In questo blog mi capita spesso di parlare di turismo e qual è quell’oggetto che rimane al termine del viaggio o della vacanza? Ma il souvenir, no? Quel ricordino, più o meno utile, di varia natura che si acquista prima di tornare a casa per regalare a se stessi o ad amici e parenti per dire “io sono stato lì”.

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Personalmente non amo molto i souvenir classici tipo i soprammobili, o le bolle d’acqua con la neve e ste cose quà ma preferisco portare a casa un oggetto o un prodotto tipico della tradizione locale della destinazione che scelgo come luogo delle mie vacanze o del mio viaggio. Dalla Scozia e dall’Irlanda ad esempio non si può non tornare senza una bottiglia di whiskey, vero prodotto d’eccellenza di quei luoghi. Allo stesso modo immagino che dall’Italia un turista straniero o anche un italiano in visita fuori dalla propria città possa acquistare come “ricordino” un prodotto enogastronomico, vero oro del nostro paese, sempre a mio avviso.

Molte città, su iniziativa della propria amministrazione pubblica si dotano di gadgets rappresentativi per poi proporli ai propri visitatori. Mi vengono in mente città che hanno dei simboli forti o li creano ad arte come elementi della propria identità. Il “simbolo” di Bruxelles, ad esempio, vale a dire il Manneken Pis, la statua del bambino che fa la pipì, è riprodotta in tutte le dimensioni come souvenir, o la statua di Molly Malone, la popolana di Dublino, anche questa riprodotta e usata come strumento di marketing della città e riprodotta in tutti i modi come souvenir, o il cagnolino di Edinburgo, Bobby di Greyfriars su cui la Disney fece pure un film, giusto per citare alcuni esempi.

Pensando ai souvenirs di Padova, tralasciando momentaneamente i prodotti enogastronomici mi vengono in mente le molte bancarelle e negozietti vicino alla Basilica di S.Antonio che vendono una miriade di cose e di oggetti differenti collegati al culto del santo ma non esiste un vero merchandising della città, creato dal comune, che comprenda e serva a “comunicare” le varie anime della città, con immagini e oggetti della città storica, e di quella moderna, di Padova universitaria e di Padova, città d’arte o se c’è non è molto evidente, ne è stato estrapolato un simbolo, una storia particolare da proporre come quelle sopracitate.

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Come spesso mi viene da fare, tiro fuori l’esempio di una città che amo molto e cioè Dublino. E’ vero che paese che vai usanza che trovi ma lì esiste uan catena di negozi con l’esclusiva dei souvenir. Attorno a chiese e basiliche non proliferano bancarelle ma semmai queste sono all’interno delle chiese stesse (all’interno della Basilica di S. Patrizio, culla del cattolicesimo irlandese) ci sono alcuni scaffali pieni di souvenir messi in vendita per procurare fondi per la diocesi o per la manuntenzione della chiesa stessa, un vero e proprio bookshop. In giro per il centro invece ci sono diversi negozi della catena Carroll’s (vedi foto a sinistra) che hanno appunto l’eslusiva per i souvenir: entrare in questi negozi è come fare un viaggio all’interno del paese stesso: ci sono tutti gli oggetti e i vari ricordini che rimandano all’esperienza del viaggio in Irlanda, dalla musica celtica, agli strumenti musicali, le magliette delle nazionale da rugby, una linea di gnomi e di fate di tutte le fogge e le dimensioni, il merchandising della Guinness, tutti oggetti contraddistinti da un’immagine coordinata che si può ritrovare negli altri negozi della stessa catena. Poi certo, merchandising distinto dalla linea Carroll’s si può trovare nei bookshop delle varie gallerie d’arte o dei musei ma per quanto riguarda il merchandising ufficiale della città è unico, omogeneo e coordinato..e si può acquistare anche on line quindi anche una volta tornati a casa, quando magari la nostalgia del luogo si fa sentire, (eheh), ed inoltre funziona attrae così tanti visitatori che funziona anche come collegamento con l’ufficio turistico della città che ospita a sua volta i prodotti di questa catena.

Tornando a Padova mi viene da proporvi un souvenir particolaree cioè il Dolce Sant’Antonio. E’ un prodotto della tradizione dolciaria locale, con una storia ben precisa, e contiene nel nome stesso un carattere distintivo che lo lega a Padova e cioè che stiamo parlando del Dolce del Santo. E’ inoltre un dolce molto buono e secondo me potrebbe essere venduto nei negozi di souvenirs oltre che nelle pasticcerie della città.

E voi che ne pensate? Acquistate souvenirs quando andate in viaggio? Che genere di souvenirs preferite?

 

 

 

Ti sei appena laureato? Stai cercando un master per specializzarti o conosci persone che potrebbero essere interessate?

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Con questo post volevo segnalarvi una di queste opportunità di specializzazione post-laurea che lUniversità di Padova offre. Per chi ha conseguito una laurea umanistica o una laurea tecnica connessa con la gestione del territorio un’idea potrebbe essere quella di cercare una specializzazione nell’ambito del turismo. Certo, di master ce ne sono moltissimi e in materia di turismo ce ne sono altrettanti ma il master che volevo segnalare io, che è lo stesso che io ho conseguito nella sua prima edizione (fidatevi non è un messsaggio promozionale e non percepisco un cent per questo post), ha un approccio e un programma didattico studiato per formare figure professionali di alto profilo di cui il territorio italiano avrebbe un gran bisogno. Mi riferisco al Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali che punta a formare “agenti di sviluppo turistico locale” in grado, tra le varie cose, di tessere relazioni e favorire il processo di governance, di messa a rete, e creare “sistema” (giusto per usare un po’ di sinonimi).

