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Da qualche anno a questa parte anche a Padova hanno iniziato a circolare gli autobus a due piani per turisti che siamo abituati a vedere nelle grandi capitali europee. Appena arrivati a Padova hanno destato un sicuro interesse e curiosità fra i padovani tant’è che al debutto fu permesso ai padovani di fare un giro gratuitamente e in quelle giornate ricordo che c’era una gran ressa. Devo dire che successivamente non li ho mai visti presi d’assalto come in quell’occasione anzi devo dire che di solito c’è poca gente; d’altra parte il gestore del servizio avrà fatto i suoi conti. E’ anche vero che non si tratta di un servizio di trasporto di linea e che il prezzo del biglietto sosterrà almeno in parte i costi.

Padova è una delle principali città d’arte italiane ma ovviamente non attrae flussi di turisti che può attrarre una grande capitale europea, senza contare che la struttura urbana dei centri storici italiani, specie se medioevali, non è caratterizzata da strade larghe e spaziose tali da facilitare il transito di questi mezzi. Il “double decker bus” della City Sightseeing che circola a Padova ha oggi infatti dimensioni ridotte rispetto a quelle di qualche anno fa e che rendevano difficile le manovre in centro storico ma quando lo vedi non passa certo inosservato con il suo bel colorito rosso acceso.

Il bus doppio di fatto è un attrazione turistica di per sè. Personalmente la ritengo una bella idea: c’è un percorso che prevede fermate presso le principali attrazioni turistiche, una guida che descrive ai “turisti” la città e presenta queste attrazioni e c’è la possibilità di scendere alla fermata corrispondente per poterla visitare per poi riprendere il bus alla stessa fermata e completare il tour (questi tour vengono anche chiamati “Hop on Hop off”, salta su, salta giù).

Per quanto riguarda Padova esistono due percorsi che partono entrambi dalla Basilica del Santo: il percorso cittadino e quello che conduce ad Abano e Montegrotto terme e  che serve anche “i turisti termali”.

Un altro motivo che mi fa apprezzare il bus della City Sightseeing è che dà un “tocco” di cosmopolitismo ad una città che secondo me si autopercepisce in modo troppo provinciale. Un servizio di questo tipo mette Padova al pari delle altre città che hanno questo servizio e a cui i turisti di tutto il mondo sono abituati.

fotoxhomepage.jpgIo l’ho preso più volte a Liverpool dove mi sono recato nel 2008, anno in cui Liverpool era capitale europea della cultura. Avevo la city card che mi permetteva di usare il bus gratuitamente e quindi lo usavo anche per spostarmi da una parte all’altra della città e devo dire di aver apprezzato in modo particolare le guide che con disponibilità, accoglienza ed entusiasmo riescono a dare “carattere” al servizio. A Liverpool c’è pure lo “yellow duckmarine”, un mezzo anfibio (che dal nome richiama lo yellow submarine dei Beatles) che conduce i visitatori ad un tour “acquatico” nei docks della Mersey. Idem a Dublino dove il “viking splash tour” conduce i visitatori a visitare la Dublino vichinga con tanto di tour sulla baia di Dublino e lungo il fiume Liffey. Per farli divertire  e rendere l’esperienza più eccitante ai turisti che salgono su questo mezzo anfibio vengono fatti indossare degli elmetti con le corna da vichingo. C’è chi di fronte a servizi eccessivamente standardizzati e fuori dal normale storce il naso e magari li bolla come “americanate”: personalmente non sono d’accordo e penso che ci possa essere spazio per business di questo tipo a fianco del tradizionale modo di fare turismo. C’è poco da fare, tra l’altro, oggigiorno chi visita una città, un museo, una galleria d’arte lo fa anche per arricchirsi culturalmente ma in modo leggero e divertendosi se possibile, edutainment sarebbe la parola esatta da usare, e cioè la combinazione di education ed entertainment.

E voi che ne pensate dell’autobus doppio di Padova? Ci siete mai saliti in qualche altra città?

(immagini dal sito ufficiale di City Sightseeing)

 

Quest’ultimo post della settimana, dedicato come da consuetudine agli eventi del fine settimana in città, mantiene in un certo senso il riferimento al tema dell’acqua e di Padova città d’acque. Lunedì vi ho scritto a proposito dei corsi d’acqua e degli argini fruibili per fare attività sportiva (vedi post di lunedì), martedì della Patavium romana e in particolare del Ponte S. Lorenzo (visualizza post) che attraversava il fiume Medoacus (poi Naviglio interno) mentre oggi vi parlo dell’edizione 2009 di Bacchiglione beat, il festival amarcord del beat padovano degli anni Sessanta.

img3l.jpgQualche settimana fa vi avevo parlato di quando, negli anni Sessanta appunto, Padova era considerata la “Liverpool d’Italia” per via dell’altissima concetrazione di gruppi e complessi beat che provavano ad emulare il beat della Merseyside di Liverpool dove una certa band denominata The Beatles iniziò a suonare e a far impazzire i giovani “scousers” con tiratissimi concerti in un locale denominato “The cavern”.

