in cui vi recate per trovare gli amici, cazzeggiare, leggere la gazzetta o scambiare due chiacchere con il barista che pure è diventato uno dei vostri confidenti più apprezzati? E’ forse il bar dell’aperitivo? Questo fenomeno degli ultimi anni per cui verso sera ci si reca in un bar per bere un aperitivo in compagnia e si finisce per fare cena mangiando due “spuncioni” e bevendosi l’impossibile prima di tornare a casa pronti per stendervi direttamente a letto? Probabilmente il bar è tutte queste cose ma si tratta di usi diversi di un luogo. Usi diversi per una clientela diversa: il giovane che si beve lo spritz fa un uso diverso del bar rispetto ai pensionati che vi si ritrovano prima di pranzo per un prosecchino o a giocare a carte così come un uso diverso e un modo altrettanto diverso di usare lo spazio lo fa il professionista di passaggio che va a bersi un caffè in tutta velocità prima di andare al lavoro.

Hpim1522.jpgSi, vi può sembrare un discorso ovvio e allo stesso tempo contorto ma non dimenticate che vi avevo avvisati: sto riportando per iscritto un mio pensiero e quindi di per sè potrebbe essere un “viaggio” che non so dove mi porterà. Quello che volevo evidenziare comunque è che per me il bar un tempo come ai giorni nostri svolge varie funzioni al di là del mero servizio di ristoro. E’ innanzitutto un luogo di socializzazione (vedi i quattro amici al bar qui a fianco, da oldblog.aruba.it) e nei quartieri periferici può essere un presidio sociale nel senso che consente ai residenti di frequentarsi al di fuori delle mura domestiche, di conoscersi, di muoversi e di dare vitalità alla zona. Pensate ad immense periferie e zone residenziali senza servizi che finiscono con il diventare quartieri dormitorio senza vita di notte perchè non c’è nulla e deserti pure di giorno perchè la gente è al lavoro con la conseguenza di consegnare l’area a sfaccendati o malintenzionati. In questo senso un bar può svolgere il ruolo di centro sociale e diventare l’estensione del proprio salotto domestico quale di fatto, nelle varie forme, un po’ dappertutto nel mondo. Se in Regno Unito o Irlanda c’è la cultura del “pub”, termine che deriva da “public house”, casa pubblica, che è una vera e propria istituzione tanto da poterne contare moltissimi, uno quasi ogni isolato (a Dublino per citare una città a caso, dove mi recherò la prossima settimana). Da noi c’è sempre stato il bar o magari l’osteria in cui ci si trovava per bere un bicchere, giocare a carte, a volte per mangiare un pasto caldo, locali che svolgono e hanno svolto questa funzione di luogo di socializzazione. Sarebbe interessante uno studio comparato Italia-Irlanda per vedere come sono cambiati negli anni questi luoghi..ci si accorgerà che l’Irlanda sta mantenendo molto di più il ruolo tradizionale del pub.

277454600_d457eabbdb_m.jpgNoi abbiamo importato ad esempio la birreria in stile tedesco, piuttosto che l’irish pub (vedi l’O’Donogue pub di Dublino a destra) o il pub britannico quasi con l’idea di importare un’idea esotica adattandola a certe esigenze meramente di profitto. Per esempio nei pub in Irlanda non c’è il servizio al tavolo. Si entra, si fa come si fosse nel proprio salotto o in una casa pubblica, si può girare liberamente, sedersi, stare in piedi, chiaccherare e se si ha bisogno ci si rivolge al bancone per ordinare dopodichè con la propria birra in mano si può continuare a girare e a muoversi come ci si muovesse in un luogo pubblico.  I bar da noi ancora funzionano così ma spesso molti bar storici, enoteche, trattorie tradizionali hanno già chiuso e lasciato il posto ai “pub all’italiana”. Da noi può capitare una cosa che, personalmente odio. Ti accolgono alla porta e ti fanno entrare e già questo è un segnale di distacco. Si va ad aprire la porta agli estranei,no? Poi, una volta appurato il numero dei “consumatori” (perchè così spesso siamo visti) li si accompagna al tavolo giusto e più adatto al numero delle persone in modo da ottimizzare lo spazio. Si prendono le ordinazioni, si serve il cliente e poi basta: ognuno al proprio tavolo come si fosse al ristorante: altro che “public house”. Una “casa pubblica” gestita come una casa privata: un ossimoro. Come si socializza così? Insomma bisogna distinguere. Ci sono ancora il luoghi di socializzazione ma più spesso questa etica è tradita da esigenze di sfruttamenteo economico. Il peggio è quando si viene accolti da un incolpevole cameriere con auricolare che segnala chissà dove il numero dei clienti per dirottarli in maniera efficiente al tavolo giusto. In questo caso dietro front e me ne vado.

wade_pic_andycapp.jpegCe ne sarebbe da dire su questo argomento. Se siete abituali di qualche bar avrete conosciuto, almeno un po’, altre persone che come voi transitano in loco quotidianamente o quasi, avrete individuati le varie tipologie di persone, quello taciturno e quello che confessa tutti gli affari suoi, chi ha un certo orientamento politico piuttosto che un altro, i “personaggi” più folkloristici. Insomma si crea  quasi un microcosmo in cui si nota subito il “forestiero”, chi entra per la prima volta…Ecco, tutto ciò, mi pare abbia una certa rilevanza, un certo interesse sociologico del resto il fumettista Reg Smithe non avrebbe creato un personaggio come Andy Capp (vedi immagine a sinistra) se non fosse stato rappresentativo di un certo “tipo” umano, eh eh 😉