Il nostro territorio è ricco di attrazioni culturali e di eccellenze varie (artistiche, enogastronomiche, ambientali) ma dobbiamo crescere dal punto di vista della valorizzazione di queste risorse. Questo salto di qualità passa attraverso una gestione del territorio e del turismo integrata, partecipata e soprattutto organizzata perchè sono finiti i tempi in cui i turisti arrivavano nel nostro territorio quasi per inerzia: c’è un prodotto “territorio” da costruire e da “vendere” e per far ciò è necessario che tutti i vari enti e i vari operatori lavorino in modo organizzato secondo piani strategici condivisi e regolati per superare la frammentazione di questi e razionalizzare le varie risorse.

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Il Master in Governance delle Risorse Turistiche Territoriali punta a creare figure professionali in grado di lavorare e di proporre questo tipo di approccio allo sviluppo turistico di un territorio e cioè un approccio direi “olistico” orientato a “fare sistema” come si sente spesso dire da politici e amministratori pubblici. Direi che un approccio di questo tipo sarebbe il giusto modo per affrontare la candidatura del Nordest a capitale europea della cultura, ad esempio, qualora questa dovesse concretizzarsi.

Il corso è strutturato in 3 aree: l’area culturale e ambientale, l’area economica-giuridica, l’area aziendale e della comunicazione. Dal sito del master si legge:

“Le attività formative prevedono:
– lezioni propedeutiche alle aree di cui sopra,
– laboratori finalizzati alla creazione di itinerari tematici, alla progettazione e promozione di eventi turistici e culturali, allo sviluppo del web marketing, alla redazione di un business plan,
– testimonianze di importanti esponenti del mondo del lavoro, per offrire un riscontro diretto del ruolo del turismo nello sviluppo economico del nostro Paese”

Quindi lezioni teoriche (le lezioni si tengono nella bella sede di Cà Emo a Monselice, dotata anche di una moderna aula informatica) si ma soprattutto una didattica orientata all’acquisizione di strumenti operativi utili nel mondo del lavoro e nella realizzazione di progetti in ambito cuturale, ambientale e turistico, della promozione degli eventi piuttosto che l’uso di tecniche di web marketing e chi più ne ha più ne metta.

Ovviamente a margine del master è previsto uno stage formativo presso una delle strutture dei vari enti (enti turistici e territoriali, musei, associazioni di categoria, tour operators, agenzie e non solo) che sostengono il master e la redazione da parte dello studente di una tesi sotto forma di project work, vale a dire il confezionamento di un progetto concreto che sarà valutato alla fine da parte del comitato ordinatore dal master per un suo possibile avvio alla sua fase realizzativa con l’aiuto degli enti interessati.

Io ho frequentato e conseguito il master nella sua prima edizione. Ora siamo agli ultimi mesi per quanto riguarda la seconda edizione mentre sono aperte le preiscrizioni per la terza edizione che quindi, per forza di cose, sarà ancora più collaudata e valida delle precedenti.

Al termine del mio corso sono stati premiati 3 miei compagni di corso con una borsa di studio di 1500 euro per la loro tesi di laurea. La premiazione era avvenuta nel corso dell’inaugurazione della seconda edizione. Leggi quì come l’Università di Padova comunica l’evento.

Per informazioni più dettagliate vi invito a visitare il sito del master. Nel forum del master da me pensato (che però non ha avuto molto successo) perchè poco partecipato trovate alcuni opinioni sul master dei miei compagni di corso alla fine dell’esperienza. C’è anche un’apposita sezione in cui potete scrivere le vostre domande e cioè quì. Domande e quesiti che potrete porre anche sul gruppo di facebook denominato “Quelli de…il Master in Governance delle risorse turistiche territoriali”.

Questo è il link alla brochure informativa del master.

Per avere info e un contatto diretto contattate direttamente la Dott.ssa Pirredda (simonetta.pirredda@unipd.it), tutor e vera anima e motore di questo master.

Ciao e buon inizio settimana!

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Per il post di questo venerdì una variazione sul tema è dovuta e per questa volta non parlerò quindi degli appuntamenti del fine settimana perchè anch’io voglio dare il giusto risalto al Calcio Padova, al suo ottimo avvio di campionato culminato con la straordinaria vittoria di Torino (vedi foto del tabellone a destra dal sito “La Padova Bene”), contro la squadra considerata la più forte in assoluto del campionato di serie B e che secondo i pronostici dei bookmakers avrebbe dovuto vincere senza troppi patemi contro di noi (vi segnalo questo link sulla cronaca della partita).

Ebbene si, dopo 11 anni di terza e quarta serie, nell’anno del suo Centenario di storia, aver conquistato la serie B ed essere partirti a razzo in questo campionato fornendo partite di grande impegno e agonismo ma anche e soprattutto di qualità e di bel gioco, raggiungere il record della storia biancoscudata di 16 partite consecutive senza sconfitte, dobbiamo fare tutti un gesto semplice quanto significativo. Alzarsi in piedi ed applaudire. Ringraziare questo gruppo di professionisti guidati da un allenatore giovane e preparato come Carlo Sabatini. Meglio ancora: venire allo stadio sabato pomeriggio sarebbe il modo giusto per rendere onore al merito.