Bene, dal 29 agosto al 12 settembre, presso il parco Venturini-Natale, forse meglio conosciuto come l’ex parco Fistomba (vicino alla Stanga), ci sarà la XIII edizione di Bacchiglione Beat.  Serate revival per chi gli anni Sessanta e il bacchiglione beat li hanno vissuti e magari per lascarsi andare alla nostalgia e ai ricordi e per i più giovani un’occasione per scoprire la musica che ascoltavano i propri genitori e rivivere attraverso la musica quella che era Padova negli anni ’60.

bbeat09.jpgQuesta edizione prevede 6 serate in cui potrete rivedere e riascoltare dal vivo molti dei protagonisti di quella stagione musicale (ci saranno ben 25 gruppi coordinati da Franco Serena de “I Ragazzi dai capelli verdi”) e credo senz’altro che sarà dedicata al ricordo di Franco Capovilla leader del principale gruppo della scena padovana, i Delfini (vedi foto a destra presa dal sito ufficiale), scomparso quest’anno.

Nell’ultima serata ci sarà la rappresentazione teatrale de “La bisbetica domata” del grande drammaturgo William Shakespeare, di cui io stesso ho scritto in questo post.

Per il programma completo di Bacchiglione Beat 2009 clicca su questo link.

Curioso che negli stessi giorni a Liverpool ci sia il Mathew Street (la via in cui c’era il “The cavern”) Music Festival 2009 con esibizione di gruppi di tutti i generi e di tutte le età come a dire che non si può vivere di soli ricordi dei Beatles (quelli utilissimi per attrarre turisti appassionati da tutto il mondo) ma che si deve continuare ad investire per produrre sempre nuova musica. Del resto il fenomeno Beatles è stato possibile perchè attorno a loro c’era un “humus musicale e culturale fertile”, di certo non c’era il deserto attorno a loro.

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Per gli appassionati di sport e di atletica leggera in particolare sabato e domenica c’è il Meeting Città di Padova, un ulteriore occasione dopo i mondiali di Berlino per seguire le varie discipline, allo stadio Colbachini e all’Euganeo. Clicca qui per info.

Per chi vuole partecipare in prima persona domenica alle 19, 30 c’è la “Non solo sport race” una corsa benefica aperta a tutti Clicca qui per info.

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Buon fine settimana a tutti! 😉

Nel post di lunedì ho parlato di Padova città d’acque, argomento che in parte ho deciso di riprendere oggi. Padova, infatti, vanta origini remote di città fluviale. La leggenda narra che sia stata fondata da Antenore, eroe omerico in fuga da Troia data alla fiamme (come Enea che si prese la briga di fondare Roma). Testimonianze archeologiche confermano l’esistenza di un insediamento urbano in una zona acquitrinosa formatasi per la presenza del fiume Brenta, chiamato a quel tempo “Medoacus”. Lo stesso toponimo “Patavium”, da cui Padova, sarebbe riferibile a “Padus” ed indicherebbe uno stretto rapporto tra l’insediamento paleoveneto e le acque fluviali. E  Piazza Antenore conserva, sempre secondo la leggenda, le spoglia del mitico fondatore (leggenda smentita dalle analisi scientifiche che attribuiscono le spoglie ad un’altra epoca) accanto a quelle di Lovato Lovati, colui che attribuì ad Antenore il sarcofago rinvenuto durante alcuni lavori. La tomba di Antenore si trova proprio accanto alle arcate di uno dei ponti romani, ora interrati, che attraversavano il Naviglio interno alla città: la più importante via d’acqua che permetteva di raggiungere la laguna.

P1000770.JPGIl ponte in questione è il Ponte S.Lorenzo, il principale ponte della Patavium romana, oggi uno dei pochi resti visibili della città romana che prende il nome dalla adiacente chiesa di S. Lorenzo (fatta distruggere nel 1809 per volere di Napoleone) e risalente al decennio 40-30 a.c.. Già nel III secolo a.C. Padova, grazie alla sua posizione ideale di città protetta dalle acque, sconfigge i Galli Cisalpini e diviene preziosa alleata di Roma. Intorno al 50 a.C. essa possiede una propria autonomia amministrativa avendo acquisito dapprima lo stato di jus romano e successivamente quello di Municipium per decreto di Giulio Cesare. La prosperità e la pace raggiunte portano ad un riassetto urbanistico e ad un immane sforzo di regolamentazione delle acque del fiume con la costruzione dei ponti di epoca romana. Ecco allora che Padova può dirsi “un’isola”, le cui fortificazioni naturali sono le anse del fiume, collegata al contado tramite il graticolato delle strade romane ed unita al mare attraverso i suoi canali navigabili.