Vi chiederete da dove viene questo mio “viaggio” ma prima di rispondervi sono io a chiedervi cosa ne pensate. Frequentate talvolta un bar? Siete abituali di qualche bar? Quali le dinamiche che vi si creano tra le persone che lo frequentano, il barista etcetc. Tutto questo mio pensiero, comunque latente, mi è nato leggendo le pagine de “Il Mattino di Padova” in particolare quelle dedicate ad un concorso (l‘immagine in alto a destra è la locandina del concorso dal sito ufficiale del Mattino), tuttora in corso, dedicato proprio ai bar e denominato “Vota il bar preferito!”. Il giornale chiede infatti ai suoi lettori di votare il proprio bar preferito, della città e della provincia, e giorno per giorno pubblica uno speciale in cui vengono presentati alcuni bar e intervistati i gestori. Ne viene fuori qualcosa di molto interessante perchè il bar, specie se storico e aperto da molti anni, è custode di una memoria collettiva del quartiere e delle persone che lo frequentano.

Vi invito dunque ad andare al seguente link del sito de “Il Mattino di Padova” dove potrete leggere il regolamento e votare. Si può votare fino al 31 dicembre ma il concorso prevede per i votanti delle estrazioni bisettimanali di ricchi premi per cui iniziate a votare subito utilizzando i coupon che si trovano nel giornale. Alla fine del concorso è prevista un’estrazione finale a cui partecipano i coupon non estratti nelle 4 estrazioni intermedie.

1205434268595_2arca.jpgDopo che recentemente è stata riaperta la Chiesa di S. Gaetano (rileggi il post quì), ascoltando il tg sono venuto a conoscenza che molto presto verrà ultimato un altro lavoro di restauro che sono certo renderà felice molti padovani. Mi riferisco alla Cappella dell’Arca del Santo, la cappella che da sempre (dal 1350) custodisce la tomba di S. Antonio, santo talmente amato dai padovani che viene comunemente chiamato il Santo, quasi fosse l’unico (nel detto popolare infatti Padova è la città dal Santo senza nome, oltre che dal Caffè senza porte, il Pedrocchi, e il Prato senza erba, il Prato della Valle). Ovviamente la devozione a S. Antonio da Padova non è circoscritta ai confini di Padova ma raggiunge tutti gli angoli del mondo dei fedeli visto che il giorno della sua festa, il 13 giugno, arrivano devoti da ogni angolo del pianeta. Personalmente non sono particolarmente religioso ma S. Antonio è uno di noi, ci protegge e veglia sulla città. Ho visto la sua immagine persino al seguito dei tifosi della squadra di calcio del Padova negli eventi più importanti e bisogna riconoscere che ci ha sempre aiutati anche da questo punto di vista.

Questa cappella, arredata nel Cinquecento dallo scultore Tullio Lombardo, è davvero splendida. L’altare e le sue statue (S,. Antonio tra S. Bonaventura e S. Ludovinco D’Angiò) sono di Tiziano Aspetti. Ora chi è un po’ meno ferrato in questa materia avrà capito a chi è dedicata la via principale del quartiere Arcella. Ebbene questa cappella aveva bisogno di un restauro che è stato prontamente realizzato dalla Veneranda Arca di S. Antonio (l’ente a cui è affidato il compito di provvedere alla conservazione e al miglioramenteo degli edifici monumentali della basilica di S. Antonio) e finanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo e da Venetian Heritage. I lavori sono durati 20 mesi  duranti i quali la tombe del Santo sono state collocate nella cappella Di S. Giacomo, e venerdi prossimo, 4 dicembre, riaprirà e tornerà ad essere visitabile da fedeli e turisti. Personalmente quando un’opera d’arte della mia città viene restaurata o quando noto attenzione per il patrimonio culturale cittadino ne resto sempre molto contento.

svagoedintorni_padova_basilica_sant_antonio_esterno.jpgDal sito del Tg di telenuovo da cui ho appresa la notizia si legge che: “La cerimonia di inaugurazione si terrà venerdì 4 Dicembre 2009, alle ore 20.30 con un concerto inaugurale della Cappella Musicale del Santo con il Coro Voci Bianche Cesare Pollini, che eseguiranno brani di padre Luigi Antonio Sabbatini, di Leonard Bernstein, di George Friederich Haendel, di Camille Saint-Saens, di Wolfgang Amadeus Mozart. Con la straordinaria e amichevole partecipazione di Alberto Terrani.

L’ingresso sarà libero, ma solo con biglietto-invito da presentare all’entrata, fino ad esaurimento posti. Gli inviti, validi per una persona, saranno disponibili all’Ufficio Informazioni nel Chiostro della Magnolia da martedì 1 dicembre 2009, con i seguenti orari: al mattino dalle 9.00 alle 13.00; al pomeriggio dalle 14.00 alle 18.00. Ingresso dal Portale Maggiore della Basilica”

Per fedeli e pellegrini sarà interessante sapere che la cerimonia di traslazione delle spoglie del Santo, che torneranno quindi nella Cappella originaria, sarà pubblica e pare sia possibile anche esporre le spoglie del Santo, si augura Padre Poiana, il rettore,  avvenimento che nella storia si può contare sulla dita di una mano. Se tutto ciò dovesse accadere si tratterà di un evento storico per il mondo della fede e per la città di Padova.