A Padova c’è fame di calcio ma la gente viene allo stadio solo quando si vince  se non si aggrega ai festeggiamenti a vittoria avvenuta. Per i tifosi di sempre, quelli dello zoccolo duro presenti e fermi nella propria fede sportiva anche in serie C-2 questo è un momento di gioia e di rivincita nei confronti di quei padovani che si facevano beffa e magari lo fanno ancora della squadra della propria città, e che si dicono tifosi delle solite squadre come Milan, Inter, Juve.

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Che senso ha essere tifosi di Milan, Inter o Juve a Padova? Non l’ho mai compreso. Da dove viene questo attaccamento con realtà che nulla hanno a che fare con il proprio mondo, la propria città, le proprie origini? Mah… Ora il Calcio Padova è in serie B e gioca bene, è secondo in classifica, che tutta la città inizi a rispettare questi colori e questo club che quest’anno compie 100 anni e che merita  il giusto orgoglio cittadino.

Ora noi tifosi del Padova stiamo sognando e siamo contenti così, con una squadra che si impegna, che onora e porta in alto i colori della squadra. Ci basta questo, almeno quest’anno. Poi tanto più contenti saremo quanto migliore sarà la classifica alla fine ma per noi, dopo anni di delusioni e sofferenze sportive (giusto precisarlo) gioiamo come matti per aver espugnato uno stadio storico (l’Olimpico di Torino, l’ex comunale) e battuto un club come il Torino, e averlo fatto con merito, e facendo un’ottima figura anche come tifoseria al seguito.

Che tristi i tifosi del Milan, dell’Inter, della Juve che si lamentano quando non vincono uno scudetto o una champions league! Vuoi mettere essere tifosi del Padova? Quando si vince è gioia pura!

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Un grazie alla squadra per la vittoria contro il Toro e un “bravi” anche a noi tifosi, presenti in 350  di martedì sera (vedi foto a destra dal sito “La Padova Bene”)a fare un tifo chiassoso e passionale! (vi segnalo questo link).

Per concludere invito tutti sabato pomeriggio a venire allo Stadio Euganeo di Padova. Per info sui biglietti cliccate quì. La squadra merita di avere un grande pubblico! Mi raccomando prendete i biglietti in prevendita per evitare code ai botteghini e ai tornelli allo stadio!

Ciao a tutti e forza Padova!

Alcuni paesi o città hanno la fortuna di avere tra i propri abitanti personaggi illustri, del mondo della politica, della cultura e dello spettacolo che con la loro personalità, la loro professionalità o la loro arte riescono a trasmettere un’immagine, un’immaginario della città all’interno ma soprattutto anche all’esterno funzionando quasi da agenti di marketing della città stessa.

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Pensate a cosa rappresentano gli U2 per l’Irlanda che di certo non è carente di artisti e letterati importanti e in particolare la band di musica tradizionale dei Dubliners per Dublino. Costoro attraverso canzoni tradizionali hanno narrato in tutto il mondo della loro città e commosso e inorgoglito con le loro ballate i dublinesi che si possono riconoscere in quelle canzoni, canzoni popolari, che raccontano la vita delle persone semplici come loro e attraverso di queste la città stessa, come ad esempio “Dublin, in the rare oul’ times” , Dirty old town e moltissime altre Pensate a quello che rappresentano i Beatles per Liverpool: addirittura un’attrazione turistica (come anche gli U2 per Dublino) in grado di attrarre appassionati da tutto il mondo desiderosi di visitare il museo e di vedere i luoghi citati dai Fab four nelle loro canzoni, come ad esempio la celebre Penny Lane.

A livello nazionale varie sono le città che possono vantare musicisti e cantautori in grado di trasmettere all’esterno l’immagine della propria città o identificarvisi con essa. Penso alla Genova di De Andrè e ai suoi carrugi, alla via del campo, di Gino Paoli, alla Firenze dei Litfiba, alla Napoli della canzone napoletana e ai vari Pino Daniele, Gigi D’Alessio, Nino D’Angelo fino ai più contemporanei Almamegretta, 99 posse etc. La via Emilia dei rockers Ligabue e Vasco Rossi, e dei Nomadi, alla Bologna dei cantautori di Luca Carboni, Samuele Bersani, Mingardi, Lucio Dalla, Gianni Morandi fino alla Roma di Antonello Venditti, la Torino “alternativa” dei Subsonica e soprattutto degli Statuto, il gruppo mod torinese che credeva di aver vinto il festival di Sanremo.

Alcune città per trasmettere, migliorare o modificare la percezione all’esterno si affidano al cinema: molte le film commission nate in questi ultimi anni per cercare di favorire produzioni cinematografiche in grado appunto di mostrare il territorio in un certo modo.