Quando ero piccolo, ricordo, il ponte si poteva vedere da vicino perchè era aperto il sottopassaggio S. Lorenzo che permetteva di attraversare la Riviera dei Ponti Romani (dove passava il Naviglio interno interrato) passando sotto alla superficie stradale e quindi di fianco al ponte. In seguito il sottopassaggio è stato chiuso anche per ragioni di igiene e di sicurezza anche se parte del ponte si poteva vedere sendendo per un tratto la scalinata che conduceva al sottopassaggio. Legambiente inoltre ogni tanto, organizzava visite guidate sotto l’iniziativa “Salvalarte”.

P1000767.JPGRecentemente è stato fatto un intervento che ha chiuso l’accesso alla scalinata del sottopassaggio e aumentata la visibilità sulle tre arcate del ponte S. Lorenzo attraverso una vetrata (vedi foto a sinistra).

Considerato che spesso, nel tardo pomeriggio, mi gusto uno spritz seduto ai tavolini del bar che dista pochi metri dal ponte, volevo far notare che, numerose persone, soprattutto turisti, si soffermano a guardare di sotto con la faccia di chi si chiede che cosa siano quei resti. I cartelli informativi, (vedi foto in alto a destra) infatti, di cui, nei giorni scorsi, il neo assessore Colasio ha sottolineato una certa carenza in città, sono posti sull’altro lato della strada e mi chiedevo se non fosse il caso di mettere  una qualche spiegazione, qualche pannello informativo anche sul lato in cui il ponte è visibile, anche perchè mi sembrerebbe un modo intelligente per completare il lavoro della messa in visibilità. Che senso ha spendere i soldi per far vedere qualcosa che rischia di non essere nemmeno compreso?

Tra l’altro, vedendo la cartellonistica dell’anello fluviale di Padova che non c’entra granchè con i ponti romani, ho pensato che sarebbe interessante installare nuovi cartelli in grado di guidare il visitatore lungo un itinerario  della Patavium romana. Una cartellonistica dall’immagine coordinata ed omogenea che segnalasse tutti i luoghi “romani” come l’Arena Romana, i musei civici ad esempio e segnalare la presenza sotto al Prato della Valle del grandioso teatro Zairo, presenza ignorata anche da molti padovani. D’accordo che l’assessore Colasio vuole, giustamente, sottolineare il valore della Padova dei Carraresi (di cui ho un po’ parlato nel mio primo post in relazione al Castello) ma anche la Padova romana può essere interessante da valorizzare.

Mi auguro che le giornate afose della scorsa settimana siano state le ultime per quest’estate e che per le prossime settimane si possa godere di un clima più umano anche perchè con questo mio post volevo parlare del jogging. Voi lo praticate? Andate a correre? e dove?

bacchiglione 2.jpgI non padovani non sanno che il luogo più “in” dove farsi una bella corsetta per mantenere o ritrovare, gradatamente, un forma fisica dignitosa è senz’altro l’argine del canale scaricatore nel tratto tra il ponte del Bassanello e il Ponte “Quattro Martiri”. Quì nel tardo pomeriggio si recano molti padovani per sfruttare il bel percorso vita lungo il fiume dove si allenano pure i canoisti della Canottieri e i vogatori della Rari Nantes, storiche e centenarie società sportive padovane. In questo bel sito (Magico Veneto) si possono vedere delle immagini suggestive di questo tratto d’argine/fiume e dei percorsi ciclopedonali di cui parlerò di seguito.

bacchiglione 1.jpgPadova, e qui mi rivolgo in particolare a chi non conosce Padova, è nota come provincia d’acque per via dei molti canali che solcano il suo territorio, e che in passato erano delle vere e proprie arterie commerciali (ad esempio lungo il canale Battaglia veniva trasportata la trachite estratta nelle cave dei Colli Euganei), e come città d’acque per via che la città stessa era attraversata da canali alimentati dalle acque del fiume Bacchiglione e in epoca romana del Brenta (Medoacus).  In parte è ancora attraversata da questi canali con l’esclusione di quei canali interrati nel corso del tempo (per approfondire il tema di canali e mura cittadine consiglio il sito degli angeli custodi delle memoria cittadina, vale a dire quelli dell’associazione “Amissi del Piovego”). Alcuni di questi canali sono navigabili e possono costituire un interessante modo per i turisti di scoprire il territorio padovano. Non a caso ci sono diverse società battelliere che offrono la possibilità di farsi un bel giretto e a Battaglia Terme c’è il Museo della Navigazione Fluviale *. L’itinerario più famoso e richiesto è quello del giro in burchiello lungo la Riviera del Brenta alla scoperta delle ville venete. Controlla questa pagina per maggiori informazioni sulle società che offrono questo servizio.

bacchiglione 4.jpgTornando al jogging e all’attività sportiva, l’argine del fiume scaricatore è pienamente inserito nel tessuto urbano della zona e collegato ai varie quartieri da ponti e passerelle pedonali sicchè vi si può accedere da vari punti lasciando l’auto (per chi non può usare bici o altri mezzi) in prossimità dei vari accessi. Tra la zona della Paltana, il Bassanello e il Ponte Quattro Martiri il fiume Bacchiglione (poi canale scaricatore) viene infatti attraversato da ben 6 tra ponti e passarelle più la chiusa di Voltabarozzo. Insomma in questa zona la natura messa a servizio del l’uso del benessere dell’uomo acquista una dimenzione urbana unitaria e omogenea: in un certo senso quì i padovani si riappropriano del loro rapporto con il fiume e le acque.