1258381959949_7.caravaggio.jpgCiao a tutti, rieccoci qui per un altro fine settimana! Anche quest’oggi ho alcune proposte da farvi per come trascorrere il week end in città e, come sempre, quanto vi dirò varrà per chiunque si trovi ad essere a Padova in questi giorni si tratti di cittadini residenti, studenti fuorisede piuttosto che di turisti.

Ieri si è inoltre aperta un’importante mostra ai Musei civici agli Eremitani. Si tratta della “mostra di pittura Caravaggio- Lotto- Ribera” che si protrarrà fino al 28 marzo 2010. Dal sito padovanet si legge “Quattro secoli di capolavori, con oltre cinquanta opere, dalla fondazione Longhi a Padova. Roberto Longhi (1890 – 1970) è una delle personalità più importanti della storiografia artistica italiana del Novecento. Alla sua morte nel 1970 per volontà testamentaria ha lasciato “per vantaggio delle giovani generazioni” la collezione d’arte oltre alla fototeca e la biblioteca custodita nella villa a Firenze, dove oggi ha sede la Fondazione che porta il suo nome. Nell’esposizione, tra i dipinti di maggior prestigio da artisti del Seicento, spicca il celebre “Fanciullo morso dal ramarro” del Caravaggio (vedi immagine) e le tele di Ribera, del Borgianni, del Valentin e Mattia Preti. L ‘evento è realizzato dal Settore Musei Civici – Assessorato alla cultura del Comune di Padova e dalla Società 24 ore Motta cultura. Alla mostra è possibile affiancare la visita alla Cappella degli Scrovegni, il famoso ciclo di affreschi di Giotto realizzato tra il 1303 e il 1305″. Per approfondimenti clicca quì. Per informazioni e prenotazioni vi rimando direttamente al sito della mostr: www.caravaggiolottoribera.it/.

Altro appuntamento interessante è lo spettacolo degli Stomp, quel gruppo di percussionisti urbani che ricordo di aver già visto in tv diversi anni fa che ballavano, recitavano e creavano ritmi incredibili suonando le percussioni con bidoni e quant’altro. Ci sono stati ieri sera, ci saranno stasera e domani al Gran Teatro all’ex foro boario in corso Australia. E’ on line un nuovo sito dedicato al Gran Teatro e agli eventi in programmazione in questo nuovo spazio.Clicca quì! Per la presentazione dello spettacolo degli Stomp clicca quì!

Dopo la mostra e gli Stomp, ritorno al Padova Jazz festival 2009 che già vi avevo presentato la scorsa settimana (vedi quì), visto che è iniziato domenica scorsa e si chiuderà questa domenica. Fin da stasera ci sono eventi in programmazione al Teatro Verdi e all’Hotel Plaza, prima e dopo il concerto al teatro. Vi invito a riguardarvi il programma, se ancora non lo avete fatto: cliccate quì. Vi ricordo che sono ad ingresso libero i concerti presso l’auditorium Pollini e all’Hotel Plaza e l’ultimo evento di domenica 22 al centro culturale Altinate mentre sono a pagamento gli altri concerti. Per info vi rimando all’associazione Miles che ha organizzato il festival (tel. 347 7580904. e-mail: festival@padovajazz.com sito: www.padovajazz.com).

Per chi viene a Padova da fuori città consiglio sempre di guardare prima il sito di Turismo Padova Terme Euganee per conoscere le proposte e le offerte turistiche.

Poi volevo sfruttare questo spazio anche per ricordare a tutti che questo spazio, questo blog. non è un mio blog personale ma il blog di Padova che rientra nel progetto del portale Virgilio.it e che si chiama Virgilio Città. 15 blog per 15 città, tra cui Padova appunto, scritti da chi la città la conosce, la vive, la ama. Questa informazione potrebbe essere interessante anche per chi cercasse idee e suggerimenti per un week-end fuori città e allora potrebbe cercare spunti leggendo i blog di altre città. In Veneto, oltre a Padova ci sono Venezia e Verona ma se un volesse leggere di Livorno, piuttosto che di Modena o Parma, perchè in queste città ha amici, parenti o vorrebbe semplicemente farci un giro può leggersi il blog locale. Idem per le altre città, vicine e lontane che fanno parte del progetto (vedi quì)

Buon week-end a tutti! 😉

 

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Ciao a tutti! Ho pensato di iniziare la settimana arricchendo di un post la rubrica El cantòn del cogo, l’angolo dedicato alle ricette tipiche che ho inaugurato la scorsa settimana e che mi pare si stato gradito.

Se nella prima puntata de “El cantòn del gogo” ho parlato della pinza di pane (vedi quì) quest’oggi voglio presentarvi una ricetta direi abbastanza tipica e cioè il sugo di gallina padovana. Della gallina padovana ho già parlato mesi fa tirando in ballo Paris Hilton e la sua passione per la gallina con il ciuffo, la gallina padovana appunto (clicca quì per rileggere quel post che racconta delle origini della gallina padovana e varie curiosità).

Quest’oggi presento dunque un derivato della famosa gallina padovana, direi l’icona gastronomica di Padova. La ricetta l’ho presa dall’ottimo sito Ricette tipiche.