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E Padova? (vedi foto storiche di questa pagina prese dalla gallery di padovanews) La nostra città non è troppo fortunata da questo punto di vista perchè non ha mai avuto artisti, musicisti, band noti a livello nazionale in grado di trasmetterne l’immagine all’esterno. In realtà non si deve parlare di fortuna o sfortuna: i grandi artisti nascono dove c’è un humus fertile perchè ciò sia possibile. Gli U2, i Dubliners, Cranberries, e  potrei citarne moltissimi altri, sono nati nel paese più melomane del mondo. I Beatles sono cresciuti nalla Liverpool della Merseybeat, una scena musicale fatti di moltissimi gruppi in grado di esportare il genere beat in tutto il mondo (di Padova, la Liverpool d’Italia, per via del beat ne ho parlato in un paio di miei post: leggi qui e qui), così come in città come Bologna e Genova sono cresciuti cantautori di fama nazionale perchè c’era una scena musicale attorno a loro. E’ difficile che nasca un fenomeno nazionale o internazionale della musica se attorno a se c’è il deserto.

So per certo che alcune città cercano di crearlo e favorire un certo humus culturale perchè ritengono importante la produzione della cultura oltre che il “consumo” di cultura e spettacoli. In genere le due cose vanno di pari passo: laddove c’è un alto consumo di cultura è più probabile che ci sia anche produzione di cultura. Ecco secondo me gli assessorati alla cultura dovrebbero puntare molto sulla produzione della cultura: si tratta di investimenti a lungo termine ma che poi possono risultare positivi anche come ritorno d’immagine. Favorire, aiutare, i giovani musicisti,  dare loro possibilità di esibirsi e di fare prove, organizzare iniziative per farli conoscere etc etc alla lunga può dare risultati secondo me.

A Padova c’è però Umberto Marcato, un cantante melodico apprezzato (una sorta di Julio Iglesias nostrano) con la sua canzone degli anni Settanta “Ma quando torno a Padova” che di fatto, secondo me, è l’inno di Padova. Una canzone che per atmosfera e per il testo suona come un pezzo degli anni Cinquanta se va bene se non prima ma che negli anni si è radicata ed è conosciuta e amata un po’ da tutti i padovani, radicata a tal punto da essere cantata anche dalle tribune dello stadio Euganeo dai tifosi biancoscudati.  Per chiudere questo post volevo ricordare questa canzone inserendo il testo della stessa ed un video dei tifosi del Padova che la cantano. Un inno dunque che di fatto sta al Padova come la canzone “You’ll never walk alone” (canzone tradizionale cantata anche da Frank Sinatra, Elvis Presley e dal gruppo beat “Gerry and the pacemakers”) sta al Liverpool.


Come sempre attendo i vostri commenti e i vostri pareri!

…Ma quando torno a PADOVA

Roma, Londra, Tokyo, Singapore,
tutti posti che me ga incantà…
Ma na spina mi go sempre in core

Quando sò che son lontan da qua…
ogni sera vardo e fisso el cieo
ea luna me soride
ma mi nol par gnanca tanto beo
perchè nol somigia a questo qua

…Ma quando torno a PADOVA,
me sento a casa mia,
No go mainconia,
e tutto me va ben…
Camino soto i porteghi,
de cuà e deà me incanto,
e cupoe del Santo,
fa ciaro a sta sità…

Ritrovo tutti i popoi,
davanti a sta basiica
chi che ga visto PADOVA
no poe scordarla più…

tuto el mondo i dise el xe eo stesso
rente i monti come rente el mar
ma tanto na volta come adesso
co so via mi vojo ritornar
serco dapartuto el to viseto
serco e to caresse dee to man
questo xe un amore benedeto
perchè el xe un amore padovan

…Ma quando torno a PADOVA,
me sento a casa mia,
No go mainconia,
e tutto me va ben…
Camino soto i porteghi,

de cuà e deà me incanto,
e cupoe del Santo,
fa ciaro a sta sità…
Ritrovo tutti i popoi,
davanti a sta basiica
chi che ga visto PADOVA
no poe scordarla più..
.


 

 


 

 

Ciao a tutti, buon lunedì e buon inizio settimana a tutti!

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Ho pensato di iniziare questa settimana bloggofila segnalandovi una mostra di livello internazionale aperta la scorsa settimana a Padova. A Palazzo Zabarella, infatti, fino al 31 gennaio ci sarà la mostra “Telemaco Signorini e la pittura in Europa”, una mostra che vale la pena visitare e che senz’altro attrarrà visitatori anche da fuori città.

Potete leggere una biografia di Signorini (nella foto a destra “Sulle colline a Settignano” , 1885) artista fiorentino della corrente dei Macchiaioli, seguendo questo link.

Non voglio fare l’esperto di arte se non altro perchè non lo sono ma quando la nostra città ospita eventi di questo tipo la cosa non può che farmi piacere. Dal sito del Ministero dei Beni Culturali e le Attività Culturali si legge:

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“La Fondazione Bano e la Fondazione Antonveneta, che per questa grande impresa culturale hanno unite le forze, hanno affidato questo nuovo, importante capitolo dell’attività espositiva di Palazzo Zabarella a un autorevole Comitato Scientifico composto dai maggiori studiosi della pittura italiana del XIX secolo.
Alla Mostra, il Presidente della Repubblica ha voluto conferire il suo Alto Patronato.

La loro scelta è stata quella di proporre i massimi capolavori dell’artista toscano (ben oltre 100 le opere esposte, un album di prestatori internazionale che allinea anche il parigino Museo d’Orsay, che per l’occasione presta il famoso quadro di Degas L’Absinthe, l’Hermitage di San Pietroburgo e il Pushkin di Mosca) vis a vis con quelli di altri grandi maestri della pittura europea del momento, da Degas a Tissot, Decamps, Troyon, Toulouse-Lautrec, Corot, Courbet, Rousseau, Stevens, Sisley…”

La sede della mostra è il prestigioso palazzo Zabarella (foto a sinistra), casa della Fondazione Bano che negli ultimi anni ha organizzato mostre di spessore come De Chirico, Picasso e i Macchiaioli prima dell’impressionismo, qualche anno fa, per citarne alcune.