Piccola curiosità: di questi 6 ponti, 2 sono di cemento armato,  3 sono dipinti di azzurro e l’ultima passarella di bianco. Non è una cosa importante e fondamentale ma mi sarebbe piaciuto che anche la passerella Rari Nantes, bella e funzionale, fosse stata dipinta di azzurro, per dare una certa omogeneità con gli altri ponti e sottolineare l’omogeneità d’uso della zona…insomma per una questione di “urban design”

bacchiglione 3.jpgQuest’argine dove molti padovani fanno jogging è inserito in un più ampio anello fluviale che permette, a chi lo desidera, di fare un giro completo (a piedi o in bicicletta e recentemente sfruttato anche dagli appassionati di nordic walking) attorno alla città (anello piccolo) ed uno ben più ampio che include altri canali della provincia (anello grande). Entrambi questi itinerari rientrano tra i molti itinerari disponibili in gps messi a punto dall’ente turistico provinciale Turismo Padova Terme Euganee. Scarica l’itinerario dell’anello fluviale “grande” cliccando quì e dell’anello fluviale “piccolo” cliccando quì.

Non mi resta che auguravi una buona passeggiata, un bel giro in canoa sul Bacchiglione o una gita sui battelli della Provincia e anche una bella corsa sull’argine con l’unica raccomandazione di andare per gradi e di non pretendere di fare il Gelindo Bordin la prima volta che si va a correre. Potete allenarvi anche per la Maratona del Santo 2010 ma allenatevi gradualmente, non come il sottoscritto che anni fà, a stomaco vuoto collassò sotto il solleone d’agosto per aver voluto bruciare le tappe. Che sportivo da quattro soldi! e pensare che prima di diventare sportivo da tavola (e non parlo di surf o snowboard..eheh ;)) ero un buon calciatore, uno discreto sciatore, e pure canoista e praticante di rafting, hydrospeed..ovviamente non nel Bacchiglione e ovviamente saltavo i fossi per lungo, eheh.  Ciao alla prossima!

 

* PS: Sul tema dei battellieri fluviali consiglio vivamente “L’ultimo dei barcari” di Francesco Jori, edizioni Biblioteca dell’Immagine molto ben recensito quì nel blog di Geograficamente.

 

 

3164419008_79c9b90bd3_o.jpgFinestre aperte e ventilatore sparato in faccia: così scrivevo i miei post nelle serate di questa settimana. Un caldo torrido che spero finisca presto..anzi ora mi metto a fare la danza della pioggia comunque prevista per il fine settimana. Anzi, visto che ad apertura di ogni post devo inserire un’immagine, ho pensato di pubblicare questa mia foto fatta dal Ponte Fistomba verso la golena S. Massimo in una bella e nevosa giornata invernale così se non piace il post almeno la vista della neve vi sembrerà un fresco e beffardo miraggio, eheh 😀

Comunque sia eccoci al penultimo fine settimana d’agosto.  Dopo i bagordi dello scorso week end propongo un week end postferragostano più tranquillo poi se volete scatenarvi fate pure eh…Dopo Ferragosto la maggioranza dei vacanzieri sta iniziando a tornare e la città dovrebbe pian piano ripopolarsi anche se vuota completamente non è mai stata, intendiamoci ma è indubbio che si dovrebbe iniziare a tornare alla normale routine. L’indizio principale del ritorno alla “normalità” è senza dubbio l’avvio del campionato di calcio, croce e delizia degli italiani.

pd mo.jpgPer quanto riguarda il Padova l’esordio in campionato  (e il ritorno ufficiale in serie B dopo 11 anni) avverrà questa sera con l’anticipo della prima giornata del campionato di serie B tra Padova e Modena. Questa è la prima proposta per il week-end: venerdi sera andiamo tutti ad incoraggiare i biancoscudati per l’esordio in questa nuova avventura della serie B dopo la straordinaria vittoria dello scorso anno. Per info vi rimando al sito del Calcio Padova. Sempre a proposito del Calcio Padova, quest’oggi grazie ad un’iniziativa de “Il Mattino di Padova” e di Telenuovo potrete trovare in edicola il dvd celebrativo della vittoria del Padova nello scorso campionato.

Per quanto riguarda sabato e domenica consiglio anche per questa settimana di controllare il programma delle rassegne e manifestazioni estive che ci terranno compagnia ancora per qualche settimana. In particolare mi riferisco ai Notturni d’arte (di cui ho già parlato in un precedente post) e al cinema all’aperto in Arena in attesa del prossimo week-end cittadino che proporrà interessanti eventi.