 

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Ingredienti:
1 gallina padovana
300 g. polpa di pomodoro.
½ bicchiere vino bianco secco.
1 gambo di sedano.
2 carote.
1 cipolla dorata.
1 scalogno.
1 ciuffo di prezzemolo.
1 dl olio.
Sale e pepe q.b

Ricetta:
Pulite, fiammeggiate e lavate la gallina.
Tagliate a pezzi la gallina avendo cura di non spezzare le ossa.
Tritate finemente la cipolla.
Scaldate l’olio in tegame, possibilmente di terracotta, e rosolatevi il pollo con la cipolla.
Bagnate con il vino bianco, coprite con un coperchio e lasciate cuocere a fiamma bassa per un quarto d’ora.
Nel frattempo tritate grossolanamente le carote, il sedano, il prezzemolo e lo scalogno.
Togliete dal tegame la gallina e una volta raffreddato a sufficienza eliminate tutte le ossa e cartilagini.
Appena avete tolto la gallina dal tegame versatevi il trito di verdure preparato e lasciatelo cuocere a fiamma bassissima.
Passate la carne e la pelle della gallina in un trita carne o tritateli molto finemente a mano.
Unite il macinato di gallina al soffritto di verdure, salate, pepate e aggiungete la polpa di pomodoro.
Coprite con un coperchio il tegame del sugo e continuate la cottura a fiamma bassa per almeno un’ora, mescolando spesso.

Con questo sugo sarà possibile condire un bel piatto di gnocchi di patate piuttosto che di bigoli e adatto a pasticci e lasagne.

Buon appetito! Slurp! 😉


talamanca.jpgEccoci arrivati al week end! Pronti a dedicarvi al relax e al divertimento? Ai lavoratori del week end, come i dipendenti del settore commercio dei grandi magazzini e centri commerciali sempre aperti e le commesse/ i commessi dei negozi del centro (che in periodo prenatalizio lavoreranno come e più dei giorni feriali) invio una virtuale “pacca sulla spalla” ed esprimo solidarietà: coraggio, sono anch’io dei vostri!…ma la sera esco comunque magari senza fare troppo tardi!

Per questo week-end volevo darvi 4 suggerimenti. Sarò schematico per non dilungarmi in troppe chiacchere oggi.

Ho parlato di “incroci salentini” e magari voi vi starete domandando di che sto parlando. Padova, si sa, è una città universitaria che attrae tra gli altri anche molti studenti dal sud Italia. Tra questi ci sono i salentini, giustamente orgogliosi della loro bellissima terra. Ne conosco più di qualcuno e ricordo le feste ai tempi dell’università in cui c’era sempre almeno un salentino a mettere su musica dei Sud sound system (quelli di Reggae fuego) piuttosto che ballare la canzone di Capossella “Il ballo di S. Vito” ricordando a tutti che la taranta, la taranta di cui parla la canzone è un ballo salentino, o meglio la pizzica, che negli anni ha avuto un successo ed una notorietà crescente grazie ai numersoi festival organizzati in un territorio a forte attrattività turistica, in particolare la Notte della Taranta e oggi balleranno Caparezza sicuramente saranno orgogliosi dei bravissimi Negramaro.

1.Per fortuna non si doveva dilungare in chiacchere direte voi ma quest’oggi volevo omaggiare la bellissima terra del Salento (foto in alto da Archivio Sonoro Puglia) perchè è vero, noi padovani siamo un po’ freddini e diffidenti forse, ma sappiamo anche essere ospitali. In realtà una riflessione su questo argomento ci porterebbe chissà dove e magari, lascio un commento, ai non padovani, che ora vivono in città o sono diventati padovani d’adozione. L’idea di omaggiare il Salento e l’incrocio salentino ( non è un vino, mettetevela via non parlerò di vino!) viene dalla richiesta di una coppia di amici, in particolare di Paola, salentina doc, che saluto, di chiamare a raccolta i salentini di Padova e dintorni (..e di chiunque altro si intende) per una serata all’insegna della musica della loro terra. Sabato 14 novembre, infatti, al C.S.O. Pedro ci sarà lo spettacolo dei Kamafei, un collettivo di musicisti che fondono la cultura e la musica tradizionale salentina, la pizzica quindi ma non solo, con la musica del mediteranneo e con generi moderni come il rock, ma sopratutto il reggae. In poche parole, se non lo avete ancora capito, con questa musica si balla, si salta (anzi “si zompa”) e ci si diverte! Per cui salentini di Padova sabato sera tutti al Pedro! e non solo i salentini! 😉

2.Incrocio salentino perchè se i Kamafei vengono a Padova dal Salento, domenica sera sarà la squadra del Calcio Padova ad essere di scena al “Via del mare” di Lecce per il posticipo della serie B, in una sfida di alta classifica che si preannuncia di sicuro interesse. Se non siete tra quegli irriducibili tifosi che si recheranno a Lecce in pullman e alcuni con un charter, sappiate che ci sono dei locali e dei bar in giro per la città che trasmetteranno la diretta sky.