Per i non padovani che volessere venire a Padova per questa mostra segnalo il sito dell’ente turistico provinciale Turismo Padova Terme Euganee per sbirciare sulle altre proposte del territorio e magari unire la visita di Signorini a qualche altro giro in città o provincia o magari scegliere di venire in occasione di qualche altro evento, magari enogastronomico.

In questo week end chi volesse godersi il centro storico facendosi una bella passeggiata troverebbe anche moltissimi eventi culturali a cui partecipare.

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In occasione di ExpoBici 2009, la fiera per gli appassionati della bicicletta, che si terrà nel quartiere fieristico dal giorno al 19 al 21, è stata organizzata per sabato 19 la “In bici per le botteghe storiche” una biciclettata mattutina alla scoperta di antiche botteghe ricche di storia e tradizione.

Assolutamente da consigliare anche la mostra, aperta già da una settimana, della collezione patavina di Antonveneta. C’è infatti la bellissima mostra “Un patrimonio per la città. La collezione Antonveneta” ai Musei Civici agli Eremitani, aperta fino al 4 novembre.

Al palazzo Zuckermann, sull’altro lato del Corso del Popolo, c’è un’altra mostra pure molto interessante, frutto della collaborazione tra l’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova ed la Biblioteca Universitaria (Ministero per i beni e le attività culturali), intitolata “Le muse tra i libri. Il libro illustrato veneto del cinque e seicento della Biblioteca Universitaria”, mostra aperta fino all’11 ottobre.

Presso la Galleria Samonà della Banca d’Italia in via Roma ci sarà fino al 4 ottobre “Illustrabilia”, il festival dell’illustrazione, giunto quest’anno alla quarta edizione, organizzato a Padova dall’associazione culturale Artelier, in collaborazione con l’Assessorata alla Cultura del Comune di Padova. Il programma prevede l’espozione di più di cento illustrazioni originali, colorate, monocromatiche, a collage, grafiche o pittorische, a volte pop, raccolte in quattro personali e due collettive, con un ricco callendario di eventi, incontri e laboratori per i bambini.

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Domenica 20, in occasione della chiusura della settimana europea della mobilità sostenibile (sinceramente non lo sapevo!), il centro storico sarà interdetto al traffico per cui ci sarà una “domenica ecologica” che come sempre avviene sarà ricca di eventi per animare il centro e convincere le persone a raggiungerlo con mezzi ecologici (i mezzi pubblici saranno gratuiti) sperando che ciò serva ad aumentare la sensibilità della cittadinanza nei confronti della questione ambientale (questione cruciale agguingo io per il futuro della specie umana).

Tra gli eventi più suggestivi in programma domenica c’è senz’altro “La Padova in voga: percorso in canoa lungo il Piovego”, manifestazione che vi farà senz’altro ricordare i miei post in cui ho parlato della tradizione barcaiola e fluviale di Padova. Partenza alle ore 10,00 dalle chiuse di Voltabarozzo e gara lungo il canale Scaricatore.

Beh, mi sembra che ci sia davvero l’imbarazzo della scelta. Esistono anche altre proposte ma per consultare queste vi rimando direttamente ai miei siti di riferimento vale a dire quello di PadovaEventi (clicca quì), e la pagina “Cultura” di Padovanet, il sito del comune (clicca quì).

Beh, direi che c’è l’imbarazzo della scelta, no? Raccontatemi poi come avete trascorso il vostro fine settimana, ciao care/i! 😉

 

 

 

 

 

VirgilioCittà, il blog che state leggendo è un progetto del portale Virgilio.it che riguarda 15 città italiane tra cui Padova e può rientrare nella categoria degli “urban blog” vale a dire quei blog che hanno come tema la città e i suoi abitanti, la sua storia e le sue trasformazioni.

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La città è un tema interessante perchè le sue trasformazioni e i suoi cambiamenti vanno a toccare moltissime variabili che si intrecciano continuamente tra di loro. Dato per assodato che nell’era della globalizzazione i territori e quindi anche le città sono in competizione tra loro per attrarre investimenti, capitali e persone (lavoratori e turisti) va da sè che questi cerchino di attrezzarsi per rendersi maggiormente competitivi. Progetti di sviluppo urbano in un’area degradata possono avere delle conseguenze economiche e sociali positive per l’area ma anche negative se questo intervento provoca un innalzamento del costo degli affitti e quindi obbliga le fasce più deboli a trasferirsi nelle periferie (fenomeno di gentrification) così come opere considerate necessarie dalla pubblica amministrazione possono risultare fastidiose a parte della popolazione che mal sopporta il disagio, a volte inevitabile, dei lavori, pensiamo ai disagi che ci sono stati nella realizzazione del tram a Padova o peggio le proteste della cittadinanza nei confronti della Tav.