Per quanto riguarda i Notturni per venerdi e sabato sono in programma visite ad Esapolis, il centro degli insetti (vedi post precedente) e al museo del precinema Minici Zotti (al quale vogli dedicare un post nelle prossime settimane): indubbiamente due attrazioni culturali, turistiche e anche ludiche a mio avviso molto interessanti che meritano di essere conosciute. Per maggiori dettagli cliccate qui.

Il programma della rassegna estiva in Arena prevede invece:

  • Venerdì 21 agosto – Cinema
    ore 21:15  L’OSPITE INATTESO di Thomas McCarthy con Richard Jenkins, Haaz Sleiman
  • Sabato 22 agosto – Cinema
    ore 21:15  UOMINI CHE ODIANO LE DONNE di Niels Arden Oplev con Noomi Rapace, Michael Nyqvist
  • Sabato 22 agosto – Musica al giardino teatro di Palazzo Zuckermann
    ore 21:00  CONCERTO “LA CANZONE D’AUTORE ITALIANA 2: DA LUCIO BATTISTI A GIORGIO GABER” con Giulio D’Agnello (chitarra e voce)
    Ingresso: posto unico 10 euro
    Prevendite: Alea Centro Giotto, Ufficio turismo Galleria Pedrocchi
  • Domenica 23 agosto – Cinema
    ore 21:15  VALZER CON BASHIR di Ari Folman – animazione

Buon fine settimana a tutti!! 😉

 

E’ in corso da qualche tempo un dibattito sull’uso del dialetto (foto da comix.it) e sull’opportunità di promuoverlo o meno e di come farlo e anche attraverso i giornali locali si possono leggere le opinioni dei cittadini e gli editoriali delle varie personalità  su questa argomento. Il tema è tornato in auge in seguito alla proposta del Ministro Zaia di introdurre ore di dialetto nelle scuole. Non voglio discutere la “ratio” di questa proposta e di altre correlate anche per smarcarmi dalla cattiva abitudine in vigore nel nostro paese di politicizzare e di dividersi in schieramenti ideologici in ogni occasione piuttosto che discutere sul merito, anche se, per carità, in questo caso c’è anche una valenza politica.

347502171979aoa_cmsgrande.jpgIn questa sede mi limito a sottolineare una cosa risaputa e cioè che in Italia il dialetto è ancora molto parlato, (vedi  l’elenco dei dialetti italiani)  con i dovuti distinguo delle varie situazioni (in famiglia, tra amici o con estranei, a seconda delle età), e in alcune zone o ragioni piuttosto che in altre, anche se il suo uso sta calando moltissimo a favore della lingua italiana (piena di inglesismi vari, tra l’altro) come si può leggere nel seguente articolo di Roberto Bianchin e Dario Fò pubblicato da Repubblica e ospitato nel sito dell’Osservatorio europeo del plurilinguismo.

Il Veneto, con Friuli e Lombardia è una delle regioni in cui il dialetto è più parlato, ed è tutelato come lingua dalla Regione stessa, anche se non si tratta di una lingua omogenea ma di molte forme dialettali che possono variare anche ad una distanza di pochi km, seppure il ceppo sia comune. Si tratta del linguaggio “esclusivo” usato fino all’avvento della televisione che ha alfabetizzato all’uso dell’italiano, e che quindi rappresenta e può veicolare il sapere della cultura locale, popolare dei vari territori e di conseguenza può essere uno strumento per conservare un briciolo di identità. In un mondo iperglobalizzato che tende ad appiattire e a standardizzare tutto, la riscoperta delle cultura locale dei vari territori rappresenta, a mio avviso, un arricchimento del territorio stesso. L’importante è che l’uso del dialetto e delle identità locali non comportino o non siano un grimaldello “politico” per chiudersi in se stessi, per escludere l’altro da sè ma che semmai siano uno strumento di dialogo e di confronto con gli altri alla ricerca magari di radici comuni, un modo per gettare ponti e non alzare muri. Ma questo sta alla responsabilità della nostra classe politica…

Marco Paolini nel suo spettacolo “Bestiario Veneto” sostiene la necessità di avere un proprio linguaggio locale, che oggi non sarà mai identico a quello delle origini, ma che tant’è è importante per dialogare con il “globale”. Infatti per dialogare con l’altra parte del mondo non è necessario spogliarsi della propria identità, anzi…Se tutto i mondo si spogliasse della propria identità locale, del proprio sapere, della propria cultura popolare cosa potrebbe comunicare un popolo ad un altro? Quale il tema di questo dialogo?

dizionario_da_scarsela.jpgCon questo post non voglio certo promuovere o manifestare il mio desiderio di un uso obbligatorio, pubblico e istituzionale del dialetto, specie tra chi l’ha già abbandonato ma proporre semmai di un avere un occhio di riguardo nei confronti del dialetto e soprattutto di quello che rappresenta e cioè la storia, la cultura e l’identità locale concetto che, ci tengo a ribadire, per quanto mi riguarda non è affatto in contraddizione con l’apertura nei confronti del mondo, valore altrettanto importante da promuovere.