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3.Il terzo suggerimento da cerchiare con il bollino rosso per la rilevanza e l’interesse e non perchè sia vietato ai minori è l’inizio del XII Padova Jazz Festival 2009 (vedi locandina sulla sinistra). L’evento, che si svilupperà per una settimana dal 15 al 22 novembre, è una proposta dell’associazione culturale Miles (c’è anche la pagina fan su facebook) in collaborazione con il Comune di Padova, la fondazione Antonveneta, il contributo della Regione Veneto e il patrocinio della Provincia di Padova. Quì si parla di un programma musicale di qualità che suggerisco a tutti, anche ai non appassionati o cultori di jazz, perchè la buona musica arricchisce l’anima e non occorre per forza essere intenditori della musica che si va ad ascoltare ma essere curiosi e desiderosi di conoscere quanto non si conosce è un cosa molto positiva secondo me. Poi, vedete voi, eh. Non vi voglio mica obbligare..o forse si? mah..I concerti saranno al Teatro Verdi, all’auditorium Pollini, al centro culturale Altinate e anche all’hotel Plaza. Leggete quì di seguito il programma! Altre informazioni sul sito Padova suona Jazz . Attenzione che per alcuni eventi è necessari la prenotazione.

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unwound.jpg4.L’ultimo suggerimento, ma non il meno rilevante, è comunque valido per tutti i fine settimana ed è indirizzato agli amanti della musica underground, indie e di quel “sottobosco” di subculture giovanili, musicali di oggi e degli anni che furono. Ok, adesso mi fermo…anzi no. ..Il suggerimento è quello di tenere d’occhio il programma del circolo ARCI Unwound (foto dalla gallery del sito ufficiale) di via Dalmazia (angolo via Fowst), ora proprio sotto al nuovissimo cavalcaferrovia Sarpi-Dalmazia. Una location suggestiva per un locale ricavato all’interno di un vecchio magazzino industriale, a pochi metri dalla linea ferroviaria e ora praticamente sotto alla futuristica opera del ponte dalla luce blù scura. L’Unwound club è anche su facebook (clicca quì). In particolare segnalo la serata denominata Edilsound in cui 3 stradini, ops, 3 dj, propongono il venerdì più indie di Padova!

Buon fine settimana!

 

 

 

chiesa--190x130.jpgCiao! Quest’oggi volevo sottolineare e “valorizzare” una notizia che senz’altro dovrebbe rendere più felici i padovani e non solo. In questo momento di crisi economica le notizie positive che uno si aspetta o che vorrebbe sono quelle di una “sognata” diminuzione delle tasse, quelle relative alla situazione lavorativa, alla diminuzione dei prezzi, o magari di una vincita al nuovo gioco “win for life”.

Da questo punto di vista, purtroppo, non sarò certo io a darvi coraggio ma la notizia che  oggi è comunque positiva perchè riguarda la restituzione alla città di un’opera architettonicamente e culturalmente molto rilevante, per la città di Padova, per il mondo della cultura in sè, per i turisti e quindi, anche per tutto il rione in cui quest’opera è inserita. Mi riferisco alla Chiesa di S. Gaetano, in via Altinate, eretta nel 1500 dai Chierici Regolari Teatini, che dopo due anni di restauro è stata inaugurata ed aperta nei giorni scorsi.

Con questo articolo (clicca quì) il Corriere del Veneto ho parlato dell’evento. La Chiesa, dedicata ai Santi Simeone, Giuda e Bartolomeo apostoli, è però nota con il nome di S.Gaetano, fondatore dell’ordine dei Teatini. L’opera è stata costruita dall’architetto Vincezzo Scamozzi ed è caratterizzata da splendide linee esterne ed interne e ricca di affreschi e quadri di pregevole fattura. Ad essa era annesso il Convento dei Teatini, nella cui aree è stato costuito poi il primo Palazzo di Giustizia, distrutto dall’incendio del 1929 e rifatto l’anno successivo. Ora quello che è stato il tribunale di Padova è il nuovo centro culturale Altinate e, al piano interratto, dove c’è lo spazio convegni, si può nota un “passaggio a volta” che richiama l’origine di convento. Il restauro, realizzato dallo studio R&S Engeneering di Padova con la direzione dell’architetto Claudio Rebeschini, ha riguardato facciata, affreschi della volta e la cupola. Il recupero dell’edificio è stato possibile grazie al finanziamento di oltre 1 milione e 500 mila euro stanziati dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo.

P1010209.jpgInteressante il fatto che ora il rione Altinate si arrichisca di un altro gioiello importante della cultura cittadina. Lungo quella che era l’antica via che da Padova conduceva all’antica Altino (ora Quarto D’Altino), ora ci sono il centro culturale Altinate, la Chiesa di S. Gaetano e più avanti la chiesa di S. Sofia, attualmente in restauro, la chiesa “pendente” nonchè la più antica, eretta probabilmente su un tempio pagano. Insomma una zona, che pare prossimamente verrà pedonalizzata, centralissima e che sarà parte di un polo culturale e quindi di interesse turistico notevole vista la vicinanza anche al polo museale degli Eremitani, Cappella Scrovegni e giardini dell’Arena, Palazzo Zucherman, e un domani l’auditorium di Klaus Kada. Saranno senz’altro contenti i commercianti, che visto l’impegno e la scelta strategica di riqualificare l’area, credo ne potranno avere un sicuro tornaconto. Qualche settimana fa, ho parlato anche della prossima pedonalizzazione di via degli Eremitani e Porciglia, dopo l’apertura del nuovo parcheggio ex cledca (leggi quì), il tutto sempre in ottica di valorizzazione delle bellezze architettoniche della città, del rilancio del turismo e del commercio, visto che a queste iniziative partecipano le varie associazioni di categoria come Ascom e Confesercenti.