Per ovviare a tali lavori le amministrazioni stesse, chi più chi meno, investono in comunicazione per far comprendere ai cittadini l’utilità della tal opera, per fare una comunicazione di servizio e avvertire di eventuali disagi il tutto per scongiurare la famosa sindrome NIMBY (Not In My Back Yard). La comunicazione avviene secondo vari canali e in vari modi: siccome in alcune città la trasformazione urbana è programmata nell’arco di molti anni e riguarda ampie zone si è pensato di dotarsi di urban center (vedi ad esempio l’urban center di Bologna), veri e proprio luoghi fisici dove esporre alla cittadinanza plastici e progetti vari e centri di comunicazione bidirezionali amministrazione-cittadino-amministrazione.

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Sul fronte dello sviluppo urbano, Padova negli ultimi anni è stata parecchio attiva basti pensare alla mobilità e alle infrastrutture viabilistiche, il tram, il viadotto di Padova est, il cavalcavia Sarpi-Dalmazia, il ponte verde, la sistemazione di alcune zone come ad esempio l’area ai piedi del cavalcavia Borgomagno, le varie passerelle ciclopedonali sugli argini del Bacchiglione, il nuovo parco Europa, la chiusura del ghetto di via Anelli, il nuovo centro culturale Altinate di cui ho parlato lunedì, ed in futuro, speriamo veda la luce l’Auditorium e venga recuperato il Castello Carraresi (leggi il mio primo post).

Si tratta di interventi molto diversi tra loro che però, se visti nel loro complesso, possono dare quell’idea di sviluppo della città che il cittadino che vede soltanto “lavori in corso” a destra e a sinistra forse non può capire, apprezzare e che quindi è meno propenso a sopportare gli eventuali disagi.

Lo scorso anno, dal momento dell’inaugurazione e per diversi mesi, il centro Altinate ha funzionato da urban center con l’esposizione dei progetti di trasformazione della città e soprattutto con un ciclo di convegni “La forma dell’emozione” che ha toccato quasi tutti i temi dello sviluppo cittadino. A mio avviso il centro Altinate, la cui piazza centrale in quell’occasione era pavimentata dalla carta della Padova metropolitana dall’alto (vedi una mia foto a sinistra), si presta a questo ruolo e sicuramente dibattiti e discussioni relativi al futuro della città potranno ancora essere sviluppati in queste sede.

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Se siete interessati a questi temi riguardanti lo sviluppo urbano, l’architettura di tutto il mondo segnalo il forum SkyscrapersCity in cui potrete trovare moltissime discussioni su questi argomenti e dire la vostra. Esiste anche una sezione italiana di questo forum che si raggiunge cliccando qui e all’interno di questa si parla anche di Padova e dei suoi “lavori in corso” con le foto e i rendering dei vari progetti. Basta cercare un po’: ad esempio qui si parla di tram/metrobus e qui la pagina della discussione generale sulla nostra città.

Nel sito UrbanFile, Padova, a dimostrazione di quanto detto, è considerata una delle più attive. In questo sito aperto alla collaborazione di tutti si possono leggere informazioni dettagliate sui vari progetti. C’è anche un bel progetto sull’area del nuovo stadio di Brescia, che invidia! (lo dico da tifoso del Padova). La pagina di Padova è qui.

Il sito del vicesindaco Ivo Rossi, assessore alla mobilità e alla città metropolitana, di fatto è una sorta di urban center virtuale perchè vi potete trovare notizie, video, immagini relative agli interventi realizzati ed in avanzamento d’opera e una sezione dedicata alla mostra “La forma dell’emozione” con i vari interventi scaricabili (in pdf) dei convegni che si sono tenuti all’Altinate e di cui ho accennato prima. Senz’altro si tratta di un mezzo di comunicazione economico e considerato il fatto che le casse comunali pare non siano troppo piene si tratta senz’altro di un segnale di trasparenza nei confronti della cittadinanza che vuole essere informata così come lo strumento di facebook che molti amministratori usano.

 

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Nei precedenti due post vi ho parlato della manifestazione Padova art & comics (leggi qui) e della proposta dell’Assessore alla cultura Andrea Colasio di organizzare una mostra sui papiri di laurea (leggi quì). Il comune denominatore di questi due post è la location di queste due proposte culturali vale a dire il nuovo Centro Culturale Altinate ed è di questa nuova “centralità” cittadina che voglio parlare in questo post.

La trasformazione dell’ex tribunale in nuovo centro culturale è stata davvero un’operazione pregevole a mio avviso, un lavoro architettonicamente splendido. Si tratta di uno dei più ampi centri culturali in Europa e questo di Padova è proprio bello anche dal punto di vista estetico. C’è un’agorà centrale dove possono trovare spazio esibizioni e spettacoli, come quello di Paolini a capodanno (anche se l’acustica non è il massimo), una sala convegni al piano interrato spettacolare, ai piani superiori ci sono altri spazi dove si è tenuta la mostra su Galileo, al secondo piano c’è l’Informagiovani e la nuova biblioteca civica (vedi alcune mie foto dell’inaugurazione) con le vetrate a vista sulla sottostante agorà. Al terzo piano dovrebbe aprire una caffetteria con balcone e vista sui tetti della città che non vedo l’ora apra.

Mi sembra una struttura di cui andare orgogliosi perchè è un centro che solo le grandi città europee hanno, una di quelle strutture che hanno la potenzialità per costituire una centralità urbana oltre che un motore per la cultura cittadina, attrarre persone  interessate alle attività culturali ma anche solo desiderose di godersi qualche ora in uno spazio piacevole, di fare una pausa e bersi un caffè, e di fare una chiaccherata in compagnia e si sa che la presenza di persone può anche aiutare l’economia della zona.