Tra l’altro, se parliamo di turismo, penso che chiunque visiti una città in Italia o all’estero voglia scoprire quella città e non un luogo privo di personalità uguale nella sua forma e nella sua sostanza ad un altro qualsiasi luogo. Se vado a Livorno mi piacerebbe mangiare il caciucco, se vado a Udine il frico, se vado in Valtellina il formaggio prodotto in quella valle piuttosto che trovare ovunque il McDonald’s (che comunque c’è per chi lo desidera) e con questa metafora da Slow food spero di essermi spiegato. Senza contare che molte città europee propongono musei e centri della cultura cittadina (attenzione ho detto cittadina e non contadina), ad esempio il “People’s Palace” di Glasgow.

Per concludere segnalo un Dizionarietto tascabile (da scarsela) Veneto-Italiano di Walter Basso (foto copertina a sinistra dal sito del portale della Provincia), ricco di proverbi e di espressioni dialettale (con la specifica delle varie zone) arricchito anche da una sezione dedicata ai mestieri di una volta, pubblicato nel 2003 dalla Provincia di Padova Edizione Scantabauchi.

E voi che ne pensate, dialetto si o dialetto no? No stasì farve pregare e disime cossa che pensè!!

 

La stagione estiva si presta molto alla proliferazione delle leggende metropolitane. Specie quando tutti sono in ferie, compresa la politica, e i giornali non sanno più come riempire le pagine dei giornali, spuntano fuori storie dal grottesco, all’assurdo, al’incredibile. Fino allo scorso anno, una di queste leggende che andava per la maggiore nell’estate padovana era l’avvistamento di un qualche puma o pantera da parte di qualche contadino nei propri campi. Si parlava di grossi gattoni scuri che dopo aver fissato per qualche istante l’avvistatore (o avventore) spariva in mezzo alla vegetazione, a volte si parlava di impronte ma non mi risulta che mai siano stati catturati.

pitone.jpgUn paio di settimane fa, quando ho sentito parlare di pitoni (foto in basso a sinistra e link di Python regius da wikipedia) usciti dalla tazza del water in un appartamento in zona Bassanello, la mia prima reazione è stata del tipo “Ecco, ci risiamo. I puma hanno stancato, quest’anno tocca ai pitoni!” In realtà, questa volta, il mio scetticismo non era giustificato in quanto si è trattato di pura realtà, altro che leggenda metropolitana ed il fatto si è ripetuto per ben 2 volte in 2 settimane. Quando ho visto la foto (foto a destra fatta con il telefonino dal proprietario dell’abitazione visitata dal serpente presa dal sito del Mattino di Padova) pubblicata sul giornale del pitone di un metro e mezzo sotto la doccia ho capito che forse la storiella non era poi tale ma forse preoccupante realtà. Dopo il primo avvistamento nel bagno di casa, i fortunati che hanno ricevuto tale visita hanno dovuto attendere 3 giorni prima di riuscire a catturarlo intrappolandolo nel box doccia e chiamando i pompieri, poi aiutati da un famoso erpetologo, Mauro Ghidotti di Tiger Experience (il centro educativo dove si possono ammirare tigri, leoni, serpenti e animali esotici abbandonati che il centro prende in cura e dove potrete rivedere il pitone) il cui commento e identikit del serpente potete leggere cliccando quì. Immagino che ansia, girare per casa e dormire la notte sapendo che un pitone potrebbe ripresentarsi a farti visita, per quanto non velenoso e non aggressivo…

600px-Python_royal_35.JPGMa non è finita qui. Infatti, dopo neanche un giorno è stato lanciato l’allarme dalla proprietaria di un pitone residente a Vigodarzere. Il serpente sarebbe fuggito quando i proprietari dell’abitazione hanno aperto le finestre per far asciugare le pareti appena ritinteggiate. La storia della fuga di Lupin (questo il nome del pitone) ha destato non poche preoccupazioni tra gli abitanti dela zona e ha dato il via alla caccia da parte di carabinieri e delle guardie faunistiche della protezione animali che, per fortuna, l’hanno ritrovato la sera del giorno dopo sotto al tetto della casa, sotto le tegole.

Secondo Luigi Cusin dell’ENPA si tratta di una situazione da non prendere sotto gamba. Si ha sempre meno rispetto degli animali, sono stati trovati iguane, furetti e di serpenti se ne trovano molti. Dal sito on line de “Il Mattino di Padova” del 14 agosto si legge : “l’Enpa da anni sollecita al Comune politiche concrete: «Il nostro regolamento comunale per gli animali non è mai stato approvato – sottolinea Cusin – Un tavolo di coordinamento? Ci stiamo ma porteremo proposte concrete, come quella di un ufficio per i diritti degli animali, già istituito a Firenze».  Sul piede di guerra anche l’associazione 100% animalisti“. Il leader Mocavero si dice preoccupato e schifato dal comportamento di molti che prima acquistano questi animali e poi quando questi crescono e non li sanno più gestire li gettano nei fiumi e nelle fogne provocando delle situazioni che possono diventare davvero pericolose. Il rischio è che un domani ci siano animali “randagi” ben più pericolosi dei cani. Nel frattempo l’assessore all’Ambiente Alessandro Zan ha proposto l’istituzione di controlli e multe per tutti coloro che abbandonano animali domestici ed esotici.