 

 

Buon inizio settimana a tutti! Quest’oggi vi volevo parlare di come da una passione, da un’idea si stia costruendo una realtà concreta sfruttando la potenzialità di internet nella costruzione di rete e relazioni.

logo.jpgMi riferisco ad Arte Laterale, un’associazione culturale di recente costituzione nata dalla passione per l’arte e la fotografia in particolare di alcune persone che si sono incontrate e conosciute prima virtualmente e poi nella realtà per trasferire quì e concretizzare progetti in grado di essere apprezzati sul territorio. Uno dei più ambiziosi è quello di organizzare Fotoleggendo Padova, una manifestazione di alto profilo che al momento si svolge solo a Roma (clicca quì per maggiori informazioni).

I primi associati di Arte Laterale, infatti, sono degli appassionati di fotografia conosciuti in un gruppo di Padova di Flickr, il sito che permette ai propri iscritti di caricare le proprie foto digitali. Queste persone, tra cui alcuni fotografi professionisti e altri appassionati di diverso livello (ci sono pure io!) hanno iniziato a frequentarsi e a organizzare uscite fotografiche fino a che dall’idea del presidente Sergio Vollono si è iniziato a lavorare per un’associazione vera, radicata nel territorio e non più sospesa nel limbo della rete e così è stato. La scorsa primavera è nata Arte Laterale, associazione iscritta all’AICS, molte le idee e i progetti in cantiere che, posso testimoniare, si sta cercando di portare avanti con la forza della passione, quella passione che spinge le persone ad impegnarsi al di là degli impegni del proprio lavoro.

ciocco_01.jpgLa scorsa primavera, oltre a varie uscite fotografiche (ad esempio a Padova est per testimoniare lo sviluppo urbano di quell’area di cui si vorrebbe creare un database di immagini in grado appunto di “fermare” questo momento di profonde trasformazioni. Vedi alcune foto raccolte dal gruppo di flickr. Clicca quì e leggi quì) sono state organizzate varie occasioni di incontro e di approfondimento tecnico della fotografia, una su tutte il workshop di fotoritratto con Luke Wynne, un bravissimo professionista americano. Arte Laterale, è stata coinvolta anche nella manifestazione Cioccolando 2009 grazie allo spirito d’iniziativa di Paolo Chiumenti, uno dei fondatori dell’associazione, che ha pensato di “mobilitare” gli amici di A.L per fotografare e testimoniare queste bellissime due giornate in cui si sono raccolti fondi per il reparto di Pediatria Salus Pueri dell’ospedale dela città del Santo (leggi quì il report). Paolo Chiumenti e Salvatore Correra hanno poi curato la postproduzione creando uno dvd, con la collaborazione di RCE foto (con cui abbiamo una convenzione), con uno slideshow dell’evento con cui sono stati omaggiati i volontari della manifestazione. A sinistra l’immagine del progetto denominato “Scattando Cioccolando”.

L’associazione, infatti, ha tra gli obiettivi quelli di promuovere la fotografia (ma in prospettiva anche altre forme espressive) ed essere un punto di riferimento per gli appassionati, vuole organizzare occasioni di incontro per stare insieme e divertirsi ma Arte Laterale vuole anche legare il proprio nome al “sociale” e, per quanto possibile, mettersi a disposizione per iniziative e progetti che possano avere una ricaduta in questo ambito.

Questo autunno sta inoltre portando importanti novità per l’associazione. In particolare la prossima apertura di una sede, dove si potranno organizzare corsi, workshop, riunioni con uno studio fotografico attrezzato, denominato “Punto Laterale” a Bovolenta e il nuovissimo sito internet realizzato grazie a Snap. Anzi siccome, questo spazio è abbastanza ristretto, invito tutti a visitare questo sito (http://www.artelaterale.it/), davvero ben fatto, che presenta molto bene Arte Laterale, i suoi obiettivi e i progetti in corso.

Arte laterale è ovviamente aperta a tutti e a chi volesse conoscerci, fare domande o prendere contatti con l’associazione suggerisco la seguente pagina dal sito. Clicca quì. C’è inoltre la possibilità di prendere contatto con Arte Laterale tramite il gruppo Flickr di Arte Laterale dove potrete vedere le nostre foto e potrete caricare anche le vostre. Arte Laterale è anche su facebook: clicca quì!

Suvvia, se sei appassionato di arte e fotografia e vuoi condividere la tua passione con altre persone contatta Arte Laterale! Se poi ti senti creativo e “vedi” la possibilità di realizzare un tuo progetto, a maggior ragione, contatta Arte Laterale! 😉

 

Ciao a tutti, eccoci arrivati al post di fine settimana, spesso, dedicato al week end!

simple_minds3.jpgQualche settimana fa vi avevo parlato del Gran Teatro (leggi il post cliccando quì), questa nuova arena pensata per gli spettacoli e la musica dal vivo all’ex foro boario di Corso Australia. Ebbene questa nuova struttura sta prendendo forma (leggi quì) e questo week-end, finalmente, il Gran Teatro aprirà i battenti con due eventi, organizzati come sempre da Zed, all’insegna della musica live e del rock e sono molto curioso di vedere questo nuovo spazio descritto come un luogo dalle notevoli potenzialità.