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Un bello spazio di per sè è però solo un bel “contenitore” e non basta per gestire il centro in modo che possa quantomeno autosostenersi economicamente. Attualmente è gestito dal comune ma non potrò essere così per sempre, sarebbe troppo costoso per le casse comunali e quindi dovrà prima o poi passare sotto la gestione di una fondazione, di una società in grado di proporre attività e gestire il centro in modo che si possa sostenere economicamente, magari proponendo anche una linea di merchandising griffata, cercando sottoscrizioni e aiuti da parte dei privati tipo “Gli amici del Centro Altinate” etc etc. Non ho viaggiato tantissimo ma ho visto una cosa simile al “Lighthouse” di Glasgow (che di fatto è un urban center nonchè fucina di continui progetti per lo sviluppo di Glasgow a tutto tondo, sviluppo urbano, economico e non solo culturale) per esempio e anche molti musei fanno così, specie quelli che hanno o che puntano ad avere un “marchio” identificativo forte.

Insomma, per concludere sono molto contento di questo nuovo spazio ma mi aspetto novità sul fronte della gestione dello stesso spazio che ritengo possa essere un’attrazione turistica forte della città, non solo per un pubblico interno quindi, e che possa far fare alla città un salto di qualità  assieme all’Auditorium, che spero venga realizzato, e al Castello dei Carraresi.

Ovviamente poi il vero salto di qualità secondo me potrebbe venire solo nel momento in cui gli attori pubblici e privati della città inizino ad agire e ragionare in modo coordinato attorno ad un progetto condiviso. Ieri sera ho sentito ad un tg locale la notizia secondo la quale Padova si vorrebbe candidare come capitale europea della cultura: ecco questo potrebbe essere il “pretesto” per mettersi in modo netto a lavorare per il rafforzamento della “governance” urbana, la vera “conditio sine qua non” per poter ambire ad un’investitura del genere.

Su questo attendo conferme perchè questi sono i temi di cui molto mi sono occupato (come collaboratore della Regione Emilia-Romagna e come studente di master in governance delle risorse turistiche territoriali) e di cui mi piacerebbe avere l’opportunità di occuparmi ancora  per cui mi perdonerete se ogni tanto ne approfitto per parlarne (che penso possano essere anche i vostri visto che parlo di Padova) e mettere i link ad un mio blog precedente per presentare il mio lavoro di tesi di master intitolata “Turismo Urbano e Governance Metropolitana. Il caso Padova”, che ha avuto un articolo anche su “Il Mattino di Padova”. Cliccando sul link trovate abstract e powerpoint.

Ben ritrovati per questo post di fine settimana. Questa volta non starò ad elencare feste e party vari in programma in giro per città e provincia un po’ perchè personalmente non sono troppo nell’umore di pensare a feste (ebbene si anche i blogger a volte si sentono tristi e giù di morale ma non temete che hanno mille risorse per risollevarsi) e poi perchè vi potrebbe bastare il post di venerdì scorso, in cui ho parlato delle “feste del gusto”. Potrei parlarvi di altre sagre ma non mi va e siccome decido io ho pensato di parlarvi di un evento carino ed interessante che si svolgerà a Padova in questo fine settimana.

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Mi riferisco a “Padova art & comics”, una manifestazione sulle arti figurative e cioè sull’illustrazione, sul fumetto, il cinema d’animazione, sulla grafica pubblicitaria, la colorazione digitale, il web design, la scrittura creativa. La manifestazione si terrà nella “piazza centrale” del nuovo centro culturale Altinate, che ho citato anche nel post di mercoledì scorso come location prevista per una probabile futura mostra del papiro di laurea.

Personalmente i fumetti mi piacciono molto, in alcuni casi secondo me sono proprio una forma d’arte. Non sono un appassionato “fanatico” (senza offesa per chi si ritiene fanatico) ma mi piacciono. Tutt’oggi, all’età di 33 anni, ogni tanto mi piace leggere un Topolino, un fumetto di Alan Ford (vedi nell’immagine il gruppo TNT a destra) e sui giornali cerco sempre la vignetta satirica, idem su internet dove leggo spesso Dilbert, l’impiegato costretto a lavorare nel suo ufficetto modulare striminzito. Ho seguito l’intera serie di Brian the Brain, fumetto di nicchia, direi, inquietante ma che fa riflettere, per me un cult.

L’ingresso a “Padova art & comics” è libero ma se volete partecipare ai vari workshop bisogna prenotare sicchè leggete quà il programma dei workshops e dell’intera manifestazione.

Come sempre vi chiedo di scrivere un commento, un parere, anche se pochi di voi mi ascoltano, grrr… Almeno una volta ogni tanto, non vi costerà mica fatica, eh? Basta registrarsi! Caspita, un blogger che sta sgridando i suoi lettori perchè non lo commentano, ma si era mai visto? Per fortuna che hanno chiuso il manicomio di Brusegana!! eh eh. Insomma, almeno da piccoli avrete letto qualche fumetto, no? Quali erano i vostri preferiti? Suvvia raccontate! Ciao! Potrei iniziare a mettere in palio spritz per i commentatori… 😉

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Oggi è l’11 settembre. Una data che ha acquisito un valore, un peso fortissimo nella società occidentale e che verrà ricordata come si ricordano a memoria le date più importanti della storia. Non occorre che vi racconti quello che successe 8 anni fa. Piuttosto ditemi voi cosa è rimasto secondo voi dell’11 settembre e quali le conseguenze che ancora oggi subiamo sulla nostra pelle. Tema tosto, no? Ma le celebrazioni cosa servono se non ci si ferma un attimo a riflettere?