Mi pare il minimo direi. Se si gettano questi animali anzichè affidarli a chi di dovere il rischio potrebbe essere anche quello che si riproducano in libertà, nel nostro ambiente, entrando in conflitto con le specie autoctone oltre che con le persone. Tra l’altro non credo che un pitone libero lungo i nostri fiumi e per i nostri campi possa trovare degli ostacoli o dei predatori (le nutrie?) e, chiudendo ridendoci su ma  senza  sottovalutare la problematica, immaginatevi che scenario se si dovessero diffondere sviluppando magari una nuova specie, quella del Python Euganeus Euganeus…heeh 🙂

 

 

Ciao a tutti, eccoci a Ferragosto, il momento in cui l’estate inizia un po’ a finire e l’apice dei festeggiamenti, delle serate in discoteca, del bagno a mezzanotte per chi sta al mare etc etc. Per chi rimane in città, Ferragosto a Padova equivale ai fuochi d’artificio in Prato della Valle (foto dal sito di PadovaEventi). Da sempre, fin da bambino, quella dei fuochi in Prato è l’istantanea del ferragosto padovano e da bambino mi piacevano molto. Ora, in realtà, non impazzisco per i fuochi e preferisco stare in compagnia di familiari o amici o “festeggiare” con due giorni d’anticipo visto che non sento molto la ricorrenza.

fuochi2.jpgTant’è, con questo post preferragostano, non posso non ricordare questo evento e cioè i fuochi in Prato della Valle, la famosa “piazza ellittica”. Spettacolo pirotecnico che sarà come al solito imponente e meraviglierà gli occhi di grandi e piccini scatenando continui “oooooooh” di stupore, oppure “che bello questo, che bello quest’altro” oppure “ecco xe finio” ai 3 botti finali piuttosto dei commenti dei più spiritosi “sinquantamie euro”, “sentomie euro” oppure “ecco, sentomie euro in fumo, e desso che xe che paga?” e così via a sottolineare con ironia e sarcasmo la spesa pubblica per lo spettacolo…

Come al solito i fuochi saranno accompagnati da una coinvolgente colonna sonora, il tutto curato da Parente fireworks.

La festa, ovviamente, prevede una serie di spettacoli ed eventi di contorno che avranno luogo presso due palchi posizionati di fronte alla Basilica di S. Giustina e sul lato opposto della piazza davanti ai Carabinieri. La gestione dell’animazione pre-fuochi è dunque affidata a Radio Company e Radio 80: il programma della serata lo trovate leggendo quì. Musica e presenza di personaggi resi celebri da programmi della tv di questi ultimi anni ma anche spazio alla solidarietà con la presentazione di un progetto di cooperazione a favore della Guinea Bissau.

Indubbiamente una serata suggestiva, specie per i turisti e per chi deciderà di venire a Padova per l’occasione che questa serata non l’hanno mai vissuta ma anche per i padovani stessi che amano questo appuntamento tradizionale e che ogni anno si trovano in Prà in decine di migliaia, a testimoniare di come sia sentito e di come siano popolari i fuochi di ferragosto.

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Per gli amanti del cinema consiglio la maratona ferragostana di stasera venerdi 14 all’Arena Romana, a partire dalle 21,15. Tre film a 6 euro con Clint Eastwood protagonista! Per scoprire quali sono i film, cliccate su questo link al sito di PadovaEventi che vi permetterà di scoprire anche altri eventi e manifestazioni in programma a Padova e provincia, a ferragosto ed oltre.

 

Dopo 11 anni di serie C il 21 giugno scorso, nell’anno delle celebrazioni del suo 100esimo anno di storia, il Calcio Padova ha conquistato la serie B (foto a destra è di chi vi scrive ed era presente a Busto Arsizio). L’entusiamo e i festeggiamenti nel momento della vittoria e anche la partecipazione della città durante i play off sono stati memorabili. Nel momento in cui il gioco si faceva serio in molti hanno iniziato o hanno ripreso a frequentare lo stadio e il giorno della vittoria in moltissimi si sono riversati in Prato della Valle per festeggiare.