Sabato 7 suonerà la progressive band dei Porcupine tree che come spesso fanno loro saranno accompagnati da un “special guest” che verrà annunciato nelle prossime ore. Ne ho sentito sempre parlare molto bene di questa band ma sinceramente non li conosco quindi non saprei “recensire” la loro musica o parlare di loro indi per cui vi rimando alla pagina di Zed da cui si possono ancora acquistare i biglietti. Clicca quì!

Domenica 8 sarà la volta dei Simple Minds (vedi foto), la nota band scozzese che quest’anno festeggia i 30 anni di musica live e che negli anni ’80 era arrivata ai vertici della musica rock internazionale. Ricordo nei primi anni Ottanta erano gli U2 ad aprire i concerti dei ben più noti Simple Minds. Con gli anni Novanta arrivò per loro il declino mentre con l’arrivo del nuovo millennio i Simple Minds sono tornati e sono tornati alla grande proponendo di nuovo ottima musica. Qualche anno fa li avevo visti a Verona e devo dire che dal vivo non si risparmiano affatto anzi si presentano sul palco stracarichi di energia riuscendo a trasferirla al pubblico. Ho visto Jim Kerr scatenato per tutto il concerto, con le sue classiche movenze, spaccate e balzi, e la chitarra di Charlie Burchill capace di costruire atmosfere davvero emozionanti , e così faranno anche domenica sera proponendo i pezzi del nuovo album “Graffitti Soul” così come i vecchi cavalli di battaglia “Don’t you (forget about me)”, “Alive and kicking”, “Waterfront”, “Love song”, “Promised you a miracle” e molte altre ancora. Io ci sarò e forse, in onore della band di Glasgow, indosserò per l’occasione la maglia a strisce orrizontali bianche e verdi dei Celtic Glasgow ( che il leader e cantante Jim Kerr tentò di acquistare anni fa) comprata un paio d’anni fa proprio a Glasgow dove, tra le varie cose, ebbi modo di vedere il “set naturale” di un video di una delle mie canzoni preferite e cioè Waterfront e cioè il waterfront appunto del fiume Clyde (vedi il video). Per la pagina di presentazione della Zed e  l’acquisto dei biglietti clicca quì!.

Le indicazioni sul come arrivare al Gran Teatro di Padova le trovate quì.

Mi faccio portavoce di una lettrice di questo blog che, nel commento del mio post dedicato al Gran Teatro, mi chiedeva lumi sull’eventualità di navette organizzate per raggiungere il luogo dei concerti. Onestamente non ne ho sentito parlare così come non ne parla il sito stesso ma effettivamente, se pensiamo che Padova è una città universitaria con molti giovani che si spostano in bici, l’ex foro boario di Corso Australia non è facilmente raggiungibile e pecca quindi di accessibilità per chi non si sposta in auto (problema simile per chi vuole raggiungere lo stadio euganeo tra l’altro per le partite) a meno si  accetti il rischio (!) di percorrere di sera un pezzo di tangenziale in bicicletta. Insomma, logisticamente è perfetto per chi si muove in auto: sulla tangenziale e vicino al casello di Padova ovest ma paradossalmente scollegato da chi potrebbe voler venire in bici dal centro città. Questa preoccupazione cadrebbe però se fosse possibile raggiungere “da dietro” il parcheggio dell’ex foro boario. Vedendo la mappa di google map  (clicca quì) si intuisce che percorrendo via Giuseppe Peano, laterale di via Montà, si arriverebbe molto vicini al luogo del concerto; tuttavia la via sembrerebbe chiusa. Qualcuno di voi sa qualcosa in proposito? Sarebbe una bella cosa si potesse accedere anche da questa via. In ogni caso una navetta potrebbe essere utile anche per chi volesse venire in treno da fuori città. D’altra parte credo che se all’organizzazione perveranno richieste in questo senso e se quest’esigenza si imporrà come molto sentita dalla clientela, magari anche questo servizio verrà offerto.

Buon fine settimana! e per chi viene a vedere i Simple Minds ci vediamo sotto al palco! Rock n’roll! 😉

caffe-pedrocchi-padova storica.jpgChi conosce Padova sicuramente avrà sentito parlare del Caffè Pedrocchi (vedi cartolina storica a destra dal sito ufficiale), quando ancora via VIII febbraio era percorsa dal vecchio tram), uno dei luoghi che  più si identificano con la città di Sant’Antonio. Secondo un noto detto popolare, infatti, Padova è la città dei 3 senza e cioè del Santo senza nome, visto che la basilica di Sant’Antonio per i padovani è semplicemente “Il Santo”, del prato senza erba, visto che la famosa piazza ellittica del Prato della Valle era uno spiazzo di terra, e del Caffè senza porte visto che proprio il Caffè Pedrocchi, di cui vi parlerò oggi, era sempre aperto, fino al 1916, notte e giorno e perchè il porticato, allora privo di vetrate era come un passaggio pedonale integrato nella città. I prezzi non erano affatto cari e con poco si poteva mangiare, ciononostante fin da subito il luogo lussuoso, quindi un luogo accogliente.