Questa mattina  alle ore 10,30 presso il memoriale “Memoria e luce” si terrà la cerimonia commemorativa delle vittime dell’11 settembre 2001.

E’ anche l’occasione per mostrare ai non padovani questo monumento (foto a sinistra da ilsole24ore.com), l’unico commemorativo dell’11 settembre in Europa, realizzato da  Daniel Libeskind a cui fu commissionato anche il recupero di Ground Zero. Clicca quì per vedere la pagina dello studio dell’architetto americano.

 

Qualche giorno fa leggendo i giornali locali mi sono imbattuto in un’interessante idea del nuovo assessore alla cultura Andrea Colasio. Da quanto ho capito gli è stata mostrata la collezione di papiri di laurea presente negli archivi della libreria Cedam, ben 14.000 (!) e ha pensato di realizzarne una mostra. Ottima idea direi, no?

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L’idea è quella di raccogliere i più significativi, catalogarli per epoca storica ed esibirli: un modo anche per evidenziare il rapporto tra gli studenti e la città e “fotografare” il passaggio dell’Università da istituzione per pochi eletti a luogo dell’istruzione per tutti come lo è oggi. Per ora sembra si tratti solo di un’idea ma dal tono usato dall’assessore nell’illustrarla alla stampa locale sembra ci sia tutta l’intenzione di realizzarla e di farlo in grande stile creando un database su internet ed una mostra al nuovo e bellissimo centro culturale Altinate (vedi qualche immagine del centro quì).

Che dire? I papiri di laurea, satiriche caricature del laureato, rappresentano una tradizione per Padova così come la goliardia (di cui magari parlerò più avanti), unica nel genere e che rendono il momento della laurea un momento speciale, quasi pubblico e collettivo e per questo maggiormente sentito e ricordato. Come foglio satirico il papiro pare nasca proprio a Padova (prima era più serioso) nei primi decenni del secolo per opera di uno studente di origine sarde dell’Università di Padova, tale Raoul Chareun in arte Sinopico.

Potete saperne di più sulla storia e vedere qualche esemplare di papiro vi consiglio di visitare il sito della famosa web community studentesca, spritz.it.  Cliccate quì.

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In città quella del disegnatore di papiri è quasi una professione e disegnatori e vignettisti professionisti si sono dedicati a questa specialità: le caricature dei laureati. Su tutti ricordo Tito Bignozzi, che realizzò anche una mostra nell’89, le cui vignette leggevo da piccolo sul giornalino del Calcio Padova all’Appiani prima delle partite. Ebbene ricordo un suo papiro nella sala d’attesa del medico che da piccolo mi curava l’allergia: caricature divertenti ed eleganti, nulla a che vedere a quelle che si vedono oggi, divertenti ma che spesso scadono nella volgarità.

Una mostra fu realizzata anche qualche anno prima e l’archivio di Repubblica.it ne mantiene traccia. Cliccate quì.

Si legge nell’articolo:

“La galleria dei papiri, oltre a celebrare le lauree di illustri sconosciuti, e di persone che sarebbero diventate famose, presenta anche numerose firme di papirologi di riguardo come quella di Toni Menegazzo detto Amen, che emigrò poi a Beverly Hills a fare i ritratti dei divi (una sua opera è in casa Reagan) o come quelle di Carlo Maria Dormal, Nello Voltolina, Otto Dalla Baratta, che sarebbero poi diventati pittori futuristi, amici di Marinetti. Per non parlare di Hugo Pratt, di “Rico” Schiavinato, di Raoul Chareun di arte “Sinopico”, considerato il padre del papiro moderno, delle donne papiriste come Fabia Gatti e Laura Zanconato, dei “tre bocie” (i tre ragazzi) che tenevano l’ ufficio al bar Racca, cuore della Padova-bene, dove in tempi difficili bevevano aperitivi di marca e fumavano sigarette costose a testimonianza della prosperità della “azienda” (30 lire per un papiro semplice, 70 per il doppio, 100 per il papiro ad acquarello) sino ai baroni Brothers, ad Amleto e Donato Sartori, famosi mascherai, a Vittorio Dal Piaz “macchia nera” e a moltissimi altri”.

A tutt’oggi basta cercare su internet per trovare vari vignettisti che offrono la loro capacità artistica per realizzare queste caricature. Per il racconto sul laureato, rigorosamente in rima, ci si continua a trovare e sbattere tra amici; dico sbattere perchè all’inizio i pensieri e le rime faticano ad arrivare ma in compagnia, tra un po’ di chiacchere e qualche bicchiere di vino come per magia all’improvviso fluiscono che è un piacere!

E voi che ricordo avete del vostro papiro e di quelli che magari avete contribuito a realizzare per i vostri amici?

 

P.S: (foto in alto a destra presa dal sito EPadova e foto in basso a sinistra presa in prestito dal sito Spritz.it).

Se qualcuno dovesse sentirsi danneggiato dalle immagini basta che mi contatti all’indirizzo vpadovablog@virgilio.it e provvederò a rimuoverle.