P1000092bis.jpgOra però è il momento di confermare questo entusiasmo, di riconoscere l’impegno e la professionalità della società e dei giocatori e di aderire numerosi al “progetto” Calcio Padova sottoscrivendo l’abbonamento. Troppo facile andare allo stadio solo quando si vince o c’è da festeggiare, non credete? Abbonatevi dunque. Perchè? Siamo in serie B. Il livello tecnico è decisamente superiore alla C e si possono vedere delle belle partite dal vivo senza sprofondare il proprio deretano in poltrona facendo l’interesse di chi il calcio non lo ama ma ci specula sopra. Perchè conviene? In serie B ci sono molte squadre e quindi partite. L’abbonamento consente di risparmiare parecchio, di evitare code in biglietteria o nei punti ticketone e quindi perdite di tempo e nervosismo. Per vedere la squadra di calcio della propria città e tifare per aiutarla a raggiungere i risultati sportivi. E soprattutto per entrare a fare parte di una “famiglia”, quella dei padovani orgogliosi di esserlo, che amano la propria città e i modi in cui questa si esprime e viene rappresentata, compreso quindi il Calcio Padova, simbolo e icona della città da 100 anni.

abbonamenti2010.jpgChe senso ha nascere e vivere a Padova e seguire le sorti di Milan, Juve, Inter? A mio avviso nessuno. Che legame c’è con queste squadre e con queste città? Perchè piuttosto non spingere perchè anche il nostro amato Padova possa tornare ai massimi livelli del football nazionale e perchè no un giorno giocare in qualche competizione europea? Ci riesce l’Udinese, perchè non Padova? Appunto, non c’è alcun motivo perchè un giorno questo non possa accadere ma per costruire certi successi è necessario un cambio di mentalità. Nei primi 100 anni di storia il Padova ha fatto molta serie C, parecchia serie B e pochina serie A e non sta scritto da nessuna parte che nei successivi 100 anni non si possa invertire la musica. Basta crederci e se per primi non ci credono i tifosi chi deve farlo?

A detta degli esperti e dei tifosi stessi la campagna acquisti di quest’estate è stata ottima con innesti di giovani promettenti e di giocatori d’esperienza, un mix che mister Sabatini riuscirà a sfruttare al meglio per affrontare un campionato difficile ma sicuramente coinvolgente fino alla fine.

Per informazioni sulla campagna abbonamenti (foto della locandina dal sito ufficiale) guarda il pieghevole informativo in cui troverai anche un numero telefonico.

Sarà possibile abbonarsi anche tramite l’associazione dei club (A.I.C.B). Per info clicca quì.

 

PS: Consiglio caldamente di non abbonarsi in curva sud. E’ lontana dal campo, si vede male e non si riesce a trasmettere alla squadra il calore e il sostegno che una curva a bordo campo permetterebbe. Se vi piace seguire le partite tifando e seguendo i cori, partecipando in modo passionale, il settore giusto è la Tribuna Fattori.

 

Ciao e ben arrivati a quest’altro fine settimana. Come lo passerete? In coda verso le vostre vacanze o a casa nella vostra città, nel vostro quartiere come il sottoscritto? :)Beh sapete no che questo blog riguarda Padova quindi non potrò certo consigliarvi di passare una serata a Venezia o in qualunque altro luogo, vi pare?

Ovviamente anche per questo fine settimana valgono le proposte relative alle manifestazioni culturali estive presentate nelle scorse settimane. Per quanto riguarda i Notturni d’arte e le serate di cinema all’aperto piuttosto che di altri spettacoli all’Arena Romana potete ripassare il post di venerdì scorso e seguire i link annessi.

DSC_0796-Airport-web.jpgPer quanto riguarda questo fine settimana volevo proporvi il programma dei Giardini sospesi, la location estiva dell’associazione culturale de “I carichi sospesi”. Si tratta di un’associazione ARCi e quindi è necessario associarsi per poter entrare. I “Giardini sospesi” sono in Via Marghera, dietro il vecchio Stadio Appiani, nella magnifica e suggestiva cornice del Bastione Santa Croce (foto da www.matango-film.com) a fianco dell’omonima Porta, e presentano una rassegna di teatro, musica e cinema dal programma molto articolato che proseguirà fino a settembre. Il programma completo lo trovate nel sito.

  • Sabato 8 agosto: Amy Khon. Una giovane cantante pianista fisarmonicista compositrice di New York che propone una musica assolutamente originale e che è stata soprannominata “un diavolo musicale vestito di rosso” da Arif Mardin, leggendario produttore di Aretha Franklin, Norah Jones e altri. Se volete conoscerla meglio cliccate qui.

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  • Domenica 9 agosto: Lubjan (foto da www.myspace.com/lubjan) Sicuramente nota a chi bazzica gli ambienti live padovani. Giovanna il suo nome e Lubian  il cognome: è una cantante nostrana anche se canta per lo più in inglese. E’ una cantante dal talento eccelso, per altro riconosciuto. La prima volta che l’ho sentita sono rimasto folgorato dalla sua voce. Davvero brava. Vanta una costante collaborazione con Cristina Donà, ha vinto molti premi e concorsi nazionali, ha fatto da spalla ai concerti di L’aura, Niccolò Fabi, Moltheni, Modena City Ramblers etc etc. Una sua canzone ha fatto da colonna sonora ad uno spot  di un auto passato da mediaset. Questo spot e maggiori informazioni su Lubjan li trovate cliccando quì.

Per entrambi i concerti ingresso 7 euro con prenotazione 5 euro riservato ai soci ARCI. Ore 22 sabato e 21,30 domenica.