Come a Venezia, anche a Padova tra la fine Settecento e il primo Ottocento, sorsero molti caffè, luogo d’incontro e di lettura: nel 1760 erano documentati almeno quaranta caffettieri. I caffè erano quasi dei circoli borghesi e punti di incontro aperti, in contrapposizione alla dimensione privata dei salotti nobili.
Nel 1816 Antonio Pedrocchi, figlio di un caffettiere bergamasco, commissiona al noto architetto veneziano Giuseppe Jappelli l’ampliamento del piccolo caffè ereditato dal padre e aperto già nel 1772. Il nuovo stabilimento che doveva essere il Caffè “più bello della terra” fu inaugurato nel 1831 e poi affiancato, nel 1836, dal Pedrocchino, elegante costruzione neogotica riservata alla pasticceria.

Il Pedrocchi, situato in una zona strategica, centralissima della città, a due passi da Università, Municipio, piazze, dai mercati e dalla piazza dei noli, ora piazza Garibaldi, da cui partivano le diligenze per le altre città, era un crocevia e luogo di incontro aperto a tutti: cittadini, commercianti, studenti, intellettuali, uomini politici ed era un punto di riferimento importantissimo per la città. Fu luogo di ritrovo per scrittori e artisti come Nievo, Fusinato, D’Annunzio, Eleonora Duse, il futurista Marinetti e Stendhal,  entusiasta appassionato dello zabaione pedrocchino, che disse:

“« È a Padova che ho cominciato a vedere la vita alla maniera veneziana, con le donne sedute nei caffè. L’eccellente ristoratore Pedrocchi, il migliore d’Italia. »”

Oggi il Caffè Pedrocchi è uno dei più importanti caffè europei ed uno dei pochi superstiti caffè storici italiani ma sicuramente ha perso, almeno secondo me, quella vivacità e quel ruolo di luogo di incontro dei padovani e di icona della patavinitas perchè è visto come luogo elitario e poco accessibile, visti i prezzi, ai più. E’ un monumento, vista la straordinaria architettura jappelliana e le sue sale, e quasi più un ‘attrazione turistica più che un caffè cittadino e questo un po’ mi dispiace. Proprio da una delle sale del Pedrocchi pare nasca una famosa espressione e cioè l'”essere al verde”, proprio perchè la sala verde era ed è disponibile per chi volesse sedersi e leggere i quotidiani senza l’obbligo di consumare, e quindi luogo preferito degli studenti squattrinati.

Ogni tanto un Caffè al Pedrocchi me lo concedo, ovviamente al banco, quasi per riappropiarmi di questo patrimonio cittadino, davvero straordinario, che i padovani quasi snobbano e non sentono più proprio. Con la bella stagione e non solo, vengono organizzati piccoli concertini e incontri nell’adiacente piazzetta ma secondo me un certo distacco tra questo spazio e i padovani rimane. Poi comunque va riconosciuta la qualità e l’eleganza offerta, misto di tradizione e modernità, per cui vi invito a visitare il sito del Caffè Pedrocchi, sito in cui si possono avere notizie degli eventi  culturali e  mondani organizzati  e di quelli in programma e anche fare un’interessante visita virtuale.

Vi invito ad approfondire la storia di questo straordinario Caffè leggendo la pagina wikipedia che ne approfondisce storia ed architettura. Cliccate quì. Lo stesso per la pagina del comune di Padova, proprietario del caffè dal 1891. Clicca quì. Il sito migliore da cui leggere la storia del Pedrocchi è proprio il sito ufficiale del Caffè stesso, pagine corredate anche da una galleria di foto storiche.

pedrocchi1.jpgDi sicuro non è più un luogo frequentato dagli studenti. Studenti universitari che ebbero un loro spazio importante nella storia del Pedrocchi e soprattutto un ruolo da protagonisti nei moti indipendentisti del 1848. E ho recentemente appreso che da quei fatti, iniziò prendere piede tra gli studenti l’idea che frequentare il Pedrocchi prima della laurea fosse malaugurante. In quell’anno, il 1848, importante per la successiva indipendenza nazionale, gi studenti di Padova si ribellarono ai soldati austro-ungarici che in particolare l’8 febbraio (da cui il nome della via) risposero con il fuoco (vedi immagini a sinistra dal sito di Turismo Padova Terme Euganee). Episodio questo forse non molto conosciuto e che dovrebbe essere raccontato e, perdonatemi se esagero, potrebbe fare da mito fondatore di un legame tra Università e città di cui spesso e volentieri si sente lamentare la mancanza o quantomeno una relazione un po’ debole. Nella sala bianca c’è una targa ricordo di quell’avvenimento e si può vedere tuttora un foro di proiettile austro-ungarico sparato in quei giorni. Non a caso, il caffè Pedrocchi, a fianco del prestigioso piano nobile è sede del Museo del Risorgimento e dell’Età Contemporanea (ingresso libero per i possessori della PadovaCard).

Studenti ribelli ho scritto nel titolo e questo episodio di ribellione studentesca mi ha fatto pensare che ieri come oggi, molti giovani (forse un po’ meno oggi…)si contraddistinguono per uno spirito libero e per quell’idealismo che li rende ottimisti rispetto al desiderio di “cambiare il mondo” o quantomeno migliorarlo. Spirito ed idealismo che però spesso è stato sfruttato per  servire  ideali politici che la storia poi spesso ha condannato, e Padova, questo lo sa bene. Un luogo di interesse turistico quindi, non solo come storico caffè, ma anche per questo museo, attrazione turistica di interesse per chi volesse approfondire la storia della nostra città.

Ciao a tutti e ogni tanto bevetevi un caffè al Pedrocchi allora, ne vale la pena!